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La vacanza a Km zero.

1 Set

La vacanza a chilometri zero è bella: zero aerei per visitare il Grand Canyon, zero navi per circumnavigare l’Australia, zero yacht per fare un tuffo alle Bahamas, zero treni per arrivare a Mosca, zero autobus per il tour del Marocco, zero stress da “devo ricordare di mettere la crema idratante in valigia”, “mi raccomando, passiamo in farmacia per l’Enterogermina, non si sa mai”, “ma non è che la carta d ‘identità è scaduta?”, “il passaporto è scaduto di sicuro”, “ma una maglia pesante la prendo o no?”, “il beauty rosso, dove l’ho messo? Era lì, l’ho visto l’altro giorno, faceva la siesta nell’armadio, o era l’altra settimana? O era l’anno scorso? O è già partito e lo trovo spaparanzato in albergo?”. Ecco, zero di tutto ciò, a favore dell’ambiente, non sia mai che danneggi il delicato ecosistema del Pianeta partendo in vacanza. Comunque, per compensare tutti quegli zeri, la mia vacanza sostenibile ha previsto altri numeri, in rigoroso ordine sparso: 1.000 passi a piedi per arrivare al mare prima delle otto del mattino e vedere il sole che illumina l’acqua, con tanti riflessi dorati, e poche persone all’orizzonte, la maggior parte anziani (!!); 1.000 passi per tornare a casa, accaldata ma leggera nonostante tutto;  5 colazioni cappuccino&pasta, nella fattispecie conchiglia alla crema (si era capito che sono golosa?); 1 attacco di dissenteria, probabile conseguenza di uno dei summenzionati cappuccini; 2 paia di occhietti vispi che ti conquistano per la vita, anche se i loro proprietari sono solo dei duenni bavosi;  quotidiani, frequenti momenti di sguatteraggio e spignattamento domestico; svariate constatazioni del fatto che le amicizie sono come il vino, migliorano con l’invecchiamento;  1 constatazione del fatto che i rapporti personali migliorano se miglioro; innumerevoli gocce di felicità accompagnate da un fresco vino bianco in riva al mare;  1 ricerca sulle origini della mia famiglia, da proseguire; 1 ape salvata dall’annegamento.

Spero abbiate trascorso dei bei momenti, bentornati 🙂

Pacificazione marina.

