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La rivoluzione in tre giorni.

17 Mar

rivoluzione copernicanaDal nostro papa Francesco, nuovo di zecca eppure già così familiare, non mi aspetto certo una rivoluzione copernicana della Chiesa cattolica, non mi aspetto che da domani inizi a celebrare matrimoni tra omosessuali e nemmeno che faccia l’elogio dell’aborto o dell’eutanasia, però, nonostante il disincanto che ormai sembra essere diventato parte del dna modificato di noi esseri umani, ho capito che anche la semplice scelta di un nome nuovo per sé stessi o la benedizione di un cane o un “buonasera”  o un abbraccio o l’esortazione a non giudicare,  possono ridare speranza alle persone e questa, probabilmente, è già una rivoluzione.

Integrazione: zero spaccato.

21 Dic

Certe volte, leggendo le notizie sui modi bizzarri che hanno gli italiani di favorire l’integrazione tra i popoli, ho la sensazione che l’integrazione sia come gli strani concetti che hanno bisogno delle linee guida governative per essere attuati in concreto, o perché manca una definizione chiara o, spesso, perché manca la dose minima indispensabile di intelligenza per metterli in pratica. Nel caso di due maestre di Cagliari, temo che un libretto con le linee guida sarebbe stato molto utile: ebbene, le due insegnanti elementari, qualche giorno fa, si sono rifiutate di accompagnare gli alunni delle loro classi alla festa di Natale organizzata da un’associazione poiché, secondo il loro personalissimo concetto di integrazione, la partecipazione sarebbe stata irrispettosa nei confronti di due scolari musulmani, perciò, tutti in classe, muti e zitti ad ascoltare le perle di saggezza delle due maestre. Chissà che concetto si faranno i bambini cattolici di questa strana religione musulmana che impedisce loro addirittura di partecipare ad una festa, chissà come saranno considerati rompipalle i due compagni musulmani, per colpa loro le maestre hanno deciso di non farci andare alla festa, non serve essere grandi pedagogisti per immaginare le reazioni dei bambini in caso di feste negate, o no? Non serve avere alle spalle anni di insegnamento per capire che i bambini, cattolici e musulmani, non fanno molte distinzioni quando si tratta di divertirsi, di giocare, di correre, cantare, scatenarsi, e ogni occasione può essere giusta per socializzare e conoscere le altre culture, il Natale come la Festa del montone, solo quando qualche adulto gli infila nel cervellino strani concetti di “rispetto” e “integrazione” allora iniziano ad avere il dubbio che una cultura sia strana, repressiva e pericolosa, i maestri, i genitori, i parenti, gli amici “grandi” servono anche a questo, perdincibacco, per farli giocare tutti insieme e per aiutarli a capirsi. Insomma, esiste una via di mezzo tra il White Christmas e il No Christmas delle maestre cagliaritane, è il Natale a colori, quello dell’accoglienza, se questa cosa semplice, semplice non si capisce difficilmente potrà essere insegnata perciò, per ora, zero spaccato Ø alle maestre.

(La foto l’ho presa qui)