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Un po’ di morte, ogni tanto.

2 Nov

Farfalla e gabbiaSecondo l’etologo Mainardi, “il senso biologico della vita, se un senso c’è, consiste nel mantenimento della vita stessa, e tale mantenimento viene ottenuto con un continuo ricambio, sostituzione, evoluzione, degli individui” perciò, pur con tutti i sentimenti di smarrimento e tristezza che si porta dietro, morte=ricambio, evoluzione. Ecco, ogni tanto, la morte, non solo biologica, è necessaria, non tanto per l’evoluzione della biologia planetaria quanto per una, più modesta, crescita individuale. Con la dipartita di alcune nostre pessime abitudini, di pensieri circolari senza via d’uscita, di sentimenti noiosi e limitanti, si può fare spazio a quella cosa piccola e leggera chiamata anima che, qualche volta, dimentichiamo di avere e che, invece, è la nostra parte più sincera, quella alla quale dovremmo fare appiglio quando ci sembra di non capire il senso di ciò che facciamo, di ciò che vogliamo. Ringrazio le parti di me andate via e mi armo di pazienza per accompagnare quelle più resistenti e pesanti, le die hard, ad una vita migliore, ne hanno bisogno. Sopratutto, è la mia anima che ne ha bisogno.

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Sopravvissuti.

29 Set

Ho letto che il sito Gotta Have It! vende all’asta, per un prezzo iniziale di 3.900 dollari (superato solo dai cimeli dell’Apollo 16) il telegramma di un sopravvissuto del Titanic, è un bel pezzo di vita da conservare, perlomeno per il messaggio di speranza che porta. Ovviamente, mentre leggevo, o meglio provavo a leggere quel pezzetto di carta, il mio cervellino ha divagato e mi è venuto in mente che, in effetti, nella vita, si sopravvive a tante cose. Si sopravvive, incredibilmente, ad un pernottamento lungo nove mesi nella pancia di un altro essere umano; si sopravvive ad infanzie turbolente; si sopravvive alle guerre, ai cataclismi, agli incidenti, agli esami, agli amori, ai dolori, finchè, naturalmente, non si sopravvive più. Però,  credo che la cosa più difficile sia sopravvivere a sé stessi, ai limiti, alle emozioni, alle paure, alle esaltazioni, alla cattiveria, alla bontà, ai “mostri”, che ognuno si porta dietro, come un pesante fagotto sulle spalle che, a volte, rallenta così tanto il passo da paralizzare le azioni giuste, le scelte corrette, quelle che aiutano a non affondare come è accaduto al Titanic e, soprattutto, aiutano, dopo essere sopravvissuti, a vivere, finalmente.

Due nuove porte.

24 Set

Mi trovo, per l’ennesima volta nella mia vita, davanti a due porte: una, forse, nasconde la casa dei miei sogni ma è tutta da arredare e per farlo serve tanto, tanto lavoro, tantissima fiducia, coraggio e un po’ d’aiuto; l’altra, forse, cela una bella casa con qualche mobile che sarà mia solo per qualche tempo. Ed io non so bene quale aprire.

Oltre la resistenza…

27 Giu

..c’è la resilienza, ossia quella cosa che alla resistenza aggiunge una spruzzata di dinamismo, un pizzico di positività, un gocciolone di energia, un cucchiaio di buonumore, una bottiglietta di relazioni sociali, e l’immancabile istinto di sopravvivenza. La parola nasce per definire la capacità dei metalli di resistere alla rottura, in caso di urti o colpi e sono stati gli americani ad estendere il concetto alla capacità degli uomini di resistere alle avversità, di gestire sofferenze e frustrazioni in modo positivo, superarle e uscirne rinforzati e addirittura trasformati. I bambini sono i veri maestri della resilienza, noi adulti abbiamo troppi limiti e blocchi mentali per avere la loro flessibilità al cambiamento ma possiamo sempre imparare, magari con lentezza, ma possiamo imparare, lo dicono gli esperti e lo dicono gli esempi di persone che hanno vissuto situazioni difficili riuscendo a superarle per diventare più forti e serene.

