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Shine

7 Dic

IMG_20151206_164514“Our deepest fear is not that we are inadequate. Our deepest fear is that we are powerful beyond measure. It is our light, not our darkness that most frightens us. We ask ourselves, ‘Who am I to be brilliant, gorgeous, talented, fabulous?’ Actually, who are you not to be? You are a child of God. Your playing small does not serve the world. There is nothing enlightened about shrinking so that other people won’t feel insecure around you. We are all meant to shine, as children do. We were born to make manifest the glory of God that is within us. It’s not just in some of us; it’s in everyone. And as we let our own light shine, we unconsciously give other people permission to do the same. As we are liberated from our own fear, our presence automatically liberates others.”

“La nostra paura più profonda non è quella di essere inadeguati, ma di essere potenti oltre misura. E’ la nostra luce, non la nostra ombra a spaventarci di più. Ci chiediamo, chi sono io per essere brillante, bellissimo, pieno di talento e favoloso? In realtà, chi sei tu per non esserlo? Sei figlio di dio. Il tuo giocare in piccolo non serve al mondo. Non c’è niente di illuminato a sminuire se stessi in modo che altre persone non si sentano insicure vicino a te. Siamo tutti nati per brillare come fanno i bambini. Siamo nati per manifestare la gloria di Dio che è dentro di noi. Non solo in alcuni di noi, ma in tutti noi. E mentre lasciamo che la nostra luce risplenda, inconsciamente diamo agli altri la possibilità di fare altrettanto. E quando siamo liberati dalle nostre paure, la nostra presenza automaticamente libera gli altri.”

Marianne Williamson? Nelson Mandela? Chiunque l’abbia detto, non m’importa, è un pensiero che condivido, pienamente. Siamo tutti nati per brillare.

Arrivederci, Madiba.

6 Dic

nelson mandela“Non esiste una strada facile verso la libertà” ma, se una via stretta, insidiosa, piena di buche, porta alla libertà, allora vale la pena di essere percorsa. Ad ogni costo. Grazie a Nelson Mandela, per averlo ricordato a tutti noi.

La libertà possibile.

11 Feb

11 febbraio 1990, 11 febbraio 1990, 11 febbraio 1990.” Vent’anni fa, in una fredda mattina d’inverno, in una scuola superiore italiana qualunque, due ragazzine di quasi sedici anni, nella loro aula così lontana dall’Africa, ripetevano quella data come un mantra, per fissarla nella memoria, perché la storica vittoria della libertà non poteva essere dimenticata. Il ricordo di quelle ragazzine forse fa un po’ tenerezza, per l’ingenuità e, magari, per l’eccesso di idealismo però, nonostante il tempo trascorso, nonostante tutto, una di loro crede ancora fortemente che la libertà sia il bene primario di ogni uomo e, grazie anche a uomini come Nelson Mandela, crede che la libertà sia possibile, anche in condizioni difficili e (quasi) impossibili, a costo di enormi sacrifici, ma è possibile (magari lo penserà anche l’altra ragazzina ma, chissà, sarà in giro per il mondo o, forse, sarà tornata in Africa, patria della madre). Fino a vent’anni fa, formalmente fino al 1994, in Sudafrica esisteva ancora un sistema chiamato apartheid, basato sulla separazione tra bianchi e neri, di fatto un sistema fondato sul razzismo, sulla segregazione razziale, che privilegiava la popolazione di colore bianco a discapito di quella di colore nero. Con l’apartheid vennero proibiti i matrimoni interrazziali; i cittadini furono obbligati a registrarsi come bianchi o neri; le opposizioni considerate dal governo “comuniste” potevano essere bandite; vennero istituiti i ghetti (bantustan) per la popolazione nera e gli abitanti dei ghetti furono privati della cittadinanza sudafricana. I neri non godevano dei diritti civili e politici. Praticamente, una dittatura dei bianchi, buttata giù grazie all’impegno dell’ANC e al sacrificio di uomini come Nelson Mandela, che ha pagato un prezzo altissimo in nome della libertà del suo popolo.

«Non c’è nessuna strada facile per la libertà.»

 

(l’immagine l’ho presa da qui)