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Il piacere della salita.

1 Giu

downloadFabio Aru, il giovane ciclista di San Gavino Monreale, è arrivato secondo al Giro d’Italia che si è concluso proprio nei giorni scorsi. Non ha vinto, eppure è un piccolo eroe della vita, di quelli che non conquisteranno mai un regno ma riescono comunque ad essere fonte di ispirazione per tutti e questo, per me, è più importante di qualsiasi trono sulla faccia della terra. Un trono lo puoi ereditare, lo puoi rubare, lo puoi conquistare con l’inganno o con la prepotenza, mentre le tappe vinte in questo Giro, Aru le ha conquistate con la tenacia, con la fatica, con la forza fisica e mentale, con il sacrificio, con l’umiltà, letteralmente con le proprie gambe. Ecco perché abbiamo iniziato ad amarlo, perché siamo stanchi di personaggi inconsistenti che si beano degli altri quando li sorpassano con l’inganno, e perché, in fondo, le mete che preferiamo sono quelle in salita, quelle che raggiungiamo con le nostre forze, senza sconti.

Quattro lesbiche e un deficiente.

16 Mag

pallone-da-calcio,-tempesta,-fulmini,-lerba-157040Ammesso che abbia realmente pronunciato la frase idiota «Basta, non si può sempre parlare di dare soldi a queste quattro lesbiche», se Felice Belloli non fosse il presidente della Lega Nazionale Dilettanti, potremmo considerarlo un deficiente qualunque e lasciarlo bere tranquillo al suo Bar Sport preferito, unico luogo dove il suo pensiero primitivo non farebbe troppi danni. Invece, il signor Felice ha un ruolo di un certo rilievo, perciò dobbiamo pure metterci il problema di ciò che dice e, sopratutto, delle conseguenze del suo pensiero evoluto quanto quello dell’homo sapiens appena apparso sulla terra. Infatti, la Lega Nazionale Dilettanti si occupa di sport, non di quello discusso al famoso Bar, ma di quello vero, quello giocato sul campo, dirige e organizza campionati e coppe per le squadre maschili, campionati femminili, beach soccer, calcio a 5. In particolare, come chiarito sul loro sito ufficiale alla voce Mission: la “Lega Nazionale Dilettanti costituisce la base della piramide del calcio italiano, annoverando oltre 14 mila società ed oltre 1 milione e 200 mila tesseratiSotto l’egida della LND ogni anno si disputano oltre 700 mila gare, tutte accomunate da un elemento ricorrente: la passione”. Mica il gioco delle pulci, no? Non solo,  “La Lega Nazionale Dilettanti è la famiglia sportiva dilettantistica più grande d’Europa, opera e promuove i valori della lealtà sportiva, del rispetto delle regole e della solidarietà sociale“. Lealtà sportiva, rispetto delle regole, solidarietà sociale. Non è necessario essere particolarmente intelligenti per capire che definire e considerare con disprezzo una categoria di sportivi, uomini o donne che siano, appartenenti alla “famiglia sportiva” che si ha il privilegio di presiedere non rientra nei valori sportivi predicati. Rientra, forse, nella mentalità di chi è spinto da un “elemento ricorrente” diverso dalla passione per lo sport, non ci interessa sapere quale, ma di sicuro non ha chiaro il concetto di sport, e nemmeno quello basilare di rispetto per gli altri, perché in questo caso di quello si tratta, di una banale questione di rispetto, non di femminismo o di “questione femminile” o di “pari opportunità”, ma di rispetto per chi pratica uno sport e ha una passione vera, a prescindere dal sesso o dall’orientamento sessuale, e per questo deve essere messo nelle condizioni di esprimere il proprio talento, le proprie capacità, pienamente e senza dover gestire anche i limiti mentali altrui. La Lega Nazionale Dilettanti è sicura di voler essere ancora rappresentata da un signor Felice qualunque?

Open.

16 Mar

Freedom concept. Escaping from the cagePerò al mondo c’è un sacco di gente che non sta bene nella sua pelle, a disagio nei matrimoni, nell’adolescenza, con se stessa. Sarò presuntuoso, ma volevo dire che si può arrivare a capirsi. Se l’ho fatto io, ci possono riuscire anche gli altri. Il libro si fonda su questa speranza: si è persi, ma ci si può ritrovare. Non è sul tennis, ma su come sia difficile confrontarsi con la propria identità. L’ho scritto: amo e riverisco tutti quelli che hanno sofferto“. Probabilmente, la migliore recensione di un libro, fatta da chi lo ha scritto. Il libro in questione è uscito qualche anno fa,  e si tratta di Open – La mia storia di Andre Agassi, uno dei più grandi tennisti di tutti i tempi, che ha voluto raccontare la propria vita piuttosto tribolata, sopratutto psicologicamente. Come quasi sempre mi accade, non l’ho letto alla sua prima uscita, ma l’ho fatto, casualmente, quando è arrivato il momento giusto, perché, a mio modestissimo parere, anche i libri, come le persone, non arrivano per caso. È un libro che consiglio a tutti ma sono sicura che arriverà nelle vostre librerie soltanto quando sarà il momento giusto. Se poi il momento è questo, buona lettura 😉

Carolina e le fregature dell’amore.