30 Ago

13062006(005)La fine di agosto, per me, è il momento migliore per la pacificazione, di cui tanto si parla in questo periodo, tra opposte fazioni. La pacificazione è necessaria per poter iniziare il nuovo anno con maggiore forza, determinazione e convinzione ed il nuovo anno, giusto per chiarirci, inizia a settembre e non a gennaio, come vogliono le convenzioni. Non ho mai conosciuto nessuno che a gennaio abbia iniziato qualcosa con dei buoni nuovi propositi, a gennaio, in genere, ci si porta dietro ancora il freddo dei mesi precedenti, si mantiene lo status quo, perché fa comodo e perché non si ha nemmeno la forza di fantasticare, invece a settembre si arriva con il pieno di sole, di luce, di acqua fresca negli occhi e nello spirito e questo fa sembrare le cose possibili. Però, bisogna pacificare. Per quanto mi riguarda, avendo diverse pacificazioni da mettere in atto (avevate dubbi?!) stamattina, con il rumore delle onde, ne ho risolto alcune: prima di tutto, mi sono pacificata con i turisti. Esattamente. La maggior parte degli assaltatori scelti che occupavano la mia spiaggia è partita e, quindi, mi sono pacificata con loro. Be’, così è facile, direte voi, a pacificarsi con chi ha levato le tende ci riescono tutti, embe’, dico io, l’importante è pacificare, non bisogna sottilizzare. E poi, i pochi, turisti che arrivano adesso sono i miei preferiti, sono educati, rilassati, non chiassosi, alcune coppie sembrano addirittura felici (addirittura!) altre famigliole sembrano serene, e gli esorcismi sui bambini sembrano aver avuto effetto. Poi, ho continuato la pacificazione tra le mie due anime, quella audace, spudorata, schietta e un po’ stronzetta (scusate, ma è l’unico modo per definirla) e quella timida, compassionevole, emotiva, ultra sensibile (e ultra pallosa, ufff) ma, in questo caso, il lavoro è ancora in corso, anche se a buon punto. Poi, è arrivato il momento della pacificazione con il pranzo familiare che vede la partecipazione straordinaria di mia nonna, pure nel suo ruolo di madre e suocera. Dunque, io adoro mia nonna, l’ho sempre adorata, per le storie che mi raccontava, per le sue torte di mele, per l’ironia, per la sua forza ma, quando si tratta di pranzi familiari, bisogna pacificare, perché può capitare che discuta per almeno venti minuti con il genero (mio padre) sul prezzo del decoder, raggiungendo decibel da concerto rock, dal momento che lei è, ufficialmente, parzialmente sorda, mentre lui è, ufficialmente, parzialmente distratto ed entrambi non amano ascoltare voci diverse dalle proprie. Dal decoder al programma televisivo visto il giorno prima, il passo è breve, e lì è arrivata, in parte, la mia pacificazione, quando hanno iniziato a parlare, a urlare,  del “programma con Carlo Conti, dove c’era Sharon Stone l’hai visto? Ti è piaciuto? E c’era quella ragazza che presentava, bella eh? Ma chi era? Ma di dov’era? Giraffa, tu lo sai da dove viene quella ragazza?” e così, per pacificarmi, ho risposto “sì, nonna, la conosco, è una ragazza di Siniscola, l’hanno scelta per caso mentre passeggiava per il paese”, “ah, quindi è sarda?! Sembrava straniera, e invece, hai visto! Alta, bionda..” gli ho dato materiale di discussione per un’altra mezz’ora e sono andata a spalmarmi la crema. Se questa non è pacificazione.

Agosto è…

8 Ago

ACQUA MARINA…arrivare in spiaggia alle nove del mattino, piazzare il trono/sdraio ad almeno dieci metri di distanza dai pochi ombrelloni già presenti, godersi lo sciaffetesciaffete delle onde, il sole brillante ma ancora clemente, la leggera brezza che sfiora la pelle e poi entrare in acqua, fare la paperella, lasciarsi pizzicare dai branchi di piccoli saraghi grassottelli eppure affamati (simpatici i pesciolini ma quanto pizzicano..) uscirne rigenerata e trovare intorno al trono/sdraio: un accampamento di guerrieri del mare, con ombrelloni, borse frigo, canotto gigantesco, con sirena della polizia incorporata, ah, no, non era una sirena era una bimbetta che non ha smesso per un secondo di strillare, la stessa bimbetta che poco dopo si è serenamente liberata delle sue pesantezze corporali sulla battigia, sotto gli occhi della giovane ululante mamma che informava tutti i bagnanti “poverina, non riusciva a farla da due giorni”; una babysitter da Trattamento Sanitario Obbligatorio, che con i bambini parla come Sbirulino e con i cinesi che vendono gli aquiloni parla come una crudele indemoniata; un palestrato settantenne, che di professione fa proprio il personal trainer, con un tanga ravvivato dalla bandiera americana e con la stella più grande della bandiera proprio lì..beh, lì, si capisce dove..lì, lì.  Agosto è.. non desiderare di avere un lanciafiamme e scoprire di essere diventati zen senza saperlo.

Sextrology.

