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Se un magistrato è più morto degli altri morti.

13 Apr

In un momento di forte tensione sui magistrati e su tutta la giurisdizione, di fronte a quei morti non possiamo non fare una riflessione sulla solitudine in cui siamo stati lasciati, con gravi falle nella sicurezza (..) troppe tensioni si concentrano sulla giustizia in questa epoca di crisi: bisogna respingere ogni forma di discredito della giurisdizione, tema richiamato ieri dal Capo dello Statoparole del presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Rodolfo Sabelli, nelle ore successive alla terribile sparatoria avvenuta al tribunale di Milano nei giorni scorsi. Allo stesso modo, il nostro Capo dello Stato, Sergio Mattarella, in teoria rappresentante di tutti gli italiani, ha sentito il bisogno di affermare che “i magistrati sono sempre in prima linea e ciò li rende particolarmente esposti: anche per questo va respinta con chiarezza ogni forma di discredito nei loro confronti“. Ora, vogliamo ricordare che in quella che ormai viene chiamata “la strage del tribunale di Milano” sono morte tre persone, e una quarta è rimasta ferita, e si trattava di un giudice, di un avvocato, di due imprenditori? Qualcuno vuole farci capire perché invece la sparatoria è immediatamente diventata la strage dei magistrati? E qualcuno ci vuole spiegare perché della solitudine, della esposizione, della situazione di svantaggio nella quale si trovano gli avvocati e gli imprenditori non si sente il bisogno di parlare? Qualcuno, ancora, ci vuole illuminare sul perché sia considerato normale screditare e avvilire, ogni giorno, con leggi inique e totale assenza di tutele, avvocati e imprenditori? Qualcuno vuole prendersi la briga di guardare oltre il proprio orticello e rendersi conto che soltanto lavorando insieme sarà possibile uscire dalle sabbie mobili nelle quali stiamo sprofondando?

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La donna che non deve chiedere, mai.

24 Mag

miss piggy in motoMia nonna me lo ripete da quando sono piccola: «chiedi!», si riferisce a Lui, naturalmente, «devi chiedere! Altrimenti come può sapere cosa vuoi?». Semplice, logico. Un concetto che non fa una piega, però si riferisce sempre e soltanto a Lui, non agli esseri fatti a Sua immagine e somiglianza, per quelli, nessuna esortazione del genere, perché, da quando è nato il mondo e Adamo ed Eva sono stati spediti a popolarlo, la donna, come l’uomo, non deve chiedere, mai. Peccato che l’assioma scritto sulla pietra, abbia un significato diverso nelle due versioni, quella maschile e quella femminile. “L’uomo che non deve chiedere mai” è l’uomo forte, che non ha bisogno di chiedere perché gli altri (e, soprattutto, le altre) conoscono già i suoi desideri, li prevengono, li tengono a mente, sempre, li esaudiscono. “La donna che non deve chiedere mai” è la donna che non deve chiedere, e basta, deve dare, poiché la sua funzione nel mondo, da quando tempo addietro  si è stabilito che sarebbe stata lei a portare in pancia i prosecutori della specie umana, è quella di “dare la vita”, “dare l’amore”, “dare assistenza”, “dare, non chiedere”. Le prime ad essere profondamente convinte di  tale verità, siamo noi donne, con il cervello tappezzato, prima che di poster di Miguel Bosè, Raul Bova, One Direction a seconda delle generazioni, di post-it con le scritte “tu sei nata per dare, non per avere”, “ma cosa pretendi??”, “ricordati di non chiedere”,  e su tutte la grande insegna al neon “il mondo ti darà quello che ti spetta”. Il mondo, invece, è distratto, e bisogna tenerlo a mente. E, a ben guardare, pure gli uomini chiedono, a volte con le parole, altre volte con i comportamenti, ma chiedono, e ottengono. Soprattutto sul lavoro. Per esempio, da una statistica fatta dalla Cassa forense (la cassa previdenziale degli avvocati) è emerso che, in media, le donne avvocato, a parità di età e di esperienza, guadagnano meno rispetto ai colleghi uomini, oibò, e perché mai? Le donne libere professioniste non percepiscono uno stipendio da un datore di lavoro, perciò non se la possono prendere con la disparità di trattamento attuata da un’azienda; non sono previste tariffe differenziate in base al sesso, ops, al genere di appartenenza del professionista. Semplicemente, le donne chiedono un compenso inferiore rispetto ai colleghi, perciò se un avvocato uomo per una prestazione chiede 100, l’avvocato donna, di solito ma non è sempre così per fortuna, chiede 50. Per quale motivo? Perché la donna ha i post-it appiccicati al cervello e la scritta al neon perennemente accesa, che le impediscono di chiedere di più, di pretendere l’adeguato riconoscimento per il lavoro svolto, con l’inevitabile conseguenza, tra l’altro, di compiere una fatica doppia per ottenere risultati soddisfacenti. Senza contare l’amarezza e la rabbia per un mondo che non dà a ciascuno quello che gli spetta, ma dà quello che ciascuno chiede, pretende, esige. E allora, figliola, chiedi!

