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Pet loss.

27 Mag

15600639-abstract-colorful-paw-prints-Stock-Vector-cat-dog-pawSi chiama “pet loss” e nessuno ne parla, perché in una società fondata sul primato assoluto dell’essere umano su ogni altro essere vivente, parlare della sofferenza o, per essere precisi, del “lutto” per la perdita di un animale d’affezione, è un tabù o, peggio ancora, una cosa ridicola. Fortunatamente, alcune aree del mondo sono più evolute sotto questo profilo e da qualche anno si è iniziato ad affrontare la questione, riconoscendo dignità al dolore legato alla morte di un animale al quale si era legati, e aiutando quindi le persone ad affrontare la situazione, a non sentirsi né folli né idiote. Il dolore e il senso di perdita per la morte di un animale sono paragonati a quello per la perdita di una persona cara, e qui so già che i più delicati storceranno il naso ma pazienza, e si passa per tutte le fasi del lutto, la negazione, la rabbia e il senso di colpa, la tristezza, l’apatia, l’accettazione. La situazione è un po’ più delicata quando l’animale è giovane o quando si decide di praticare l’eutanasia, per ovvie ragioni. Il fatto di essere consapevoli di tutte le fasi del percorso che ci aspetta, non rende la situazione meno dolorosa, lo so per esperienza, e lo sto vivendo in questo momento. So cosa sta accadendo nel mio cervello ma questo non mi preserva dalla tristezza. So che in questi giorni, pochi da quando la malattia della mia cagnolina è peggiorata e ci ha portato a decidere, d’accordo con il veterinario, di praticare l’eutanasia, il mio cervello è diviso a metà, una parte pensa che lei sia ancora qui, pensa di vederla sbucare con il suo passo incerto da un momento all’altro, pensa di sentire il suo respiro affannoso, si aspetta quell’abbaiare familiare che nell’ultimo periodo non c’era più, pensa di doversi svegliare nel cuore della notte per aiutarla, pensa che sarebbe potuta andare diversamente, pensa che forse … se … magari … , pensa che da qualche parte ci sia mentre l’altra parte sa perfettamente che tutto questo non accadrà, non esiste, non ci sarà mai più. E rimane un senso di stordimento, di stupore, di dolore. Lo so, è così, non si scampa. Poi si farà sentire più forte il senso di mancanza, quello che ora percepisco vagamente al risveglio, quando mi aspetto di trovarla lì a guardarmi mentre si chiede “ma si sta alzando o dobbiamo ancora rimanere a cuccia?”,  al rientro a casa, quando mi volto verso il suo cuscino per vedere se dorme, o quando apro un pacchetto di crackers cercando di non fare rumore. So che avrò voglia di tenerla stretta, e penserò sempre all’ultima volta che l’ho fatto, sentendola finalmente trovare pace e riposo. Lo so, sono preparata, eppure non lo sono per niente, non lo si è mai. Forse perché non siamo preparati a salutare la nostra parte migliore che se ne va per sempre.