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Malintesi bestiali.

14 Apr

20150411_122252Fino a qualche settimana fa, il simpatico felino della foto era noto come “il fratello smorfioso” di una cucciolata di quattro gatti, venuti al mondo nel giardino di casa, quindi tecnicamente venuti al giardino, dove la loro madre, ovviamente senza chiedere il permesso, ha ritenuto di aver trovato una clinica adeguata all’evento, con infermieri/badanti/schiavi al servizio della famigliola. Naturalmente, la clinica è diventata anche ostello/residenza estiva/residenza invernale, con i soliti badanti/schiavi/paggi. Ebbene, il felino smorfioso, che ha otto mesi, a differenza dei fratelli completamente neri (ma i gatti neri sono tutta un’altra storia) non si è mai lasciato avvicinare, è un domestico selvatico, o aresti come si dice dalle mie parti, smorfioso. Il suddetto felino è sempre, sempre, sempre stato considerato maschio, MASCHIO, MASCHIO, anche perché è stato impossibile verificare cosa ci fosse in zona “sottocoda”. Sempre. Fino a quando è apparsa quella pancia. E lui è diventato lei, ribattezzato Barè, in onore della prima donna che ha circumnavigato il mondo, fingendosi uomo. Il felino si limita a circumnavigare il giardino. E mi ha fregato.

 

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Piccoli eroi.

2 Apr

_MG_8493Ognuno ha una lista di eroi nel cassetto, con personaggi dai quali trarre ispirazione ed esempio. La mia è piuttosto variegata, contiene esseri umani ed animali, qualche nome famoso e parecchi sconosciuti, tutti accomunati dalla resistenza, dalla tenacia e dal coraggio, nelle avversità così come nella gioia (sì, anche nei momenti di gioia serve coraggio, tenacia e resistenza).  In questi giorni, alla lista si è aggiunto un personaggio: si chiama dendroica striata ed è un piccolo eroe della resistenza. Letteralmente piccolo, visto che pesa circa dodici grammi, piume comprese, e può stare su due dita della mano. Ebbene, questo piccolo essere piumato è in grado di percorrere oltre duemila chilometri, senza soste, nell’arco di 2-3 giorni, per andare dal Nord al Sud America, passando per l’Atlantico, guidato esclusivamente dall’istinto. Dendroica non poteva che entrare di diritto nella lista di eroi, tra quelli più misteriosi ed affascinanti, quelli che vivono guidati dall’intelligenza dell’istinto, e hanno capito qual è il proprio ruolo nel mondo senza farsi troppe domande.

 

Giraffa e il Bosco incantato delle Sette Cascate (VIII Puntata)

6 Dic

giraffaProsegue la favola a puntate … Prendete posto accanto al fuoco scoppiettante, scaldatevi pure con l’infuso di pioggia del monte e assaggiate i biscotti con essenza di fruscio notturno, e dimenticate la realtà per qualche minuto 🙂

***

«Isadora?».
«Sì?».
«Voglio vedere le Cascate».
«Le vedrai, Giraffa, le vedrai».
«Ma le voglio vedere subito, ho un desiderio molto grande da realizzare».
«Lo so, Giraffa, lo so ma dovrai portare pazienza e farai ogni cosa quando sarà il tempo giusto».
«E come si sa quando è il tempo giusto?».
«Si sente in fondo al cuore, lo sanno le tue zampe, il tuo cervello, i tuoi muscoli, e sono pronti per partire».
«Ma io sono pronta per partire! Il mio cuore sente di voler partire, i miei muscoli, le mie zampe e il mio cervello sono proprio pronti, veramente!».
«No, Giraffa, il tuo cuore adesso è in tumulto, i tuoi muscoli fremono, le tue zampe sono stanche e il tuo cervello è pieno di pensieri. Non è ancora il tempo giusto per visitare le altre Cascate. Ne hai appena vista una molto bella e molto importante, e hai incontrato una creatura assai saggia e speciale come la grande Quercia».
«…».
«La vita, nel Bosco, è fatta di corse, di voli, di silenzi, di incontri, di lavoro. Ognuno di quei momenti è importante e bisogna viverlo con il cuore grato e la mente sveglia, poiché sono i milioni di modi in cui la vita ci mostra la sua bellezza e bisogna riconoscerli, sempre. La vita nel Bosco non è fatta solo di grandi desideri, piccola Giraffa, ricordalo sempre, è fatta di piccole, meravigliose, realtà e se le vivrai con gioia, anche i grandi desideri si avvereranno, senza che tu te ne accorga e senza troppo affanno. Stai tranquilla, ogni cosa accadrà, nel tempo giusto. E ora, sbrighiamoci, devi conoscere la tua nuova famiglia» e Isadora volò in alto a giocare con il vento.
«Isadora?».
«Sì?».
«Posso dirti una cosa?».
«Certo».
«Sei più forte di mille leoni della savana».
L’amica aquila mi guardò divertita, «ah sì? E allora, corri, o potei sbranarti in un solo boccone!».

