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Giraffa e il Bosco incantato delle Sette Cascate (XIII Puntata – La Cascata delle Ombre)

23 Apr

giraffa7Una sera, al crepuscolo, dopo aver preparato il mio giaciglio per la notte, con foglie e rametti secchi, rimasi a guardare l’orizzonte e la luna, che iniziava ad accendersi per noi. Era una sera un po’ così, una di quelle in cui non riuscivo a dormire e pensavo, pensavo alla mia famiglia, ai miei genitori, ai miei fratelli, alla mia vecchia casa, l’Africa. Non che nel Bosco mi trovassi male, al contrario, avevo conosciuto nuovi amici e ci volevamo tanto bene, avevo cibo e acqua in abbondanza, nulla mi mancava eppure…

Eppure, sentivo una cosa in pancia, una specie di nostalgia, per tutto quello che avevo lasciato e per tutto quello che ero stata un tempo.  La malinconia era venuta a farmi visita, ancora una volta.  In questi casi, qui nel Bosco, chiamiamo gli amici o facciamo una passeggiata ma a quell’ora, quasi tutti gli abitanti dormivano, mica potevo svegliare Nando e dirgli che avevo la nostalgia nella pancia! Così, rimasi a guardare il cielo diventare sempre più scuro e, ben presto, tutto diventò buio intorno a me, solo le stelle e la grande luna mi facevano compagnia. Forse, qualche lacrima scese silenziosamente dai miei occhi, ma non lo ricordo bene, le lacrime non vogliono mai essere ricordate, sono fatte così, arrivano e poi si fanno dimenticare.

images (1)Mentre iniziavo a contare le stelle, nella speranza di prendere sonno, una voce dolce iniziò a circolare nella mia testa: «ricorda sempre che conservi un raggio di sole nel sacchetto di vento, cercalo ogni volta che vedrai solo buio intorno a te, cercalo e ti indicherà la strada», era la voce di mia madre! Le sue ultime parole, prima di separarci. In quel momento, vedevo solo buio intorno a me. Allora, cercai il sacchetto di vento con dentro il raggio di sole, che mia madre aveva confezionato per me tanto tempo prima. Era ancora lì, ben conservato sotto il mio manto. Lo presi tra le zampe, era leggero, come il vento di cui era fatto, il mio cuore iniziò a rasserenarsi, come per incanto. Appena lo aprii e vidi il mio raggio di sole, la malinconia svanì del tutto, abbandonò la mia pancia, se ne andò chissà dove, e provai solo una grande gioia, come se in quel momento avessi ritrovato la mia famiglia, la mia vecchia casa, la giraffa che ero stata e si fossero riunite al mio presente. Guardai per l’ultima volta il mio raggio di sole e, poi, riposi il sacchetto di vento nuovamente sotto il mio manto. Mi sentivo serena, ora il buio non era così scuro e non mi faceva sentire sola però, c’era un problema: ancora, non avevo sonno.  Continua a leggere

Giraffa e il Bosco incantato delle Sette Cascate (II puntata – In fuga).

10 Ott

Un giorno, sentimmo, fuori dalla scatola metallica, dei rumori e delle urla umane, «siamo del Fronte di Liberazione delle Giraffe! Liberate immediatamente le giraffe catturate! È un ordine!» ma gli altri risposero, «le giraffe sono nostre, le abbiamo catturate in Africa e ci stiamo dirigendo al nord, dove troveranno una sistemazione», e gli altri ancora, «le giraffe sono animali liberi, non possono essere catturate da nessun uomo. Liberatele!». Le urla proseguirono per un po’, ci fu un grande trambusto.

Noi tremavamo per la paura, spaventate dal chiasso, dai rumori, dagli scossoni quando, all’improvviso, qualcuno aprì la porta della scatola dove ci trovavamo e, a quel punto, vedemmo il sole! Il cielo azzurro! Tanto verde intorno a noi! Ma anche tanti esseri umani che gridavano e si agitavano. I miei fratelli e i miei cugini erano corsi via, i miei genitori erano feriti e gli umani del Fronte di Liberazione delle Giraffe li stavano curando.
Mi avvicinai a loro, ma mio padre disse, «scappa Giraffa, scappa. Noi ci faremo curare e ti prometto che ci rincontreremo, un giorno» guardai mia madre e anche lei, con il suo sguardo dolce e sicuro mi disse «vai Giraffa, prenditi cura di te, e ricorda sempre che conservi un raggio di sole nel sacchetto di vento, cercalo ogni volta che vedrai solo buio intorno a te, cercalo e ti indicherà la strada. Noi un giorno ci riuniremo, tutti quanti».

