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To fly or not to fly?

28 Lug

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“The moment you doubt whether you can fly, you cease for ever to be able to do it.” J. M. Barrie, Peter Pan

House of Cats – Gli intrighi della polpetta.

1 Lug

funny-cats-cartoon-with-panel-gatti-buffi-con-pannelloPiù audace di Temptation Island, più torbida di Game of Thrones, più intrigante di House of Cards,  è in arrivo su questo canale, l’imperdibile docu-serie interamente dedicata ai giochi di potere e alle avventure magiche della colonia felina più prolifica al mondo ( o_O ) perfino più dei conigli che allevava mia nonna, ecco a voi:
House of Cats – Gli intrighi della polpetta.

Trama.

Agli albori del ventunesimo secolo, in una calda mattina d’estate, una  bellissima e misteriosa creatura si presenta all’uscio di una dimora di un paese molto lontano, abitata da umani e da una creatura altrettanto misteriosa, bellissima e intelligentissima, volgarmente chiamata cane.

La misteriosa creatura, dal folto pelo nero e dai modi eleganti, si presenta con poche, educatissime parole “buongiorno, stimatissimi signori, io sono un gatto” e inizia a fissare gli umani con i suoi occhi verdi. In realtà, li sta ipnotizzando ma l’unico ad accorgersi di ciò che sta avvenendo è il cane di casa che, senza troppi giri di parole, caccia via l’ospite.

Con la dipartita dell’amatissimo cane, la creatura misteriosa si installa definitivamente presso la dimora umana, condividendo l’area verde con un nuovo cane, di grande carattere ma dal fisico non troppo prestante.

Così, ha inizio la lenta ma inesorabile colonizzazione della terra occupata dagli umani, senza che questi si accorgano di ciò che sta accadendo, come sempre.

Quindi, al primo gatto si aggiunge un altro gatto, poi un altro, e poi un altro ancora, fino a formare una vera e propria colonia, che ha un solo scopo: impossessarsi della Grande Polpetta, prendere il potere, rendere gli uomini schiavi e iniziare da quel luogo la conquista del mondo. Riusciranno nel loro diabolico intento?

Protagonisti.

Dart Liller

Dart Liller – Il vecchio genio del Male. Silenzioso, combattente di lunga esperienza, implacabile con il nemico, conosce gli umani e sa che non bisogna fidarsi di loro, forse è per questo che continua la lotta per il dominio totale.

 

 

 

Puncia

Puncia

Puncia – La coraggiosa custode della dimora. Ha capito il disegno dei colonizzatori e cerca di difendere il territorio, sebbene il fisico non l’aiuti. Incredibilmente, entra in sintonia con Bianca, che la sosterrà nei momenti difficili, e nonostante il divieto imposto dalla colonia.

 

 

Regina della Via -  La Talebana

Regina della Via – La Talebana

Regina della Via – meglio nota come La Talebana, e questo dice tutto. Inafferrabile e spietata, ha oppresso il vecchio cagnolino domestico per mesi, e continua a sfornare colonizzatori come se dovesse conquistare l’intero universo. Qui con il figlio Paco.

 

 

 

Barè

Barè – Il gatto mutante, nato maschio si trasforma in femmina al solo scopo di far nascere milioni di colonizzatori. Nella mutazione qualcosa è andato storto e non fa un “miao” come tutti i gatti ma “miauuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu” senza una fine. Figlia della Talebana.

 

 

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Bianca

Bianca – Meglio conosciuta come La Stratega. Come tutti i gatti neri, è affabile, giocherellona, terribilmente affettuosa con gli umani. Naturalmente, è una strategia della guerra di conquista. Figlia della Talebana.

 

 

Paco e DeLucia

Paco e DeLucia

I Gemelli Paco e DeLucia. Figli della Talebana. Paco è ancora terribilmente timido, DeLucia ha un incredibile istinto materno, e pur essendo di pochi mesi più grande dei suoi nipotini, figli di Barè, li accudisce come se fosse una balia. Sono i misteri dei colonizzatori.

 

 

 

Pinky, Piggy, Drago, 100%Cotone,  DarkSnow

Pinky, Piggy, Drago, 100%Cotone, DarkSnow

Pinky, Piggy, Drago, 100%Cotone, DarkSnow – Figli di Barè, nipoti della Talebana. Studiano l’ABC della colonizzazione, fingendo di dormire diciotto ore al giorno.

