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La pazienza del bastone.

12 Mag

un-mazzo-di-fiori-molto-grossoIn questi giorni, grazie a una delle tante feste dedicate ai fiorai, il mondo ha celebrato la figura della “Mamma”. Fiumi di petali, fiumi di dolci (pure io ho preparato delle roselline di pasta sfoglia e mele, niente male) fiumi di parole, fiumi di volemose bbene, per ringraziare la persona più importante della nostra esistenza, quella che più di tutte ha influenzato la nostra psiche, nel bene e nel male. E allora, siamo tutti felici di festeggiare, insieme ai fiorai. Purtroppo, però, un po’ per colpa della mia tardonaggine, un po’ per le illuminazioni che ho avuto sulla via, a me qualche dubbio viene. Il dubbio che dietro i rapporti tra genitori e figli, i ruoli non siano poi così bene definiti, così nitidi, così lineari. La Festa della mamma, la Festa del Papà, ci mancherebbe, celebriamo chi ci ha dato la vita, d’altra parte mica vorremmo celebrare il Figlio, quell’essere egoista che non merita di essere ringraziato mai, perché lui è lì e il suo ruolo è quello di essere il bastone sul quale i genitori si appoggiano, quello di diventare, ad un certo punto della propria vita, il genitore/badante/infermiere/parafulmine di tristezze e paranoie,  24 ore su 24, dei propri genitori, altrimenti quale altra ragione giustificherebbe la sua esistenza? E chi se ne frega se quel figlio egoista sacrifica la propria esistenza per il bene altrui, nessuno se ne accorgerà mai, d’altra parte “io non ti ho mai limitato in nessuna cosa”.  Grazie. Prego.

Il diritto a un papà e una mamma.

11 Nov

Per figli diritto a un papà e una mamma. Irresponsabile creare nuove figure per indebolire famiglia”, parola di Bagnasco, di professione cardinale, presidente della CEI, Conferenza Episcopale Italiana, una persona che, per il ruolo rivestito, fa più tendenza di Lady Gaga (posto che, tra l’altro, ormai Lady Gaga è solo un ricordo annebbiato). Parole ovviamente condivisibili: chi non è d’accordo sul fatto che un bambino abbia bisogno di un papà e di una mamma? Parole, d’altra parte, incomprensibili: quali sarebbero mai le “nuova figure” create per indebolire la famiglia? Lo zio? C’è già. La zia? C’è già. La vicina di casa impicciona? C’è già. Il nonno pedofilo? C’è già. La strega cattiva che fa gli incantesimi brutti brutti brutti? Esiste già, nelle favole, ma comunque esiste. E allora, quali saranno mai le “nuove figure” così nefaste per la Famiglia? Vuoi vedere che si tratta di quei loschi figuri che vogliono fare una famiglia con “papà e papà” o “mamma e mamma”? Mi sa proprio di sì. Eh, già, perché quella gente lì non potrà mai amare un bambino, aiutarlo a crescere, a sentirsi libero e forte in una società sempre più arretrata, come invece riescono a fare i veri “papà e mamma”, maschio alfa femmina beta e viceversa, quelli che, a volte, i bambini non li vogliono proprio? Ma no, non si riferirà a quelli. Un cardinale, un discepolo di quel grande uomo che predicava amore, misericordia, fratellanza, non potrebbe mai neanche dubitare del fatto che a un bambino serva, semplicemente, amore.

Trovati un marito.

4 Dic

Trovati un marito e tutto si sistema”, il consiglio della signora che ha vissuto gli anni del femminismo, assorbendone però gli estremismi più ipocriti (per esempio la famosa indipendenza comunque supportata da un uomo, spesso criticato ma utilizzato per la propria utilità) oggi mi sembra particolarmente buono per risolvere i problemi delle donne, insomma, anni e anni di lotte per l’emancipazione finiti nella solita ricerca di una rendita mensile certa. Secondo i dati diffusi dall’Associazione Matrimonialisti Italiani (A.M.I.) in Italia, negli ultimi dieci anni, c’è stato un forte aumento delle separazioni e dei divorzi, ogni anno si separano circa 160.000 persone e 100.000 divorziano. Se, per esempio, il metalmeccanico che guadagna 1.100 euro al mese decide di separarsi e ha figli, dovrà lasciare la casa (anche se sua o della sua famiglia) alla moglie e pagherà almeno la metà dello stipendio per mantenere la prole (o il 70% se deve mantenere anche la consorte) è abbastanza ovvio che al metalmeccanico non rimarranno molti soldi per campare dignitosamente, infatti, sempre secondo i dati AIM, “il 25% degli ospiti delle mense dei poveri sono separati e divorziati. E nell’80% dei casi  si tratta di padri separati, obbligati a mantenere moglie e figli e a non avere più risorse per sopravvivere. Molti di questi dormono in auto e i più fortunati (circa 500 mila) sono tornati ad essere ospiti delle loro famiglie d’origine”. Giustamente, la legge prevede il mantenimento del coniuge in condizione di inferiorità economica e, ingiustamente, la stessa legge se ne frega del coniuge che diventa indigente a causa di quel mantenimento. Un fallimento dello Stato sociale, o del welfare visto che preferiamo usare termini stranieri, una sconfitta per tutti, uomini, donne e istituzioni: per le donne, che risultano essere ancora oggi la parte economicamente più debole della società, comunque dipendenti da un marito o ex marito, poiché senza un lavoro che garantisca loro un reddito sufficientemente alto non sono in grado di mantenere i propri figli; per gli uomini i quali, costretti ad una vita di stenti, difficilmente potranno vivere dignitosamente, con l’alto rischio di perdere anche i propri figli; per le istituzioni, perché nonostante le lotte, nonostante le leggi, le belle parole, le pari opportunità, esiste una parte della società senza un lavoro che le garantisca la libertà, senza il diritto di far crescere i propri figli, senza il diritto di ricevere l’amore di entrambi i genitori (che insieme sono infelici) senza il diritto di essere felice. A chi giovi tutto questo, sinceramente, non l’ho ancora capito ma dev’essere senza dubbio uno/a molto sadico/a e poco intelligente.

(P.S.  i puntini bianchi che vedete, non sono problemi alla vista, ma sul monte nevica 😉 )