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La mia Maestra.

8 Nov

Tema del giorno:
Parla della tua maestra.

Svolgimento

La mia Maestra è molto bella, brava e gentile.
A volte, è anche un po’ stronza e lei lo sa, perché glielo dico, ma non si offende e quando mi vede in un angolo imbronciata ed offesa per qualche suo rimprovero severo, mi fissa negli occhi e mi dice «lo faccio per il tuo bene».
Quindi, la mia Maestra è la classica stronza paracula.
Però, in effetti è vero che quando è severa, o anche molto severa, io imparo di più, capisco le cose, come funzionano e come funziono io, capisco se sbaglio, perché sbaglio, e a volte capisco anche come devo correggere lo sbaglio.
Insomma, il Suo Metodo da stronza funziona.
La mia Maestra sa fare un sacco di cose: sa ballare il twist e il tango, sa cantare, sa far piangere, sa dipingere albe e tramonti, sa far ridere, a modo suo sa far di conto, sa far sognare, sa addirittura fare le magie.
La mia Maestra è misteriosa, a volte parla senza parole, e capita che non la capisca proprio, altre volte sta zitta e la capisco ancora meno, a volte urla e mi fa paura, a volte mi accarezza e mi stupisco, è fatta così, la prendo per quello che è.
La mia Maestra è un po’ pedante, e sa di esserlo ma non le importa nulla, non smette mai di insegnare le cose, è una sua fissa, se non insegna non sta bene.
Un mio compagno di scuola è riuscito a scoprire il suo nome, glielo ha detto suo cugino della quinta A, uno che sa tutto, pare si chiami Vita, Sig.ra Vita, ma ancora non siamo riusciti a scoprire il cognome. Non è che ce ne freghi molto di sapere anche il cognome, però magari può essere utile per il prossimo tema.

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Preservaci dal fuoco dell’inferno.

9 Mag

20140504_081059(1)Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia “. Perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno. Un passo dietro l’altro, una decina dietro l’altra, sempre gli stessi piedi, sempre le stesse parole che entrano nella testa ed escono in automatico dalla bocca, diventando un mantra, una fila di suoni che permettono di estraniarsi quasi completamente dal mondo esterno e non fanno sentire la stanchezza. Quasi completamente. Si tratta, comunque, di percorrere un tragitto di sedici chilometri, a passo di bue, poveri buoi afflitti dal peso del giogo, con numerose soste, per permettere alle persone, in attesa sulla strada ricoperta di fiori, rami, foglie profumatissimi, di chiedere una grazia o ringraziare il santo guerriero. Qualcuno deposita dei fiori all’interno del cocchio, altri lasciano delle lettere, altri ancora si limitano a toccare l’abito che copre la statua del santo. Gli stessi  fiori verranno, poi, nuovamente depositati, lungo tutto il tragitto, nei punti in cui si sono verificati incidenti stradali mortali, dai parenti delle vittime o dai “custodi” del cocchio. Una sorta di riciclo spirituale, segno di pietà e di rispetto per i morti. È un momento particolarmente toccante, sopratutto quando a depositare i fiori è un bambino timido e sorridente. Tutto si svolge in un clima di grande, straordinaria, compostezza. D’altra parte, non è nè una scampagnata nè una sceneggiata e ognuno ha un proprio motivo per essere lì ma, forse, il motivo che accomuna tutti è la ricerca di qualcosa che somigli alla serenità e ci allontani dal fuoco dell’inferno sulla terra.  “Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia “. La nostra colpa, a volte, è soltanto quella di non credere abbastanza, in quello che siamo e in quello che sogniamo.

Il guaio dei sogni.

