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La festa della Repubblica è…

2 Giu

–         sentirsi grati agli uomini e alle donne che il 2 giugno del 1946 hanno scelto di mandare a casa la monarchia e regalarsi e regalarci una forma di governo che permette un’ampia partecipazione del popolo;

–         sentirsi rappresentati da un signore alto, magro, un po’ invecchiato con l’accento napoletano e accettare che quel signore parli anche a nome mio;

–         avere la libertà di dire che quel signore piccoletto con i capelli trapiantati non mi rappresenta per niente e non parla a nome mio;

–         vedere il ministro Maroni (che per due anni di seguito aveva preferito disertare le celebrazioni, pur essendo ministro della Repubblica), seduto dietro il Presidente della Repubblica e pensare che, in fondo, il popolo unito può cambiare l’ordine delle cose e chi è stato mandato a governare deve solo inchinarsi alla volontà popolare.

Buona festa della Repubblica a tutti.

A pensar male si fa peccato…

2 Gen

…ma a pensar col cervello, qualche volta, ci si azzecca. Allora, non è che io voglio per forza prendermela con i leghisti, non è che, poi, voglio fare la qualunquista e dire che sono tutti dei rincoglioniti (ops, l’ho scritto) non è niente di tutto ciò, anche perché sarebbe come sparare su un tendone della croce rossa piantato in mezzo al deserto afghano, in un giorno di sole. Non è quello. Il fatto è che certe notizie mi fanno pensare che ricevere per Natale un cervello nuovo di zecca sia una buona cosa ma toglierlo dal cellophane, leggere le istruzioni e metterlo in funzione sia una cosa ancor più bella, qualcuno deve dirlo anche ai giovani pargoli dei leghisti, che qualche giorno fa hanno fatto l’attentato alla sede della Lega di Gemonio: ragazzi, insieme alle biglie in metallo, alle pinze, alle spade e ai coltelli, da qualche parte, devono esserci le istruzioni per l’uso di quella cosa nuova che vi hanno regalato per il vostro natale, molti anni fa, quella cosa grigiolina chiamata cervello, ecco, bravi, leggetele con calma e ricordate che le parole sono quelle scritte in nero.

http://qn.quotidiano.net/primo_piano/2011/01/02/436454-ordigni_anti_carroccio_quattro_sospettati.shtml

http://www.giornalettismo.com/archives/107844/attentato-alla-lega-i-fermati-sono-figli-di-militanti-leghisti/

Non sono tutti uguali.

28 Mag

Dunque, in periodo di elezioni forzate come quelle imminenti (forzate perché bisogna fare un grande sforzo per ricordarsi che il voto è ancora un dovere ed un diritto e non una raccomandazione per trovare un posto di lavoro all’aspirante politico/poltronaro) la tentazione di pensare che i politici, o meglio, i candidati siano tutti uguali, è forte, dal momento che spesso non si vede la differenza tra un poltronaro di destra, di sinistra, di centro. E invece è un errore gravissimo, tipico del cittadino miope, qualunquista, rassegnato. Infatti, a ben guardare, i candidati sono tutti diversi e me ne sono resa conto sia dai manifesti elettorali, sia dalle loro biografie, per esempio, dalle mie parti, si vota per eleggere il presidente della provincia e il codazzo che si porterà dietro e devo ammettere che c’è una scelta abbastanza variegata: un candidato, per esempio, è fresco fresco di condanna, in appello, per abuso d’ufficio, ma i suoi compagni hanno deciso che nessun altro sarebbe mai stato in grado di rappresentare gli ideali del partito come lui e, quindi, via sulle ali dell’ennesimo mandato; un partito che aspira a conquistare la poltroncina, invece, è nato grazie alla forza battagliera del suo fondatore, un convinto indipendentista che, un po’ di tempo fa, ha addirittura conquistato ed occupato una piccola isola, di proprietà privata, creando la sua repubblica personale; altri ancora si battono per l’indipendenza di questa regione dallo Stato italiano; e, infine, i miei preferiti, i leghisti sardi, quelli sostenuti dal governo nazionale, quelli generosi perché vogliono aiutare Bossi a rendere il nord sempre più ricco, quelli che nel loro simbolo hanno il condottiero Alberto da Giussano, lombardo o padano che dir si voglia e, vicino a lui, più piccolina, l’immagine della Sardegna, neanche un Amsicora o un guerriero nuragico, solo i quattro mori o, in alcuni casi, un nuraghe. Insomma, non sono tutti uguali, sono tutti diversamente “non votabili”.