1 Dic

Carolina Kostner stava con Alex Schwazer quando lui assumeva sostanze dopanti, nella affannosa ricerca della vittoria “costi quel che costi”. Non lo ha denunciato, non ha voluto vedere o non ha voluto capire, non lo sappiamo e sinceramente nemmeno ce ne importa granché. Per lei, la Procura antidoping ha chiesto la squalifica per quattro anni, senza scusanti, come se si fosse dopata, mentre Alex Schwazer è stato condannato a tre anni e sei mesi di squalifica. Certo, l’amore, l’affetto, il bene per una persona cara, non sono previsti come attenuanti da alcun codice ma siamo proprio sicuri che, in una situazione del genere, ci saremmo comportati diversamente? Chissà.

In ogni caso, Carolina Kostner rimane quello che è sempre stata, una grande sportiva.

 

E non chiamatelo gioco.

5 Mag

Delio Rossi, ormai ex allenatore della Fiorentina, secondo voci di corridoio, fra qualche giorno potrebbe venir  proclamato santo dalla comunità sportiva italiana, o almeno beatificato, e sarebbe l’unico caso di persona vivente con aureola. D’altra parte, si tratta di un’aureola conquistata sul campo, in quanto vittima incolpevole di un dito medio e di un insulto da parte di un calciatore della sua squadra, che hanno scatenato la reazione furibonda del povero allenatore facendolo scagliare contro il giocatore con pugni e calci, con una violenza degna del peggiore hooligan mai ospitato da uno stadio. In sintesi, è accaduto questo: l’allenatore sostituisce il calciatore dopo circa mezz’ora di gioco, il giocatore sostituito lo manda a quel paese, gli rifila un dito medio nel campo visivo e una battuttaccia della quale nulla sappiamo, e l’allenatore lo aggredisce. L’allenatore viene esonerato e sospeso per tre mesi, chiede scusa per la reazione ma sono scuse con il “ma”, sempre ben accette se provengono dal mondo del calcio, ossia “ho sbagliato ma quanta ipocrisia”, e da qui inizia il processo di beatificazione del martire Rossi, poiché in Italia funziona così, ufficialmente si condanna, si esonera, si squalifica per il gesto antisportivo ma poi si giustifica la violenza, quando a perpetrarla è un eletto, un unto del Signore,  uno che celebra ogni domenica il santo rito del calcio, con fior di sponsor a fare da contorno al campo verde. Non ci si pone più il problema del comportamento sportivo,  dell’esempio ai giovani, probabilmente, perché il calcio non è più uno sport e non è più nemmeno un gioco, anzi, non chiamiamolo più “gioco del calcio”, chiamiamolo lotta libera su prato in erba e togliamo ogni regola, diciamo solo che vince chi è più forte, chi è più macho, chi picchia di più, giovane o vecchio che sia, calciatore o allenatore che sia, tanto la formazione è sempre la stessa e pure il gesto strafottente del calciatore all’allenatore nasce in un ambiente evidentemente malato. Ma in certi casi, la violenza è meno violenta. Se Rossi fosse stato, che so, un normalissimo insegnante che prende a pugni un allievo troppo vivace, un datore di lavoro che prende a calci un sottoposto irriverente, un dirigente che picchia un operaio antipatico, un giocatore che tira un ceffone all’allenatore che lo bistratta, o anche l’allenatore di uno sport “minore” dove “minore” significa meno redditizio economicamente, allora, be’, probabilmente, sarebbe andato in galera anche solo “per aver pensato il fatto”.

E, allora, non chiamatelo gioco.

 

P.S. e, guarda caso, il video integrale non si trova più in giro.

(l’immagine l’ho presa qui )

No, la maglia no.