Lo psicopatico del foro.

5 Feb

giraffa in condominioDopo i medici, gli avvocati sono i professionisti più gettonati nei film, nelle serie tv, però a differenza dei camici bianchi, sempre buoni tranne qualche rara eccezione, gli avvocati in genere sono cattivissimi, infidi, subdoli, e quando sono buoni, si tratta di incidenti di percorso, infatti o hanno brutte malattie (vedi Philadelphia) o sono mogli vittime di un marito potente che cede alle lusinghe di tutte le pollastrelle che incontra (vedi The good wife) o sono molto giovani e alle prime armi (L’uomo della pioggia) in tutti gli altri casi, non possono che allacciare rapporti con gente discutibile (L’avvocato del diavolo è il più emblematico del filone). Eppure, sia i medici che gli avvocati si occupano di miserie umane, di tribolazioni, di dolori, di umanità varia e vera, gli uni, ad esempio, possono salvare un pedofilo dalla morte, gli altri dal carcere, ma salvarlo con le parole, evidentemente, nell’immaginario collettivo, è meno nobile che farlo con il bisturi. Li ho sempre chiamati, fraternamente, squali, per il vezzo (!) di aspettare in silenzio la preda e poi azzannarla ma, conoscendoli meglio, ho capito che per molti esserlo (squali) è una necessità, non si può sopravvivere tra gli squali  rimanendo foche, perciò, se non si nasce con la pinna dorsale minacciosa ci si sdoppia per sembrare, perlomeno, dei barracuda. Ecco, tutto ciò premesso (per usare un linguaggio in tema 😀 ) qualche tempo fa, ho letto del grande studio statistico sulla psicopatia in America, elaborato dal prof. Kevin Dutton, che ha lo scopo di capire quanti psicopatici esistono negli Stati Uniti e a quali categorie appartengono, e la cosa mi ha incuriosito, dal momento che in pole position, le tre categorie vincitrici del premio “psicopatico dell’anno” sono risultate: gli amministratori delegati, gli avvocati e gli impiegati di radio e tv. E così, per il bene della Nazione, ho ritenuto opportuno fare il test, anche per capire se, effettivamente,  le valvole del mio cervello siano svalvolate in modo adeguato per il mio lavoro.

Il test valuta diversi aspetti delle personalità umana che, a seconda del punteggio più o meno alto, denotano tratti di qualche psicopatia, per esempio prende in considerazione l’assenza di paura fisica, l’abilità di persuasione, l’essere ribelle, la calma quando si è sotto pressione, ed altre cosette.

Il problema, però, riguarda proprio le domande, abbastanza ingenue e vagamente idiote, che ti fanno immediatamente venire voglia di rispondere sì, sono d’accordo, anzi sono molto d’accordo, anzi sono molto d’accordissimo, con tutte le affermazioni che propone il grande prof., sono domande che ti fanno venire voglia di falsare ‘sto diamine di test (segno di malattia mentale?) e arrivare alla diagnosi di psicopatia. Per esempio: se una persona non ha l’abitudine di fare progetti a lungo termine, se imbroglia il proprio partner, se è opportunista, se è crudele con gli animali, se ama le macchine veloci, le montagne russe, il paracadutismo, se calpesta gli altri per ottenere quello che vuole, se è convincente, se è bravo a raggirare le persone, se pensa che le regole siano fatte per essere violate, e in casi simili siamo davanti ad uno psicopatico, totale o parziale, consapevole o ignaro di esserlo, in forma grave o lieve. Così, senza distinguere tra le molteplici situazioni in cui si può trovare un individuo, senza valutare i diversi aspetti della sua personalità, banalmente etichettando una “bassezza” come malattia mentale. Si tratta, indubbiamente, di una trovata per vendere il libro, immancabile, che Dutton ha scritto ma non credo sia soltanto questo o perlomeno credo ci sia qualche correlazione tra il fatto di far sentire la gente, anche solo potenzialmente, affetta, da qualche turba psichica e il consumo di psicofarmaci negli Stati Uniti, la vendita di questo tipo di farmaci anche per i bambini e per gli adolescenti, anche in situazioni che, magari, potrebbero essere risolte in altri modi, con l’educazione, con l’ascolto, con l’insegnamento ad accettare anche il proprio lato oscuro senza farsene travolgere, evitando che distrugga sé stessi e gli altri. Per evitare che, una volta passato l’effetto del farmaco, si prenda in mano un’arma e si stermini la propria famiglia. Magari. Per evitare che quel modo di etichettare le bassezze umane venga esportato anche in altri continenti e ci psicopatizzi tutti.