Avevo paura, ero spaesata e confusa, però, per uno strano mistero che non vi so spiegare, in tutta quella confusione, in mezzo al frastuono, alle urla, al caos, in cuor mio sapevo che un giorno, i miei fratelli, i miei genitori, i miei cugini ed io ci saremmo riuniti e avremmo vissuto felici insieme e che tutta la paura sarebbe passata.

Così, mi inoltrai verso il bosco.

bosco

Il sole era alto nel cielo, la primavera stava quasi lasciando il posto all’estate, l’aria del mattino era tiepida, e mi permetteva di correre, correre, correre senza sentire né caldo né fatica. Correvo tra alberi per me sconosciuti, sentivo odori che non avevo mai annusato, intravedevo tra i cespugli piccoli animali che si muovevano, ma non badavo a loro e non badavo nemmeno alle ferite che i rami spinosi di alcune piante lasciavano sulle mie zampe, pensavo solo a scappare.

Fino a quando non riuscii più a vedere nulla intorno a me. Senza che me ne accorgessi, il sole era calato e adesso il buio avvolgeva ogni cosa. Era giunta la notte ed io ero sola, in un posto sconosciuto, ferita, affamata, assetata, in una parola: disperata. Fermai la mia corsa accanto ad un albero dal tronco grande e forte, mi poggiai un poco, con le zampe ritte, tremante, stanchissima, impaurita.
Lentamente, i miei occhi iniziarono a mettere a fuoco le tracce di vita intorno a me, anche grazie alla luna crescente che donava un po’ di luce alla notte, e vidi le sagome di tanti alberi, altissimi e dal tronco enorme, piccoli cespugli, rocce, la voce di qualche uccello notturno e un piccolo ruscello accanto a me.

All’improvviso, mi resi conto di avere una grande sete ma, considerata la mia altezza e gli spazi ristretti, non sarei mai riuscita ad attingere neanche un sorso d’acqua da quel ruscello. Rimasi ferma, ricordando a me stessa di appartenere a quel “popolo forte e coraggioso” presente sulla terra da milioni di anni e cercando, quindi, di farmi venire in mente qualche idea
intelligente per bere ma, a volte, anche l’intelligenza si stanca e proprio non mi veniva in mente nulla. «Sono forte e coraggiosa, ora dormirò un pochino, e poi si vedrà».

imagesAd un certo punto, mentre iniziavo a sognare cascate d’acqua limpida e piogge torrenziali che mi dissetavano, sentii qualcosa muoversi tra le fronde degli alberi, un fruscio, un grido stridulo, un battito d’ali, e un enorme uccello dalle piume argentate e luminose, con gli occhi neri e profondi, apparve, si posò di fronte a me, mi fissò a lungo e disse «tu sei nuova».

Incredibile, parlavamo la stessa lingua.
«Sssì..mi sono persa mentre scappavo…».
«Lo vedo».
«Ma non posso tornare a casa».
«Lo so».
«Come fai a saperlo?».
«È sempre così, chi arriva da queste parti, non può tornare indietro».
«Sono tanto stanca..».
«Be’, a dirla tutta, non sei solo stanca, hai anche sete, fame e paura».
«…».
«Senti, so bene come ci si sente nelle tue condizioni, ci sono passato anch’io tanti anni fa, ma qui ho trovato una nuova casa, una nuova famiglia, tanti amici. Non preoccuparti, è solo una questione di tempo, sopravviverai. Ora ti aiuto a bere, va
bene?».
«Ma come puoi farlo? Non vedi come sono fatta? Non posso chinarmi».
«Non fare troppe domande, ti aiuto io. Tu devi solo aprire la bocca e fidarti».
Così, quel grosso uccello prese un po’ d’acqua col suo becco per poi buttarla sulla mia lingua, mentre l’acqua fresca scendeva in gola, tutto il mio corpo si sentì un po’ rinvigorito.
Mi disse «dormi un po’, io veglierò sul tuo sonno fino all’alba, poi dovrò andare via».
«Ma prima di andare, dimmi almeno come ti chiami!».
«Mi chiamo Giovanni Barba, e sono un barbagianni, ma gli amici mi chiamano Gianni, anche tu puoi chiamarmi così».
«Posso chiamarti anch’io così?».
«Certo, siamo amici, ormai. Ti ho offerto il mio aiuto e tu l’hai accettato, fidandoti di me, questo è il primo passo per diventare amici. Ora, però, dimmi, qual è il tuo nome?».
«Giraffa».
«Giraffa e basta?»
«Be’..sì..».
«Da dove vieni, Giraffa?».
«Da molto lontano».
«Bene, allora, da oggi, tu sarai Giraffa Da Moltolontano».
«Ma è lunghissimo!»
«Non preoccuparti del fatto che sia lungo o corto, è il tuo nome, ti rende unica e aiuta gli altri a riconoscerti». (Continua)

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