Il quadro del tè.

Un giorno mi recai presso il “museo dei ricordi” della città di K., un museo ben strano, che raccoglieva i ricordi più belli di alcuni esseri umani, trasposti, con il sistema del dream painting[1], su tele dal formato piuttosto grande (forse 2m x 2m o giù di lì) una moda molto in voga nel XXI sec. che permetteva a quei poveri esseri umani di fissare i loro ricordi per tutta la vita, con l’illusione di renderli eterni. La normativa sul dream painting imponeva un solo limite alla trasposizione: la bellezza del ricordo. La ratio risiedeva nell’esigenza di soddisfare innanzitutto la salute dei cittadini i quali, ormai abituati soltanto ai ricordi e ai pensieri negativi, non progredivano né socialmente, né culturalmente né, tantomeno, economicamente, creando una società statica e fossilizzata sulle vecchie abitudini. Ma, vi era una seconda motivazione al divieto: il recupero del senso estetico di quella società, appagata esclusivamente dalla soddisfazione di fondamentali esigenze pratiche, però inconsapevole delle proprie esigenze spirituali. A volte penso che sarebbe bello farlo ancora ai nostri giorni, per prevenire un ennesimo declino della nostra società. Comunque. Fui enormemente colpita da un quadro dal formato più piccolo rispetto agli altri, che raffigurava un uomo e una donna seduti al tavolino di una sala, presumo un bar, con due tazze di tè e intenti a chiacchierare, guardandosi negli occhi. Mi trasmise una tale profonda sensazione di serenità e armonia, di perfezione, che volli fantasticare sul loro incontro, sulle loro sensazioni in quell’occasione, sul motivo di tanta armonia. Preciso che il ricordo apparteneva alla donna, quindi le mie fantasie si sono focalizzate soprattutto sulla sua persona. Ecco la mia storia:

 

