Tag Archives: libertà

La felicità è una scelta (?).

20 Dic

snoopy (5)La felicità è una scelta. Lo dicono gli scienziati, lo dicono i saggi, lo dicono gli Illuminati. Davanti agli eventi della vita, dicono, abbiamo due possibilità: scegliere di sentirci infelici o scegliere di sentirci felici. Sembra sciocco, sembra aria fritta, sembra una follia. In realtà, come tutte le scelte importanti della vita, è semplice e difficile, allo stesso tempo. Semplice, perché se in questo preciso momento, sospendete qualsiasi sentimento negativo (tristezza, ansia, rabbia, frustrazione, impotenza etc. etc.) e provate a sentirvi felici,  ci riuscite, ed è una sensazione di grande libertà e leggerezza. Difficile, perché se provate a mantenere quello stato di felicità, di leggerezza, di gioia, per un periodo più lungo di qualche minuto, di qualche ora, be’ allora vi rendete immediatamente conto di quanto sia impegnativo scegliere di essere felici, quanto sia faticoso evitare di lasciarsi influenzare dai fattori esterni, quelli indipendenti dalla nostra volontà. Serve esercizio quotidiano, servono altre scelte più piccole, serve costanza, serve volontà ma non ha costi aggiuntivi :-). E può essere un buon proposito da mettere sotto l’albero.

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Il dolce masochismo.

3 Nov

imagesSiamo creature bizzarre, noi esseri umani, molto più simili agli animali di quanto crediamo. Sopratutto, nell’attaccamento alle nostre abitudini, gioiose o dolorose che siano. Basta osservare cosa accade quando un cane, tenuto per lungo tempo alla catena, viene liberato, per rendersi conto di quanto ci assomigliamo. La reazione dell’animale, in genere, lascia completamente sorpresi noi umani: rimane fermo, spaesato, incerto sul da farsi, quasi affezionato alla catena appena tolta. Semplice abitudine alla catena, alla mancanza di libertà, alla sofferenza. In realtà, non si abituerà mai completamente alla nuova situazione, la catena lo accompagnerà per tutta la vita.

Accade lo stesso agli esseri umani. Quando un dolore, sopratutto se mentale, dura a lungo, va ad infilarsi così in fondo nel nostro cervello che, anche quando non avrebbe più tanto motivo di esistere, resiste, ci lascia fermi, spaesati, incerti sul da farsi, quasi come se fosse necessario, o fosse una parte ormai naturale della nostra esistenza. Esattamente come accade agli animali. E così, capita che un giorno, mentre spazzi via le foglie gialle e arancioni che ormai ricoprono il pavimento della veranda come un tappeto croccante, senti arrivare quella sensazione, così familiare, così normale, che ti riempie il cervello e il cuore. È quel banalissimo dolore che conosci così bene, quello che non volevi sentire, quello al quale non volevi abituarti, quello che ora, forse, non avrebbe motivo di esistere, e invece eccolo, si presenta come se fosse uno di casa, ti dice che in fondo è parte di te, perché mai dovrebbe andare via? E, mentre lo accompagni gentilmente alla porta, gli spieghi che non hai bisogno di lui e gli suggerisci di andare in vacanza in un posto lontano, con ribrezzo, senti che, in fondo, in fondo, in fondo, un po’ ti eri affezionata a lui.

Arrivederci, Madiba.

6 Dic

nelson mandela“Non esiste una strada facile verso la libertà” ma, se una via stretta, insidiosa, piena di buche, porta alla libertà, allora vale la pena di essere percorsa. Ad ogni costo. Grazie a Nelson Mandela, per averlo ricordato a tutti noi.

Un po’ di morte, ogni tanto.

2 Nov

Farfalla e gabbiaSecondo l’etologo Mainardi, “il senso biologico della vita, se un senso c’è, consiste nel mantenimento della vita stessa, e tale mantenimento viene ottenuto con un continuo ricambio, sostituzione, evoluzione, degli individui” perciò, pur con tutti i sentimenti di smarrimento e tristezza che si porta dietro, morte=ricambio, evoluzione. Ecco, ogni tanto, la morte, non solo biologica, è necessaria, non tanto per l’evoluzione della biologia planetaria quanto per una, più modesta, crescita individuale. Con la dipartita di alcune nostre pessime abitudini, di pensieri circolari senza via d’uscita, di sentimenti noiosi e limitanti, si può fare spazio a quella cosa piccola e leggera chiamata anima che, qualche volta, dimentichiamo di avere e che, invece, è la nostra parte più sincera, quella alla quale dovremmo fare appiglio quando ci sembra di non capire il senso di ciò che facciamo, di ciò che vogliamo. Ringrazio le parti di me andate via e mi armo di pazienza per accompagnare quelle più resistenti e pesanti, le die hard, ad una vita migliore, ne hanno bisogno. Sopratutto, è la mia anima che ne ha bisogno.