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Tornammo a casa il mattino seguente, dopo esserci fermate a dormire al Rifugio del Viandante e aver ascoltato i racconti dei pipistrelli e degli altri viaggiatori, di ritorno dalle loro visite alle Cascate.

Al nostro arrivo, trovammo ad attenderci Cirisbonzia e Cristobalbo, i miei genitori adottivi, emozionati per quella grande novità dotata di zampe e collo lunghissimi.

Erano due tipetti simpatici e giovali, stavano in giro tutto il giorno, tra le radure o tra i cespugli, lavoravano tanto ma si godevano la vita nel Bosco, ed erano molto protettivi con i loro figli, ossia Tarcisio detto Nando, che era poco più grande di me , e i due piccoli Sirbo e Neddu.

Mi accolsero con amore e badarono a me con grande generosità.

Cirisbonzia si premurava sempre che avessi da mangiare e da bere in abbondanza, «tu sei una che cresce ancora, te lo dico io, arriverai fino alla chioma della grande Quercia!», mentre Cristobalbo mi dava lezioni di vita nel Bosco, con le sue frasi che somigliavano a quelle di mio padre, ma ancora più brevi e, talvolta, misteriose, del genere «eh, qui, la vita…», oppure «eh, nel Bosco non si può mai sapere», o ancora «umpf!».

Anche Nando era un buon cinghiale, e si rivelò un fratello altruista e un amico sincero. Dopo il nostro primo incontro, non proprio pacifico, lui ed io diventammo inseparabili compagni di giochi e di avventure.

«Ehi, Giraffa, da oggi, noi due diventiamo una specie nuova di fratello e sorella, lo sai?».
«Be’, sì».
«Bene, sei strana ma sei anche una tipa sveglia! Senti, allora, d’ora in poi, ti chiamerò sore’, che mi piace molto».
«Va bene, frate’».
Quello fu il nostro primo dialogo da fratello e sorella di una nuova specie.

D’altra parte, pur avendo dimensioni molto, molto, molto diverse, eravamo quasi coetanei e ci piacevano le stesse cose: correre tra cespugli e grandi alberi; sguazzare nelle acque fresche e limpide dei laghetti, insieme ai pesci, ai rospi,  alle raganelle, ai gamberetti; fare scherzi a Cirisbonzia e a Cristobalbo; tirare la coda ai piccoli Sirbo e Neddu; fare visita alla grande Quercia, ascoltare i suoi racconti, farla ridere per farle perdere il filo del discorso; giocare a nascondino con i cervi (Nando vinceva sempre, io mai, eppure mi nascondevo benissimo); organizzare il torneo di salto del lombrico; partecipare alla sagra del vento al contrario; giocare a “prendi il corbezzolo più in alto” (l’avevo inventato io e, chissà perché, vincevo sempre).

Nel Bosco c’erano tante cose da fare, luoghi segreti da scoprire, nuovi amici da conoscere, nuovi frutti da assaggiare. Insomma, non c’era proprio da annoiarsi. I miei momenti preferiti, però, erano quelli trascorsi insieme a tutti gli abitanti, in occasione del pranzo del Bosco , o nelle lunghe sere d’estate e nei pomeriggi invernali.