..quello fu il tè più dolce di tutta la sua vita. Mentre ascoltava l’uomo raccontare, ogni tanto pensava al momento che stava vivendo e un leggero mancamento la obbligava a tenere la testa con una mano sotto il mento. Considerando il fatto che trascorse la maggior parte di quelle tre ore con il mento poggiato sulla mano, forse si può parlare di “generale stato confusionale”, generato dall’incredulità e dallo stupore di trovarsi in quel luogo e con quell’uomo. Pensò più volte di aver sognato tutto, invece lei, con la sua immensa immaginazione, non avrebbe potuto pensare una serata così perfetta, come un capolavoro d’altri tempi, come una sinfonia immortale, come un’alba che incanta e lascia senza fiato. Perfetta. Tutti gli elementi del capolavoro erano in armonia, le parole si susseguivano come se le loro menti fossero collegate da un filo sottile, i gesti naturali, l’atteggiamento spontaneo e rilassato, tranne che per quella testa che faticava a reggersi da sola, tanto era fra le nuvole. Ma, d’altra parte, non poteva essere diversamente, sorseggiare un tè caldo con l’uomo che le era entrato nel sangue, e sopratutto nel cervello, e circolava tranquillamente nel suo corpo notte e giorno, togliendole il sonno e, ora, togliendole pure il respiro era, sicuramente, più di quanto avrebbe mai osato immaginare. Era, anche, tutto ciò di cui si sarebbe accontentata, non potendo, assolutamente, pretendere di più da quell’uomo, considerata la situazione. Sarebbe stato sufficiente non perderlo, non tagliare quel sottile filo tra le loro menti, avere ancora la possibilità di ascoltare la sua voce pacata e rassicurante, sentire la sua forza, sorridere delle sue cravatte. Non che i suoi pensieri fossero totalmente casti..tutt’altro. Non che non immaginasse di interrompere quel meraviglioso flusso di parole con un bacio..con l’immaginazione osava anche di più. Non che il pensiero di fare l’amore con quell’uomo la facesse dormire..trascorreva notti insonni. Semplicemente, consapevole dell’impossibilità di vivere quell’ amore, si accontentava della sua amicizia, pur di non perdere una persona così speciale. Lui. Come fu quel tè per lui? Un normalissimo tè al limone. Niente di più. Bevuto in compagnia di una persona simpatica e gradevole che pendeva dalle sue labbra e che, qualche volta, lo faceva ridere. Niente di più. Adorava raccontare, parlare, scrivere, lo sapeva fare, perché adorava le parole e le usava nel modo migliore ( il modo migliore era l’unico che conosceva per fare ogni cosa) e quella persona, che amava ascoltare, gli dava la possibilità di esprimere la sua dote naturale. Non che gli fosse totalmente indifferente..certi suoi decolleté lasciavano intravedere delle grazie sulle quali era impossibile non far cadere lo sguardo ma lui, uomo di ragione, non si lasciava di sicuro incantare da così poco. Certo, quella persona aveva un misto di ironia, sensualità e ingenuità che la rendeva interessante ma lui, uomo di ragione, aveva esigenze differenti. Attese il momento giusto,  e tirò fuori dalla tasca della sua giacca una piccola scatola, di quelle utilizzate per contenere colori acrilici, porgendola alla donna dicendo una frase del tipo “visto che ti è piaciuto..ho pensato..”, lei non capì immediatamente che quello era un dono, e riuscì solo a farfugliare, oltremodo stupita, la domanda standard: “è per me?! Grazie” e fece la cosa che le riusciva meglio nella vita: arrossì. Un colore, mille parole. L’uomo aveva già notato quella sua particolarità, qualche volta capitava anche a lui di arrossire senza un motivo apparente, e non vi fece caso più di tanto, come non diede troppo peso al momentaneo stato di confusione della donna. Un piccolo dono, fatto col cuore, per gratitudine nei confronti di una persona tanto sincera,disinteressata e devota perché, se una cosa aveva intuito della sua personalità era la spontaneità, che le impediva di fingere interesse per qualcosa o qualcuno. Tanto bastava perché meritasse un segno di gratitudine da parte sua e lui, animo nobile, fece quello che era giusto e sentiva di fare. La nobiltà di un uomo si intuisce dai piccoli gesti, soprattutto nei confronti di persone che non rivestono cariche o divise…e lui era, in tal senso, nobile. Sarebbe bello conoscere il contenuto della scatola, per pura curiosità, perché in realtà non ha alcuna rilevanza, avrebbe potuto essere un anello di diamanti o un quarzo bianco, a lei interessava il pensiero, null’altro.

Cosa accadde nei giorni successivi non l’ ho immaginato, ma presumo che la donna, dopo il trasferimento del ricordo, abbia riposto lo stesso nella casella “dimenticatoio” del suo cervello, non dandogli più alcun peso, un po’ per salvare il suo equilibrio mentale, un po’ per tutelare la propria vita.


[1] Il dream painting è una vecchia tecnica di riproduzione dei ricordi, che permetteva di dipingere letteralmente i propri ricordi su tela, era sufficiente dotarsi di un piccolo strumento per il collegamento degli elettrodi dal cervello al pennello in modo che questo potesse dipingere il sogno.

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14 Risposte to “Il quadro del tè.”

  1. sabry 10 dicembre 2009 a 12:01 pm #

    riporre i ricordi per salvaguardare equilibrio mentale e tutelare la salute è ciò che a volte sono costretta a fare..molto suggestivo il tuo racconto,mi piace molto..
    e mi piace l’idea di questa tecnica per recuperare il senso estetico di questa sgangherata società..che dici lanciamo una nuova tendenza? bis bald.sabry

  2. giraffa 10 dicembre 2009 a 4:35 pm #

    Eh, sì, d’altra parte siamo solo piccoli esseri umani, dobbiamo salvaguardarci come meglio possiamo 🙂 non sarebbe male lanciare questa nuova tendenza, anche perchè a volte ci piace proprio crogiolarci nei brutti pensieri, che ci fanno soltanto male e ci impediscono di andare avanti, perciò proviamo! Bis bald

  3. laprincipessaraffreddata 2 febbraio 2010 a 12:03 pm #

    La donna prese la scatola, la portò con sè finchè la scatola e il suo contenuto entrarono nella sua anima e nel suo cuore. Li rimasero finchè il dolore per non poter godere appieno della persona amata sparì.
    Un giorno si ritrovò in un giardino seduta su una panchina, e un uomo si sedette vicino a lei, i loro sguardi s’incontrarono e le loro anime si parlarono, in silenzio, senza voce.
    La donna ritrovò la scatola e la restituì all’uomo.

