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Pranzo dell’amicizia con lasagne al radicchio rosso.

27 Gen

radicchio rossoCielo mezzo grigio e mezzo azzurro, colpa del maestrale che trasporta le nuvole da qualche parte, un po’ a vanvera. Pure l’umore va un po’ a vanvera, ultimamente in quotidiana lotta con la tentazione di pensieri non positivi. Basta, preparo le lasagne al radicchio. Radicchio mon amour. Se volete provarle, vi do la mia ricetta, molto semplice, come sempre, però, per mantenere la linea della “giraffa economista” (più che altro, economa) indico anche qualche prezzo, così, tanto per rendere l’idea dei costi.
Se avete l’animo di Nonna Papera, quindi tanta buona volontà e pazienza, praparate a mano le sfoglie di pasta all’uovo, se invece, come me, avete l’animo di Zia Paperella, andate al supermercato ad acquistare una confezione già pronta di lasagne all’uovo (io ho preso le Emiliane Barilla, la confezione da  500gr, € 1,22, non uso mai quelle da conservare in frigo). Già che state andando al supermercato, nel caso vi facesse difetto pure la voglia di preparare la besciamella, nella lista della spesa aggiungete 1 confezione di besciamella (da 500 grammi € 2,64) una confezione di latte e grana. Sulla strada, poi, fermatevi ad acquistare dal vostro verduraio di fiducia, un cespo di radicchio rosso di Treviso (dalle mie parti l’ho trovato a 2,63 euro al Kg) a meno che abbiate un bell’orticello dietro da casa e, allora, la produzione propria non ha prezzo ed è indubbiamente più buona.

Rientrati a casa con i vostri acquisti, poggiate tutto sul tavolo di lavoro, preparatevi un caffè, mangiate una mela, bevetevi una tisana, insomma, rilassatevi, non c’è bisogno di correre, la cucina è relax, altrimenti avreste risparmiato tempo, comprando velocemente un pollo in rosticceria. Bene, dopo la pausa caffè, iniziate a sfogliare il radicchio e lavatelo per benino. Prendete una pentola, riempite con poca acqua, salate, portate ad ebollizione e poi buttate dentro le foglie del vostro radicchio, per circa una decina di minuti, l’obiettivo è farle ammorbidire quindi il tempo è variabile, valutate voi quando vi sembrano appassite. Siccome può capitare che il vostro verduraio di fiducia, o il supermercato o il negozio sotto casa, vi dia un radicchio non appena colto, potrebbe risultare troppo amaro, perciò per quanto mi riguarda “a prescindere”, per addolcirlo un pochino, negli ultimi minuti di cottura, aggiungo un po’ di latte, “un po’” significa al massimo mezzo bicchiere. Ovviamente, per renderlo più saporito, potreste farlo appassire in padella con olio, sale e, se vi piace e potete mangiarlo, con aglio, ma con una veloce “sbollentata” è più leggero. Bene, dopo aver fatto appassire le bellissime foglie rosse, scolatele e lasciatele raffreddare in pace per qualche secondo prima di tagliarle a fettine sottili. Una volta raffreddate e tagliate, trasferitele in un recipiente, aggiungete la besciamella, il parmigiano grattugiato (a me piace il grana ma insomma, l’importante è che sia un formaggio saporito e, soprattutto, piaccia a voi!) e aggiustate di sale. Ora prendete la vostra pirofila o teglia di alluminio, sul fondo mettete una piccola quantità del composto di radicchio, besciamella etc., adagiate le sfoglie e poi ricopritele con il radicchio e, se volete, aggiungete ancora un po’ di parmigiano, e continuate così fino a creare diversi strati. L’ultimo strato sarà di radicchio, aggiungete il parmigiano a pioggia, in modo che si forma una bella crosticina abbronzata. Cuocete in forno a 220° per circa trenta minuti, sfornate, lasciate riposare per un po’ e buon appetito!

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Pranzo dell’amicizia con pepite dorate.

9 Ott

Qui sul monte, sembra che l’autunno stia per atterrare, l’aria è decisamente più fresca, le giornate si accorciano e il sole distribuisce una luce forte ma non accecante come quella di luglio. Qualcuno inizia già a rimpiangerla, quella luce abbagliante e proprio per questo, il pranzo dell’amicizia è più che mai necessario, per riconciliarsi col tempo, con il presente e con tutto quello che abbiamo oggi, se ci si riconcilia tutti insieme è meglio. Anche cucinare insieme è salutare, e si accorciano decisamente i tempi di preparazione delle pietanze, perciò se qualcuno vuole aiutarmi a preparare la polenta, ho già pronto il grembiule, il mestolo e la casseruola. Dunque, se siete proprio bravi, ma bravi, bravi, bravi, usate la farina di mais e la cuocete per quaranta minuti, facendovi pure i bicipiti, i tricipiti e i  quadricipiti o slogandovi il polso, se invece siete meno bravi, come me, allora utilizzate la farina di mais cotta al vapore, in vendta nei migliori negozi di alimentari (!!)  da cuocere in otto minuti, per i bicipiti e i quadricipiti c’è sempre il sollevamento buste della spesa o il cambio degli armadi.

