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La befana vola…

5 Gen

La Befana vola di notte,

non ha le scarpe tutte rotte,

ma la scopa e calze a rete

e beve pure quando ha sete,

visita i cieli e i tetti a iosa,

vola veloce e non riposa,

porta doni ai bimbi buoni,

ma ai cattivi solo carboni…

della Giraffa guarda la TV,

guardala sempre anche tu,

che se lo fai a volontà,

la felicità ti porterà…..

Ringrazio Deledda

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O Babbo Natale, o Beffana, e pensateci anche voi a Kasteddu, ma già ci pensa Sant’Efisi!

24 Dic

“Minch’e cuaddu!    Minch’e cuaddu a issusu!!!”, le urla e gli strepiti dell’immarcescibile folla dei Kasteddai infuocati percorreva come una biscia tutta incazzata le strade e le piazze della vera, autentica e pure unica capitale del Mediterraneo.

Milioni e milioni, anche più di centomila, Kasteddai di tutti i generi, tipi, bisure e altezze, travolgevano d’ogna cosa al loro passaggio senza guardare in faccia a nessuno, nemmeno a quella tutta con i capelli gialli sciarpati che non mi ricordo mai come si chiama e grida a tutti che d’è lei a comandare al Comune.   Era cercandone di fermare alla folla imbestialita, di non farla arrivare al Comune, ma l’avevano presa di mala manèra e buttata alla fogna della Marina, dal tombino di Via Porcile, anche se ne aveva promesso un buono spesa di 500 euro a testa, chè tanto non li pagava lei.    Ma su giogu che le riusciva sempre a comprarne i voti a dieci a dieci quando ci facevano le elezioni d’ogna cosa, questa volta era andato tutto a male, che d’era troppa sa bregungia fatta alla grandevole Kasteddu e a tutti i Kasteddai.

Cosa da lavarla a sangue comenti sa varecchina.

Ma che cosa ne era successo? Continua a leggere

Là ghe fazzu galèra!

8 Mag

C’è poco da dire e non c’è trippa per gatti, quando a un casteddaio gliene fanno venire una cavalletta al naso non ce n’è più per nessuno. Se d’è incomparabile quanto innegabile e annegabile che Kasteddu è la mitologica capitale del Mediterraneo, il casteddaio è su meri della capitale, non so se d’è spiegato bene bene.

Si sa che l’invidia è una brutta bestia, che i parigini, invidiandone Kasteddu che d’è la capitale del Mediterraneo e loro il mare nemmeno sanno che d’è, a Parigi, ci mandarono due di loro, burdi, per distruggerne la spiaggia del Poetto, buttandone perdigoni con missili e sabbia niedda nieddaZironì e Ballettòn, parigini di Montmàtr, dopo che avevano fatto tutto questo casino avevano cercato di nascondersi camuffandosi a cespuglio per non farsi trovare, a loro, ma centinaia di milioni di casteddai incazzati come bisce marine li avevano presi a bussinate d’ogna dì per 35 mesi dentro una concona di cemento a piazzetta Maxia, dove li avevano fatti entrare e gli tiravano perdigoni  e pomodori andati dall’alto come a pena di contrabbasso.  E nemmeno uno di loro parigini mandato a salvarli ci era riuscito, anche se d’era specialista di evasioni e camuffato a concorrente della Giraffa fatta a editora.  Questo Serge l’ergastolèn ci aveva provato, ma molto, anche a costruirne un bunker fatto a resòrt controllato anche da una torre, filo spinato e con le paludi tossiche per non farli trovare, a farli scappare ma per poco poco ci buttavano dentro anche a lui e allora si era costruito una torre fatta a palazzo sempre più alta, a non farsi raggiungere almeno a lui.

E quando che uno scimprotto di Quartu, bidda mala pèrdia, invidiosa da squartararsi di Kasteddu, s’era messo in testa di prenderne a pivella Gessika Cambarau, che se la voleva invece appropuddare tutta William Schirru di piazza Medaglia Miracolosa?  