Per qualche informazione in più:

http://unionesarda.ilsole24ore.com/Articoli/Articolo/171569;

http://lanuovasardegna.gelocal.it/multimedia/home/2803782;

Paghi due, prendi uno.

11 Mag

Accidenti, leggendo le dichiarazioni del giovane consigliere regionale Renzo Bossi, nel giorno del suo insediamento, non ho potuto fare a meno di provare un pizzico di invidia per i nostri connazionali lombardi, per la loro grande capacità di scegliere i rappresentanti del popolo. Noi non siamo così, non ancora, accidenti. Dalle nostre parti, ancora oggi, i politici che hanno figli con difficoltà di apprendimento o con gravi allergie al lavoro e/o allo studio, creano concorsi specifici per introdurre i propri figlioli difficili nelle pubbliche amministrazioni, gli regalano qualche docenza all’università, tutt’al più li fanno diventare Sindaci, cose antiche, insomma. Invece, lì al nord, i nostri connazionali sono avanti, uniscono l’attività dei servizi sociali a quella politica, uniscono al risparmio la solidarietà, si aiutano i ragazzi con difficoltà e, allo stesso tempo, si crea una classe dirigente giovane, vivace, dinamica. Si crea un nuovo modo di fare politica, ed è tutta riassunta nella perla di saggezza di R.B., il quale parlando della sua giovane collega N.M., afferma: «Se è intelligente quanto è bella penso che faremo grandi progetti insieme», lasciando capire anche a noi antichi la grande filosofia di questo nuovo modo di fare politica: si risparmia sui cervelli, quindi se ne prende solo uno che funzioni normalmente e lo si utilizza in regime di comunione dei beni, in modo da fare beneficenza a favore di chi ne ha uno poco funzionante. Accidenti, cosa saranno mai diecimila euro al mese per usare il cervello di un altro?

Partiti “a perdere”.

4 Gen

In tempi di crisi economica, è giusto ispirarsi a chi ce la fa nonostante tutto, prendere esempio da chi riesce ad arricchirsi nonostante le difficoltà, le difficoltà altrui. E allora, cari amici che ancora dovete riprendervi dai ravioli di zia Maria e dal vinello di zio Tobia, vi voglio far sentire “ispirati”, così, tanto per arrivare leggeri all’Epifania. Lo voglio fare con un esempio di grande scaltrezza, di gente che nel giro di cinque anni riuscirà a moltiplicare le proprie rendite in modo stellare, senza alcun rischio d’impresa e senza alcun rapporto con le banche, niente mutui, niente debiti, niente pezze ai pantaloni, niente “ci metto la faccia e quindi mi prendo i guadagni”, niente di niente, ebbene: la Corte dei Conti ha fatto i conti (cliccando qui trovate l’intero documento) e ha verificato che i nostri partiti, tra il 2008 ed il 2012 intascheranno più di 503 milioni di euro a titolo di rimborso per le spese elettorali affrontate nelle dispendiose campagne elettorali, a fronte però di una spesa effettiva di circa 136 milioni, un guadagno del 270% in cinque anni. Per accedere al Parlamento esiste una soglia di sbarramento ma per ottenere i contributi la soglia diventa una sogliola sottile, sottile, pari all’1%, perciò quasi tutti i partiti politici potranno stare tranquilli e affrontare serenamente le difficoltà, altrui.

