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Citazione

Please come in.

5 Lug
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Strassoldo

In response to The Daily Post’s weekly photo challenge: “Door.”

The medieval Castle of Strassoldo, Friuli Venezia Giulia, Italy.

 

Maybe life is an open door.

E poi, arriva Trieste.

22 Giu

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Qualche volta, quando incontro una persona per la prima volta, mi capita di provare la sensazione di averla già conosciuta, non si tratta di un semplice déjà vu, non è la sensazione di “rivivere” un momento già vissuto, è qualcosa di diverso, di più forte, che non lascia dubbi, quella persona l’ho conosciuta e basta. Probabilmente, esiste una spiegazione a tutto ciò, sarà di tipo neurologico, psicologico, o di altra natura ma, al momento non la voglio cercare, accetto la mia bizzarria. Mi capita anche con i luoghi, ed è altrettanto bizzarro, perché a volte mi sento a casa in posti totalmente sconosciuti.
Trieste è uno di quei luoghi. Sapevo di averla già conosciuta, mentre leggevo storie sul suo conto, o quando vedevo immagini che la ritraevano, bella e malinconica. O magari, chissà, forse, semplicemente, mi ha sempre affascinato quel suo essere così libera, o il fatto che sia stata così importante per la nostra storia eppure così poco conosciuta dagli italiani.
E allora, eccola, finalmente, Trieste, affascinante bellezza mitteleuropea, con i suoi palazzi imponenti e sontuosi, con la sua Piazza aperta sul mare, con i suoi abitanti, accoglienti e discreti, con i mille suoni di lingue diverse che volano nell’aria. Trieste è elegante, libera, vivace, forte, bella, nonostante l’inaspettato caos del traffico nelle strade. Trieste non mi è nuova, eppure la vedo per la prima volta, la conosco eppure, senza che lei lo voglia, mi incanta e mi fa sentire a casa.20150616_200507

Ho attraversato tutta la città.
Poi ho salita un’erta,
popolosa in principio, in là deserta,
chiusa da un muricciolo:
un cantuccio in cui solo
siedo; e mi pare che dove esso termina
termini la città.

Trieste ha una scontrosa
grazia. Se piace,
è come un ragazzaccio aspro e vorace,
con gli occhi azzurri e mani troppo grandi
per regalare un fiore;
come un amore
con gelosia.
Da quest’erta ogni chiesa, ogni sua via
scopro, se mena all’ingombrata spiaggia,
o alla collina cui, sulla sassosa
cima, una casa, l’ultima, s’aggrappa.
Intorno
circola ad ogni cosa
un’aria strana, un’aria tormentosa,
l’aria natia.

La mia città che in ogni parte è viva,
ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita
pensosa e schiva.

Umberto Saba – Trieste e una donna (1910-1912)20150616_220546

Un’altra cosa.

19 Mag

IMG_20150519_080022La Sardegna è un’altra cosa.. Incantevole spazio intorno e distanza da viaggiare, nulla di finito, nulla di definitivo. È come la libertà stessa.

David Herbert LawrenceMare e Sardegna1921

 

This land resembles no other place. Sardinia is something else. Enchanting spaces and distances to travel-nothing finished, nothing definitive. It is like freedom itself.

David Herbert Lawrence, Sea and Sardinia, 1921

Pioggia di sole.

11 Apr

IMG_20150411_102915Piove su le tamerici
salmastre ed arse. 

Oggi piovono soltanto sole e vento.

 

Il mare che splende.

10 Apr

Malfatano«In Sardegna si sente sempre, a cento e cento chilometri dalle coste, che (il mare) splende nell’aria da ogni lato. È una vera isola, Sardegna, dentro il suo splendore e le sue tempeste. E di qualcosa di salmastro odora anche su a mille metri».

Elio Vittorini, Sardegna come un’infanzia (1932)

Notizie dal mondo: la vita nel freezer.

