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Nel nome di Maometto?

8 Apr

Il profeta Maometto sposò Aisha, a quanto pare la preferita fra tutte le sue mogli, quando lei aveva all’incirca nove anni e lui più o meno cinquant’anni, cifra più cifra meno, oggi una relazione del genere nei Paesi civili non sarebbe possibile e l’uomo in questione sarebbe definito pedofilo ma erano altri tempi e, naturalmente, non scriverò che Maometto era un pedofilo. Però, dall’epoca in cui Maometto viveva e predicava è passato qualche anno, il genere umano ha modificato molti suoi comportamenti, per esempio non si sposta più con i cammelli, ha perfino cambiato idea su alcune tradizioni ma su quelle più becere no, su quelle ha mantenuto una coerenza ammirevole, forse perché quelle più becere lo fanno sentire potente, forte e ad alcuni uomini danno l’illusione di essere onnipotenti. La pedofilia istituzionalizzata è una di quelle tradizioni becere alle quali gli uomini, con il sostegno di molte donne e madri, non sanno proprio rinunciare, evidentemente, è troppo forte il piacere che si prova nel violentare brutalmente una bambina, per potersene privare. Eh, sì, e chissà quale piacere supremo si potrà mai provare nel provocarle “lesioni gravissime all’apparato genitale che hanno portato all’emorragia fatale”? Solo l’uomo, il novello “sposo”, yemenita che ha violentato e ucciso la propria piccola moglie di tredici anni può saperlo mentre lei non saprà mai cosa significa ricevere una carezza ed essere trattata con tenerezza, con amore e con rispetto, una bambina che, come i sessanta milioni di bambine nel mondo, ha provato sulla sua pelle il significato di una tradizione becera, una piccola donna che ha subito le conseguenze di concezioni del genere: “sposarsi con una bambina di nove anni è lecito, lo afferma il Corano. Maometto si è sposato con Aisha quando lei aveva sette anni e ha consumato il matrimonio quando ne ha compiuti nove”. Sessanta milioni di bambine violentate, sessanta milioni di donne infelici e altrettanti milioni di uomini autorizzati a procurare sofferenza e infelicità in nome di Maometto e del Corano. La mia parte politicamente scorretta, in questi casi, mi suggerisce solo una frase “al mio segnale, scatenate l’inferno” .

Per saperne di più:

www.adnkronos.it – Yemen, una sposa bambina di 13 anni muore tre giorni dopo il matrimonio;

Yemen, il “partito” delle donne si divide sulle spose bambine | l’Occidentale.

Liberi dal peccato, liberi dalla pena.

25 Mar

Per anni, in diverse parti del mondo, migliaia di bambini hanno subito le attenzioni morbose di adulti malati di mente o, nel peggiore dei casi, semplicemente schifosi, per anni, quegli adulti hanno costretto bambini o ragazzini a subire rapporti sessuali non voluti, perché attenzioni morbose significa mani e pezzi di corpi che si sono insinuate nei corpi dei bambini, torturando, soprattutto, le loro anime, estenuando i loro cervelli, violentando le loro menti, senza pietà e senza che nessuno facesse qualcosa per impedirlo. Quegli adulti non hanno pagato e, probabilmente, non pagheranno mai per il male che hanno procurato e il fatto che le persone che avevano il potere per farlo non abbiano mosso un dito o aperto bocca per evitare tanta sofferenza sulla terra, per me è una cosa abominevole. Ed è inaccettabile che alle stesse persone non sia stata e non verrà riconosciuta alcuna responsabilità terrena, per il semplice fatto di appartenere ad una categoria di persone che svolge la propria attività all’interno di una istituzione religiosa, parliamo di preti della Chiesa cattolica ma parliamo, prima di tutto, di uomini che, malati o meno, hanno distrutto la vita di tanti esseri umani, fatti a Sua immagine e somiglianza, e nel farlo hanno commesso un reato, punito con pene stabilite dagli uomini, pene che non potranno mai riparare il danno causato ma che, insomma, possono rendere un briciolo giustizia alle vittime ed impedire che la cosa si ripeta. E invece no, mille scuse, mille “però”, milioni di eccezioni, compresa la considerazione che “la pedofilia non è un problema solo della Chiesa”, e no che il problema della pedofilia non è un problema peculiare della Chiesa cattolica, ma i più alti rappresentanti della Chiesa hanno contribuito a renderlo “il” problema, nel loro tentativo di cancellare la questione, di liquidarla velocemente come un non-problema della più grande istituzione religiosa del mondo, tacendo, nascondendo, chiudendo gli occhi, l’hanno reso ancora più grande e dannoso, in nome di cosa e di chi? Di certo non in nome di Dio e nemmeno in nome di suo Figlio che predicava l’amore vero, il coraggio, il bene, non la viltà. Ebbene, io lo voglio sapere, voglio sapere in nome di che cosa la Chiesa ha taciuto e non ha impedito che tutti quegli esseri umani a Sua immagine e somiglianza soffrissero, voglio una risposta, una risposta convincente perché non mi basta sapere che bisogna punire il peccato ma non il peccatore, come ha detto il Papa nei giorni scorsi, non mi basta, se ad un laico che divorzia è vietato prendere la comunione, mentre ad un uomo che indossa l’abito talare e violenta un bambino è concesso il privilegio di dare la comunione, con le mani ancora sudice della sua libidine malata e malvagia.

P.S. il problema è anche italiano, e ovviamente non riguarda solo i religiosi ma anche le religiose, qui trovate l’anticipazione dell’inchiesta pubblicata da L’Espresso “Pedofilia, l’inferno italiano”, non sarà una buona lettura.