Video

Sardegna Pride 2013 (Ta bregungia!)

20 Giu

Bellissimo!

Com’è bello far la fame da Trieste in giù.

17 Giu

due briciole di civraxiuDa qualche anno, sono iscritta alla rete di LinkedIn, una sorta di social network dedicato al lavoro, per “lo sviluppo di contatti professionali”, pare sia utile. Al momento, non conosco nessuno che abbia trovato lavoro o incrementato la propria attività tramite quel sito e mi pare simile ai vecchio ufficio di collocamento, al quale ti iscrivevi inutilmente, poiché le assunzioni avvenivano sempre e comunque tramite conoscenza, diretta o indiretta, del datore di lavoro (non voglio scrivere dell’Agenzia del lavoro, ho una salute da tutelare). Però, diciamo che sono tutte delle belle invenzioni che, oltre a dare lavoro a chi le gestisce, alimentano l’illusione di un miracolo lavorativo/professionale e danno, comunque, la sensazione, a chi si iscrive, di non perdere tempo, anzi, di fare marketing di sé stessi etc.. Be’, anche l’autoconsolazione è importante. LinkedIn, tra la varie cose, ti avvisa se qualcuno, appartenente alla tua rete, aggiorna il proprio profilo, se aggiunge delle competenze, se instaura nuovi contatti. E così, qualche giorno fa, sono stata informata del fatto che una mia conoscente, che non vive in Sardegna, dove la penuria di lavoro ce la mangiamo a colazione, a pranzo, a cena e pure a merenda, ma in una regione della lussureggiante Padania, ha aggiunto una nuova, recentissima competenza. E va be’, questa vive in Padania, è laureata, con master e titoli, quasi quasi neanche leggo la nuova competenza, lo so già, sarà qualche attività fighissima, qualche incarico mitico, che leggo a fare? E invece, sono curiosa, leggo: la mia “amica” ha trovato un lavoro, retribuito e sicuramente più remunerativo del mio, e pure del suo precedente. Che lavoro? Cameriera, in un ristorante. Mi sono commossa. Perché? Perché una cameriera, attualmente, porta a casa uno stipendio che un professionista, giovane, sogna solo nelle notti migliori, quelle in cui ha preso il gastroprotettore. Eh già, perché nella nostra bella Italia, sempre più Paese delle ingiustizie sociali, si parla, giustamente, di operai, cassintegrati, disoccupati, licenziati, si pensa a tutelarli nel miglior modo possibile, per farli “arrivare alla fine del mese”, ma non si parla mai, mai, mai dei professionisti, soprattutto giovani ma non solo, che alla fine del mese non ci arrivano, non hanno tutele previdenziali (e per averle devono dare il sangue agli enti previdenziali privati) non hanno indennità di malattia, tantomeno ferie retribuite, troppo spesso non ricevono alcun compenso per il lavoro svolto, non posso svolgere altre attività e, preferibilmente, non devono lamentarsi, ne andrebbe del decoro dell’intera categoria alla quale appartengono. La situazione viene spiegata, in parte, in un approfondimento pubblicato sul Corriere della Sera di qualche giorno fa, rende un po’ l’idea della situazione ma, c’è da scommetterci, sarà stato ignorato da chi ha potere decisionale in questo Paese e, nemmeno spreco i soldi della scommessa, sarà stato letto con una certa soddisfazione dalla vera casta. W l’Italia.

Corriere della Sera 14 giugno 2013

(la vignetta è di Tullio Boi  o Brulliotoi)

Il dolce tepore dell’anarchia.

4 Mar

metto la testa a posto e divento anarchicaIl papa si è dimesso, il trono di Pietro è momentaneamente libero, e che fanno gli italiani? Si disperano? Urlano? Piangono? No, gli italiani sorridono, sentono un brivido di libertà che li attraversa sottopelle, ringraziano il papa, si complimentano con lui, e vanno avanti come prima, meglio di prima.

Il governo attuale sta per andare in pensione, le elezioni non ci hanno detto bene chi dovrà sostituirlo, si preannuncia un periodo di vacanza (vacanza!!) forse chiameranno un supplente preso dagli elenchi di chi ha fatto il concorsone, o forse ci manderanno in gita, e noi che facciamo? Attraversati dal solito brivido sottopelle, con il ghigno degli scolari che preparano il rospo per il supplente, sorridiamo, incassiamo e andiamo avanti, come prima, meglio di prima.

In fondo, siamo solo degli anarchici?