Quindi, per la versione da otto minuti, dovete semplicemente aprire la scatola, leggere i consigli per la preparazione (oltre alla farina servono l’acqua e il sale) e mescolare, mescolare, mescolare, per otto minuti, fino a quando il polso sembrerà non reggere più, e poi versare su un panno umido in modo da farla solidificare, deve diventare una sorta di collina dorata da tagliare a quadretti o a rombi, fate un po’ voi. Oggi preparerò la versione “giallo rossa”. Preparerò un sugo di pomodoro semplicissimo: farò soffriggere in una casseruola un po’ di cipolla nell’olio d’oliva e quando sarà dorata verserò i pomodori (freschi o a lunga conservazione, insomma quelli che si trovano in dispensa) e il sale grosso, farò cuocere per circa venti minuti (ma è sempre meglio assaggiare, per capire se la cottura è quella giusta) quindi farò nuotare qualche fogliolina di basilico, per insaporirlo ancora di più. A questo punto, adagerò i rombi di polenta su un piatto aggiungerò il sugo di pomodoro e il parmigiano grattugiato, fino a creare diversi strati gialli e rossi, forzaromalèalè. L’ultimo strato sarà ricoperto di sugo e parmigiano, se volete potete pure passarlo in forno per farlo gratinare ma potrebbe asciugarsi troppo, bisogna calcolare bene i tempi, in ogni caso è sempre ottima!  Mi raccomando, siete tutti invitati, insieme al sorriso potete pure portare una pietanza preparata con le vostre manine, o con le vostre zampine, buon appetito 🙂

Pranzo dell’amicizia con insalata di kaki.

2 Ott

Qui sul monte, da qualche giorno sembra sia tornata l’estate, perciò tutti i sogni di piatti caldi, fumanti, fatti apposta per scaldarsi dopo una lunga passeggiata tra i monti, svaniscono velocemente per lasciare spazio ai sogni di manicaretti freschi e leggeri. In questo, per fortuna, nonostante le temperature ancora estive, la natura ci aiuta, offrendo ancora i frutti tipici dell’inizio dell’autunno, deliziosi. Tra questi, i miei preferiti sono i kaki, sia nella variante “molle”, sia in quella più solida, cioè i kaki mela. I primi sono ottimi come dolce, se sono molto maturi e non ci si vuole sbrodolare come bimbi bavosi (bello l’esempio?!) basta tagliare il frutto a metà, armarsi di cucchiaino e gustarlo come se fosse una mousse di frutta. I kaki mela, invece, essendo più compatti, sono anche più “duttili” e possono essere usati anche per preparare delle insalatine sfiziose, leggere e fresche, come quella che preparerò oggi per il pranzo dell’amicizia. Naturalmente, il pranzo si farà nel giardino dei kaki, così potremo cogliere i frutti arancioni e preparare l’insalata al momento, la ricetta, come sempre, è molto semplice:  si prendono i kaki e si tagliano delle fettine tonde non troppo sottili, anche perché si dovrà pure mettere qualcosa sotto i denti, no? Bene, si adagiano le fettine sul piatto e si aggiungono delle foglioline di lollo (l’insalata un po’ riccia che può essere sia bianca che rossa) vanno bene anche tagliate a filetti, poi si condisce con la vinaigrette preparata in precedenza (bisogna miscelare in una ciotola un po’ d’olio d’oliva, sale e aceto balsamico o aceto di vino classico, dipende dalle preferenze, in questo caso io preferisco il balsamico). Se volete, se le avete, potete aggiungere delle noci a pezzetti, rendono l’insalata croccante e ancora più energetica.  Infine, ricordate che il kaki, in Giappone, è l’albero della pace, infatti alcune di queste piante furono le uniche a sopravvivere ai bombardamenti di Nagasaki, perciò forse vi aiuterà a riappacificarvi con le cose, le situazioni, le persone della vostra vita con le quali siete in conflitto.  Di sicuro farà contente le vostre papille, buon appetito! Naturalmente, siete tutti invitati e, se l’insalatina vi sembra troppo leggera, forse è meglio che, insieme al sorriso, portiate qualcos’altro da mettere sotto i denti 🙂

Pranzo dell’amicizia con spianata dolce.

