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Non in nome mio.

8 Apr

imagesNei giorni scorsi, la Corte Europea dei diritti dell’uomo  ha condannato  l’Italia per i fatti della Diaz, avvenuti durante il G8 del 2001, quando la polizia italiana massacrò i manifestanti inermi all’interno della scuola Diaz di Genova.  Ce li ricordiamo bene quei fatti, no? Ce la ricordiamo la “macelleria messicana”, vero? Come raccontò il vice-questore aggiunto Michelangelo Fournier (udienza del 13 giugno 2007) “Arrivato al primo piano dell’istituto ho trovato in atto delle colluttazioni. Quattro poliziotti, due con cintura bianca e gli altri in borghese stavano infierendo su manifestanti inermi a terra. Sembrava una macelleria messicana. Sono rimasto terrorizzato e basito quando ho visto a terra una ragazza con la testa rotta in una pozza di sangue. Pensavo addirittura che stesse morendo. Fu a quel punto che gridai: ‘basta basta’ e cacciai via i poliziotti che picchiavano. Intorno alla ragazza per terra c’erano dei grumi che sul momento mi sembrarono materia cerebrale. Ho ordinato per radio ai miei uomini di uscire subito dalla scuola e di chiamare le ambulanze“.

Per quei fatti, già nel 2012, la Cassazione con la sentenza  n. 38085 confermò le condanne della Corte d’Appello di Genova, per falso aggravato, nei confronti di alcuni alti funzionari della Polizia di Stato coinvolti nella vicenda (reclusione e pena accessoria dell’ interdizione dai pubblici uffici) riportando nella motivazione lo scempio fatto dagli uomini incaricati di tutelare la sicurezza nazionale. Una delle pagine più buie della nostra democrazia: 93 persone ingiustamente arrestate, e tra queste 87 subirono lesioni due furono dichiarate in pericolo di vita, a causa della furia degli agenti di Polizia, per un comportamento ben descritto dalla stessa Cassazione, come un “puro esercizio di violenza“, caratterizzato da un “massacro ingiustificabile da parte degli operatori di polizia” , e ancora“l’assoluta gravità sta nel fatto che le violenze, generalizzate in tutti gli ambienti della scuola, si sono scatenate contro persone all’evidenza inermi, alcune dormienti, altre già in atteggiamento di sottomissione con le mani alzate e, spesso, con la loro posizione seduta, in manifesta attesa di disposizioni, così da potersi dire che si era trattato di violenza non giustificata e punitiva, vendicativa e diretta all’umiliazione e alla sofferenza fisica e mentale delle vittime“.

Ce le ricordiamo anche le parole di De Gennaro (all’epoca dei fatti capo della Polizia (assolto) e poi Sottosegretario del Governo Monti) che, in seguito alla sentenza, espress“un sentimento di affetto e di umana solidarietà per quei funzionari di cui personalmente conosco il valore professionale e che tanto hanno contribuito ai successi dello Stato democratico nella lotta al terrorismo ed alla criminalità organizzata“, senza nemmeno una parola per le vittime dei soprusi, le quali, di sicuro, non erano né terroristi né appartenenti alla criminalità organizzata.

E oggi, arriva la sentenza della Corte europea nei confronti dell’Italia, perché quei fatti possono essere qualificati come “tortura” e perché la mancata punizione dei colpevoli è dovuta alla mancanza di leggi al riguardo, che agevola la commissione di soprusi da parte delle forze dell’ordine.

Sentenza doverosa, dura, dolorosa, giusta e, allo stesso tempo, ingiusta. Ingiusta per tutti gli italiani onesti, perché gli autori di quello scempio della dignità umana e della democrazia hanno un nome e un cognome, un volto, e hanno scatenato la propria ferocia non in nome degli italiani, non per la sicurezza nazionale, ma in nome dei propri istinti, delle proprie frustrazioni e sarebbe bastato un briciolo di cervello (se non di umanità, probabilmente sentimento troppo evoluto) per evitare l’umiliazione di quelle povere vittime e di tutti gli italiani. Non l’avete fatto in nome mio.

Perché Grillo.

1 Mar

pidocchi con valigiaAlla fine, sono andata oltre le sogliole (del precedente post) oltre qualsiasi dubbio e ho dato fiducia ai “grillini”, cioè al Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, e sono soddisfatta della mia scelta.

Perché?