Erano state scintille a casino più di una pialla-smeriglio di piastrellista quando che si erano incontrati Gessika e William che sembravano fatti approppriatamente una all’altro, come cane e gatto, come culo e mutanda, ma quando questo schillellè di scimprotto quartese ne aveva fatto vedere 160 rotoli di soldi, tutti arrotolati in tasca, la BMW nera di madraffo vissuto e vestito a camicia a colletto e polsini colorati, Gessika non ci aveva capito più niente.   Scellerata màla!   Efisio Perra era conosciuto anche al Rotary clèb di Quartu quando gettava alle cene i soldi ai camerieri per portargli l’accendino e faceva l’imprenditore di impresa che costruiva a Pitz’e Serra e a Quartello e i soldi gli piovevano a vanvera, visto che lo stesso bivano lo vendeva almeno tre volte e quando lo cercavano a tornargli i soldi e a picchiarlo aveva cambiato nome e sede della ditta già sei volte.  

A Gessika l’aveva voluta fare amministratrice sdelegata della sua ditta, che ora si chiamava “Il brocchetto volante”, tanto era veloce a costruire, prendere soldi e sparire. Dopo tre giorni Gessika ci aveva già ricevuto quattro di questi fogli che dicevano “avviso di garanzia”, ma lei non ci voleva restituire niente a loro, che pentole non ne aveva comprato. E poi Efisio Perra le diceva di stare tranquilla, che di sicuro avevano sbagliato indirizzo questi postini messi lì anche se non sapevano fare niente. Ma a William tutto questo già gli aveva fatto saltare un gatto al naso e se lo era preso bene bene, dopo che l’aveva fatto cercare a quelli del Portogallo che girano a Sant’Elia.    

“La ghe fazzu galèra!”, gliene aveva gridato, partendolo di testa alla prima volta.

E prima che quello, tutto sprammato e uscendogli il sangue dal naso, mischinetto, dicesse qualcosa, ce lo aveva buttato di sotto al buco che c’era alla strada di Piazza d’Armi, così profondo che non si era sentito nemmeno il rumore di quando cadeva, che buchi così, alle strade, solo a Kasteddu ce ne sono.  Gessika, madraffa come non mai, si era buttata a terra davvanti a lui dicendogli “mio eroe, mi hai salvato da questo qui che mi voleva portare via le pentole, che io non le ho comprate, da loro!”

E lui, dopo che le aveva dato quattro pappine, la aveva anche perdonata, a cussa scimpra.    Ma ci era arrivata la Polizia con l’agente Giangi Vacca, burdo come pochi, a portarla in prigione, che d’era lei l’amministratrice sdelegata della ditta piena di truffe.   Dalla disperazione a Gessika gli uscivano le lacrime a fontana su is bocciasa a settima misura!

Ma, alla fine, già si potevano mettere d’accordo in qualche modo, come si fa alla capitale del Mediterraneo

E’ o no?

                                      Ringrazio Deledda

Quanto è incalcolabilmente importante la Sardegna!

24 Gen

La shop girl e l'imprenditrice

La shop girl e l'imprenditrice

Ve ne sono cose che sono incontestabilmente uniche e irremovibili e una di queste è l’infinita importanza che ha la Sardegna nel mondo umano. Posti importanti così ce ne sono sempre stati pochi e ora ce n’è anche di meno.   Per fortuna.

Dapprima in Sardegna c’è Kasteddu, l’inconfondibile capitale del Mediterraneo immarcescibilmente unica come poche altre città universali.  Poi c’è il carasau, che è buono da mangiare con tutto, anche con le pietre, ci sono i nuraghi, tutte perde messe una sopra all’altra che ancora si chiedono come hanno fatto senza la gru, ci sono anche spiagge sterminate a perdita degli occhi come su Poettu, sterminato dai parigini invidiosi che loro non ce l’hanno manco morti e hanno mandato due emissari di loro, Zironì e Ballettòn, a buttarci sopra tutta cosa nera nera.   Ci abbiamo anche tutte le strade piene di buche: tutte, ma proprio tutte, nessuna di meno nemmeno se la cerchi con un cane nel pagliaio.    E ci abbiamo anche la pecora bollita con le patate a brodo, che stronca qualsiasi stomaco, anche quello dei cannibali.  

Ma soprattutto la Sardegna è piena zeppa e tutta implementata di persone stupendamente importanti, mica cani e porci.  

Che d’è solo la TV della Giraffa, unica in tutto l’orbe terracqueo, a presentarne due di loro.