25 Set

Qui sul monte, da due giorni il cielo è coperto da una specie di spugna grigiastra che butta giù gocce d’acqua, speriamo che qualcuno si prenda la briga di strizzarla e metterla nel ripostiglio, perchè le zebre iniziano ad innervosirsi e poi chi le tiene più. Comunque, visto il tempo, abbiamo deciso che il pranzo dell’amicizia oggi si fa nella grotta dei tritoni, dove abitano i geotritoni, timidissimi ma ospitali. Anche oggi, preparerò il dolce, molto semplice ma nutriente, bisogna accumulare energie per i mesi che verranno, mica lo faccio solo perché sono golosa. Preparerò un dolce con la spianata sarda, il pecorino dolce (o la provola, o la caciotta, dipende da quello che si trova) e il miele. La spianata sarda, da non confondere con il pane carasau (conosciuto come carta da musica) è un tipo di pane che, nell’aspetto somiglia al pane arabo o alla piadina romagnola, ma solo nell’aspetto poiché il sapore e la consistenza sono piuttosto diversi. La spianata è una sacchetta da riempire a piacimento, a seconda dell’umore e della voglia del momento, oggi per il pranzo dell’amicizia la trasformerò, appunto, in dolce. Potete comprarla direttamente al supermercato ma, nel caso abbiate tempo (mooolto tempo) un forno a legna e tanta voglia di spignattare, allora dovete procurarvi 1 kg di semola di grano duro, acqua e 20g di lievito naturale. Fate scaldare in un pentolino un po’ d’acqua, quando è tiepida mescolatela con il lievito e una parte della farina, fino a creare una pagnottina che cospargerete con un velo di farina e coprirete con un panno. Lasciate lievitare la pagnotta per circa tre ore (ve l’ho detto che serviva tempo!). Trascorse le tre ore, durante le quali avrete fatto di tutto di più a meno che siate rimasti a fissare la pasta che lievitava, mescolate il resto della farina con la pagnotta lievitata, unite un po’ d’acqua fino a quando l’impasto diventa elastico e lavorate energicamente, finchè si formeranno delle bolle nell’impasto. A questo punto, create tante piccole palle e “spianatele” con il mattarello, fino a quando otterrete delle sfoglie tonde e non troppo grandi (circa 30 cm di diametro) lasciate lievitare per altre tre ore (tempo e pazienza!). Dopo le tre ore, infornatele e lasciatele dorare. Dopo tutto questo procedimento, farcitele come più vi piace, sono ottime. Per trasformarle in dolce, le dovrò prepararle al momento, le farò scaldare nuovamente al forno, poi poggerò sopra (non dentro) una fettina di formaggio dolce, che si scioglierà leggermente con il calore del pane (la provola tiene bene il calore, il pecorino si scioglie più in fretta) quindi aggiungerò un filo, due fili, tre fili, di miele d’arancio o, per chi lo preferisce un po’ amaro, di corbezzolo, a me piace in tutti i modi. Le accompagnerò con un bicchierino di vernaccia, che male non fa. Naturalmente, siete tutti invitati 🙂

Pranzo dell’amicizia con mirto e fantasia.

18 Set

Sul monte, in questi giorni, prepariamo l’atterraggio dell’aereo autunno e del suo carico di piogge, di foglie rosse, di giornate luminose e corte, di terra bagnata e profumata, di fiumi ricchi d’acqua, di temperature più fresche. Lo facciamo sempre con tanto impegno, poiché alcune attività vanno seguite con molta attenzione, per esempio, aiutiamo gli scoiattoli, le marmotte e le tartarughe a preparare con cura la nicchia per il letargo, li dovrà ospitare per gran parte dell’autunno e per tutto l’inverno, quindi deve essere confortevole e sicura, e siccome in quel periodo loro sono molto vulnerabili e deboli bisogna anche organizzare un buon servizio di vigilanza per evitare che qualche malintenzionato li disturbi. E poi, naturalmente, aiutiamo i nostri amici pennuti a fare le valigie per i loro viaggi lunghi e avventurosi, pieni di insidie, soprattutto create dall’uomo, sono fatti così, non riescono a stare in un posto per troppo tempo, nemmeno loro sanno il motivo del loro vagabondare ma noi li accettiamo per quello che sono, è la loro natura, e sappiamo che torneranno sul monte, non tutti, ma torneranno. Ogni anno gli propongo una tuta antiproiettili per evitate le schioppettate dei cacciatori ma loro preferiscono essere liberi, nonostante tutto, e io li comprendo. I cacciatori. Oggi è un giorno particolare,  infatti dopo l’idiozia della pre-apertura di qualche giorno fa, oggi si è aperta ufficiamente la caccia, qui sul monte la caccia è vietata, però ci prepariamo ad accogliere tutti gli animali in fuga e tutti quelli feriti che riusciranno a raggiungere il monte per essere curati, abbiamo allestito come sempre un ospedaletto da campo per le prime cure. Insomma, tra giacigli da rendere morbidi, valigie da riempire, pallini e lacci da togliere, c’è da fare. Per non parlare dei pennuti che, invece, tornano sul monte per svernare, sono tutti stanchi, mezzo spelacchiati e indeboliti, bisogna ristorarli e aiutarli a recuperare le forze. Perciò il pranzo dell’amicizia deve essere particolarmente consistente per dare più energie a tutti. Lo faremo nella radura dei ginepri secolari, un luogo molto discreto e protetto dove ospitare tutti, e stavolta, io mi occuperò del dessert, sarà una cosetta leggera e molto semplice da preparare: un gelato alla panna innaffiato con il mirto bianco. Per prepararlo basta togliere il gelato alla panna dal cassetto del ghiacciaio perenne e disporne la giusta quantità (eh, regolatevi un po’ voi) dentro una coppa di fantasia, versarvi sopra, a mo’ di cascatella, il profumatissimo e delicato liquore al mirto bianco, preparato in primavera con le foglie del mirto (volete la ricetta? La trovate qui) dovrete poi munirvi di un cucchiaino dotato di sana golosità e assaggiare con la pacata gioia delle vostra papille gustative. Come sempre, siete tutti invitati, portate qualcosa, mi raccomando, una bottiglietta di energia, un pacchetto di ottimismo, o un sorriso, qua serve tutto 🙂