 

 

 

 

 

 

Stay tuned staytuned

Giraffa e il Bosco incantato delle Sette Cascate (XVI Puntata – La Cascata della Luce nel Solstizio d’estate)

21 Giu

imagesIl mattino seguente, al mio risveglio, alcuni viandanti dormivano profondamente, altri sonnecchiavano e altri ancora erano già pronti per il loro viaggio. Scambiai qualche parola con loro ma ero impaziente di riprendere il mio viaggio e mi diressi subito verso l’ingresso della Grotta, per vedere lo stato del temporale. In cuor mio, speravo fosse finito ma avrei ripreso il viaggio in qualsiasi condizione. Man mano che mi avvicinavo all’ingresso, la luce aumentava, allungai il collo per annusare l’aria e sentii il forte odore della terra bagnata,  sbucai fuori e vidi che le nuvole erano sparite, per lasciare il cielo limpido, con le stelle brillanti e tremolanti.

Poiché il sentiero era stato in parte cancellato dall’acqua, furono proprio le stelle del mattino ad indicarmi la strada per proseguire alla volta della Cascata della Luce, e così ripresi il mio cammino verso est.

Il cielo, nel frattempo, iniziava a schiarire, il Bosco si animava grazie al canto degli uccelli e il rumore dei torrenti, riempiti dalla pioggia della notte precedente, accompagnava il mio trotto. E poi, finalmente, la grande palla rossa e infuocata.

Con grande stupore, mi resi conto che ero giunta in una parte del Bosco non particolarmente umida, nella quale l’antico sentiero dei padri fondatori, era di nuovo visibile. Iniziai a percorrerlo al galoppo, stando ben attenta a ricordare tutti i segni e le tracce del percorso. Il sentiero, dopo aver attraversato la parte interna della montagna, riprendeva il costone, con una bellissima vista sulla vallata tra i due monti, dove nasceva il sole.

Nel mio galoppo, però, non vidi davanti a me, proprio nel bel mezzo del vecchio sentiero, la piccola roccia che spuntava con le sue punte aguzze e così, improvvisamente, inciampai, persi l’equilibrio e, in un attimo, senza nemmeno avere il tempo di capire cosa mi stesse capitando, mi ritrovai a scivolare lungo il costone della montagna, fino a cadere nel dirupo che portava alla valle.

«Per tutti i leoni della savana! Ma è possibile che una piccola roccia appuntita possa far saltare una giraffa grande e grossa come me?» esclamai, mentre cercavo di capire dove fossi finita. Mi sentivo ammaccata, dolorante, frastornata e mi resi conto di avere una profonda ferita alla zampa anteriore destra.

«Sì, è possibile», mi voltai e vidi una volpe dal pelo rosso brillante, intenta a lucidarsi la coda. Continua a leggere

Giraffa e il Bosco incantato delle Sette Cascate (XV Puntata – La Cascata della Luce)

25 Mag

imagesUna mattina, alla fine della primavera, iniziai il mio viaggio verso la Cascata della Luce.

Tutti sapevano della mia partenza, perciò, quel giorno, al mio risveglio, prima del sorgere del sole, mi ritrovai circondata da tutti gli amici, un po’ come accadde il giorno in cui arrivai al Bosco, tanti anni prima. Ma stavolta, l’atmosfera era completamente diversa, sembrava quasi una festa: Nando, Cirisbonzia e Cristobaldo, insieme ai giovani Sirbo e Neddu, avevano lucidato i loro peli ispidi ed ora brillavano alla luce delle stelle; Gianni mostrava la sua chioma argentata; i lombrichi saltellavano felici; Isadora era ferma, accanto alla Grande Quercia; il palco del Vecchio Cervo dorato scintillava; Gina Volpetta mi guardava con gli occhi vispi, insieme a tutti gli altri abitanti del Bosco. Erano emozionati, come me, d’altra parte.

Ognuno aveva una raccomandazione diversa, un consiglio, un suggerimento dettati  dalle diverse esperienze che avevano vissuto con la Cascata più difficile da  raggiungere.

Il viaggio sarebbe stato lungo, come mi spiegò Isadora, «a partire da oggi, per tre volte vedrai il sole sorgere e per due volte saluterai la luna crescente».

Sarei dovuta arrivare a destinazione nel giorno più lungo dell’anno, quando il sole sorge prima che in tutti gli altri momenti dell’anno e tramonta più tardi, ossia nel  giorno del solstizio d’estate.

Avrei affrontato il viaggio in solitudine. Nel percorso avrei incontrato altre creature  del Bosco ma nessuno dei miei amici sarebbe partito insieme a me, avrei dovuto  contare solo sulle mie forze.

«Ricorda – disse Isadora – fidati solo del tuo istinto».

«Lo farò».

Ero pronta.

Salutai gli amici, la nuova famiglia e partii verso la mia meta. Non conoscevo il  percorso, sapevo soltanto che mi sarei dovuta dirigere verso est, seguendo il vecchio  sentiero, detto il Sentiero della Luce, tracciato nei tempi antichi dai padri fondatori,  i quali scoprirono la Cascata della Luce per caso, durante il loro viaggio alla scoperta  della culla del sole, «vogliamo vedere dove nasce il sole» dissero alla Grande Quercia e partirono verso l’est.