23 Apr

No, caro ultra che fingi di essere tifoso, la mia maglia non te la do e ti voglio spiegare il motivo, anche se il tuo piccolo cervello annebbiato forse non lo capirà: questa maglia, la mia maglia, era la protagonista dei miei sogni di bambino, era il pensiero più bello quando giocavo con i miei amici a pallone, e nessuno me l’ha regalata; questa maglia me la sono conquistata con fatica, allenamento, sudore, sacrifici, mi ha permesso di fare il lavoro che sognavo e se ancora la indosso è solo grazie a quel sudore e a quei sacrifici; questa maglia, la mia maglia, non te la do, perché il mio stipendio non giustifica la tua prepotenza nei miei confronti; questa maglia, non la tolgo solo per placare la tua frustrazione, perchè quando la indosso mi sento parte di un gruppo che, facendo il lavoro che più gli piace, riesce a divertire milioni di persone, milioni di bambini, di ragazzini, di adulti; questa maglia è la mia dignità, perché io sono ancora un uomo e non una macchina programmata per vincere; la mia maglia non te la do, perché nello sport si vince e si perde ma, in ogni circostanza, si mantiene la dignità; la maglia non la tolgo, nonostante la mia società preferisca trattare con te, che sei un violento, piuttosto che tutelare me e lo sport. No, la maglia non la tolgo, caro ultra, trova un altro modo per sentirti grande.

(l’immagine l’ho presa qui )

Sport con un certo non so che.

19 Giu

Povera Sharapova, anche su questo monte devo occuparmi di lei, per prendere le sue difese. Capirai, il tennis non lo guardo nemmeno in tv, mi tocca difendere una tennistona tutta d’un pezzo che, a quanto pare, quando gioca butta fuori certe urla da 100 decibel, tanto da far imbarazzare il povero campione Boris Becker, che le definisce urla che “hanno un non so che di sessuale” quindi, per tale motivo, da vietare assolutamente, da bandire per sempre dai campi da gioco, perché gli spettatori si distraggono, pensano al sesso furioso insieme alla Sharapovona e non guardano più dove va a finire la pallina. Ora, a parte il fatto che preferirei non essere la vicina di casa di Becker, perchè forse è abituato a gare sessual-canore che mi impedirebbero di fare i miei sani sogni thriller, vorrei tranquillizzarlo facendogli leggere l’intervista dell’ex fidanzato della tennistona, il cantante dei Maroon five che, qualche tempo fa, si lamentava della freddezza e “staticità” della ex nelle sospirate e attese notti di passione, la povera rimaneva fermina e zittina, come avere un iceberg tra le braccia, figuriamoci raggiungere i 100 decibel di urla assatanate, sarebbe stato già tanto raggiungere i 36° di temperatura. Però, tranquillizzato Becker, ammetto che, in parte, sono d’accordo con lui, certi atteggiamenti degli sportivi hanno un non so che di sessuale e distraggono l’attenzione, perciò bisognerebbe vietarli. Ne ho avuto conferma, mentre guardavo Italia – Francia (ebbene sì, la Nazionale non me la perdo, cuore di giraffa) e vedevo tutto quel sudore, tutti quei muscoli in azione, tutte quelle grida di esultanza, ecchediamine, che si diano un contegno! Quella gamba di Toni, sfigato come pochi, che provava a buttare la palla in porta era una vera e propria istigazione alla distrazione..quei suoi due metri di fibra muscolare, sangue, legamenti che vanno dall’alluce all’anca, quando sono in movimento e si tendono verso la palla, D-I-S-T-R-A-G-G-O-N-O, censuriamoli una volta per tutte. Per non parlare di tutte quelle ammucchiate maschie quando la benedetta palla entra nella benedetta porta avversaria, quel groviglio di massa muscolare, tonica, pulsante, D-I-S-T-R-A-E, lo vogliono capire o no? Quell’urlo liberatorio di Pirlo dopo il calcio di rigore infilato ai francesi (allez, allez à la maison, garcons!) non fa bene alla concentrazione dei tifosi, distrae. Tutto quel gioco, di gambe e cervello, sul tappeto erboso, potrebbe far pensare che quei giovanotti in fondo non sono viziati, e non sono dei decerebrati, come lo sono alcuni giornalisti che li giudicano, che forse tutta quella fatica sul campo ci diverte, ci fa sognare, ci fa pensare che è possibile rialzarsi quando tutto sembra perduto, ci fa pensare che bisogna combattere sino alla fine, con o senza miliardi, ci fa pensare che, a volte, anche il calcio può essere magia. E poi, lui, Donadoni, l’allenatore, vogliamo parlare di quell’aplomb che ha un non so che di sessuale? Vogliamo parlare di tutta quella superficie placida che, sotto il completo D&G, lascia intravedere i muscoli tesi e pronti a superare i decibel della Sharapova? Vogliamo dirlo o no che il suo occhietto fermo e concentrato, i suoi riccioli brizzolati sono perfetti per un film di Tinto Brass e vanno vietati il più presto possibile? Vogliamo dirlo che lo sport fa distrarre gli spettatori e si guarda proprio per quello??!!