– Perché quella iniziata da Grillo è la cosa più simile ad una rivoluzione, sia pure civile, che io conosca, l’unica in grado di dare veramente inizio ad una riflessione seria da parte dei vecchi partiti sulla gestione della “cosa pubblica” nell’interesse dei cittadini e non del partito stesso. L’alternativa sarebbe molto cruenta e, avendola già provata in Italia, sappiamo quanto sia dolorosa e inefficace.

– Perché chi ha governato, in modo fallimentare, questo Paese negli ultimi vent’anni, in un’alternanza quasi invisibile tra destra e sinistra, capisca che non esistono dogmi in politica e chi fa male va a casa. Se siamo in queste condizioni di miseria economica e sociale, dobbiamo ringraziare solo quelle facce, riciclate in mille modi, in mille partiti, in mille sindacati, che con le loro azioni ed omissioni hanno permesso che i lavoratori diventassero carne da macello, i pensionati polli da spennare, i lavoratori autonomi e gli imprenditori vacche da mungere, i giovani una palla al piede, le donne un elemento decorativo.

– Perché il M5S, pur senza troppe disquisizioni sulle quote rosa e senza troppi paroloni sul ricambio generazionale, ma con i fatti, in un solo colpo, ha infilato in Parlamento più donne e giovani di quanto abbiano mai fatto gli altri partiti.

– Perché sul tavolo delle “trattative” con le istituzioni, ora ci sono temi che interessano milioni di persone e né la sinistra né la destra possono ignorarli.

– Perché ha permesso a migliaia di cittadini di avvicinarsi alla politica, e ha concretizzato il concetto di “partecipazione” tanto caro, solo a parole, alla sinistra, ormai ridotta ad un manipolo di pidocchi lucidati* spocchiosi che si limitano a parlarsi addosso.

Naturalmente, siccome il principio “chi fa bene va avanti, chi fa male va a casa” si applica a tutti i politici, diamo tempo e fiducia al M5S e poi si vedrà.

 

P.S. Tanto per dimostrare che nel PD hanno capito tutto, negli ultimi giorni hanno tolto dal sarcofago e rispolverato Massimo D’Alema per fare grandi discorsi alla nazione. Continuate così, fatevi del male.

 

* Traduzione di un’espressione sarda che mi piace molto “priogu allivingiu”, ossia “pidocchio ripulito o lucidato”.

Esercizi di democrazia.

10 Mag

Ebbene, cari amici che passate sul monte e, ogni tanto, come me, avete voglia di fare esercizi di democrazia, così, tanto per tenervi in forma, e ricordare come si fa, dalle mie parti la scorsa domenica abbiamo fatto una giornata intera di allenamento collettivo, una sorta di staffetta  democratica, stancante ma liberatoria. Fino all’ultimo, siamo rimasti col fiato sospeso, perché non sapevamo se il signor Pinco Pallino, necessario al raggiungimento del quorum, alla fine, avrebbe preferito la poltrona o il seggio ma, fortunatamente, ha deciso di partecipare alla staffetta e così, con il nostro circa 35% degli aventi diritto al voto, noi cittadini sardi, ai confini dell’impero, abbiamo deciso che:  le nuove, inutili, sprecone, province istituite nel 2001, sono abolite, cancellate, eliminate, tagliate, zac, via da qui, tutti a casa. Per quanto ho memoria, non avendo partecipato, per ragioni d’età, agli storici referendum su monarchia, aborto, divorzio e primo nucleare del 1986, questo è il secondo esercizio di democrazia diretta con gli effetti immediati più eclatanti e importanti al quale abbia partecipato: con la nostra volontà e con la nostra determinazione abbiamo modificato l’assetto istituzionale della Regione e credo che, al momento, nessuno di noi si renda perfettamente conto del grande risultato ottenuto, probabilmente perché proprio a livello istituzionale molti negano o sminuiscono il risultato. E, invece, nonostante l’amarezza per essere governati da personaggi impreparati al risultato ed incapaci di fronteggiare una modifica di tale portata (la Regione ha dato incarico a quattro legali per capire in quale modo agire, roba da matti) nonostante le stupidaggini sentite (“circa il 70% dei sardi non è andato a votare quindi hanno vinto le province”) nonostante tutto, il risultato non può che spronarci ad aumentare gli esercizi per diventare più forti di loro.

Pane al pane, sfigato allo sfigato, rozzo al rozzo.

