Il piacere della salita.

1 Giu

downloadFabio Aru, il giovane ciclista di San Gavino Monreale, è arrivato secondo al Giro d’Italia che si è concluso proprio nei giorni scorsi. Non ha vinto, eppure è un piccolo eroe della vita, di quelli che non conquisteranno mai un regno ma riescono comunque ad essere fonte di ispirazione per tutti e questo, per me, è più importante di qualsiasi trono sulla faccia della terra. Un trono lo puoi ereditare, lo puoi rubare, lo puoi conquistare con l’inganno o con la prepotenza, mentre le tappe vinte in questo Giro, Aru le ha conquistate con la tenacia, con la fatica, con la forza fisica e mentale, con il sacrificio, con l’umiltà, letteralmente con le proprie gambe. Ecco perché abbiamo iniziato ad amarlo, perché siamo stanchi di personaggi inconsistenti che si beano degli altri quando li sorpassano con l’inganno, e perché, in fondo, le mete che preferiamo sono quelle in salita, quelle che raggiungiamo con le nostre forze, senza sconti.

2 Risposte to “Il piacere della salita.”

  1. Franz 2 giugno 2015 a 3:47 pm #

    E’ vero, cara Giraffa, il ciclismo, come e più di tanti altri sport, si presta a farsi mito, cioè vicenda esemplare e istruttiva per la vita.
    Quest’anno ha seguito il Giro quotidianamente, tramite le piacevolissime cronache di Leonardo Coen sulla pagina web del “Fatto quotidiano” (vedi qui), e ho tifato per Contador, che ha avuto molti episodi sfortunati e ha saputo stringere i denti e non arrendersi al dolore di una lussazione alla spalla procuratagli da una caduta.
    In questa situazione, Fabio Aru sembrava l’avvoltoio pronto ad approfittarne, sorretto da una squadra molto più forte di quella dello spagnolo, e senza essere dotato di altrettanta potenza e continuità.
    Poi, sul finale, la vittoria nelle due terribili tappe alpine ha rivelato le doti fisiche e caratteriali di un giovane campione che credo s’imporrà nelle classifiche, oltre che nei cuori sensibili al fascino dell’epopea.

    • lagiraffa 2 giugno 2015 a 8:57 pm #

      Contador è un grande campione, lo ha dimostrato in tante occasioni, e credo che per un giovane come Aru confrontarsi con uno sportivo di quel livello, di quella fama, sia stata una enorme sfida, anche a livello personale, e abbia comportato un enorme sforzo mentale, oltre che fisico. E Contador ha ancora una grande “fame”. Chissà, forse è quella fatica immensa, straordinaria che rende le sfide tra ciclisti così cattive ed epiche, emozionanti per chi è sensibile al fascino dell’epopea 😉

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