Sempr secondo la Corte che fa i Conti, per esempio, la Lega Nord, ha speso 3.476.703 e riceverà come rimborso oltre 41 milioni di euro; la Destra, che ha preso il 2% dei voti, prenderà i suoi 6,2 milioni di euro, a fronte di una spesa effettiva di 3,7 milioni di euro; il Popolo della Libertà per la campagna elettorale ha speso 68 milioni di euro ma riceverà un rimborso di 206milioni e mezzo di euro; il Partito Democratico ha speso 18,4 milioni di euro e prenderà 180,2 milioni di euro; Italia dei Valori intascherà 21,6 milioni di euro, dopo averne speso 4,4 milioni. Ragazzi, si parla di milioni di euro, M-I-L-I-O-N-I a favore di associazioni che ormai non svolgono nessuna attività di pubblica utilità, a favore di persone che non svolgono un servizio pubblico, e ormai non rappresentano più nemmeno i cittadini simpatizzanti ma, tutt’al più, rappresentano i propri familiari. Sono soldi ai partiti, non soldi ai parlamentari (cifre già imbarazzanti ma perlomeno giustificate da attività concreta, verificabile) soldi a “non si sa bene chi” e per cosa.

Com’è possibile tutto ciò? Come spiega Sergio Rizzo sul Corriere della Sera, “questo è possibile perché le norme approvate da tutti i partiti dopo il referendum che nel 1993 avrebbe abolito il finanziamento pubblico della politica, stabiliscono per chi partecipa alle elezioni un rimborso proporzionato ai voti raccolti ma non commisurato alle spese bensì forfettario. I partiti hanno diritto a spartirsi ogni anno circa 200 milioni, con la riduzione del 10% prevista dalla Finanziaria 2008, ovvero quattro euro l’anno per ogni elettore: un euro per la Camera, uno per il Senato, uno per le europee e uno per le regionali. In cinque anni fa un miliardo di euro tondo, duemila miliardi delle vecchie lire”. Non vi trascrivo l’intero articolo, anche perché fa male leggere quanto impegno abbiano messo i nostri politici nel crearsi un sistema perfetto per rimpinguare le loro personalissime casse. Fa male, perché, populismo a parte, si tratta di persone che non rappresentano più i cittadini, non affrontano nemmeno gli elettori, i simpatizzanti, rappresentano esclusivamente sé stesse, si limitano a far carriera all’interno del partito e si impegnano ogni giorno per mantenere i diritti acquisiti alla faccia di chi invece aspetta che un politico, uno qualunque, faccia almeno un discorso serio su lavoro, diritti civili, riforme, e faccia seguire alle parole azioni concrete, nell’interesse di tutti.

Trauma da Tricolore.

7 Ago

Inizio a sospettare che quello della Lega con i simboli dell’Italia unita, non sia un problema politico ma di natura psicologica. In particolare, le ultime dichiarazioni di Bossi, anima dei celoduristi padani, hanno squarciato il velo di disapprovazione che ottenebrava la mia mente (eh, quando mi prendono i cinque minuti “Eleonora Duse” mi piace la sceneggiata..) per lasciare posto ad una tenera compassione, poiché ho capito: il nostro ministro delle Riforme per il federalismo, quasi con certezza, quando era piccolo, ha subito un trauma da Tricolore, bisogna solo capire che tipo di trauma, per studiare la terapia giusta. Dunque, per capire il trauma, bisogna analizzare il caso con un certo ordine: nei giorni scorsi, alcuni senatori leghisti hanno proposto di sostituire l’art. 12 della Costituzione (“la bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni”) e affiancare al Tricolore anche i simboli di tutte le regioni italiane, non si sa esattamente dove inserire tutti i simboli, alcune regioni lo vorranno nel bianco, altri nel verde, altri nel colore di quelli che ce l’hanno più duro di tutti, insomma, come sempre, una grande idea, per mantenere un clima di armonia e unione tra gli italiani. Il Bossi, al riguardo, dichiara:

Lasciamo stare la bandiera italiana, penso solo alla bandiera padana. Ognuno fa quello che vuole in un paese libero. Io sono lombardo e mi ricordo della mia Lombardia”, lui è pure un ministro del Governo della Repubblica italiana ma, se trauma infantile c’è stato con quella benedetta/maledetta bandiera, dev’essere stato proprio brutto, e chi può biasimarlo per un’affermazione del genere? In passato, il nostro ministro, è stato condannato per il reato di vilipendio alla bandiera italiana, per averla offesa pubblicamente con frasi dalla sottile ironia, quali: “quando vedo il tricolore mi incazzo. Il tricolore lo uso per pulirmi il culo“; oppure dicendo ad una signora che esponeva il tricolore: “il tricolore lo metta al cesso, signora“; o ancora: “Ho ordinato un camion di carta igienica tricolore personalmente, visto che è un magistrato che dice che non posso avere la carta igienica tricolore“, in questi casi c’è da sperare che non abbia acquistato carta igienica che stinge a contatto con la pelle. Dunque, il problema è il Tricolore collegato ad alcune funzioni corporali e, allora, io mi chiedo: quale può essere stato il trauma subito? Ho immaginato tanti tristi eventi: forse, da bambino, la mamma aveva tappezzato il bagno con carta da parati verdebiancorossa e lui soffriva di stipsi; magari, da piccolo, un meridionale puzzolente lo ha avvolto nella bandiera italiana e lo ha buttato dentro una latrina; oppure, trauma dei traumi, la ragazzina di cui era innamorato non lo considerava per niente e, al suo posto, aveva scelto il solito meridionale puzzolente, il quale indossava una bandiera tricolore come mantello e lo prendeva in giro nei bagni della scuola. Chi può saperlo. In ogni caso, i traumi vanno affrontati e rimossi, perciò mi permetterei di proporre una settimana di lavori socialmente/psicologicamente/veramente utili in una delle piantagioni dove si produce il cotone per i milioni di bandiere italiane distribuite nel mondo, con  il bagno all’aria aperta e senza problemi di carta igienica, bastano le foglie,  con un giradischi che diffonde le note dell’Inno di Mameli, che schiava di Roma Iddio la creò, parapaparapaparapapapapapa!!!

Gabbie italiane.

5 Ago

Bankitalia ha detto che nel Sud Italia i prezzi di alcune cose sono più bassi rispetto al Nord, si spende meno per acquistare una casa e per comprare il pane ma dimentica di dire, questo “occasional paper” dei ricercatori di Bankitalia, che il pane è l’unica cosa che rimane da comprare al sud, visto che il resto dei viveri conviene coltivarseli nell’orticello della vasca da bagno (i famosi pomodori di cui scrive Regina Madry in un suo post) mentre la casa, considerato che, al sud peggio che al nord, le fabbriche chiudono e il lavoro, in generale, è latitante, chi se la può comprare? Pochi. Naturalmente, la Lega ha colto l’occasione per rilanciare il vecchio e caro (a loro) tema delle “gabbie salariali”, ossia l’adeguamento dei salari al costo della vita, perciò buste paga più consistenti al nord e stipendi da coltivazione di pomodori fai da te al sud, logico, dimenticando che il calcolo delle tasse e il prezzo di tutti gli altri beni di consumo sono uguali in tutto il territorio della Repubblica italiana, una e indivisibile (U-N-A e I-N-D-I-V-I-S-I-B-I-L-E art. 5 della Costituzione italiana, tra i principi fondamentali) e non tenendo in adeguata considerazione il fatto che, un sud più povero produce ancora più emigrati colerosi, quelli cari all’onorevole (!!!!!) Salvini, e allora bisognerebbe inventare delle gabbie per contenere l’orda di terroni che, senza dubbio, risalirebbe lo stivale alla conquista del nord, Bossi e i suoi compari vorrebbero mai un tale scempio nel loro Eldorado?