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Shine

7 Dic

IMG_20151206_164514“Our deepest fear is not that we are inadequate. Our deepest fear is that we are powerful beyond measure. It is our light, not our darkness that most frightens us. We ask ourselves, ‘Who am I to be brilliant, gorgeous, talented, fabulous?’ Actually, who are you not to be? You are a child of God. Your playing small does not serve the world. There is nothing enlightened about shrinking so that other people won’t feel insecure around you. We are all meant to shine, as children do. We were born to make manifest the glory of God that is within us. It’s not just in some of us; it’s in everyone. And as we let our own light shine, we unconsciously give other people permission to do the same. As we are liberated from our own fear, our presence automatically liberates others.”

“La nostra paura più profonda non è quella di essere inadeguati, ma di essere potenti oltre misura. E’ la nostra luce, non la nostra ombra a spaventarci di più. Ci chiediamo, chi sono io per essere brillante, bellissimo, pieno di talento e favoloso? In realtà, chi sei tu per non esserlo? Sei figlio di dio. Il tuo giocare in piccolo non serve al mondo. Non c’è niente di illuminato a sminuire se stessi in modo che altre persone non si sentano insicure vicino a te. Siamo tutti nati per brillare come fanno i bambini. Siamo nati per manifestare la gloria di Dio che è dentro di noi. Non solo in alcuni di noi, ma in tutti noi. E mentre lasciamo che la nostra luce risplenda, inconsciamente diamo agli altri la possibilità di fare altrettanto. E quando siamo liberati dalle nostre paure, la nostra presenza automaticamente libera gli altri.”

Marianne Williamson? Nelson Mandela? Chiunque l’abbia detto, non m’importa, è un pensiero che condivido, pienamente. Siamo tutti nati per brillare.

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Citazione

Rising sun.

1 Ago

inspiring sunIn response to The Daily Post’s weekly photo challenge: “Inspiration.”

The rising sun is my inspiration. It reminds me we are all meant to shine, as someone said 😉

Rome for the Quotes challenge.

28 Giu

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Rome wasn’t built in a day.

That’s it. So please, relax, don’t worry, take your time, you will build your Rome 😉

Thank you to thesnowmeltssomewhere, a very interesting travel blog where you can find beautiful photos and many ideas for your travels, for passing on to my blog the Three Quotes Challenge. I think it’s a funny way to share thoughts and to inspire readers, maybe.

The challenge: Post a quote for 3 consecutive days.

Rules: ~ Thank the person who nominated you ~ Pass the “golden whisk” on to 3 people

I pass the “golden whisk” on to all the people who have some good quotes to share with us 🙂

No teachers for the Quotes challenge.

27 Giu

I-cannot-teach-anybody

 

I cannot teach anybody anything. I can only make them think. Socrates 

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Dots and Quotes challenge.

26 Giu

Steve-Jobs-Quotes-Connecting-The-Dots-4You can’t connect the dots looking forward; you can only connect them looking backwards. So you have to trust that the dots will somehow connect in your future. You have to trust in something – your gut, destiny, life, karma, whatever. Because believing that the dots will connect down the road will give you the confidence to follow your heart even when it leads you off the well worn path; and that will make all the difference“. Steve Jobs (Stanford University commencement speech, June 2005).

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The challenge: Post a quote for 3 consecutive days.

Rules: ~ Thank the person who nominated you ~ Pass the “golden whisk” on to 3 people

I pass the “golden whisk” on to all the people who have some inspiring words to share with us 🙂

Le cose importanti.

4 Giu

images (1)Purtroppo, non ho mai potuto leggere molti libri di Stephen King, è sempre stato troppo bravo con le parole e troppo bravo a creare le atmosfere perfette per non farti dormire la notte. Ricordo che al liceo, la mia amica , completamente stregata dal “re dell’horror”, tentava di farmi passare notti insonni con lui (!!) ma essendo io una che aveva trascorso l’infanzia convinta che sotto il letto ci fossero mostri dalle mille forme (grazie agli affascinanti racconti horror di nonna e compagni di classe) ho resistito al richiamo di Stephen e ho letto solo qualche libro. Forse qualcuno l’ho pure rimosso. Ma ricordo perfettamente questo brano, l’avrò letto migliaia di volte da ragazzina, e ogni tanto mi viene in mente, forse quando non dico o non so ascoltare le cose importanti.