Il pranzo del Bosco si teneva ogni mese, nella Radura degli Agrifogli oppure, in caso di piogge molto forti, nella Grotta del Temporale, e dava modo ad ognuno di noi di realizzare fantasie culinarie di ogni tipo: alcuni portavano insalate di radici e rugiada; altri, zuppe di mistero con germogli di risate; altri ancora, biscottini ai raggi di sole, ricoperti di sorrisi al velo. Un sacco di cose buone! Come dite? Volete sapere quale prelibatezza preparavo io? Ah, be’, è semplice, il mio piatto forte era, ed è tutt’ora, l’insalata di fantasia con gocce di sole e brezza soffiata, appena verrete a trovarmi ve la farò assaggiare e mi direte! I nostri pranzi non erano come tutti gli altri: non c’erano posti assegnati a tavola, non c’era proprio la tavola, e ognuno era libero di spostarsi da un luogo all’altro, per scambiare quattro chiacchiere con tutti, per scherzare, per cantare, per stare bene, insomma!

I pomeriggi invernali alla Caverna della Neve, e le sere d’estate vicino al Lago della Luna, invece, erano dedicai ai racconti di storie reali o di fantasia. I più bravi a raccontarle erano sempre la Grande Quercia e il Vecchio Cervo dorato, rimanevo affascinata dalle loro parole.

A me piace, soprattutto, ascoltare ma, qualche volta, mi diletto nel racconto, come quella volta in cui, in una sera d’estate, Inut, l’amico cervo, disse «su, Giraffa, perché non ci racconti qualcosa della grande famiglia delle giraffe? Mi incuriosisce sapere come mai avete quel collo così lungo! Ma credo che anche gli altri amici siano curiosi», «fì, fì, noi fiamo curiofi, perché hai quel collo, Giraffa?» dissero in coro i lombrichi, e la grande Quercia «coraggio, Giraffa, raccontaci una storia». E così, decisi di svelare ai miei amici del Bosco, il segreto del lungo collo delle giraffe, la leggenda di Cercalù, la mia antenata. (continua)

Giraffa e il Bosco incantato delle Sette Cascate (VI puntata – Le regole del Bosco incantato)

8 Nov

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(Qui la puntata precedente)

«Quello stesso giorno, insieme, stilammo le regole del Bosco, come proposero i tre uomini. Dicevano che le regole sarebbero servite anche ai futuri abitanti, per vivere in modo armonioso. 

Ecco le Regole del Bosco incantato delle Sette Cascate:

1) Ricorda sempre chi sei.

2) Ringrazia.

3) Sii un amico sincero per tutti gli abitanti del monte.

Eh, sì, fu proprio un bel giorno! Impegnativo, certo, ma ci siamo anche divertiti tanto. Quei tre erano simpatici. Bene, allora, cara Giraffa, mi ha fatto molto piacere parlare con te, sei una buona ascoltatrice, torna a trovarmi quando vuoi!».

«Grande Quercia, forse Giraffa ha bisogno di qualche spiegazione in più sulle Regole del Bosco» disse Isadora.

«Ah, già, certo, sì, sì».

«Ebbene, piccola Giraffa, tu hai le zampe lunghe, il collo pure, un paio di corna pelose, e una lingua blu, hai lo sguardo dolce e sei una creatura mite e forte. Col tempo, capirai sempre meglio come sei fatta, cosa ti piace, cosa ti distingue dalle altre creature del Bosco ma avrai già notato che tra tutti noi esistono delle differenze, ognuno di noi è fatto in un modo unico, speciale».

«Sì, è vero. Per esempio, io non ho le ali. Purtroppo, non posso volare…».

«Ecco, questo è il primo modo in cui tutti noi, qui nel Bosco, abbiamo infranto la regola numero 1. Almeno una volta, nella nostra vita, infatti, abbiamo desiderato essere chi non siamo, pensando che in quel modo ci saremmo sentiti meglio e dimenticando tutta la meravigliosa bellezza che ci portiamo dentro, esattamente nel modo in cui siamo fatti! Per esempio, tu non hai le ali ma hai un corpo possente e uno sguardo che può vedere molto lontano, e non sai quanto tutto ciò possa essere importante nel Bosco e in tanti altri luoghi del mondo».