20 Ott

I sogni. Fiumi di inchiostro sono stati consumati, per raccontare quanto sia bello e giusto sognare, non tanto ad occhi chiusi con la mente mezzo incosciente che vaga e mescola immagini reali ad antichissime memorie o a paure ancestrali e desideri mai confessati, quanto ad occhi apertissimi, rivolti verso qualcosa che, pensiamo, ci renderebbe più felici, qualcosa che è altrove, nella nostra testa ma altrove, in un altro mondo o in un altro tempo e, naturalmente, è perfetto. Sognare è bello e giusto, l’immaginazione di quel “qualcosa” distante nel tempo e nello spazio, è il primo passo verso la creazione e sprona all’azione, fa sentire vivi, pieni di energia, tutte quelle che servono a raggiungerli, quei benedetti sogni. E se non vengono raggiunti, si continua, all’infinito. Però, il guaio dei sogni, il vero  guaio dei sogni, quello di cui raramente si parla, è che, a volte, si realizzano. E in quel caso, può capitare che, passati i primi momenti di ebbrezza, di euforia, di esaltazione, di pace e beatitudine, insomma di tutto quello che volete purchè somigli alla sensazione di un sogno realizzato (!) ebbene, volati via quei momenti, il sogno è lì, nella nostra vita di tutti i giorni e non è sempre come l’avevamo dipinto nella nostra testa, con quei colori, quelle sfumature, quelle tonalità perfette, dalla prima all’ultima pennellata. Capita con i grandi sogni e con quelli più piccoli, con quelli d’amore e con quelli professionali. Capita, magari, di sognare il principe azzurro e quello, effettivamente, un bel giorno si presenta ma non è vestito d’azzurro, preferisce la divisa a pois ed il cappello con il pon pon. Capita con un lavoro: magari per anni si sogna di diventare proprio quella “cosa lì”, quella che permetterebbe di essere d’aiuto a qualcuno, di dirgli “non ti preoccupare, ci sono qua io” e poi, anche quella “cosa lì”, dopo tanto impegno, si presenta, magari con qualche sfumatura diversa e con alcuni colori che proprio non ti piacciono, ma è lì davanti a te e, dopo l’ebbrezza, ti lascia senza parole e con una vaga sensazione di angoscia perchè, forse, l’impegno, i sacrifici, la resistenza, si sono presi tutta l’energia che invece servirebbe per viverlo, quel sogno. E, allora, non resta che incominciare, con pazienza, a pennellare la realtà.

(il dipinto è questo, una bella pennellata della realtà)

Ho sognato il mio cuore.

8 Ott

7bc360038884620c0c4ee52e189252a6Premetto di non aver sognato di fare rafting lungo le mie arterie ma, talvolta, i miei sogni sono piuttosto avventurosi. L’altra notte, evidentemente, il tortino di piselli “all’uso sardo” ha stimolato l’avventura onirica: mentre, nel sogno, percorrevo in auto la strada statale che attraversa il posto in cui abito, all’imbrunire, all’improvviso vedo delle fiamme altissime partire da un distributore di benzina (quando mi ci metto, sogno le cose per benino, eh, mica un incendio qualunque, un incendio come si deve..) allora, ovviamente, corro verso casa mia e, nel tragitto, come deve accadere in un sogno fatto per benino, vedo altre fiamme provenire da un altro distributore non lontanissimo da casa mia, insomma, una situazione abbastanza rassicurante. Arrivata a casa, che non era la casa in cui abito ma la “mia” casa, cerco disperatamente la mia cagnetta che, anche in condizioni di pericolo allegro (ossia quando si fanno i fuochi d’artificio o inizia il bombardamento degli odiosi petardi nel periodo natalizio) impazzisce e vuole stare solo accanto a me e, in quest’occasione, manco a dirlo, era scappata, altra situazione rassicurante. Comunque, recuperato il coraggiosissimo cane, ci rifugiamo in casa, nel soggiorno, devo dire proprio un bel soggiorno, esattamente come lo realizzerei se avessi una casa tutta mia, piccolo, accogliente, con mobili bassi in legno, qualche pianta, lindo, e con un’ampia finestra che dà su un portico pieno di piante verdi (eh sì, era buio ma si vedevano benissimo, potere dei piselli!) dalla quale, però, si vedono ancora le fiammate dei distributori eppure, nonostante ciò, non ho paura e mi sento completamente al sicuro, così come il coraggiosissimo essere peloso a quattro zampe che mi guarda. Naturalmente, un sogno così non potevo proprio ignorarlo e, allora, ho consultato l’utilissimo libro sull’interpretazione dei sogni (sono attrezzata, io, se autoanalisi dev’essere, autoanalisi sia!) per capire cosa mi stesse comunicando il mio fantasioso subconscio, immaginavo traumi psicologici irreversibili e, invece, ho scoperto una cosa molto interessante: il corpo è la dimora dello spirito e per molto tempo si è ritenuto che nei sogni le parti di una casa rappresentassero le parti del corpo e la persona interiore che abita tale corpo. Bene, a questo punto mi incuriosisco sempre di più, quale parte del mio corpo avrò sognato? La pancia, che mi dà parecchio da fare? Il cervello? L’alluce? Niente di tutto ciò, il soggiorno è il cuore, il centro dell’essere umano, che scoperta, ho sognato il mio cuore! Devo ammettere che era un posticino decisamente accogliente, perfetto anche per sorseggiare un infuso di foglie d’acacia. La porta è sempre aperta 🙂