2 Apr

Li chiamano esodati, e sembra quasi il nome di un popolo biblico (“qui un tempo, vissero gli esodati, ma vissero anche qui, qui e qui, dopo il grande esodo al quale li costrinse la genìa dei professoridi, noti per la soave ferocia e per la tecnica di eliminazione della specie con metodi definiti da essi stessi “rozzi” e, talvolta, narra la leggenda, pure grossolani, tale altra pure “a vanvera” o, come direbbe Ringrazio Deledda, “ad membrum segugi“) in realtà, se i prof. non si chiariscono le idee in tempi ragionevoli magari provando a fare un tuffo nella realtà dei cittadini-studenti, sono semplicemente sfigati, per usare un termine tanto caro ad uno degli appartenenti al variegato club del Ministro Fornero. Gli esodati, che non sono un antico popolo mediorientale, sono i dipendenti che hanno accettato di interrompere il proprio rapporto di lavoro l’anno scorso, convinti di andare in pensione con le leggi vigenti al 31 dicembre scorso e fregati, pure loro, dalla riforma c.d. “Meglio affamati che greci”, la pensione la vedranno con un telescopio mentre guardano la costellazione dell’orca assassina in una sera d’estate. Perciò, niente stipendio, niente ammortizzatori sociali, zero pensione, bollette aumentate, benzina quadruplicata, affitti alle stelle, ma almeno non fanno un lavoro monotono e, almeno, non sono greci, infatti, come dice il nostro Primo Ministro, per uscire dalla crisi creata dalle banche si stanno applicando metodi un po’ rozzi ma sempre meglio che finire come la Grecia.  Ma gli esodati sono solo una rappresentanza degli italiani immolati sull’altare dello spread, sacrificati per colpe non proprie. In Italia, come in Grecia, la gente si toglie la vita perché non ha un lavoro, perché lo perde, perché non riesce a pagare i dipendenti, i debiti, le bollette, e oggi lo fa più che mai, ed è sempre più evidente e frustrante il divario tra quelle situazioni disperate e quelle di parlamentari, ministri, dirigenti pubblici, manager della pubblica amministrazione che non hanno visto nemmeno minimamente sfiorate le proprie indecenti posizioni di privilegio. Una democrazia nella quale i cittadini sono vessati e la classe dirigente, responsabile ma mai colpevole per le scelte scriteriate fatte, gode di privilegi sproporzionati rispetto al servizio che svolge somiglia tanto alle dittature della tenda berbera, quelle buttate giù nei mesi scorsi ma io vorrei vivere in Italia non in Libia.

Dovete isolare le spinte estremiste.

1 Mar

Per riportare l’attenzione su un’opera tanto inutile quanto distruttiva come qualla del TAV (Treno ad Alta Velocità che dovrebbe coprire, per ora, la tratta Lione – Torino) deve necessariamente capitare la tragedia umana, o quasi, qualcuno deve andare in coma, qualcuno deve lanciare un sasso, una molotov, una bottiglia rotta, un insulto grave sugli agenti della polizia, altrimenti, la distruzione di un territorio, del suo ambiente e della sua economia, da sola, non fa notizia. E, ovviamente, l’episodio “forte” è sempre un’ottima scusa per concentrare l’attenzione sugli “estremisti”, come Luca Abbà, l’uomo caduto dal traliccio dell’alta tensione sul quale si era arrampicato per manifestare, ancora una volta, contro la realizzazione della TAV. Il solito estremista, eh già. Peccato, che a quell’estremista verranno espropriati i terreni sui quali svolge la propria attività di agricoltore ma, tant’è, Luca Abbà, in nome di poteri tanto forti quanto ottusi, si dovrà pur fare una ragione e trovare un altro lavoro, senza garanzie, sia chiaro, perché in tempi di crisi non è che il governo può dare troppe tutele, tutt’al più può piangere per lui e per la sua triste sorte. Il problema, quindi, è isolare le spinte estremiste, possibilmente, fa cadere il silenzio su tutta la faccenda e sventrarla una buona volta quella montagna, e che sarà mai?

Sarà, riprendendo alcune delle 150 ragioni brevi ragioni tecniche contro il TAV in Val di Susa, questo:

– il TAV è un’opera inutile per una serie di motivi:
– al traforo del Frejus, il traffico merci della ferrovia esistente è sceso nel 2009 a 2,4 milioni di tonnellate

 Si tratta di poco più di un decimo del traffico di 20 MT che erano previsti all’orizzonte del 2010, dalla dichiarazione di Modane dei ministri dei trasporti italiano e francese.
L’insieme del traffico merci dei due tunnel autostradali del Frejus e del Monte Bianco è sceso nel 2009 a 18 MT, come nel 1988, cioè 22 anni fa (…) non c’è ragione di costruire delle nuove infrastrutture.