Il sentiero si stagliava lungo il costone del Monte del Sole, una delle montagne più  grandi del Bosco, e permetteva di avere una visuale sull’intera vallata incantata ma, a  quell’ora del mattino, con le stelle e con una sottile luna crescente, ancora non  riuscivo a vedere né la valle né l’orizzonte, ma soltanto le loro sagome. L’aria era fresca e ciò mi permetteva di correre lungo il sentiero, in modo da accelerare i tempi,in previsione del lungo percorso che mi aspettava e degli imprevisti che, come capita  in ogni viaggio, avrei dovuto affrontare. Galoppai fino a quando il sole iniziò ad  illuminare il cielo, donandogli i colori del rosa e del celeste, in un miscuglio sempre  affascinante. Mi resi subito conto, però, che in lontananza un fitto gruppo di nuvole  nere occupava il cielo e avanzava verso la mia direzione. Non ci feci caso più di tanto, poiché in quel momento il mio pensiero era rivolto esclusivamente al Sentiero della  Luce il quale, in alcuni punti, era solcato dal passo dei milioni di abitanti del Bosco che  lo avevano attraversato nel corso dei millenni, in altri, al contrario, appariva quasi  cancellato, forse dal vento o da altri eventi. Continua a leggere

Giraffa e il Bosco incantato delle Sette Cascate (XIV Puntata – La Cascata Silenziosa)

8 Mag

langhe2.jpg_2008729104445_langhe2«Sai qual è il problema con la Silenziosa, sore’?».
«No, non lo so, non l’ho mai vista…».
«Il problema è che se non vedi quella, non riesci ad andare alla Cascata della Luce, quella che realizza i desideri più grandi. Però per vedere la Silenziosa, bisogna stare tranquilli e concentrarsi, mentre noi siamo abituati a muoverci, ad andare avanti e indietro per il Bosco, a fare delle cose, a percorrere sentieri, radure, arrampicarci, scivolare negli avvallamenti, tuffarci nei torrenti. Per arrivare alle altre Cascate, il movimento va bene ma con la Silenziosa è tutta un’altra storia».
«Frate’, me la stai facendo complicata…».
«Ma lo è! Io ho impiegato tanto tempo prima di vedere la Cascata Silenziosa e realizzare il mio desiderio più grande».
«Io non posso aspettare troppi tempo per andare alla Cascata della Luce, voglio realizzare il mio grande desiderio».
«Ti confesso una cosa, sore’, una cosa che non ho mai detto a nessuno. Però non voglio che ci sentano, ti va di andare al Giardino delle Nuvole?».
«Certo che mi va, andiamo».
Il Giardino delle Nuvole è un piccolo promontorio, posto quasi ai confini del Bosco, molto particolare, poiché in quel punto, in alcune giornate, alla fine dell’inverno e all’inizio della primavera, le nuvole scendono fino a toccare la terra e avvolgono ogni cosa, come una soffice ragnatela impalpabile.
«Qui va meglio», disse Nando.
Non l’avevo mai visto così triste.
«Sai perché, per me è stato così difficile vedere la Cascata Silenziosa?».
«No, forse perché è lontana?».
«No, non è quello il motivo. Ti ricordi cosa dice la Grande Quercia, a proposito delle Cascate e dei desideri?». Continua a leggere

Giraffa e il Bosco incantato delle Sette Cascate (XIII Puntata – La Cascata delle Ombre)

23 Apr

giraffa7Una sera, al crepuscolo, dopo aver preparato il mio giaciglio per la notte, con foglie e rametti secchi, rimasi a guardare l’orizzonte e la luna, che iniziava ad accendersi per noi. Era una sera un po’ così, una di quelle in cui non riuscivo a dormire e pensavo, pensavo alla mia famiglia, ai miei genitori, ai miei fratelli, alla mia vecchia casa, l’Africa. Non che nel Bosco mi trovassi male, al contrario, avevo conosciuto nuovi amici e ci volevamo tanto bene, avevo cibo e acqua in abbondanza, nulla mi mancava eppure…

Eppure, sentivo una cosa in pancia, una specie di nostalgia, per tutto quello che avevo lasciato e per tutto quello che ero stata un tempo.  La malinconia era venuta a farmi visita, ancora una volta.  In questi casi, qui nel Bosco, chiamiamo gli amici o facciamo una passeggiata ma a quell’ora, quasi tutti gli abitanti dormivano, mica potevo svegliare Nando e dirgli che avevo la nostalgia nella pancia! Così, rimasi a guardare il cielo diventare sempre più scuro e, ben presto, tutto diventò buio intorno a me, solo le stelle e la grande luna mi facevano compagnia. Forse, qualche lacrima scese silenziosamente dai miei occhi, ma non lo ricordo bene, le lacrime non vogliono mai essere ricordate, sono fatte così, arrivano e poi si fanno dimenticare.