4 Ago

miss_piggy5Dunque, dal momento che la lettura del “piano casa” della Sardegna mi ha vagamente frullato le corna felpate, ho deciso di andare al mare e dedicarmi a letture decisamente più impegnative (!!) ma adatte al periodo e, soprattutto, utili anche per il resto del mondo e per gli amici bloggers e non che ancora resistono come me, davanti al pc, anche in agosto (e chi ci schioda a noi??!!). Quindi, questo potrebbe essere un post socialmente utile, attenzione. Infatti, ho letto da qualche parte che gli italiani quando vanno in ferie fanno più sesso che negli altri periodi dell’anno, sia che trascorrano le vacanze al mare, in montagna, in città o in giro per il mondo (e hanno pure pagato qualcuno per scoprirlo). Quindi, in ferie sesso in abbondanza ma, aggiungo io, se è pure di qualità è meglio e, allora, ecco che arriva la lettura impegnata e impegnativa (eh..) intitolata Sextrology – l’astrologia del sesso, che aiuta a capire il rapporto che gli individui hanno con il sesso, in base all’astrologia, per scoprire cosa piace all’altro/a, cosa potrebbe risvegliare un compagno assonnato o una compagna con un mal di testa perenne, e le varie affinità zodiacali. Si fanno delle scoperte interessanti..ovviamente, sono andata a verificare prima di tutto le mie congiunzioni astrali e, per esempio, ho scoperto che “la donna Cancro è un vortice di fantasie e desideri, non si accontenta di piacere all’uomo che la fa innamorare, deve riversargli addosso tutto il suo amore” e poi una serie di sconcezze alle quali sarebbe dedita ‘sta donna cancro ma che vi risparmio, altrimenti chissà che pensate! E poi si continua, con il Leone che “è incline all’astinenza, evita accuratamente qualunque incontro ravvicinato finché non gli capita qualcuno veramente degno di attenzioni” e via con le sconcezze focose del leone, la Vergine che “fin dall’adolescenza, intreccia rapporti con ragazze dall’aria infelice, per rimodellarle” e giù con sconcezza più o meno cerebrali, per non parlare della donna Scorpione che “trasuda sesso e feromoni, che vengono espulsi nell’etere per essere captati dai maschi nei paraggi” e sconcezze a gogo, e così via per tutti i dodici segni, roba utile, insomma, per le consulenze potete semplicemente inviarmi un vassoio di pasticcini o salatini e vi spiegherò tutto quello che c’è da sapere. D’altra parte, però, ho letto il mio oroscopo e pare che, salvo stravolgimenti celesti, peraltro ben accetti, per questo mese non partirò in vacanza,  e se tanto mi dà tanto…  😆

 

P.S. si vede che ho bisogno di una vacanza..lunga…

La nonna horror.

16 Lug

“…e quella sera, Maria andò in chiesa, per ascoltare la messa dedicata ai morti. Appena aprì la vecchia porta laterale, si trovò immersa in un’oscurità rischiarata solo dalla luce tenue delle candele..tutti erano in piedi e la guardarono con affetto, l’accolsero come se stessero aspettando proprio lei, per iniziare la funzione, però, Maria non conosceva quelle persone, c’erano uomini, donne, bambini, ed erano vestiti con abiti chiari, come la loro pelle, avevano un sorriso mesto, con una mano tenevano una candela mentre, con l’altra, le indicavano la strada verso il suo posto. Una delle persone che l’accolsero consegnò anche a lei una candela, che Maria tenne in mano per tutta la durata della messa, immersa in un’atmosfera diversa dal solito, più silenziosa e composta, con la sola luce delle candele. Maria teneva in mano la candela che, stranamente, non si era consumata, era una cosa proprio strana e, quando arrivò il momento di tornare a casa, pensò di doverla restituire alla donna che gliel’aveva consegnata ma la donna, senza dire una parola, sorrise e con un cenno le fece capire che poteva tenerla e così la mise dentro la borsetta. Quando uscì dalla chiesa, Maria si rese conto che era notte fonda, a quel tempo i lampioni erano pochi e la strada era illuminata dalla bianca luce della luna piena, quindi percorse il tragitto verso casa a passi veloci, perché con il buio i malintenzionati potevano combinare cose molto brutte, si sapeva. Finalmente, Maria arrivò a casa e accese la candela infilata nella bugia, quella che solitamente usava quando si svegliava la notte, e con un po’ di luce decise di guardare meglio la candela che le era stata donata in chiesa, così la portò fuori dalla borsetta, la mise accanto la candela e… si accorse che, in realtà, era l’osso di un morto…”. Ecco, questi erano i racconti dei pomeriggi estivi a casa di mia nonna, quando ero una bambina ultra fifona ma curiosa, li adoravo, adoravo tutte le storie che mi raccontava (nella maggior parte dei casi si trattava di racconti della sua vita abbastanza travagliata) ma i racconti horror erano i miei preferiti, erano quelli che non mi facevano dormire la notte e mi facevano guardare continuamente sotto il letto, per assicurarmi che non ci fosse qualche fantasma o zombie nascosto. I racconti di questo genere, in Sardegna, erano molto diffusi, soprattutto quando non c’era la televisione e le persone si riunivano, nelle notti d’estate, nelle strade del vicinato, quando ero piccola era un’usanza già un po’ dimenticata ma mia nonna la portava avanti con me, che ero un’ottima ascoltatrice, anzi pendevo letteralmente dalle sue labbra e ancora oggi, se capita, le racconta. Chissà perché le cose che fanno paura, quelle misteriose e incomprensibili, sono anche le più affascinanti. Non vedo l’ora di incontrare dei bimbetti curiosi, ih, ih.