Le cose più importanti sono le più difficili da dire. Sono le cose di cui ci si vergogna, perché le parole le sminuiscono – le parole rimpiccioliscono cose che sembravano non avere fine quando erano nella vostra testa fino a renderle a grandezza naturale quando vengono portate fuori. Ma è più di questo, vero? Le cose più importanti giacciono troppo vicino al posto in cui il vostro cuore segreto è sepolto, come i segnali che conducono ad un tesoro che i vostri nemici adorerebbero rubare. E voi potreste fare rivelazioni che vi costano tanto per poi avere delle persone che vi guardano in modo strano, senza capire affatto quello che avete detto, o perché il vostro pensiero fosse così importante da farvi quasi piangere mentre lo dicevate. Questa è la cosa peggiore, penso. Quando il segreto rimane chiuso a chiave, ben chiuso non per mancanza di qualcuno che lo racconti ma per mancanza di un orecchio che sappia capire.

The most important things are the hardest things to say. They are the things you get ashamed of, because words diminish them-words shrink things that seemed limitless when they were in your head to no more than living size when they’re brought out. But it’s more than that, isn’t it? The most important things lie too close to wherever your secret heart is buried, like landmarks to a treasure your enemies would love to steal away. And you may make revelations that cost you dearly only to have people look at you in a funny way, not understanding what you’ve said at all, or why you thought it was so important that you almost cried while you were saying it. That’s the worst, I think. When the secret stays locked within not for want of a teller but for want of an understanding ear.

Pet loss.

27 Mag

15600639-abstract-colorful-paw-prints-Stock-Vector-cat-dog-pawSi chiama “pet loss” e nessuno ne parla, perché in una società fondata sul primato assoluto dell’essere umano su ogni altro essere vivente, parlare della sofferenza o, per essere precisi, del “lutto” per la perdita di un animale d’affezione, è un tabù o, peggio ancora, una cosa ridicola. Fortunatamente, alcune aree del mondo sono più evolute sotto questo profilo e da qualche anno si è iniziato ad affrontare la questione, riconoscendo dignità al dolore legato alla morte di un animale al quale si era legati, e aiutando quindi le persone ad affrontare la situazione, a non sentirsi né folli né idiote. Il dolore e il senso di perdita per la morte di un animale sono paragonati a quello per la perdita di una persona cara, e qui so già che i più delicati storceranno il naso ma pazienza, e si passa per tutte le fasi del lutto, la negazione, la rabbia e il senso di colpa, la tristezza, l’apatia, l’accettazione. La situazione è un po’ più delicata quando l’animale è giovane o quando si decide di praticare l’eutanasia, per ovvie ragioni. Il fatto di essere consapevoli di tutte le fasi del percorso che ci aspetta, non rende la situazione meno dolorosa, lo so per esperienza, e lo sto vivendo in questo momento. So cosa sta accadendo nel mio cervello ma questo non mi preserva dalla tristezza. So che in questi giorni, pochi da quando la malattia della mia cagnolina è peggiorata e ci ha portato a decidere, d’accordo con il veterinario, di praticare l’eutanasia, il mio cervello è diviso a metà, una parte pensa che lei sia ancora qui, pensa di vederla sbucare con il suo passo incerto da un momento all’altro, pensa di sentire il suo respiro affannoso, si aspetta quell’abbaiare familiare che nell’ultimo periodo non c’era più, pensa di doversi svegliare nel cuore della notte per aiutarla, pensa che sarebbe potuta andare diversamente, pensa che forse … se … magari … , pensa che da qualche parte ci sia mentre l’altra parte sa perfettamente che tutto questo non accadrà, non esiste, non ci sarà mai più. E rimane un senso di stordimento, di stupore, di dolore. Lo so, è così, non si scampa. Poi si farà sentire più forte il senso di mancanza, quello che ora percepisco vagamente al risveglio, quando mi aspetto di trovarla lì a guardarmi mentre si chiede “ma si sta alzando o dobbiamo ancora rimanere a cuccia?”,  al rientro a casa, quando mi volto verso il suo cuscino per vedere se dorme, o quando apro un pacchetto di crackers cercando di non fare rumore. So che avrò voglia di tenerla stretta, e penserò sempre all’ultima volta che l’ho fatto, sentendola finalmente trovare pace e riposo. Lo so, sono preparata, eppure non lo sono per niente, non lo si è mai. Forse perché non siamo preparati a salutare la nostra parte migliore che se ne va per sempre.