Il segreto sta nell’imparare ad usare bene le caratteristiche della resilienza che, d’altra parte, ognuno di noi ha, somewhere over the rainbow, cioè: la capacità di esaminare sé stessi e i problemi che si hanno; la capacità di mantenere un certo distacco, fisico ed emotivo, dai problemi (eh, ‘na parola!) però, senza isolarsi, anzi, mantenendo rapporti soddisfacenti con le altre persone; la creatività, la capacità di creare ordine, bellezza, darsi degli obiettivi, nonostante il caos; l’umorismo, il famoso “proviamo a riderci su, nonostante tutto”. Perché ne scrivo? Probabilmente, per ricordare, soprattutto a me stessa, che quelle capacità l’essere umano le ha tutte, basta metterle in funzione per benino, e per consigliarvi, se siete in fase di resilienza (ma anche se non lo siete) un libro che potrebbe farvi sorridere: Mia sorella è una foca monaca di Christian Frascella, in due giorni vi affezionerete al protagonista.

In (auto) difesa delle giraffe.

28 Apr

claudia2-befunkyAlcuni di voi arrivano su questo monte alla ricerca di curiosità sulle giraffe (le parole di ricerca non mentono..) ed io sono qui per raccontarvi qualcosa su questi strani animali:

 

Dove dorme la giraffa? In genere dorme a casa sua.

Caccia alla giraffa – la giraffa non si caccia, né quella a quattro zampe né quella a due zampe.

Giraffa punto croce – la giraffa a quattro zampe ignora il punto croce, quella a due zampe sa cos’è ma non lo sa fare e non ha nemmeno voglia di imparare a farlo.

La leggenda della giraffa – non esiste “La” leggenda ma esistono diverse favole e racconti, prima o poi ve li propinerò.

Come respira la giraffa – con il naso, sia quella a quattro che a due zampe.

Diffusione della giraffa – Africa subsahariana, vive nella savana, ma le giraffe sono ovunque.

Tramonto giraffa – la giraffa viene quasi sempre fotografata con un bel tramonto africano, in realtà preferisce l’alba (!!).

La giraffa quando va a caccia – la giraffa non va a caccia, quella a quattro zampe mangia le foglioline di acacia, quella a due zampe si diletta in cucina, con fantasia. Ieri per esempio ha preparato i culurgiones di patate e formaggio saltati su un lettino di carciofi, per sostituire il solito sugo al pomodoro, decisamente sfiziosi.

 

Quelle erano le vostre richieste. Ora passo alla mia offerta: vi propongo una parte del lungo discorso del subcomandante Marcos In (auto) difesa delle giraffe, prima o poi lo pubblicherò per intero:

 

“VII. Un mondo senza giraffe?

Con il loro passo goffo, l’evidente asimmetria, lo sguardo distratto, le giraffe hanno una bruttezza bella. A guardarle bene non è che siano brutte, sembrano piuttosto molto “altre”, con quella figura tanto lontana dalle pedanti simmetrie equilibrate assegnate ai predatori. La giraffa è l’immagine più emblematica della differenza nel mondo animale. Non è solo diversa, ma porta a spasso la sua enorme irregolarità trasformando la sua “alterità” in bellezza, precisamente perché si mostra.

Anche l’umanità possiede, fortunatamente, le sue “giraffe”.

Ci sono, per esempio, donne giraffa, perseguitate e vessate non solo perché non si sforzano di aderire al modello di bellezza e comportamento imposto dall’alto (“i fronzoli non pensano né parlano, cara”), ma perché proclamano la loro differenza e la loro lotta per essere quello che vogliono essere e non quello che altri vogliono che siano.