«Be’, in effetti al mio paese la mia famiglia ed io eravamo le sentinelle della savana».

«Vedi? Allora, regola numero 1: ricorda sempre chi sei».

«Ricorda sempre chi sei..la terrò sempre a mente».

La Grande Quercia proseguì.

« Ogni giorno, al tuo risveglio, quando sentirai la brezza del mattino accarezzare le tue zampe, il tuo collo, la tua coda, la prima cosa che farai è ringraziare, per tutto ciò che sei, per tutto ciò che hai, per quello che verrà. Hai quattro zampe, due paia di occhi, un cuore grande, un cervello funzionante, i raggi del sole, amici a cui vuoi bene e che ricambiano il tuo amore, hai la libertà di correre o dormire, hai la vita. Regola numero 2: ringrazia».

Per tutti i leoni della savana, quelle regole non erano niente male, mi facevano già stare meglio!

La grande Quercia scosse le sue foglie e continuò.

«Regola numero 3: sii un amico sincero per tutti gli abitanti del monte . Vedi, tutti quanti abbiamo la tendenza a pretendere dagli altri la sincerità. Però dimentichiamo di pretendere la stessa cosa da noi stessi, forse perché essere sinceri è faticoso».

«Sì, ma che vuol dire essere sinceri?»

«Vuol dire essere sé stessi, cioè essere come si è, non fingere di essere fatti in un altro modo, significa fidarsi dell’amico, parlare con lui e chiarire ogni cosa, anche quelle che non ci piacciono, insieme a lui, significa non avere pregiudizi».

«Pregiudizi?» chiesi.

«Sì, pregiudizi. Significa, cioè, non farsi delle idee sulle persone senza averle conosciute, senza aver parlato con loro, senza aver ascoltato le loro ragioni e i loro sentimenti. Ricordalo sempre, piccola Giraffa, sii un’amica sincera. E ora vai pure a fare un tuffo nella cascata!».

Intervenne, ancora una volta, l’amica aquila.

«Grande Quercia, le Sette Cascate…».

«Ah, be’, certo, le Sette Cascate del Bosco incantato!» (continua).

I puntata – Il viaggio

II puntata – In fuga

III puntata – Gli abitanti del Bosco 

IV puntata – L’incontro con la Grande Quercia 

V puntata – Le origini del Bosco delle Sette Cascate

Il dolce masochismo.

3 Nov

imagesSiamo creature bizzarre, noi esseri umani, molto più simili agli animali di quanto crediamo. Sopratutto, nell’attaccamento alle nostre abitudini, gioiose o dolorose che siano. Basta osservare cosa accade quando un cane, tenuto per lungo tempo alla catena, viene liberato, per rendersi conto di quanto ci assomigliamo. La reazione dell’animale, in genere, lascia completamente sorpresi noi umani: rimane fermo, spaesato, incerto sul da farsi, quasi affezionato alla catena appena tolta. Semplice abitudine alla catena, alla mancanza di libertà, alla sofferenza. In realtà, non si abituerà mai completamente alla nuova situazione, la catena lo accompagnerà per tutta la vita.

Accade lo stesso agli esseri umani. Quando un dolore, sopratutto se mentale, dura a lungo, va ad infilarsi così in fondo nel nostro cervello che, anche quando non avrebbe più tanto motivo di esistere, resiste, ci lascia fermi, spaesati, incerti sul da farsi, quasi come se fosse necessario, o fosse una parte ormai naturale della nostra esistenza. Esattamente come accade agli animali. E così, capita che un giorno, mentre spazzi via le foglie gialle e arancioni che ormai ricoprono il pavimento della veranda come un tappeto croccante, senti arrivare quella sensazione, così familiare, così normale, che ti riempie il cervello e il cuore. È quel banalissimo dolore che conosci così bene, quello che non volevi sentire, quello al quale non volevi abituarti, quello che ora, forse, non avrebbe motivo di esistere, e invece eccolo, si presenta come se fosse uno di casa, ti dice che in fondo è parte di te, perché mai dovrebbe andare via? E, mentre lo accompagni gentilmente alla porta, gli spieghi che non hai bisogno di lui e gli suggerisci di andare in vacanza in un posto lontano, con ribrezzo, senti che, in fondo, in fondo, in fondo, un po’ ti eri affezionata a lui.