–  A fronte della inconsistenza delle motivazioni, vi è l’insostenibilità del costo: per la parte comune italo-francese, che comprende il tunnel di base, il dossier presentato alla Unione Europea nel 2007, che rappresenta ancora il documento più attendibile essendo stato firmato dai due ministri competenti, preventiva, al gennaio 2006, il costo di 13,950 miliardi di euro correnti, comprensivi cioè degli oneri finanziari che si formano durante l’arco dei lavori, considerando che prima che l’opera sia finita decorrono gli interessi sulle parti già costruite.
Per la tratta italiana sino al raccordo con Torino, per cui non esiste il confronto con dati ufficiali più recenti, il costo in euro correnti ricavabile dal dossier presentato alla Unione Europea è di 5 miliardi, in valuta del gennaio 2006. A questi vanno sommati gli 0,8 miliardi di euro di opere tecnologiche.  Il totale dei costi a carico dell’Italia per la Torino-Lione sarebbe di almeno 17 miliardi di euro.
Le merci della nuova Torino-Lione non possono attraversare le gallerie del nodo di Torino, perché le normative di sicurezza impediscono il passaggio contemporaneo di passeggeri e merci nelle gallerie che passano sotto la città. Pertanto sarà necessaria la costruzione di una “Gronda merci” a Nord e Nord-Ovest della città.
I fondi necessari per la Torino Lione sono direttamente sottratti ad altri interventi.

Già con i primissimi finanziamenti necessari al tunnel geognostico di Chiomonte si è cominciato a prelevare dai fondi che erano già destinati ad altri capitoli di spesa: in questo caso all’ art. 6 del DL 112/2008, che assegnava risorse alla messa in sicurezza delle scuole, alle opere di risanamento ambientale e all’innovazione tecnologica.

L’economista Marco Ponti, insieme ad altri, ha calcolato che sulla base dei soli preventivi esistenti, la Torino-Lione costerà 1300 euro per ogni famiglia media italiana di quattro persone.
Le due perizie più autorevoli fatte sulla Torino-Lione sono quella commissionata dal Ministro dei Trasporti francese a Christian Brossier ed ad altri due esperti del Conseil Général des Ponts et Chaussées, e resa pubblica a maggio 1998. Vi è poi quella del cosiddetto “audit” sui grandi progetti ferroviari, commissionato dal Governo francese al Conseil Général des Ponts et Chaussées, presentata a maggio del 2003: entrambe hanno stroncato decisamente il progetto. In Italia non è mai stata fatta una analoga verifica.
Il rapporto Brossier dice che “occorre attendere l’evoluzione del contesto internazionale e particolarmente in Svizzera ed Austria, prima di intraprendere un nuovo traforo sotto le Alpi”; che il nuovo tunnel per il TGV e l’autostrada ferroviaria sulla Torino-Lione “non sono una priorità”, e che “conviene intervenire sulla linea esistente”.
Marco Ponti, professore di Economia dei Trasporti al Politecnico di Milano, Marco Boitani, professore di Economia Politica all’Università di Milano e Francesco Ramella, ingegnere di trasporti, tutti e tre importanti articolisti su giornali economici come “Il Sole 24 Ore”, hanno pubblicato nel 2007 un lungo saggio dal titolo “Le ragioni liberali del No alla Torino-Lione”, che sottolinea “la inesistenza di una domanda passeggeri merci tale da giustificare questa linea”. Per Marco Ponti, che è stato il primo, nel 2005, a calcolare il preventivo per la nuova linea in 17 miliardi di euro di allora, “questo progetto non andava neppure presentato“. Se lo si fosse ascoltato, l’Italia avrebbe già risparmiato spese per mezzo miliardo di euro.
Una ricerca svolta all’Università di Siena da M. Federici e continuata da M.V. Chester e A. Horvarth sottolinea che “Il trasporto ferroviario è peggiore del trasporto stradale per le emissioni di CO2, particolato ed SOx, mentre sono confrontabili i valori di altre specie gassose. Il TAV mostra valori sistematicamente peggiori del trasporto ferroviario classico e la causa è da ricercarsi nella eccessiva infrastrutturazione del TAV e nella eccessiva potenza dei treni: un TAV emette il 26% di CO2 in più rispetto ad un treno classico ed il 270% in più rispetto ad un camion. Quindi da un punto di vista energetico ambientale il trasferimento delle merci dalla gomma al TAV non trova nessuna giustificazione. Questi risultati, relativi al tratto Bologna-Firenze, sono assolutamente applicabili anche al progetto della Val di Susa, in entrambi i casi si tratta di opere assolutamente sproporzionate ed ingiustificate rispetto al carico di trasporto che possono avere”.
La Valle di Susa ospita già la linea ferroviaria internazionale del Frejus il cui binario di salita è stato terminato solo nel 1984 e su cui, da sempre, si susseguono lavori di ampliamento ed ammodernamento, per mantenerla ai massimi livelli di efficienza. Sino al 2000 è stata la seconda ferrovia come volume di traffico con l’estero, poi ha cominciato a calare ed a perdere posizioni. I lavori effettuati tra il 2002 ed il dicembre 2010 l’hanno riportata ai migliori livelli di funzionalità tra i tunnel ferroviari esistenti, ma nella tratta alpina è stata utilizzata negli ultimi tre anni mediamente per meno di un quarto della sua capacità. Sembra ovvio che prima di costruire nuove infrastrutture si debba dimostrare di saper sfruttare quelle esistenti.
La procedura di VIA è stata snaturata sopprimendo il decreto di compatibilità ambientale da parte del Ministero dell’ Ambiente e del Ministero dei Beni Culturali ed affidando la istruttoria al Ministero delle Infrastrutture. Si tratta di procedure illegittime che violano le disposizioni di legge nazionali e le direttive comunitarie, perché il CIPE, che ora decide la compatibilità ambientale, è un organo tecnico economico molto allargato che decide a maggioranza e che, in campo ambientale, non ha né prevalenti interessi né prevalenti competenze. Non c’è più corrispondenza tra la legge applicata e quella che ha recepito le direttive dell’Unione Europea: di fatto non c’è più la garanzia di tutela ambientale tutelata dall’Unione Europea.
Il progetto della Torino-Lione è stato presentato a pezzi e per la procedura di VIA questo è illegittimo, perché impedisce di valutare l’insieme degli impatti dell’opera finale. A maggio 2010 è stato presentato il tunnel geognostico, che poi si è ammesso che sarà parte dell’opera principale;