  4. sabryj 2 febbraio 2010 a 12:58 pm #

    cara principessaraffreddata credo che il tuo finale sia davvero toccante e realistico..è esattamente cosi che va a finire …sei un attenta osservatrice dell’animo umano..mi sono commossa;-)

    cara giraffa ci sono sempre interessanti sorprese sul tuo monte ..buona giornata,un bacione

  5. giraffa 2 febbraio 2010 a 11:09 pm #

    * Principessaraffreddata, posso prestarti una copertina di raggi di sole intrecciati, se vuoi. Come sia andata a finire lo sanno solo loro.. ma, chissà, magari un giorno la donna del quadro trasferirà un altro ricordo e può darsi che somigli molto alla tua panchina 🙂

    * Sabry, siete voi che portate delle belle sorprese! Buonanotte, un abbraccio 🙂

  6. l'uomo del tè 2 febbraio 2010 a 11:25 pm #

    cara Principessaraffreddata, penso anch’io che lo sappiano soltanto loro, soprattutto penso che sia solo la vita loro e che nessuno possa metterci naso, nemmeno raffreddato 😉 un bel vivin c può aiutare molto…cara Sabryj, l’unica cosa esatta è che non c’è predestinazione, bis bald e anche tris bald 😉

    P.S. la panchina magari era comodissima 😛

  7. laprincipessaraffreddata 3 febbraio 2010 a 10:10 am #

    Avete ragione 🙂 ho dato il finale di una mia storia, perchè quel ricordo assomigliava tanto ad un mio ricordo… e leggendo il quadro, l’ho rivissuto.
    Questo è il bello del saper scrivere bene e del voler leggere! Il dare emozioni e il provarle.

    P.S. no, la panchina era scomoda, ma c’era un bel sole caldo!

  8. sabryj 3 febbraio 2010 a 11:22 am #

    cara principessaraffreddata,beh era quasi scontato che fosse anche una tua storia..solo vivendole puoi riuscire a descrivere cosi le emozioni..e a trasmetterle! 😉
    condivido:la cosa straordinaria dello scrivere e del saper cogliere le sfumature delle parole, sono davvero il riuscire a trasmettere emozioni e il piacere di concedersi di provarle!

    ps cara amica giraffa,pure io voglio la copertina di raggi di sole… :-P…(e se posso dire ,in effetti, è esattamente la sensazione che mi trasmette la tua amicizia!!)un abbraccio.

  9. sabryj 3 febbraio 2010 a 11:23 am #

    senti ma sta principessa ha un suo blog sarei curiosa di leggerla ancora.. 😉

  10. lagiraffa 3 febbraio 2010 a 11:13 pm #

    Ciao Sabry, la sto preparando 🙂 per leggere la principessa devi cliccare sul suo nome, ti porterà dritta dritta al blog!

  11. sabryj 4 febbraio 2010 a 6:01 pm #

    si trovato ..grazie e letto!!per la coperta allora aspetto! 😉

  12. Gibran 18 aprile 2012 a 2:32 pm #

    Quanta fantasia può ispirare un quadro,e da cosa leggo anche fatti accaduti realmente.
    Ciao. 😉

    • lagiraffa 18 aprile 2012 a 9:37 pm #

      Naturalmente, la realtà supera la fantasia, sempre 😉 dimenticavo: ho letto le tue poesie, ti ho lasciato un commento sul blog di Speradisole!

  13. Gibran 19 aprile 2012 a 8:04 pm #

    Leggo i commenti dei miei pensieri,ma personalmente non rispondo,è una forma di inferioriotà,per cui lascio a speradisole il commento.
    Ad ogni modo ti ringrazio,sei stata troppo gentile.
    CIAO 🙂 🙂 😉

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