Confessioni di una rana.

Il giorno in cui conobbi Rosp pioveva; lo ricordo come se fosse oggi. Pioveva a catinelle e tutte noi saltavamo allegre da uno scoglio all’altro, facendo piroette e giravolte, librandoci nell’aria come fossimo colibrì: un vero spasso! Ricordo che proprio mentre atterravo dopo un triplo salto mortale, lo intravidi tra le gocce trasparenti, pareva un dio, grande e immenso dentro la goccia: fu amore a prima vista! Lui mi guardò con i suoi grandi occhi espressivi ma, quel giorno, non parlammo e tornai alla mia foglia così eccitata che scordai di gracchiare con la mia famiglia! Il giorno successivo lo cercai sullo scoglio ma non v’era traccia della sua bella pelle color clorofilla, né scorsi le sue verruche giganti. Al suo posto stavano Gek e Pist, due gechi amici di mia sorella, di cui uno mio corteggiatore discreto: Gek. Gek era un bravo geco: ogni giorno cacciava un moscerino, a volte anche una zanzara! Viveva in un bel muretto con edera, si leccava quotidianamente, amava la sua famiglia e aveva una sorellina simpatica, non graziosa ma allegra e di compagnia.

La sorella di Gek si chiamava Lona, diminutivo di Pistillona, un nome molto diffuso nella zona in cui viviamo, ma noi amici la chiamavamo Loncina, perché era proprio piccola piccola e, forse, fu proprio quello il motivo della sua prematura dipartita…povera Lona: piccola, brutta e sfortunata. Ricordo bene il giorno in cui uscì per sempre dal laghetto, lo fece proprio entrandoci…so che può sembrare un gioco di parole o uno scherzo, ma non lo è, e poi, non mi permetterei di far sorridere gli altri con la storia della mia amica Loncina. Lei, nonostante le nostre differenze, è sempre stata leale con me, pensate che una volta mi ha pure lasciato cacciare una zanzara che si trovava nel suo territorio! Un mio amico malizioso insinuò che non era stato un atto di generosità, ma solo debolezza, poiché lei era molto debole e non riusciva neppure ad aprire la bocca, figuriamoci allungare la linguetta e, quindi, secondo lui, mi aveva lasciato cacciare la sua possibile preda…ma io non gli ho dato ascolto, perché Discoglosso, così si chiama il mio amico, è un misogeco, odia i gechi e li mette sempre in cattiva luce. Povero Disco, anche lui ha una triste storia, è l’ultimo della sua specie, ed è in via di estinzione, spero che trovi una bella e sana Disca, in un altro lago, magari non è proprio l’ultimo! Ma torniamo a Lona: un giorno, mentre se ne stava, tranquillamente, attaccata sul rudere dell’antico castello, vicino al lago, udì il fruscio d’ali di un uccello, lei era terrorizzata dagli uccelli, si spaventò, ebbe un sussulto e perse l’equilibrio, cadendo sopra uno scoglio, pancia all’aria e con la testa mezza fracassata. Vista la scena, saltai da un sasso all’altro, con tutta la velocità possibile per una Hyla ma, quando fui vicina, la vidi scivolare lentamente in acqua e morire inghiottita dal lago. Fu una vicenda molto triste ma, come disse il cinico Discoglosso, una liberazione per la famiglia, costretta a cacciare anche per lei, e per il lago, che aveva certi canoni estetici da rispettare e non poteva avere, tra gli abitanti, quella cosa piccola, brutta e nera. Così si espresse Disco, ma io non concordai.

Dopo il fatto, Gek, il fratello di Lona, era diventato un altro, non cacciava più tanti moscerini, perdeva spesso l’equilibrio, le sue ventose non funzionavano bene come prima e, molto spesso, atterrava su di me, e la cosa mi infastidiva perché, anche se non si trattava di gesti volontari e maliziosi, un geco sulla pelle fa proprio schifo. Secondo Disco era una tattica per farmi impietosire e cedere alle sue proposte amorose, ma non ci credo e, in ogni caso, non avrei mai ceduto, lui era un geco, io una raganella, cosa mai avremmo combinato insieme? E poi, io pensavo sempre a Rosp, alle sue verruche, al suo incarnato smeraldino, al suo corpo tozzo e massiccio. Decisi di andare a cercarlo.

Vagai per giorni nei pressi del lago, perlustrandolo in lungo e in largo, tra mille pericoli e rischi, non ultimo quello di rimanere senza cibo e senza amici, perché tutti, Disco in testa, mi deridevano e mi consigliavano di lasciar perdere Rosp, che non aveva mai mostrato alcun interesse nei miei confronti e che, anzi, era stato visto in compagni di tante raganelle e rospe di malaffare, alla periferia del lago. Ma io, non potendo credere che quello splendido portatore di magnifiche verruche fosse dedito a quel tipo di rospe, continuai a cercarlo e, non trovandolo, pensai gli fosse capitato un incidente, una zampa spezzata durante un salto per procacciarsi il cibo, una verruca rovinata, un occhio perduto in chissà quale lotta con mitici draghi. Fino a quando, saltellando, e senza accorgermene, giunsi, finalmente, all’estrema periferia del lago e scorsi quelle verruche a me ben note, il posteriore che vedevo sempre al lago, era lui, Rosp! Mi avvicinai e mi resi conto che lui era immobile, o santità rospa!, è deceduto? E’ paralizzato? Fu allora che intravidi sotto le sue quattro zampe, perfettamente funzionanti, una rospa, o santi tutti del Laghetto!, stava copulando con una gigantesca rospa e aveva l’aria di divertirsi molto, molto più di quando saltellava tra gli schizzi d’acqua! Accecata dalla gelosia, mi parai di fronte a quell’osceno spettacolo e gliene gracchiai delle belle: “dopo tutto quello che non c’è stato tra noi, ma avrebbe potuto esserci, dopo il radioso futuro che io avevo programmato per entrambi, dopo..dopo tutte le promesse che non mi hai fatto..come osi?” e lui, con uno sguardo di lussuriosa beatitudine, aprì la bocca, sussurrando con voce roca:”qual è il problema, sweet froggy? Mettiti in fila!” E con un cenno indicò la fila di rospe pronte a farsi prendere da lui. O rospi numi!, pensai, ma come si permette, trattarmi così..dopo anni e anni di orgoglio di raganella libera&selvaggia, avevo una dignità da difendere io, una reputazione da lustrare, come avrei potuto accettare di essere una raganella fra tante, no, no, no…

“Hyla, ti sbrighi?”, “sì, Rosp, un attimo, finisco l’intervista e arrivo!”, scusatemi tanto, è arrivato il mio turno.

2 Risposte to “Confessioni di una rana.”

  1. Gibran 12 aprile 2012 a 5:55 pm #

    Non immaginavo che anche le raganelle fossero di facili costumi.
    E’ un racconto molto divertente.
    Ciao Giraffa.

    • lagiraffa 12 aprile 2012 a 9:12 pm #

      Pure le raganelle, nel loro piccolo.. Ciao Gibran 🙂

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