I cantieri danneggiano gravemente la salute degli abitanti: lo stesso studio di VIA presentato da LTF calcola un incremento del 10% nell’incidenza di malattie respiratorie e cardiovascolari a causa dei livelli di polveri sottili prodotte dai cantieri. In base alle statistiche attuali questo aumento corrisponde a 20 morti in più all’anno.
La gravità della sottrazione di risorse idriche è proporzionale alla quota bassa a cui si effettua l’opera: sotto questo aspetto la nostra situazione è nettamente peggiore che nel Mugello. Là furono riscontrati dissesti sino a 3300 metri per lato (erano previsti solo per 3-400 metri a lato) qui, l’imponenza dello scavo fa presumere un impatto di dimensioni ora non prevedibili.
La valle resiste da oltre 20 anni perché vi è una opposizione consapevole: perché ha esperienza di cosa significhino grandi opere e perché da sempre vive accanto ai trasporti e ne conosce i problemi reali. Infine perchè si è formata una diffusa conoscenza dei progetti che vengono presentati. Negli ultimi 10 anni ci sono state una decina di grandi manifestazioni con la partecipazione, ogni volta, di almeno 30.000 persone ed una raccolta di 32.000 firme realizzata in poco più di un mese. Nell’anno 2010 si può fare il confronto tra le 30.000 persone che a gennaio hanno sfilato a 3 gradi sotto zero, ed i 320 voti presi dal candidato Si Tav alle elezioni regionali dello stesso anno.

Lo Stato italiano non ha mai ascoltato e continua a non voler ascoltare le ragioni dei cittadini (e ricordiamoci anche dei partiti sostenitori dell’opera, tutti uniti PDL, PD, UDC) e allora, chi sono gli estremisti?

Sul sito NO TAV Torino trovate informazioni molto dettagliate sul progetto e sulle manifestazioni, troverete anche un appello da inviare al Capo del Governo Monti, da sottoscrivere in tanti!

Eliminiamo il porcellum.

