Là ghe fazzu galèra!

8 Mag

C’è poco da dire e non c’è trippa per gatti, quando a un casteddaio gliene fanno venire una cavalletta al naso non ce n’è più per nessuno. Se d’è incomparabile quanto innegabile e annegabile che Kasteddu è la mitologica capitale del Mediterraneo, il casteddaio è su meri della capitale, non so se d’è spiegato bene bene.

Si sa che l’invidia è una brutta bestia, che i parigini, invidiandone Kasteddu che d’è la capitale del Mediterraneo e loro il mare nemmeno sanno che d’è, a Parigi, ci mandarono due di loro, burdi, per distruggerne la spiaggia del Poetto, buttandone perdigoni con missili e sabbia niedda nieddaZironì e Ballettòn, parigini di Montmàtr, dopo che avevano fatto tutto questo casino avevano cercato di nascondersi camuffandosi a cespuglio per non farsi trovare, a loro, ma centinaia di milioni di casteddai incazzati come bisce marine li avevano presi a bussinate d’ogna dì per 35 mesi dentro una concona di cemento a piazzetta Maxia, dove li avevano fatti entrare e gli tiravano perdigoni  e pomodori andati dall’alto come a pena di contrabbasso.  E nemmeno uno di loro parigini mandato a salvarli ci era riuscito, anche se d’era specialista di evasioni e camuffato a concorrente della Giraffa fatta a editora.  Questo Serge l’ergastolèn ci aveva provato, ma molto, anche a costruirne un bunker fatto a resòrt controllato anche da una torre, filo spinato e con le paludi tossiche per non farli trovare, a farli scappare ma per poco poco ci buttavano dentro anche a lui e allora si era costruito una torre fatta a palazzo sempre più alta, a non farsi raggiungere almeno a lui.

E quando che uno scimprotto di Quartu, bidda mala pèrdia, invidiosa da squartararsi di Kasteddu, s’era messo in testa di prenderne a pivella Gessika Cambarau, che se la voleva invece appropuddare tutta William Schirru di piazza Medaglia Miracolosa?  

Erano state scintille a casino più di una pialla-smeriglio di piastrellista quando che si erano incontrati Gessika e William che sembravano fatti approppriatamente una all’altro, come cane e gatto, come culo e mutanda, ma quando questo schillellè di scimprotto quartese ne aveva fatto vedere 160 rotoli di soldi, tutti arrotolati in tasca, la BMW nera di madraffo vissuto e vestito a camicia a colletto e polsini colorati, Gessika non ci aveva capito più niente.   Scellerata màla!   Efisio Perra era conosciuto anche al Rotary clèb di Quartu quando gettava alle cene i soldi ai camerieri per portargli l’accendino e faceva l’imprenditore di impresa che costruiva a Pitz’e Serra e a Quartello e i soldi gli piovevano a vanvera, visto che lo stesso bivano lo vendeva almeno tre volte e quando lo cercavano a tornargli i soldi e a picchiarlo aveva cambiato nome e sede della ditta già sei volte.  

A Gessika l’aveva voluta fare amministratrice sdelegata della sua ditta, che ora si chiamava “Il brocchetto volante”, tanto era veloce a costruire, prendere soldi e sparire. Dopo tre giorni Gessika ci aveva già ricevuto quattro di questi fogli che dicevano “avviso di garanzia”, ma lei non ci voleva restituire niente a loro, che pentole non ne aveva comprato. E poi Efisio Perra le diceva di stare tranquilla, che di sicuro avevano sbagliato indirizzo questi postini messi lì anche se non sapevano fare niente. Ma a William tutto questo già gli aveva fatto saltare un gatto al naso e se lo era preso bene bene, dopo che l’aveva fatto cercare a quelli del Portogallo che girano a Sant’Elia.    

“La ghe fazzu galèra!”, gliene aveva gridato, partendolo di testa alla prima volta.

E prima che quello, tutto sprammato e uscendogli il sangue dal naso, mischinetto, dicesse qualcosa, ce lo aveva buttato di sotto al buco che c’era alla strada di Piazza d’Armi, così profondo che non si era sentito nemmeno il rumore di quando cadeva, che buchi così, alle strade, solo a Kasteddu ce ne sono.  Gessika, madraffa come non mai, si era buttata a terra davvanti a lui dicendogli “mio eroe, mi hai salvato da questo qui che mi voleva portare via le pentole, che io non le ho comprate, da loro!”

E lui, dopo che le aveva dato quattro pappine, la aveva anche perdonata, a cussa scimpra.    Ma ci era arrivata la Polizia con l’agente Giangi Vacca, burdo come pochi, a portarla in prigione, che d’era lei l’amministratrice sdelegata della ditta piena di truffe.   Dalla disperazione a Gessika gli uscivano le lacrime a fontana su is bocciasa a settima misura!

Ma, alla fine, già si potevano mettere d’accordo in qualche modo, come si fa alla capitale del Mediterraneo

E’ o no?

                                      Ringrazio Deledda

Una Risposta to “Là ghe fazzu galèra!”

  1. giraffa 8 maggio 2010 a 9:24 pm #

    Oh Ringra, gia è! 😉

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