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Open.

16 Mar

Freedom concept. Escaping from the cagePerò al mondo c’è un sacco di gente che non sta bene nella sua pelle, a disagio nei matrimoni, nell’adolescenza, con se stessa. Sarò presuntuoso, ma volevo dire che si può arrivare a capirsi. Se l’ho fatto io, ci possono riuscire anche gli altri. Il libro si fonda su questa speranza: si è persi, ma ci si può ritrovare. Non è sul tennis, ma su come sia difficile confrontarsi con la propria identità. L’ho scritto: amo e riverisco tutti quelli che hanno sofferto“. Probabilmente, la migliore recensione di un libro, fatta da chi lo ha scritto. Il libro in questione è uscito qualche anno fa,  e si tratta di Open – La mia storia di Andre Agassi, uno dei più grandi tennisti di tutti i tempi, che ha voluto raccontare la propria vita piuttosto tribolata, sopratutto psicologicamente. Come quasi sempre mi accade, non l’ho letto alla sua prima uscita, ma l’ho fatto, casualmente, quando è arrivato il momento giusto, perché, a mio modestissimo parere, anche i libri, come le persone, non arrivano per caso. È un libro che consiglio a tutti ma sono sicura che arriverà nelle vostre librerie soltanto quando sarà il momento giusto. Se poi il momento è questo, buona lettura 😉

Il dolce masochismo.

3 Nov

imagesSiamo creature bizzarre, noi esseri umani, molto più simili agli animali di quanto crediamo. Sopratutto, nell’attaccamento alle nostre abitudini, gioiose o dolorose che siano. Basta osservare cosa accade quando un cane, tenuto per lungo tempo alla catena, viene liberato, per rendersi conto di quanto ci assomigliamo. La reazione dell’animale, in genere, lascia completamente sorpresi noi umani: rimane fermo, spaesato, incerto sul da farsi, quasi affezionato alla catena appena tolta. Semplice abitudine alla catena, alla mancanza di libertà, alla sofferenza. In realtà, non si abituerà mai completamente alla nuova situazione, la catena lo accompagnerà per tutta la vita.

Accade lo stesso agli esseri umani. Quando un dolore, sopratutto se mentale, dura a lungo, va ad infilarsi così in fondo nel nostro cervello che, anche quando non avrebbe più tanto motivo di esistere, resiste, ci lascia fermi, spaesati, incerti sul da farsi, quasi come se fosse necessario, o fosse una parte ormai naturale della nostra esistenza. Esattamente come accade agli animali. E così, capita che un giorno, mentre spazzi via le foglie gialle e arancioni che ormai ricoprono il pavimento della veranda come un tappeto croccante, senti arrivare quella sensazione, così familiare, così normale, che ti riempie il cervello e il cuore. È quel banalissimo dolore che conosci così bene, quello che non volevi sentire, quello al quale non volevi abituarti, quello che ora, forse, non avrebbe motivo di esistere, e invece eccolo, si presenta come se fosse uno di casa, ti dice che in fondo è parte di te, perché mai dovrebbe andare via? E, mentre lo accompagni gentilmente alla porta, gli spieghi che non hai bisogno di lui e gli suggerisci di andare in vacanza in un posto lontano, con ribrezzo, senti che, in fondo, in fondo, in fondo, un po’ ti eri affezionata a lui.

Un mese e forse più.

24 Set

Un mese e forse più che le mie dita dolenti non mi aiutano a picchiettare sui tasti del pc, lasciando i pensieri liquidi a navigare in testa, come pesciolini nell’acquario, e i neuroni a cantare “we are just two lost souls swimming in a fishbowl”, forse l’hanno sentita alla radio. Ci sono, con i pesciolini in testa, ma ci sono, e vi leggo sempre 🙂