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Citazione

Life beneath my feet.

8 Ago

red shoes)Marble beneath my feet: an exterior floor of Cagliari City Hall.

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Summer beneath my feet: emerald waters and soft sand in the Mediterranean 😉

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History beneath my feet: the ancient Roman city of Nora.

In response to The Daily Post’s weekly photo challenge: “Beneath Your Feet.”

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Soldatino non farti ammazzar …

14 Lug

Se domani si va all’assalto
Soldatino non farti ammazzar…
Ta-pum, ta-pum, ta-pum…
Ta-pum, ta-pum, ta-pum…

 

I soldatini italiani ammazzati, durante la Prima Guerra Mondiale, sono stati circa 651.000, quel “circa” ovviamente non è un dettaglio da poco ma purtroppo la cifra esatta non si potrà mai conoscere. Inutile la retorica sulla guerra, giusta, ingiusta, utile, inutile, quei soldatini sono andati a combattere perché, in quel preciso momento della loro vita, la guerra era ciò che si doveva fare, senza che la Storia lasciasse loro alcuna scelta. Le parole, veramente, servono poco. L’unico modo per avere un’idea di quello che è stato, ed anche un po’ il modo per rendere onore alla memoria e al coraggio di quei soldatini, è vedere con i propri occhi i luoghi nei quali si è combattuta la Grande Guerra, percorrere con le proprie gambe i sentieri da loro percorsi cento anni fa (non sono poi così tanti) scendere nelle trincee strette e anguste dove trascorrevano ore, giorni, settimane, mesi interminabili, ascoltare in silenzio il fruscio degli alberi, il vento, gli animali. E non sarà sufficiente nemmeno quello, perché la guerra non si può immaginare.

Quota 85 - Monfalcone

Quota 85 – Monfalcone

La trincea Quota 85 Enrico Toti, chiamata così in onore dell’eroe della Prima Guerra Mondiale. Leggete la storia di Enrico Toti, è un esempio di grande forza e tenacia, anche al di fuori della guerra.

Quota 85 - Monfalcone

Quota 85 – Monfalcone

Se siete interessati, visitate il sito Itinerari della Grande Guerra, troverete tantissime informazioni, documenti, foto e video dell’epoca.

Non dimentichiamo. Non dimentichiamoli.

Citazione

Please come in.

5 Lug
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Strassoldo

In response to The Daily Post’s weekly photo challenge: “Door.”

The medieval Castle of Strassoldo, Friuli Venezia Giulia, Italy.

 

Maybe life is an open door.

E poi, arriva Trieste.

22 Giu

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Qualche volta, quando incontro una persona per la prima volta, mi capita di provare la sensazione di averla già conosciuta, non si tratta di un semplice déjà vu, non è la sensazione di “rivivere” un momento già vissuto, è qualcosa di diverso, di più forte, che non lascia dubbi, quella persona l’ho conosciuta e basta. Probabilmente, esiste una spiegazione a tutto ciò, sarà di tipo neurologico, psicologico, o di altra natura ma, al momento non la voglio cercare, accetto la mia bizzarria. Mi capita anche con i luoghi, ed è altrettanto bizzarro, perché a volte mi sento a casa in posti totalmente sconosciuti.
Trieste è uno di quei luoghi. Sapevo di averla già conosciuta, mentre leggevo storie sul suo conto, o quando vedevo immagini che la ritraevano, bella e malinconica. O magari, chissà, forse, semplicemente, mi ha sempre affascinato quel suo essere così libera, o il fatto che sia stata così importante per la nostra storia eppure così poco conosciuta dagli italiani.
E allora, eccola, finalmente, Trieste, affascinante bellezza mitteleuropea, con i suoi palazzi imponenti e sontuosi, con la sua Piazza aperta sul mare, con i suoi abitanti, accoglienti e discreti, con i mille suoni di lingue diverse che volano nell’aria. Trieste è elegante, libera, vivace, forte, bella, nonostante l’inaspettato caos del traffico nelle strade. Trieste non mi è nuova, eppure la vedo per la prima volta, la conosco eppure, senza che lei lo voglia, mi incanta e mi fa sentire a casa.20150616_200507

Ho attraversato tutta la città.
Poi ho salita un’erta,
popolosa in principio, in là deserta,
chiusa da un muricciolo:
un cantuccio in cui solo
siedo; e mi pare che dove esso termina
termini la città.

Trieste ha una scontrosa
grazia. Se piace,
è come un ragazzaccio aspro e vorace,
con gli occhi azzurri e mani troppo grandi
per regalare un fiore;
come un amore
con gelosia.
Da quest’erta ogni chiesa, ogni sua via
scopro, se mena all’ingombrata spiaggia,
o alla collina cui, sulla sassosa
cima, una casa, l’ultima, s’aggrappa.
Intorno
circola ad ogni cosa
un’aria strana, un’aria tormentosa,
l’aria natia.

La mia città che in ogni parte è viva,
ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita
pensosa e schiva.

Umberto Saba – Trieste e una donna (1910-1912)20150616_220546

Vintage elettorale.

2 Giu

Quest’anno, voglio fare un esperimento, voglio catapultarmi nell’atmosfera degli anni ’40, quando gli uomini e le donne in quel lontano 2 giugno 1946 (finalmente le donne al voto!) hanno deciso del loro presente e del nostro futuro, regalandoci una forma di governo nuova di zecca, quella Repubblica nella quale la sovranità appartiene al popolo e non più ad un individuo e ai suoi eredi. Dovremmo ricordare ogni giorno l’enorme potere/dovere di cui siamo titolari, e dovremmo esercitarlo sempre, con determinazione, responsabilità, consapevolezza, nell’interesse della collettività, senza pigrizia. Ringraziando, ogni giorno, chi ci ha fatto questo dono.

Forse, mentre andavano a votare, nell’aria risuonavano queste note 😉

Citazione

On the way to Nowhere.

30 Mag

piscinas vagoniIn response to The Daily Post’s weekly photo challenge: “On the Way.”

The old mine railway of Piscinas, Arbus, Sardinia, Italy.

Assuefazione.

20 Apr

Dal vocabolario Treccani online: “Assuefazióne s. f. [der. di assuefare]. – L’assuefare e l’assuefarsi: a. a un clima, a un genere di vitto; a. a un farmaco (e farmaco che dà, o non dà,effetti d’a.), fenomeno che si verifica nell’organismo per effetto della somministrazione continua di un farmaco (analgesici, tranquillanti, ecc.), per cui viene a diminuire, o addirittura ad annullarsi, la sua efficacia; analogam., a. all’alcol, progressiva tolleranza dell’organismo nei confronti delle bevande alcoliche; con altra accezione, a. alla droga, agli stupefacenti, stato di schiavitù nei confronti della droga, provocato da una prolungata assunzione, che genera uno stato di bisogno imperioso, con dipendenza psichica e spesso anche fisica”.

Ci si può assuefare anche alla morte, quando è continua, costante, abbondante. Quando dai barconi vengono giù centinaia e centinaia di esseri umani, ogni giorno, come se fossero centinaia di merluzzi sfuggiti al controllo dei pescatori, l’organismo umano inizia ad assuefarsi e la morte dovuta alla disperazione o alla malvagità, non ha più alcun effetto, a parte le dovute, necessarie, parole di circostanza, legate più che altro all’apparenza, a “ciò che in questi casi ci si aspetterebbe” ossia una reazione. Ma che sia una reazione seria.