Giraffa e il Bosco incantato delle Sette Cascate (V puntata – Le origini del Bosco delle Sette Cascate)

1 Nov

(Qui la puntata precedente)

giraffa sul pratoLì, mi sentivo veramente al sicuro, e così, sedetti accanto alla Grande Quercia, ad ascoltare la sua voce calma e serena.

«Vedi, i padri fondatori del Bosco delle Sette Cascate arrivarono in questa landa erbosa e rigogliosa, tanto, tanto, tanto tempo fa, ancora li ricordo, io all’epoca ero una giovinetta con circa duecento anelli nel tronco! Loro erano degli esseri umani, affaticati, doloranti, pieni di ferite, lividi e cicatrici, nel corpo e, soprattutto, nell’anima. Li sentivo parlare tra loro, raccontavano di guerre, di inimicizie, di fratelli contro fratelli, di padri contro figli, parlavano del dolore per il tradimento di un amico, si lamentavano delle bugie, delle ipocrisie del mondo dal quale erano scappati, e dicevano che qui, nel bosco, avrebbero iniziato una nuova vita. Inizialmente, pensarono che questo fosse semplicemente un posto meraviglioso, abitato da creature belle ma inconsapevoli, perciò iniziarono ad organizzare la loro vita quotidiana a proprio piacimento, spostando i massi e tagliando gli alberi per fare spazio alle loro semplici dimore.

Iniziarono a comportarsi come i padroni del Bosco.

Poveretti, erano talmente entusiasti della loro nuova vita che nemmeno si accorsero delle migliaia di occhi che li osservavano! E loro, ingenui, pensavano di essere soli o, comunque, di avere a che fare con creature poco intelligenti, anche un po’ sceme.

Addirittura, un giorno decidemmo di fare uno scherzo: rimanemmo in totale silenzio, per un giorno e una notte. Naturalmente, quelli che fecero più fatica, furono le cicale, i grilli e tutti i pennuti, li vedevo mettere le ali sul becco per non parlare e per non ridere! Ah, ah, ah! Comunque, loro, i tre uomini, erano così concentrati su sé stessi, da accorgersi che qualcosa era cambiato solo la sera, quando non udirono i grilli e i barbagianni. E quando al mio “via!” tutti ripresero a parlare, i tre fecero un bel salto per lo spavento. Oh, ragazzi, che spavento si son presi! Ah, ah, solo al pensiero mi vien da ridere e non riesco a fermarmi! Eh, ci siamo proprio divertiti. Eh già. Allora, grazie per la visita, Giraffa, passa quando vuoi!».

querciaDunque, vi devo chiarire una cosa: la Grande Quercia era incredibilmente saggia ma aveva pure oltre mille cerchi sul tronco, era proprio vecchietta, perciò era anche un po’ smemorata, o meglio sfarfallava, soprattutto quando ricordava episodi del passato che la divertivano.

Le risate le facevano dimenticare anche il presente.

Quindi, infransi la regola del silenzio e le ricordai il motivo per il quale ero al suo cospetto, anche Isadora approvò, e lei continuò.

«Ah, già, è vero, sei venuta per conoscere la storia e le tre Regole del Bosco. Ebbene, dopo l’episodio dello scherzo, i tre uomini cominciarono ad ascoltare meglio i suoni intorno a loro, ad osservare la vita delle altre creature che popolavano la landa rigogliosa che avevano scelto come nuova casa. Decisero, così, di non lavorare né alle prime luci dell’alba né al crepuscolo e di impiegare quel tempo per ascoltare e guardare con attenzione tutto ciò che accadeva nel Bosco.