Anche i piccoli tedeschi frignano.

9 Lug

In questo periodo, bisogna recuperare un briciolo di dignità e di orgoglio patriottico, dopo che i festini a villa Arzilla hanno fatto il giro del mondo e dopo il fondamentale sondaggio secondo cui i turisti italiani sono tra i meno simpatici al mondo, bisogna darsi un tono e, per farlo, il metodo più  giusto e veloce consiste nel buttare un po’ di melma ingiuriosa sugli altri Paesi. Allora, i turisti italiani non sono amati nel resto del mondo. E perché mai? Forse perché vanno in giro nelle calette a rubare i sassolini bianchi per ricavarne tappetini per la doccia (sentiti e visti con i miei occhi) ? Forse perché urlano quando sono per strada, nei ristoranti, nei negozi? Forse perché fanno squillare il telefonino ovunque e iniziano ad urlare quando rispondono? Forse perché i bambini strillano e pestano i piedi come indemoniati, in spiaggia, per la strada, al supermercato? E allora vogliamo parlare dei bimbetti tedeschi che ho visto in spiaggia con i miei occhi? Frignavano, strillavano e scapricciavano (voce del verbo fare i capricci) senza ritegno, con le mamme tedesche (uscite direttamente da Desperate Housewives, una bionda e l’altra bruna, belle e discretamente stressate) che, nell’ordine, li ignoravano, li minacciavano e poi strillavano pure loro. Cose mai viste, perché i tedeschi, in genere, sono sempre molto composti, i bambini educati e calmi, insomma, tedeschi. Questi no, questi erano diversi, erano dei piccoli tedeschi strani. Poi, è arrivato il papà (i papà si riconoscono dall’orario di arrivo: arrivano sempre più tardi perché devono trovare un parcheggio in Oceania e vanno via prima perché devono oltrepassare l’oceano per recuperare l’auto) ha iniziato a parlare, e ho capito. Il papà era italiano. Ma perché dobbiamo sempre farci riconoscere? Über alles in der Welt.

Esperimento di ipnosi.

6 Lug

Fissate il quadratino verde molto intensamente.

Ciò che vedrete sarà impressionante, e la prima cosa che penserete su questo post e sull’autrice, vi farà capire quali effetti ha avuto sul mio cervello il caldo che ho preso stamattina, mentre macinavo chilometri di curve per proporre un’idea. (il quadratino per l’importante esperimento scientifico l’ho preso in prestito da qui).

giraffa