3 Set

Dunque, come tutti sappiamo, l’attuale legge elettorale prevede un sistema di elezione dei nostri rappresentanti in Parlamento totalmente slegato dalla nostra volontà di cittadini liberi e capaci di usare il cervello: grazie alle “liste bloccate”, noi possiamo solo votare una lista, senza possibilità di indicare alcuna preferenza e, quindi, senza la possibilità di scegliere chi mandare in Parlamento, poiché la scelta è totalmente affidata ai partiti e, perciò, dipende dalle loro preferenze, dai loro interessi, e dalle loro convenienze. In pratica, è una pugnalata, l’ennesima, alla nostra democrazia. Non a caso, il suo principale relatore, l’on. Calderoli, l’aveva definita una porcata, e noi la porcata, dal 2005 fino ad oggi ce la siamo tenuta. Però, siccome fatti non fummo a viver come porci (senza offesa per i poveri porci)  è arrivato il momento di sbarazzarcene definitivamente e riprenderci in mano almeno il diritto di scegliere chi andrà a rappresentarci in Parlamento (che poi, tanto per ricordarcelo, è colui che contribuirà a fare le leggi, ad approvarle, a scegliere cosa sarà meglio per noi). Per tornare, in parte, un Paese normale, l’unica cosa che possiamo fare è muoverci in prima persona, come abbiamo fatto per il nucleare e per l’acqua, perché “loro” non cambieranno mai una legge che gli permette di continuare a gestirsi bellamente gli affari propri, alla faccia nostra. Italia dei Valori raccoglie le firme per indire un referendum fondamentale per cancellare l’attuale legge elettorale:

Firma e riprenditi la democrazia!

Una firma per cancellare la legge elettorale che ha rubato ai cittadini il diritto di scegliere chi dovrà rappresentarli. Oggi, in Italia, gli elettori non possono decidere chi mandare in Parlamento. Le scelte sono lasciate ai partiti, che premiano così i più fedeli e obbedienti. Certo non i più capaci.
Vogliamo cancellare questa legge:
• Perché nega il vincolo tra il parlamentare ed i cittadini, primi interpreti
dei problemi reali del territorio: gli eletti non sono scelti dal
popolo.
• Perché regala un premio di maggioranza anche a chi la maggioranza
non ce l’ha: altro che democrazia!

Per questo il suo stesso ideatore l’ha definita “una porcata”. Per questo tutti la chiamano “porcellum”. La Casta non cancellerà mai una legge che la rende onnipotente. Lo devono fare i cittadini con il referendum. Cancelliamo “la porcata”. Potremo così tornare a un voto in cui il popolo scelga davvero i propri rappresentanti in Parlamento ed il governo del Paese.

Nel sito di IDV trovate tutte informazioni, anche sui gazebo.

Divulgate!!!

I black block statali.

4 Lug

Lo Stato italiano non ha bisogno di black bloc incappucciati, sporchi, brutti e cattivi. Lo Stato, in molte circostanze,  impone d’imperio le proprie ragioni, agisce, talvolta, con black block in giacca e cravatta, che usano le parole come se fossero bombe incendiarie lanciate su un ammasso di cenci ricoperti di benzina (un esempio recente è quello del  ministro che, senza nemmeno ascoltare una parte dei cittadini da lui amministrati, li definisce “l’Italia peggiore”) ed è sordo a qualsiasi tipo di domande, riflessioni, esigenze provenienti dal popolo ed espresse in modo pacifico. Questo comportamento, non so dalle vostre parti, ma qui sul monte, lo consideriamo enormemente violento e prepotente, intollerabile in una democrazia vera. Quello che sta accadendo nella Val di Susa è intollerabile, la violenza è intollerabile, lo è quella dei black bloc incappucciati e lo è quella dei black block in giacca e cravatta, entrambi usano poliziotti e operai come vittime sacrificali di una situazione esplosiva che, in concreto, nessun rappresentante dello Stato  si è mai impegnato a risolvere serenamente, rinviando, e quindi incentivando, di giorno in giorno l’esplosione.  Se non ci fosse stato il referendum sul nucleare e lo Stato, senza ascoltare le mie ragioni, cioè le ragioni della maggioranza dei cittadini italiani, avesse deciso di realizzare una centrale o un deposito di scorie dietro casa mia, be’, presumibilmente, mi sarei arrabbiata parecchio e mi sarei incatenata alle ruspe, poi, non so cos’altro sarei stata in grado di fare, sinceramente, non lo so proprio. Però, so per certo che i black block statali avrebbero mandato qualcuno per farmi allontanare, con le buone e con le cattive, pessime maniere, e allora, in questo comportamento, dove sta la democrazia?

http://www.notav.eu/

http://it.wikipedia.org/wiki/Val_di_Susa

http://it.wikipedia.org/wiki/Black_bloc