8 Dic

Ogni tanto, quando, durante l’inverno, apro il congelatore, per prendere gli spinaci, rigorosamente fuori stagione, mi chiedo “chissà come sarebbe, vivere dentro il freezer?”. Voi non lo fate mai? Be’, dovreste. Le più grandi teorie sulla vita sono state elaborate o aprendo il freezer o fissando la lavatrice mentre centrifuga i calzini. Comunque, se mai nella vita vi foste fatti quella domanda,  la risposta la trovate qui:

Sappiate che a Yakutsk, le temperature sono molto più basse di quelle del vostro freezer (che in media si mantiene sui -18°). La città, infatti, l’unica al mondo costruita sul permafrost, durante i mesi più freddi raggiunge temperature intorno a -51°. E come fanno a vivere dentro il freezer? Fanno. L’uomo, d’altra parte, si adatta a qualsiasi condizione, a qualsiasi situazione. Magari, a Yakutsk, durante l’inverno, si esce poco la sera, si sta all’aperto solo per mezz’ora, si indossano due paia di calze, due maglioni, doppi guanti, forse pure tripli, e si va avanti, come in qualsiasi altra città del mondo. Non so, sarà il caso che mi tolga una delle tre felpe che, solitamente, indosso, appena la temperatura arriva a 11 gradi?

Se avete domande su Yakutsk e la Yacutia in generale, un giornalista locale vi darà tutte le informazioni che vi servono: askyacutia è il suo blog. Buon viaggio!

In love (ogni tanto m’innamoro).

16 Apr
dialogo tra panchina e lampione

dialogo tra panchina e lampione

Ogni tanto, mi capita. Non spesso, ogni tanto, solo ogni tanto, capita che mi innamori di un posto, di un luogo, ed è la stessa sensazione che si prova quando ci si innamora di un essere umano, si amano anche i difetti, si ama nonostante le difficoltà. Ecco, io, di questo posto, mi sono innamorata e non m’importa delle difficoltà. La strada per raggiungerlo è lunga e non è delle migliori, soprattutto percorsa nelle ore piccole del mattino, illuminata solo dalle stelle e dalla luna, quando il cielo non è coperto dalle nuvole, dai fari delle auto e dei mezzi pesanti , dalle fredde luci degli stabilimenti industriali, che lasciano anche intravedere le sagome delle enormi pale eoliche che danno energia pulita ma sono veramente brutte da vedere.  Nel tragitto, la pioggia mi accompagna quasi sempre, è dall’autunno scorso che scende giù almeno un giorno alla settimana, ogni settimana, per coincidenza proprio il giorno in cui faccio il mio giro del Sulcis, una delle zone più antiche dell’Isola più antica d’Italia, allo stesso tempo bella e malinconica e, per fortuna, mi accompagnano anche le voci familiari della radio, dei ragazzi di Caterpillar a.m., pimpanti nonostante la levataccia. Qualche volta, la pioggia lascia il posto alla nebbia, che avvolge le vecchie montagne di fanghi rossi della zona mineraria di Monteponi e la rende ancora più inquietante ma affascinante, essendo le vere testimoni della fatica e del sudore lasciati lì dagli uomini che un tempo ci lavoravano, però, quando inizio a scorgere quel profilo rossastro, mi preparo, so che manca poco ai piccoli tornanti che mi porteranno in un’altra zona industriale, ormai tristemente nota per le promesse, per i licenziamenti,  per il devastante inquinamento ambientale e, come si è scoperto negli ultimi mesi, politico. Ma tutto questo non m’interessa, mi dirigo verso il porto e vedo arrivare il traghetto che mi accompagnerà verso l’altra isola, quella che mi ha osservato con curiosità e diffidenza, e mi ha conquistata, mostrandosi in tutta la sua bellezza, nelle giornate cupe e grigie e in quelle piene di luce, sempre viva, vitale, un po’ malinconica e indipendente. E ora sono qui, in mezzo alle raffiche del libeccio che impediscono la navigazione, rischio di rimanere sull’isola per la notte, non ho nemmeno un cambio, non so quando  i traghetti ripartiranno, non ho un posto dove dormire, eppure, non riesco a smettere di sorridere.