Due donne che ne hanno fatta tanta di strada, soprattutto a piedi e senza farsi investire.   Due donne così sensitive e sensoriali che trasudano senso da tutte le parti e te la sbattono in faccia senza pregiudizi, alla loro personalità.

E così ne intervistiamo una sciòpgherl nota in tutto l’universo, con tutte le sue cose di artista messe bene bene, Betta Canale.  E ne intervistiamo anche la più grande imprenditora del secolo presente e di quello futuro, Grazietta Ginettino, una vera furiosa dell’impresa.

 

O voi che ne siete due donne troppo toghe, cos’è che d’è il segreto del vostro successo?

Betta Canale:   ma, non saprei, forse piaccio a tutti, grandi e piccini, per la mia esuberante carica umana e poi so fare tutto: canto, ballo, recito, mi piace il calcio, mi piace moltissimo il Martini, cucino e ho anche il pollice verde.

Grazietta Ginettino:   io invece già lo so: ho troppo successo perché sono la più capace, la più intelligente, la più coraggiosa, poi sono stata miss Liceo Dettori e miss Università, ho anche un marito piemontese e ho comprato 6-700 vassoi di bomboni alla crema per la laurea di mio figlio Gino, mangiandone solo 78.

Cessu, cessu, ne siete proprio troppo toghe: una che conosce tutti i calciatori meglio che alla bibbia e ora si scola le casse di Martini di Giorg, cuss’artra che se ne scivola dodici chili di bomboni alla crema.   Ma è vero che tutti quanti gli uomini vi vorrebbero approppuddare e tutte le donne vi invidiano a cugurra

Betta Canale:   beh, proprio tutti tutti gli uomini no, è un’esagerazione, anche se alcuni ci provano.  Io vado in giro solo con Giorg: ad esempio, quando passiamo per strada i gay mettono le mani sulle chiappe a lui e non a me.  Sono tanto carini ma qualche volta esagerano.   Non so perché poi ma non riesco mai a portare l’auto dal meccanico o a chiamare l’idraulico: mi chiedono sempre se voglio vedere la loro chiave inglese, ma a me non interessa.  In fondo preferisco gli intellettuali..scrittori..filosofi..non so, tipo Totti. Ci scherziamo sempre con la mia amica Illary, ma lo sa che Francesco conosce a memoria tutte le istruzioni dei videofonini?  Le donne perché dovrebbero invidiarmi?  Perché ho la quarta di seno?   Perché Giorg ha la cantina piena e siamo sempre ciucchi?

Grazietta Ginettino:   sì, sì, è vero!  Tutti gli uomini mi vogliono mettere le mani addosso!  E anche le donne!    Solo l’altro giorno quei villani dei miei umili prestatori d’opera mi hanno stropicciato energicamente tutta la mise leopardata solo perché da 7 mesi non hanno lo stipendio, che screanzati!    In fondo l’impresa è come un parto, non è bene essere prematuri e dargli lo stipendio è proprio un’impresa.

Incomparabili, siete proprio esemplare di razza!  Un’ultima domanda: ma come vi definireste se dovevate dirvi chi ne siete a dieci extraterrestri sbarcati dalla costernazione di Vega?

Betta Canale:   boh, sono una donna semplice a cui piacciono le cose semplici: gli uomini coatti, i coatti calciatori, essere al centro dell’attenzione, i miei tatuaggi tribali, avere un vagone di soldi, comprare vestiti di pelle, i telefonini, ubriacarmi di Martini insieme a Giorg e al suo maialino francese Gigì, gli uomini con le borchie…cose così, insomma..come tutte…

Grazietta Ginettino:   sono l’imprenditrice più premiata d’Italia e d’Europa, sono l’imprenditrice più citata dell’emisfero eurasico, sono una dei 50 esseri più influenti del complessivo pianeta, sono più famosa di Madre Teresa di Calcutta e della regina Elisabetta II messe insieme, sono slanciata verso i lati e verso il basso, sono l’imprenditrice che ha creato più posti di lavoro nel mondo dal 1950, sono l’imprenditrice più inseguita dal 1985, tutti mi cercano, ma ancora pochi mi hanno trovato. Per fortuna, perché sono preziosa, per me.  In poche parole sono quanto di meglio vi sia nel creato: sì, proprio una creatura…

Che vi dicevo, o accalorato e alleccanato pubblico dell’incontinente TV della Giraffa, sono personagge stupefacenti e mistiche, è o no?

