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Vintage elettorale.

2 Giu

Quest’anno, voglio fare un esperimento, voglio catapultarmi nell’atmosfera degli anni ’40, quando gli uomini e le donne in quel lontano 2 giugno 1946 (finalmente le donne al voto!) hanno deciso del loro presente e del nostro futuro, regalandoci una forma di governo nuova di zecca, quella Repubblica nella quale la sovranità appartiene al popolo e non più ad un individuo e ai suoi eredi. Dovremmo ricordare ogni giorno l’enorme potere/dovere di cui siamo titolari, e dovremmo esercitarlo sempre, con determinazione, responsabilità, consapevolezza, nell’interesse della collettività, senza pigrizia. Ringraziando, ogni giorno, chi ci ha fatto questo dono.

Forse, mentre andavano a votare, nell’aria risuonavano queste note 😉

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Grazie.

1 Giu

Ringrazio gli oltre 12 milioni di persone che il 2 e il 3 giugno del 1946 hanno fortemente creduto nel cambiamento, nel potere di ciascun cittadino di scegliere in quale Stato vivere,  garantendomi di vivere in una Repubblica.  Tutto sommato, meglio poter scegliere di metter un francobollo per la spedizione verso l’Islanda agli attuali politicanti, piuttosto che tenersi per tutta la vita la corte di Vittorio Emanuele di Savoia. Prima o poi, ritroveremo la stessa forza e la stessa determinazione, per esigere dai nostri eletti il rispetto della democrazie e della libertà.  Viva l’Italia e buona Repubblica a tutti 🙂

La paura del contagio.

25 Apr

Una ragazzina di tredici anni muore asfissiata, perché nella sua casa manca il gas per riscaldarsi, ed i soldi per pagarlo, perciò la sua famiglia è stata costretta ad accendere un braciere; uomini e donne muoiono sotto le macerie della “casa” che li ospitava; una madre disperata elimina i propri figli malati, facendoli annegare in mare; lavoratori licenziati si rifugiano in un’isola per attirare l’attenzione e farsi ascoltare; padri diventati poveri, a causa di un diritto di famiglia spesso applicato in maniera punitiva nei confronti degli uomini, perdono figli e dignità; bambini violentati che fanno scandalo e riempiono i giornali, ma nulla più. L’elenco, come sappiamo tutti quanti, potrebbe continuare ancora per molto, è l’elenco degli esseri umani abbandonati, dimenticati, emarginati, da chi si sente “normale” e da chi, per lavoro, dovrebbe attivarsi per contribuire a migliorare la loro situazione (mi riferisco a quella cosa strana chiamata Stato). Dimenticati, ma non solo, perché in questa emarginazione, credo ci sia qualcosa di diverso dalla legge della giungla e dall’indifferenza o, comunque, ci sia anche qualche altro sentimento. Credo si tratti della paura del contagio. Chiunque si sia mai trovato in situazioni particolari, di difficoltà di vario genere, economiche, lavorative, affettive, sa che proprio in quel momento, intorno si crea il deserto e, se da una parte il deserto serve a temprare lo spirito, a rafforzare l’animo, a capire cosa significa “aiutati che il ciel t’aiuta”, a distinguere le persone che ci vogliono bene e che ci stanno accanto “nonostante tutto”, a migliorarci etc., dall’altra parte, ci fa pure capire quanto sia grande la paura del contagio da parte di tutti gli altri. Una persona in difficoltà, una che perde una battaglia, fallisce un obiettivo, fa paura, ricorda che tutto può accadere e può essere contagiosa, e poco importa se quello magari è un fallimento temporaneo, una difficoltà passeggera, superabile, o un semplice cambiamento, il contagio potrebbe avvenire ugualmente. È una paura naturale, quasi innata però, se nel vicino di casa è quasi accettabile, nelle istituzioni non lo è per niente, in chi dovrebbe aiutare i cittadini (e pure i non cittadini) a vivere dignitosamente, non lo è, perché il compito dello Stato è anche quello di dire “non ti preoccupare, ti do una mano a rialzarti”, è quello di mettere le persone nelle condizioni di realizzarsi, di scaldarsi con il gas anche se non ha i soldi per pagarlo; di mettere in sicurezza le case; di prevedere un sostegno concreto per chi ha figli con difficoltà; di garantire ad entrambi i genitori un rapporto dignitoso con i propri figli; di ascoltare i bambini e perseguire chi li sfrutta. L’elenco potrebbe continuare. Ma, una buona volta, qualcuno dovrebbe prenderlo, il benedetto elenco e iniziare a spuntare qualche voce, senza paura.