Ma perché ho fatto questo test? Perché?

Great American Psychopath Survey

Paese che vai, avvocato che trovi.

5 Mar

Quando si parla di avvocati, non tutto il mondo è paese: li puoi trovare di tutti i gusti, di tutti i colori e di tutte le forme, molto dipende, naturalmente, dalla zona in cui si trovano ad operare. Per esempio, in un Paese situato nel sud-ovest asiatico, può capitare che un avvocato molto coraggioso, difensore di una donna condannata a morte per l’assassinio del coniuge e poi “graziata”, dopo averla difesa strenuamente e aver mosso tutti i mezzi a sua disposizione per salvarla, venga imprigionato, torturato e, forse, condannato a morte, per aver fatto il proprio dovere, e per aver osato contestare un sistema giudiziario non sempre limpido e non sempre indipendente da quello politico e religioso.

Invece, in un Paese dell’Europa meridionale in gran parte circondato dal mar Mediterraneo, pare si possano trovare degli avvocati con un unico cliente/assistito, rappresentante sia del potere economico che del potere politico, che li agevola nelle loro onerose attività, magari modificando direttamente le leggi che loro dovranno far valere in giudizio e rendendole più semplici e più consone ai suoi interessi, tutto solo per rendere il lavoro dell’avvocato meno faticoso. Non so se sia vero ma pare accada realmente, si possono incontrare clienti veramente generosi. Sempre in quel Paese, ma in una parte del territorio nazionale completamente circondata dal mare, accadono cose amene. Infatti, pare esistano degli avvocati che somigliano ai piccoli Rambo, sono duri dentro, veri temerari e non si nascondono davanti al pericolo, no, loro mostrano tutta la loro durezza, senza un briciolo di timidezza: sul “quotidiano più letto” dagli abitanti di quella parte del Paese di oggi, uno di questi tosti avvocati viene intervistato, con un servizio che occupa una pagina intera, in qualità di body builder, nientepopodimenoche, e per dimostrare che lui è un vero duro, uno che non racconta balle sui muscoli costruiti negli anni, si fa fotografare a petto nudo in una delle pose tipiche del body builder, meglio di Schwarzenegger e Stallone ai tempi d’oro. Uno spettacolo di avvocato. Certo, vedendo cotanta massa muscolare esibita alla pagina 7 del quotidiano uno potrebbe pensare che, forse, non è il genere di comportamento che rientra nel “decoro” richiesto agli avvocati ma, dico io, volete mettere il ritorno di immagine che avrà l’intera categoria maschia forense da un’intervista del genere? Nessuno oserà mai più pensare che sotto la toga ci sono solo muscoletti rattrappiti e culetti flaccidi per il troppo studio o per le ore buttate a sfogliare codici, no, sotto la toga, sotto il gessato, sotto il doppio petto, sotto il maglioncino color salmone (amici avvocati, togliete dal vostro armadio il maglione color salmone, vi prego, pliiiiis!) sotto l’abito grigio satinato del nonno, sotto il completo con il pantalone avvolgente sulla coscia (evitate, doppio vi prego, doppio pliiiis!) c’è tutto un groviglio di muscoli, pronto ad aggredire la controparte, e pure il giudice, se necessario. Certo, qualcuno potrebbe anche azzardare a dire che se l’avesse fatto una donna (farsi fotografare mezza nuda in tenuta da body builder) l’intero consiglio nazionale forense sarebbe insorto e mezzo Paese avrebbe gridato allo scandalo ma, com’è noto, l’esibizionismo maschile e femminile viene valutato in modo diverso. Quindi, cari amici, se vi capita di vedere un elicottero che sorvola sui vostri tribunali, non preoccupatevi, è solo l’avvocato Rambo che va in udienza.

E siccome voglio evitare ai più sensibili la visione di immagini forti, se volete vedere il mitico Nicolino e leggere una parte dell’articolo:

http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/215558