Fu così che iniziò la nostra amicizia. I tre uomini, nei primi giorni, non udirono nulla di particolare. Poi, con mente e cuore liberi, sentirono e compresero il dialogo tra due pettirossi. Quello che, ad un primo ascolto superficiale, era un semplice scambio di «ciiiiip», «cip, cip, ciiiiiip» diventò un dialogo a loro comprensibile «senti, tu, vedi di spostarti da quel ramo, c’ero prima io!»,«no, vedi di spostarti tu, adesso sono arrivato io, questo ramo mi piace e ci rimango».

Fino a quando riuscirono a comprendere il linguaggio di tutte le creature del Bosco e, un bel giorno, presero coraggio e parlarono con noi.

«Cari amici, perdonate la nostra intrusione nel vostro mondo, ci eravamo illusi di essere i migliori, gli unici abitanti del Bosco in grado di modificarlo a nostro piacimento, senza preoccuparci di chi, come voi, qui aveva già la sua dimora e viveva felicemente. Siamo scappati dal male del mondo ma ci siamo resi conto che il male, insieme al bene, è nel cuore di ogni uomo, anche nel nostro, e può andare via solo se ascoltiamo, umilmente e senza pregiudizi, la voce di tutti gli altri abitanti del Bosco. Noi eravamo sordi e ciechi, troppo impegnati a pensare al nostro benessere e non ci rendevamo conto che la nostra felicità è legata a quella di tutti voi. Grazie per averci aiutato a capire. Solo insieme possiamo rendere le nostre vite gioiose e serene». Tutti noi rimanemmo in silenzio, non avremmo mai immaginato che quelle creature un giorno avrebbero compreso il nostro linguaggio e, soprattutto, avrebbero voluto costruire una vita felice insieme a noi.

Vedi, Giraffa, forse, anche noi ci eravamo lasciati guidare dai pregiudizi.

Dopo qualche minuto di silenzio, Isabella, la grande Aquila, trisavola di Isadora, prese la parola.

«La landa rigogliosa nella quale ci troviamo, ci accoglie tutti quanti, ci garantisce un rifugio per la notte, ci sfama, ci disseta, ci protegge, e lo fa generosamente, senza chiedere nulla in cambio. Qui, c’è posto per tutte le creature che conoscono l’amore e il rispetto per sé stesse e per gli altri, e voi, cari amici, oggi ci avete dimostrato di conoscerli molto bene, perciò, a nome degli altri abitanti, vi do il benvenuto nel Bosco delle Sette Cascate».

Quello stesso giorno, insieme, stilammo le regole del Bosco, come proposero i tre uomini (continua).

Le puntate precedenti:

I puntata – Il viaggio

II puntata – In fuga

III puntata – Gli abitanti del Bosco 

IV puntata – L’incontro con la Grande Quercia 

Pensieri di un sopravvissuto.

6 Apr

Pensieri di un sopravvissuto trasmessi ad una giraffa:survivor

Io da qui non mi sposto, mio padre mi ha detto di stare fermo e zitto, ed io così sto, fermo, zitto, muto, anzi anche più muto di muto. Tutt’al più, mi ha detto che posso volare da qui a lì, ma solo se non ci sono elementi di disturbo, come suppongo sia tu, con quella cosa in mano che ha un occhio enorme.  Anzi, senti, se la vedi, puoi dire alla tua amica, quella mezza bionda con le meches, quella che ha assassinato i miei fratelli, quella con quattro zampe, hai presente?,

The dark side of Puncia ©lagiraffa

The dark side of Puncia ©lagiraffa

ecco, puoi dirle di girare alla larga? Grazie. Ora vai, però.

ora mi nascondoChe palle, senti, io mi sono spostato da qui a lì, mio padre mi ha dato il permesso, però mi ha pure detto di nascondermi in presenza di elementi di disturbo. E tu lo sei, perciò mi nascondo. Non mi vedi, giusto?

mi nascondo moltoAncora? Ora chiamo mio padre.survivor II

Così, finalmente, posso fare un giro per conto mio sull’erba.merlo a spasso