                                                             Ringrazio Deledda  

La Befana vien di notte…

5 Gen
Con le calze tutte rotte? Mah, dipende dai punti di vista, guardando i disegni del cantastorie ufficiale del monte, Ringrazio Deledda (nessun legame di parentela con il premio Nobel Grazia Deledda, lei era di Nuoro mentre Ringrazio è un cagliaritano verace, come le vongole di cui va ghiotto) potrebbero addirittura sembrare calze a rete.. elui la befana la conosce bene, pare siano in buoni rapporti e lei, insieme a dolcetti e carbone, quest’anno gli ha portato una canzoncina dedicata a tutte le persone che passano di qua:

La Befana vien di notte.

E’ iniziato l’anno nuovo anche a tutta Kasteddu, la grandevole capitale del Mediterraneo.  Ce ne sono sempre grandiosi problemi, calincuni anche burdi da risolvere, come le bottiglie di acqua vicino alle porte per non far pisciare i cani, che chi ci passa al marciapiede ci può inciampare oppure che è salito il prezzo al mercato di cambara e pisciu rè, a farli a frittura, e anche che quella con i capelli gialli tutti sciarpati che sta al Comune e grida come una zonca allicchirita che comanda lei a tutti, ma però i kasteddai sono sempre troppo contenti di accogliere bene bene la Befana, che quando viene ne fa felici tutti quanti, grandi e pippiusu. Già le avevo scritto, all’altr’anno, e questa volta vi voglio dire, a voi, accallorato pubblico di questa incalcolabilmente straordinaria e immarcescibile TV, la canzoncina che ne stanno cantando alla Marina, a Stampace, a Sant’Arennera e a Kasteddu e’ susu puru:

“la Befana vien di notte, vola e di tutti se ne frega,

porta i doni a chi gli va e pure a te che sei strega,

porta il carbone ai cattivi

e bastona i recidivi,

ma regala sogni e doni in una caraffa

solo a chi guarda la TV della Giraffa!”

 

                                                  Ringrazio Deledda

 

Il crimine secondo Ringrazio Deledda.

18 Ago

smontataSul monte torna il grande scrittore Ringrazio Deledda, la penna, o la matita? O la tastiera?, più acuta, più ironica, più surreale della capitale del Mediterraneo (Kasteddu – Cagliari) che stavolta si occupa di un crimine assai diffuso nella capitale: il rapimento di auto indifese. Per chi non conoscesse il cagliaritano, ho preparato un piccolo vocabolario, così, per capirci qualcosa 😉

 

Crimini impuniti nella mitica capitale del Mediterraneo!

