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Quattro lesbiche e un deficiente.

16 Mag

pallone-da-calcio,-tempesta,-fulmini,-lerba-157040Ammesso che abbia realmente pronunciato la frase idiota «Basta, non si può sempre parlare di dare soldi a queste quattro lesbiche», se Felice Belloli non fosse il presidente della Lega Nazionale Dilettanti, potremmo considerarlo un deficiente qualunque e lasciarlo bere tranquillo al suo Bar Sport preferito, unico luogo dove il suo pensiero primitivo non farebbe troppi danni. Invece, il signor Felice ha un ruolo di un certo rilievo, perciò dobbiamo pure metterci il problema di ciò che dice e, sopratutto, delle conseguenze del suo pensiero evoluto quanto quello dell’homo sapiens appena apparso sulla terra. Infatti, la Lega Nazionale Dilettanti si occupa di sport, non di quello discusso al famoso Bar, ma di quello vero, quello giocato sul campo, dirige e organizza campionati e coppe per le squadre maschili, campionati femminili, beach soccer, calcio a 5. In particolare, come chiarito sul loro sito ufficiale alla voce Mission: la “Lega Nazionale Dilettanti costituisce la base della piramide del calcio italiano, annoverando oltre 14 mila società ed oltre 1 milione e 200 mila tesseratiSotto l’egida della LND ogni anno si disputano oltre 700 mila gare, tutte accomunate da un elemento ricorrente: la passione”. Mica il gioco delle pulci, no? Non solo,  “La Lega Nazionale Dilettanti è la famiglia sportiva dilettantistica più grande d’Europa, opera e promuove i valori della lealtà sportiva, del rispetto delle regole e della solidarietà sociale“. Lealtà sportiva, rispetto delle regole, solidarietà sociale. Non è necessario essere particolarmente intelligenti per capire che definire e considerare con disprezzo una categoria di sportivi, uomini o donne che siano, appartenenti alla “famiglia sportiva” che si ha il privilegio di presiedere non rientra nei valori sportivi predicati. Rientra, forse, nella mentalità di chi è spinto da un “elemento ricorrente” diverso dalla passione per lo sport, non ci interessa sapere quale, ma di sicuro non ha chiaro il concetto di sport, e nemmeno quello basilare di rispetto per gli altri, perché in questo caso di quello si tratta, di una banale questione di rispetto, non di femminismo o di “questione femminile” o di “pari opportunità”, ma di rispetto per chi pratica uno sport e ha una passione vera, a prescindere dal sesso o dall’orientamento sessuale, e per questo deve essere messo nelle condizioni di esprimere il proprio talento, le proprie capacità, pienamente e senza dover gestire anche i limiti mentali altrui. La Lega Nazionale Dilettanti è sicura di voler essere ancora rappresentata da un signor Felice qualunque?