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La mia Maestra.

8 Nov

Tema del giorno:
Parla della tua maestra.

Svolgimento

La mia Maestra è molto bella, brava e gentile.
A volte, è anche un po’ stronza e lei lo sa, perché glielo dico, ma non si offende e quando mi vede in un angolo imbronciata ed offesa per qualche suo rimprovero severo, mi fissa negli occhi e mi dice «lo faccio per il tuo bene».
Quindi, la mia Maestra è la classica stronza paracula.
Però, in effetti è vero che quando è severa, o anche molto severa, io imparo di più, capisco le cose, come funzionano e come funziono io, capisco se sbaglio, perché sbaglio, e a volte capisco anche come devo correggere lo sbaglio.
Insomma, il Suo Metodo da stronza funziona.
La mia Maestra sa fare un sacco di cose: sa ballare il twist e il tango, sa cantare, sa far piangere, sa dipingere albe e tramonti, sa far ridere, a modo suo sa far di conto, sa far sognare, sa addirittura fare le magie.
La mia Maestra è misteriosa, a volte parla senza parole, e capita che non la capisca proprio, altre volte sta zitta e la capisco ancora meno, a volte urla e mi fa paura, a volte mi accarezza e mi stupisco, è fatta così, la prendo per quello che è.
La mia Maestra è un po’ pedante, e sa di esserlo ma non le importa nulla, non smette mai di insegnare le cose, è una sua fissa, se non insegna non sta bene.
Un mio compagno di scuola è riuscito a scoprire il suo nome, glielo ha detto suo cugino della quinta A, uno che sa tutto, pare si chiami Vita, Sig.ra Vita, ma ancora non siamo riusciti a scoprire il cognome. Non è che ce ne freghi molto di sapere anche il cognome, però magari può essere utile per il prossimo tema.

To fly or not to fly?

28 Lug

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“The moment you doubt whether you can fly, you cease for ever to be able to do it.” J. M. Barrie, Peter Pan

E buon compleanno.

20 Lug

 

 

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Ho verificato, le rughe sono un po’ aumentate, la cellulite pure, la pazienza idem, la consapevolezza lo stesso, sulla saggezza ci sto lavorando, la modestia abbonda, infatti concordo  con questo bel manifesto:

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Perciò è confermato: sto invecchiando 😀  Happy birthday.

Il piacere della salita.

1 Giu

downloadFabio Aru, il giovane ciclista di San Gavino Monreale, è arrivato secondo al Giro d’Italia che si è concluso proprio nei giorni scorsi. Non ha vinto, eppure è un piccolo eroe della vita, di quelli che non conquisteranno mai un regno ma riescono comunque ad essere fonte di ispirazione per tutti e questo, per me, è più importante di qualsiasi trono sulla faccia della terra. Un trono lo puoi ereditare, lo puoi rubare, lo puoi conquistare con l’inganno o con la prepotenza, mentre le tappe vinte in questo Giro, Aru le ha conquistate con la tenacia, con la fatica, con la forza fisica e mentale, con il sacrificio, con l’umiltà, letteralmente con le proprie gambe. Ecco perché abbiamo iniziato ad amarlo, perché siamo stanchi di personaggi inconsistenti che si beano degli altri quando li sorpassano con l’inganno, e perché, in fondo, le mete che preferiamo sono quelle in salita, quelle che raggiungiamo con le nostre forze, senza sconti.

Giraffa e il Bosco incantato delle Sette Cascate (XV Puntata – La Cascata della Luce)

25 Mag

imagesUna mattina, alla fine della primavera, iniziai il mio viaggio verso la Cascata della Luce.