Che bregungia!  Sarà stata cosa dei parigini che, si sa, ne odiano alla nostra grandevole Kasteddu, la mitica capitale del Mediterraneo, perché da loro il mare c’è solo a cartolina, sarà stata cosa di quei biddai burdi di quartesi che disperatamente fanno anche la festa della patata aggratis per portarne via gli abitanti, sarà stata anche cosa dei sassaresi che, con un caldo inconsapevole e lestofante, scendono ceri grandi come obelischi, a farne il miracolo la Madonna di farli avvicinare a Kasteddu e non ci riescono mai, che d’è impossibile, ma la nostra fantastichevole capitale del Mediterraneo che tutti ci invidiano è attanagliata perdutamente dal crimine. Sì, che d’è appropriatamente così. E non sono nemmeno quei quattro balossi di onesti commercianti di cose trovate per caso, ma che d’è un crimine fatto bene bene da chi governa questa povera città. Si avvicinano in silenzio, loro. Ci hanno uno o due pali, muzzicasurdi, che si riconoscono in quanto che portano un cappellino bianco, a visiera, ma si nascondono sempre. Dietro gli angoli, dietro i bidoni dell’aliga, dentro i portoni. Poi, alla coatta, ne saltano fuori veloci veloci, ci legano tutta bene bene alla macchina e la portano via a salame al loro covo, tutto controllato che non ci passa ago in su panèri. Che d’è un prodotto tipico di noi, di tutta la Sardegna. Che se non paghi, alla tua macchina non la vedi appropriatamente nemmeno a binocolo. E non c’è niente da fare, che d’è aicci. Alla settimana scorsa la disgrazia è capitata a Dedde Cambuli, conosciutissimo orèri con amigusu e amighixeddusu, ma tottu pren’e dinài, di babbo notaio de is meris, che voleva fare scioro con la sua cupè tutta fighetta a dragarne pischelle alla discoteca del Lido. Soprattutto a Suellen Cogotti, una slanciata verso il pavimento e i tacchi 14, con i capelli tutti gialli a mèsc, che lo colava troppo pure.   Ci aveva appena comprato L’Unione Sorda per ridere delle callonate spensierate che ci scrivono sopra e l’aveva messa al sedile e poi l’aveva messo poco poco, al suo cupè, al parcheggio con le strisce gialle di unu tottu strumpiau, che quando l’aveva vista si era messo tutto a gridare, per l’invidia appropriatamente. Ma già l’avevano presa, alla cupè, tutta legata a catene, saltandone felici come pioccusu, loro. E Dedde se ne era tutto buttato a terra dal dispiacere che anche quello tottu strumpiau se ne era tutto commosso e buttavano lacrime grosse a due euro. Ne aveva mandato a emissario a Lollo Depalmas, s’amigu che ne aveva esperienza, ma loro gli avevano detto di tornare che non c’era il capo che doveva decidere il riscatto. Però doveva dare subito subito 100 euro per il disturbo, ma s’amigu non lo aveva capito e loro si erano girati a ventola. Così avevano iniziato a togliergli, al cupè, lo specchietto e poi l’altro. Poi, che ne erano passate altre due ore e nessuno si era visto a dare i soldi, gli avevano tolto il cofano, sempre al cupè. De inzà, dopo altre tre ore, gli avevano mandato a dire con calincunu burdo che ne doveva dare, a loro, 5 milioni di euro se lo voleva vedere di nuovo, al cupè. Dedde era tutto disperato, che nemmeno il babbo di lui, che lo considerava uno scalandrone malu pèrdio ma i soldi glieli dava a secchi, non ne aveva, così, pronti in sa busciacca. E loro, burdi come pochi, ne avevano allora tolto prima una portiera e poi l’altra, al cupè. Alla fine ne erano andati currendi currendi dall’ispettore Gargiulo, alla questura, per sistemare alla cosa. Dopo averlo tutto coperto di regali, pure alla vestaglia tutta sexi per la sorella de issu, che tanto la disigiava, e anche alla canna da pesca telescopica per su pippìu della sorella, l’incomparabile ispettore Gargiulo ci aveva mandato all’agente Gianginetto Vacca, noto Giangi, burdo comenti a loro, a trattare la cosa. Giangi ci teneva molto ad essere servile e a mettersi in mostra con su meri, che gli veniva comodo, e aveva sistemato tutto. Con mille euro, a loro, gli tornavano il cupè. E già glielo avevano tornato, il cupè, a Dedde, tutto rubato dei pezzi che ne avevano tolto e non glieli davano più che se li erano dati a Otello Pistis, carrozziere a via Seruci che li commerciava e poi facevano a metà. E Dedde era tutto triste, che poi Suellen, alla discoteca del Lido, se la era tutta approppuddata William del Portogallo, uno burdo e deciso di Sant’Elia, che le cose se le sgobba fino a che non lo mettono con il sole a quadri di mala manèra

Ma ve ne sembra, o accallorato pubblico inconsapevole e iconoclasta della TV della Giraffa che ne vedete solo su questa TV queste belle scene di vita vissuta inverecondamente della mitologica capitale del Mediterraneo, che si può continuare così, troppo cattivi in questo modo? All’Unione Sorda lo dovevano tornare subito indietro, a Dedde, almeno a metterlo di buonumore, è o no?

Ringrazio Deledda

 Per capirci qualcosa:

bregungia – vergogna

biddai burdi – paesanotti figli illegittimi di qualcuno che non hanno mai conosciuto

scendono ceri – si fa riferimento alla suggestiva discesa dei Candelieri di Sassari

muzzicasurdi – personaggi infidi, apparentemente innocui, anche detti spina asutt’e ludu, ossia le spine sotto il fango

aliga – rifiuti

oreri – personaggio che passa il tempo contando le ore, richiede un certo impegno pure quello

amigu, amighixeddu – amico, amichetto

Primato interruptus.