Ridete, ridete, la giraffa ha fatto gli gnocchi.

11 Set

La domenica, sul monte, si organizza il pranzo dell’amicizia, si celebra l’amicizia con il mondo, con la natura,con il cibo, con sé stessi, si dimenticano le inimicizie accumulate durante la settimana trascorsa e si fa spazio nella mente per  le emozioni e le avventure dei giorni che verranno. Insomma, è un pranzo terapeutico. Tutti sono invitati ma nessuno è obbligato a partecipare, il luogo cambia di volta in volta, così come il menu e gli intrattenimenti. Un giorno si pranza nel giardino delle more, circondati da bacche rosse e succose, che si possono usare anche per ottimi dolci, un altro giorno si organizza lo spignattamento nella sala del grande lago, un altro ancora vicino alla cascata, ma solo quando le marmotte sono in letargo, perché a loro dà fastidio il rumore dell’acqua, dicono che turba il loro equilibrio psico-fisico; qualche volta, si organizza anche nella piccola saletta del grande Leccio, ma solo quando siamo in pochi perchè il Leccio è molto vecchio e vuole stare tranquillo. Chiaramente, tutti partecipano alla preparazione del pranzo, qualcuno pensa al primo (o ai primi) altri ai secondi, ai dolci, qualcuno pensa alle bevande, altri alla musica, a seconda dell’umore e della fantasia del momento. Oggi, io preparo gli gnocchi, ho sperimentato la ricetta solo qualche settimana fa però ho visto che la lepre e la marmotta si sono leccate i baffi, perciò spero che anche stavolta tutti li gradiscano. La ricetta è molto semplice, l’unico inconveniente è che bisogna  svegliarsi all’alba per andare a cogliere le patate con una bella cesta, ma se uno le ha già pronte nella dispensa si guadagna tempo: bisogna lessare le patate con un po’ di sale, sbucciarle e passarle, in modo che si crei un impasto morbido, poi, secondo la ricetta tradizionale delle giraffe, si aggiunge il parmigiano grattugiato (per quattro patate grosse, circa 8 cucchiai) e la farina, oltre ad un pizzico di sale. Le dosi sono ad “occhiometro” e a “tattometro”, nel senso che l’impasto deve essere consistente quanto basta per reggere la cottura, diciamo che al tatto si deve sentire morbido ma non troppo molliccio. Dall’impasto si ricava un serpentone che si taglia a rettangolini, a forma di gnocco (!) della grandezza preferita, insomma possono essere piccoli gnocchi da un centimentro o da tre, dipende pure da quanto è grande la bocca che li mangerà! Si fa bollire l’acqua e si buttano i rettangolini che, tra l’altro, sono molto efficienti perché appena sono cotti saltano su e non bisogna nemmeno assaggiarli per capire se vanno bene, come invece si fa con la pasta. Si scolano e si condiscono a piacere, con un rosso sugo al pomodoro, con sugo più delicato ai gamberetti, o con il classico condimento burro&parmigiano e, se l’avete, salvia, sono molto intriganti anche con il gorgonzola. Oggi, scelgo il condimento con la salvia, ho delle belle piantine profumte che mi dicono “prendimi, prendimi” e così le accontento. Siete tutti inviati! E, mi raccomando, portate qualcosa, un dolce, o un vino, o un frutto, o una canzone, o un sorriso, va bene tutto.