Tutti sapevano della mia partenza, perciò, quel giorno, al mio risveglio, prima del sorgere del sole, mi ritrovai circondata da tutti gli amici, un po’ come accadde il giorno in cui arrivai al Bosco, tanti anni prima. Ma stavolta, l’atmosfera era completamente diversa, sembrava quasi una festa: Nando, Cirisbonzia e Cristobaldo, insieme ai giovani Sirbo e Neddu, avevano lucidato i loro peli ispidi ed ora brillavano alla luce delle stelle; Gianni mostrava la sua chioma argentata; i lombrichi saltellavano felici; Isadora era ferma, accanto alla Grande Quercia; il palco del Vecchio Cervo dorato scintillava; Gina Volpetta mi guardava con gli occhi vispi, insieme a tutti gli altri abitanti del Bosco. Erano emozionati, come me, d’altra parte.

Ognuno aveva una raccomandazione diversa, un consiglio, un suggerimento dettati  dalle diverse esperienze che avevano vissuto con la Cascata più difficile da  raggiungere.

Il viaggio sarebbe stato lungo, come mi spiegò Isadora, «a partire da oggi, per tre volte vedrai il sole sorgere e per due volte saluterai la luna crescente».

Sarei dovuta arrivare a destinazione nel giorno più lungo dell’anno, quando il sole sorge prima che in tutti gli altri momenti dell’anno e tramonta più tardi, ossia nel  giorno del solstizio d’estate.

Avrei affrontato il viaggio in solitudine. Nel percorso avrei incontrato altre creature  del Bosco ma nessuno dei miei amici sarebbe partito insieme a me, avrei dovuto  contare solo sulle mie forze.

«Ricorda – disse Isadora – fidati solo del tuo istinto».

«Lo farò».

Ero pronta.

Salutai gli amici, la nuova famiglia e partii verso la mia meta. Non conoscevo il  percorso, sapevo soltanto che mi sarei dovuta dirigere verso est, seguendo il vecchio  sentiero, detto il Sentiero della Luce, tracciato nei tempi antichi dai padri fondatori,  i quali scoprirono la Cascata della Luce per caso, durante il loro viaggio alla scoperta  della culla del sole, «vogliamo vedere dove nasce il sole» dissero alla Grande Quercia e partirono verso l’est.

Il sentiero si stagliava lungo il costone del Monte del Sole, una delle montagne più  grandi del Bosco, e permetteva di avere una visuale sull’intera vallata incantata ma, a  quell’ora del mattino, con le stelle e con una sottile luna crescente, ancora non  riuscivo a vedere né la valle né l’orizzonte, ma soltanto le loro sagome. L’aria era fresca e ciò mi permetteva di correre lungo il sentiero, in modo da accelerare i tempi,in previsione del lungo percorso che mi aspettava e degli imprevisti che, come capita  in ogni viaggio, avrei dovuto affrontare. Galoppai fino a quando il sole iniziò ad  illuminare il cielo, donandogli i colori del rosa e del celeste, in un miscuglio sempre  affascinante. Mi resi subito conto, però, che in lontananza un fitto gruppo di nuvole  nere occupava il cielo e avanzava verso la mia direzione. Non ci feci caso più di tanto, poiché in quel momento il mio pensiero era rivolto esclusivamente al Sentiero della  Luce il quale, in alcuni punti, era solcato dal passo dei milioni di abitanti del Bosco che  lo avevano attraversato nel corso dei millenni, in altri, al contrario, appariva quasi  cancellato, forse dal vento o da altri eventi. Continua a leggere

Giraffa e il Bosco incantato delle Sette Cascate (XIV Puntata – La Cascata Silenziosa)