27 Mag

GuinnessIn questi giorni, da qualche parte nel mondo, qualcuno ha tentato di superare uno dei più importanti primati della storia dell’uomo, fondamentale per la sopravvivenza della specie (nel senso che se qualcuno pensa di fare scimprori del genere, l’essere umano è destinato ad estinguersi velocemente). E, guarda caso, da qualche parte nel mondo, c’era il mitico Ringrazio Deledda, uno dei più importanti esponenti del verismo di questo monte, che ha potuto toccare con mano la realtà del record mancato e ci racconta, come solo lui sa fare, i retroscena della misteriosa vicenda. Buona lettura! 😉

Solo di Kasteddu ne fermano il record!

 O straordinario e accallorato pubblico di teledipendenti della TV della Giraffa, che d’è fatta a editora e ne propina sempre spettacoli e programmi farciti di odiens e nemmeno uno a minch’e cani, solo questa TV ve ne può parlare di cose che nemmeno voi potete immaginare. Vi pensate a papi e noemi?  Nooooooo!   Quella è una telenovela che fanno su un giornale di carta. La TV della Giraffa questa volta vi parla del più mitico record mondiale di tutto il mondo che sia mai stato tentato ed è stato fermato bene bene appropriatamente da un grando kasteddaio, che solo lui poteva farlo. Questa scimprotta di Cora, una zonchetta inglese di 19 anni, si era messa in testa e anche d’ogna artra parti di farne 200 sbrodolate a chiunque ne passava per battere tutti i record, così si faceva pubblicità. Ne aveva messo il bando e ne erano piovuti da tutte le parti, che non gli sembrava vero, quasi quasi come alla festa alla patata di Quartu! E non gliene chiedeva nemmeno, a loro, perché pulsavano! Li faceva sbrodolare, a tutti, e via.Il suo magnager John era già tutto contento, che così, le facevano fare, a lei, anche il film “Gola arrossata”, che parla di infermiere e di tonsille, e lui ci guadagnava sopra, quando ne era arrivato Fisietto Camboni, noto a tutti quanti nella grandevole capitale del Mediterraneo come “il pistone di via Quirra” (in Kasteddaiosu pistoni”), una vera inconsapevole ed approppriata forza della natura, che anche quella scellerata di Genniffer Cogotti – che tutti sanno che va anche con gli scimprotti, basta che ce l’abbiano grosso – ci ha paura di andarci. Per non parlare di tutte quelle sgallettate della scuola di via Brianza, che si credevano toghe poco pure ma ne correvano via veloci veloci a non essere schidionate. E non era certo come quelli che ne avevano preso alla pomata americana che lo ingrandisce, che non ne aveva proprio bisogno! Questa zonchetta di Cora ci aveva provato a tutti i modi ed alle maniere, ma non ce la faceva proprio e alla fine si era smascellata bene bene e le era venuto anche il torcicollo e ne aveva dovuto dire basta, che non ce la faceva più. E tutti gli altri si erano molto delusi e se ne erano dovuti tornare, mentre Fisietto Camboni era anche dispiaciuto, ma che non era colpa sua, che lo aveva detto a lei che d’era meglio fare altro. Che la sistemava lui approppriatamente, ma lei gli aveva detto che d’era un record diverso. E quando Fisietto ne era tornato alla incomparabile Kasteddu ne avevano fatto anche una festa a piazza Medaglia Miracolosa con pure lo sparo dei mortaretti colorati e ora, dopo a Marco Carta, su sindigu pensava di darla anche a lui la targa di kasteddaio importante, immarcescibile e fondamentale, che d’era un’impresa stentorea che ne aveva fatto di smascellare cussa tonta di inglesa.  È o no?

Ringrazio Deledda

 

Breve vocabolario:

scimprori – stupidaggini;

a minch’e cani – a membro di segugio;

kasteddaio – cagliaritano;

zonchetta – signorina priva di senno;

sbrodolate – ma..ve lo devo proprio tradurre??