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Pacificazione marina.

30 Ago

13062006(005)La fine di agosto, per me, è il momento migliore per la pacificazione, di cui tanto si parla in questo periodo, tra opposte fazioni. La pacificazione è necessaria per poter iniziare il nuovo anno con maggiore forza, determinazione e convinzione ed il nuovo anno, giusto per chiarirci, inizia a settembre e non a gennaio, come vogliono le convenzioni. Non ho mai conosciuto nessuno che a gennaio abbia iniziato qualcosa con dei buoni nuovi propositi, a gennaio, in genere, ci si porta dietro ancora il freddo dei mesi precedenti, si mantiene lo status quo, perché fa comodo e perché non si ha nemmeno la forza di fantasticare, invece a settembre si arriva con il pieno di sole, di luce, di acqua fresca negli occhi e nello spirito e questo fa sembrare le cose possibili. Però, bisogna pacificare. Per quanto mi riguarda, avendo diverse pacificazioni da mettere in atto (avevate dubbi?!) stamattina, con il rumore delle onde, ne ho risolto alcune: prima di tutto, mi sono pacificata con i turisti. Esattamente. La maggior parte degli assaltatori scelti che occupavano la mia spiaggia è partita e, quindi, mi sono pacificata con loro. Be’, così è facile, direte voi, a pacificarsi con chi ha levato le tende ci riescono tutti, embe’, dico io, l’importante è pacificare, non bisogna sottilizzare. E poi, i pochi, turisti che arrivano adesso sono i miei preferiti, sono educati, rilassati, non chiassosi, alcune coppie sembrano addirittura felici (addirittura!) altre famigliole sembrano serene, e gli esorcismi sui bambini sembrano aver avuto effetto. Poi, ho continuato la pacificazione tra le mie due anime, quella audace, spudorata, schietta e un po’ stronzetta (scusate, ma è l’unico modo per definirla) e quella timida, compassionevole, emotiva, ultra sensibile (e ultra pallosa, ufff) ma, in questo caso, il lavoro è ancora in corso, anche se a buon punto. Poi, è arrivato il momento della pacificazione con il pranzo familiare che vede la partecipazione straordinaria di mia nonna, pure nel suo ruolo di madre e suocera. Dunque, io adoro mia nonna, l’ho sempre adorata, per le storie che mi raccontava, per le sue torte di mele, per l’ironia, per la sua forza ma, quando si tratta di pranzi familiari, bisogna pacificare, perché può capitare che discuta per almeno venti minuti con il genero (mio padre) sul prezzo del decoder, raggiungendo decibel da concerto rock, dal momento che lei è, ufficialmente, parzialmente sorda, mentre lui è, ufficialmente, parzialmente distratto ed entrambi non amano ascoltare voci diverse dalle proprie. Dal decoder al programma televisivo visto il giorno prima, il passo è breve, e lì è arrivata, in parte, la mia pacificazione, quando hanno iniziato a parlare, a urlare,  del “programma con Carlo Conti, dove c’era Sharon Stone l’hai visto? Ti è piaciuto? E c’era quella ragazza che presentava, bella eh? Ma chi era? Ma di dov’era? Giraffa, tu lo sai da dove viene quella ragazza?” e così, per pacificarmi, ho risposto “sì, nonna, la conosco, è una ragazza di Siniscola, l’hanno scelta per caso mentre passeggiava per il paese”, “ah, quindi è sarda?! Sembrava straniera, e invece, hai visto! Alta, bionda..” gli ho dato materiale di discussione per un’altra mezz’ora e sono andata a spalmarmi la crema. Se questa non è pacificazione.

Piccola lezione di civiltà. Dal Giappone.

30 Lug

La storia è nota: una coppia di turisti giapponesi in vacanza a Roma, dopo un pranzo in un noto ristorante romano, si era trovata sul tavolo un conto da 695 euro, una vera follia ma, purtroppo, non l’unica truffa di cui sono vittime tantissimi turisti giapponesi (e non solo) tanto che uno dei quotidiani più venduti in Giappone ha scritto di un rapido declino dei flussi turistici verso l’Italia, proprio a causa dei servizi di bassa qualità o, comunque, non adeguati ai prezzi imposti. In seguito alla vicenda, il nostro neo ministro del turismo Michela Brambilla, per ricordare che gli italiani sono gente generosa ed ospitale, aveva invitato la coppia di fidanzati a tornare in Italia, a spese del governo. Brava, mica possiamo farci sfuggire i turisti giapponesi… Oggi, però, i turisti hanno risposto: “no, grazie, é inutile, perché è una spesa inutile fatta con le tasse del popolo italiano” torneranno ma a spese loro. Ma si può? Devono proprio essere abituati male, questi giapponesi. Poverini. Forse dalle loro parti il governo crudele amministra il danaro pubblico nell’interesse dei cittadini, forse non sono abituati a ministri e capi di governo che usano aerei dello Stato per tornare a casa, per andare a prendere i bambini a scuola, per fare delle gite, per dare passaggi agli amici, ma sono loro ad essere strani, arretrati, noi siamo grandi, magnifici, generosi, moderni. Magari, secondo loro, sarebbe più utile se il ministro andasse a controllare i servizi offerti da alberghi, bar, ristoranti e i prezzi assurdi creati apposta per spennare i turisti, per dare una regolata al sistema. Ma perché loro so’ strani, so’ giapponesi.

Anche i piccoli tedeschi frignano.

9 Lug

In questo periodo, bisogna recuperare un briciolo di dignità e di orgoglio patriottico, dopo che i festini a villa Arzilla hanno fatto il giro del mondo e dopo il fondamentale sondaggio secondo cui i turisti italiani sono tra i meno simpatici al mondo, bisogna darsi un tono e, per farlo, il metodo più  giusto e veloce consiste nel buttare un po’ di melma ingiuriosa sugli altri Paesi. Allora, i turisti italiani non sono amati nel resto del mondo. E perché mai? Forse perché vanno in giro nelle calette a rubare i sassolini bianchi per ricavarne tappetini per la doccia (sentiti e visti con i miei occhi) ? Forse perché urlano quando sono per strada, nei ristoranti, nei negozi? Forse perché fanno squillare il telefonino ovunque e iniziano ad urlare quando rispondono? Forse perché i bambini strillano e pestano i piedi come indemoniati, in spiaggia, per la strada, al supermercato? E allora vogliamo parlare dei bimbetti tedeschi che ho visto in spiaggia con i miei occhi? Frignavano, strillavano e scapricciavano (voce del verbo fare i capricci) senza ritegno, con le mamme tedesche (uscite direttamente da Desperate Housewives, una bionda e l’altra bruna, belle e discretamente stressate) che, nell’ordine, li ignoravano, li minacciavano e poi strillavano pure loro. Cose mai viste, perché i tedeschi, in genere, sono sempre molto composti, i bambini educati e calmi, insomma, tedeschi. Questi no, questi erano diversi, erano dei piccoli tedeschi strani. Poi, è arrivato il papà (i papà si riconoscono dall’orario di arrivo: arrivano sempre più tardi perché devono trovare un parcheggio in Oceania e vanno via prima perché devono oltrepassare l’oceano per recuperare l’auto) ha iniziato a parlare, e ho capito. Il papà era italiano. Ma perché dobbiamo sempre farci riconoscere? Über alles in der Welt.