Ci sono anche le giovani giraffe, uomini e donne restii a sottomettersi / si dice “maturare” / alla catena di claudicazioni, tradimenti e prostituzioni associate al calendario. Giovani a cui si dà contro non solo perché non occultano l’asimmetria del corpo e dell’anima, ma l’adornano, gli mettono gel, tatuaggi, le inseriscono un piercing, la rendono “dark”, “ska”, “hip-hop”, “punk”, “skin”, “come-si-dice”, la gridano con graffiti su un muro, la volantinano in appoggio ad una lotta sociale, ne fanno “caracolitos” di fronte alle “forze dell’ordine”, la mettono a studiare ma senza il profitto come motore ed obiettivo, e la fanno saltare quando il rock, questo specchio sonoro, decreta l’abolizione della legge di gravità e vai-amico-perché “le giraffe-unite-non-saranno-mai-tappetti”-e-se-non-fa-rima-fa-niente-siamo-giraffe-non-poeti….
Ci sono anche le “altre” giraffe: le giraffe omosessuali, lesbiche, transessuali, travestite e “ognuno-a-suo-modo”, no? Non solo escono dall’armadio, ma espongono la propria differenza con la dignità che distingue gli esseri umani dai neoliberisti, pardon, dagli animali. Incuranti di essere perseguitate e derise perfino da quelli che dicono di volere cambiare il mondo. (…)

Ci sono poi le giraffe indigene, uomini e donne e giovani che portano il loro colore, la loro lingua e la loro cultura con la stessa vistosità e colori dei loro abiti, dei loro canti, dei loro balli, delle loro lotte e ribellioni.
E ci sono le giraffe opera@, contadin@, impiegat@, maestr@, autisti, ambulant@, religios@, artist@, intellettual@, senza documenti, che indossano stivali o scarpe da ginnastica o pantofole o sandali o vanno a piedi nudi. Il popolo giraffa.

Nel neoliberismo, noi esseri umani che siamo gli altri, le giraffe, i brutti, gli asimmetrici, cioè, l’immensa maggioranza dell’umanità, veniamo cacciati per tirare fuori profitti dalla nostra pelle dura.

Dovrebbe esserci una legge che ci protegga come “specie in pericolo di estinzione”. Non c’è. Al posto della legge, noi abbiamo la nostra resistenza, la nostra ribellione, la nostra dignità.”

 

(una foto per avere idea della giraffa che scrive, su idea rubata alla Coniglia)

Reginette borghesi.

15 Apr

Ho letto questa notizia, riportata con grande enfasi come “il primo omicidio coniugale in una coppia gay” e, a parte la solita idiozia del titolo, sul quale non mi pare sia il caso di aggiungere nulla, mi sono ricordata che qualche tempo fa era stato “celebrato” anche il primo divorzio gay, la prima separazione gay, insomma tutti gli effetti collaterali del matrimonio ma in versione omosessuale. E mi son chiesta se, alla fine dei conti, sia proprio il matrimonio il segreto per aiutare le persone omosessuali a sentirsi integrate nella società e, soprattutto, se sia veramente fonte di felicità o solo di “stabilità sociale”. Non so, non ho mai avuto occasione di discutere della questione con chi rivendica questo diritto anche per gli omosessuali e confesso di aver sempre guardato il matrimonio come uno strano animaletto ma, un po’ come per tutti gli esseri umani, credo che la felicità, la libertà all’interno di un gruppo sociale passi, soprattutto, per l’accettazione degli altri esattamente come sono, etero, omo, pelosi, glabri, con i denti storti, con i piedi enormi, sposati, conviventi, innamorati e via dicendo. E, pur difendendo la libertà di ognuno di vivere la propria vita come gli pare, mi sono chiesta se, forse, non avesse ragione Rupert Everett a dire che il movimento gay è pieno di reginette borghesi e che lui preferisce essere ignorato dalla legge e vivere fuori dalle regole, per essere felice. Chissà.

Il pleure dans mon pays.

12 Apr

Qui piove ininterrottamente da due giorni. Ininterrottamente significa che non c’è stato un momento uno in cui dal cielo non sia caduta una goccia, anche piccola. E significa che se ti svegli di notte quel rumore che senti non è il ronzio di un frgorifero che non funziona, è proprio pioggia o, tutt’al più, visto che io abito a due passi dal mare,  sono le onde del mare.  Nei miei ricordi non ritrovo una cosa simile. Piove e ci sono esondazioni, sempre negli stessi luoghi, con le solite emergenze, con le solite evacuazioni delle case, con i soliti gravi danni. E più si evacuano le case, più continua a piovere, senza tregua, senza pietà. Non so, ma è come se la Terra stesse dicendo “ma, insomma, lo volete capire o no?”, già, lo vogliamo capire o no che per sopravvivere è necessario rispettare la terra che ci ospita e vivere in armonia con lei?