images (1)Mentre iniziavo a contare le stelle, nella speranza di prendere sonno, una voce dolce iniziò a circolare nella mia testa: «ricorda sempre che conservi un raggio di sole nel sacchetto di vento, cercalo ogni volta che vedrai solo buio intorno a te, cercalo e ti indicherà la strada», era la voce di mia madre! Le sue ultime parole, prima di separarci. In quel momento, vedevo solo buio intorno a me. Allora, cercai il sacchetto di vento con dentro il raggio di sole, che mia madre aveva confezionato per me tanto tempo prima. Era ancora lì, ben conservato sotto il mio manto. Lo presi tra le zampe, era leggero, come il vento di cui era fatto, il mio cuore iniziò a rasserenarsi, come per incanto. Appena lo aprii e vidi il mio raggio di sole, la malinconia svanì del tutto, abbandonò la mia pancia, se ne andò chissà dove, e provai solo una grande gioia, come se in quel momento avessi ritrovato la mia famiglia, la mia vecchia casa, la giraffa che ero stata e si fossero riunite al mio presente. Guardai per l’ultima volta il mio raggio di sole e, poi, riposi il sacchetto di vento nuovamente sotto il mio manto. Mi sentivo serena, ora il buio non era così scuro e non mi faceva sentire sola però, c’era un problema: ancora, non avevo sonno.  Continua a leggere

Giraffa e il Bosco incantato delle Sette Cascate (XII Puntata – La Cascata dei Segnali Segreti)

12 Apr

10659144_818646828156208_937351179205534077_n-660x480Per arrivare alle Cascate dei desideri, non sempre bisogna seguire un sentiero già battuto. Talvolta, infatti, ciò che conta non sono solo le forze nelle nostre zampe o il fiato nei nostri polmoni. Per esempio, ciò che serve per giungere alla Cascata dei Segnali Segreti è, soprattutto, la forza della nostra mente, unita a tutta la nostra fantasia, poiché il tragitto si scopre solo strada facendo, dopo aver risolto i tre indovinelli, creati appositamente per ogni viandante dalla vecchia scimmia del Bosco, Calandra dall’Ago.

Calandra ha una storia piuttosto tribolata e triste, che lei non ama raccontare. Vi posso soltanto dire che anni e anni fa, venne salvata dagli umani del Fronte di salvezza delle cavie da laboratorio, mentre si trovava in un luogo dove alcuni uomini la usavano, insieme ad altri animali, come un oggetto da studiare, procurandole tanta sofferenza. Ora vive felice ed è parte della famiglia del Bosco, si diverte a fare scherzi e ad inventare indovinelli per tutti noi ma è anche molto saggia.

Quando decisi di visitare la Cascata dei Segnali segreti, la quarta per difficoltà, vivevo nel Bosco da quattro anni, l’autunno stava per partire e, durante la sua permanenza nel Bosco aveva riempito fiumi, laghi e torrenti, quindi anche le nostre Cascate erano più vivaci che mai e, come mi suggerì Isadora, l’amica aquila, quello sarebbe stato il periodo giusto per visitare la Cascata dei Segnali «vedrai, sarà un’avventura molto stimolante e divertente». Avrei mai potuto rinunciare ad un’avventura molto divertente? Giammai! Decisi, quindi, di far sapere a Calandra, tramite gli amici lombrichi, che sarei partita per la Cascata. «Ragazzi, potete dire a Calandra che vorrei visitare la Cascata dei Segnali?», «va beniffimo, Giraffa, andiamo fubito da Calandra!», «però, ragazzi, non ho ancora capito una cosa: perché non ci posso andare io?»,  «ah, già, non lo fai…dunque, la ftoria è quefta: Calandra è convinta che neffun abitante del Bofco fappia che fia lei a creare gli indizi per la Cafcata dei Fegnali, e la cofa la diverte moltiffimo, perciò, tutti noi, pur di non deluderla, ftiamo al gioco, è un gioco innocente».

E così, una mattina, mentre il cielo era ancora scuro e le stelle facevano festa tra di loro, sentii un fruscio accanto al mio giaciglio, mi alzai e trovai il primo indizio.

Se la cascata tu vuoi trovare, 
il cuore puro dovrai avere, 
cara Giraffa, 
con fantasia cercar dovrai, 
tutti gli indizi che preparai”.

Così esordiva il primo indovinello scritto con delle piccole foglie, cadute dal vecchio leccio, posate sul terriccio morbido, e proseguiva.

Il tuo sentiero proseguirà lungo la rotta del per di là, 
cerca il giaciglio più grande che c’è, 
con verde coperta e riflessi del tè, 
dove Rugiada riposa, stai certa, 
fresca e contenta di esser trovata”.  Continua a leggere