8 Mag

langhe2.jpg_2008729104445_langhe2«Sai qual è il problema con la Silenziosa, sore’?».
«No, non lo so, non l’ho mai vista…».
«Il problema è che se non vedi quella, non riesci ad andare alla Cascata della Luce, quella che realizza i desideri più grandi. Però per vedere la Silenziosa, bisogna stare tranquilli e concentrarsi, mentre noi siamo abituati a muoverci, ad andare avanti e indietro per il Bosco, a fare delle cose, a percorrere sentieri, radure, arrampicarci, scivolare negli avvallamenti, tuffarci nei torrenti. Per arrivare alle altre Cascate, il movimento va bene ma con la Silenziosa è tutta un’altra storia».
«Frate’, me la stai facendo complicata…».
«Ma lo è! Io ho impiegato tanto tempo prima di vedere la Cascata Silenziosa e realizzare il mio desiderio più grande».
«Io non posso aspettare troppi tempo per andare alla Cascata della Luce, voglio realizzare il mio grande desiderio».
«Ti confesso una cosa, sore’, una cosa che non ho mai detto a nessuno. Però non voglio che ci sentano, ti va di andare al Giardino delle Nuvole?».
«Certo che mi va, andiamo».
Il Giardino delle Nuvole è un piccolo promontorio, posto quasi ai confini del Bosco, molto particolare, poiché in quel punto, in alcune giornate, alla fine dell’inverno e all’inizio della primavera, le nuvole scendono fino a toccare la terra e avvolgono ogni cosa, come una soffice ragnatela impalpabile.
«Qui va meglio», disse Nando.
Non l’avevo mai visto così triste.
«Sai perché, per me è stato così difficile vedere la Cascata Silenziosa?».
«No, forse perché è lontana?».
«No, non è quello il motivo. Ti ricordi cosa dice la Grande Quercia, a proposito delle Cascate e dei desideri?». Continua a leggere

Sfide.

4 Mag

sfidaSfidare –  1. invitare a misurarsi in una gara sportiva o in una prova di altro genere [+ a]: sfidare a biliardo, a scacchi | invitare a battersi con le armi: sfidare a duello. 2. affrontare qualcuno in un confronto, una gara, una competizione: l’atleta sfiderà il campione del mondo alle olimpiadi | affrontare con audacia una forza avversa, un pericolo: sfidare il mare in tempesta; sfidare la morte |sfidare i secoli, si dice di opera che sopravvive alle ingiurie del tempo o che per il suo valore resta sempre viva nel tempo. 3. invitare qualcuno a fare qualcosa che si pensa sia impossibile [+ a]: vi sfido dimostrarmi il contrario |sfido!, sfido io!, sfido che…!, (fam.) per sottolineare che una cosa è ovvia, inevitabile, e non poteva andare diversamente: sfido io che ti hanno bocciato! 4. (ant.) scoraggiare, far perdere la fiducia”.

Mai come in questi giorni, per me un po’ complicati per vari motivi, la parola “sfida” circola nel mio cervello. E mi preparo quindi alla battaglia, perché so che quando qualcosa per me diventa una sfida, allora la mia testa sarà completamente concentrata a trovare la strategia giusta per vincerla e non si arrenderà fino a quando non l’avrà trovata. E mai come in questi giorni, mi sono resa conto di quanto la mia mente, il mio spirito, le mie cellule abbiano bisogno di sfide per andare avanti, come un nutrimento, non importa quanto grande sia la sfida. Per esempio mi è capitato di leggere per sfida uno dei miei libri preferiti (Cent’anni di solitudine) e per lo stesso motivo di imparare ad usare certi software che per me somigliavano a rompicapo (e lo sono ancora ma almeno li gestisco in qualche modo) o di superare esami abbastanza difficili. Ciò che importa è la sensazione che la sfida mi dà: mi sveglia, mi responsabilizza, mi sprona, mi spinge all’azione, mi rende lucida, mi fa sentire viva. Nonostante conosca benissimo i rischi e le conseguenze, non sempre positive, dello sfidare me stessa e anche di una possibile vittoria. Non sempre, infatti, la sfida vinta, pure molto difficile, gratifica, o perlomeno la gratificazione e la soddisfazione per avercela fatta, a volte, svaniscono velocemente, come gli effetti di una droga, immagino, o come gli effetti della cioccolata (e questo non lo immagino, lo so per certo). Capita quando la sfida è fine a sé stessa, quando non si fonda sul desiderio di realizzarsi, quando non è il modo per raggiungere un obiettivo realmente sentito, ma è soltanto pura sfida, nei confronti di sé stessi, un modo per mettere alla prova le proprie capacità ma, una volta superata la prova, rimane solo un vuoto da colmare, con una nuova sfida. Stavolta sarà una di quelle buone? Non so, ma accetto la sfida.