Tag Archives: amore

Buona fortuna, Nicolas.

6 Ago

giraffa sul pratoNicolas è un bellissimo bambino di due mesi, pieno di capelli neri sulla sua microtesta, con la tutina a righe bianche e rosse e le calzette bianche con le scritte blu, e sta in braccio alla sua giovane mamma, bella pure lei e con lo sguardo un po’ timido. Sono seduti accanto ai gradini di una chiesa della città, sulla via dello shopping, chiedono l’elemosina, in un pomeriggio molto caldo ma, fortunatamente, ventilato e, considerando il fatto che siamo ai confini dell’impero, più vicini all’Africa che alla Padania, be’, quel venticello è una vera benedizione. Cammino sulla stessa via in salita ma nella parte opposta alla chiesa, insieme a mia madre, e notiamo subito il bambino perché piange e la mamma prova a tranquillizzarlo, è una scena come milioni di altre scene del genere, alle quali assistiamo ogni giorno, i bambini piangono e i genitori provano a calmarli ma la cosa turba particolarmente mia madre che accelera il passo e mi supera di parecchi metri. Io non accelero, penso solo che vorrei fare qualcosa, se ne avessi il potere darei una “aggiustatina” alla scena e quella ragazza e il suo bambino starebbero tranquillamente ai giardinetti, a mangiare un gelato su una panchina o comunque a fare quello che desiderano, vorrei abbracciarli entrambi ma non posso, le zampe da giraffa me lo impediscono e pure loro sarebbero impauriti da questo collo gigante che mi ritrovo. Ma qualcosa posso farla. Raggiungo mia madre, proseguiamo la nostra passeggiata tra vetrine tappezzate di manifesti o scritte “tutto al 70%” (rimanenze di magazzini cinesi degli anni ‘50) “tutto al 50%” (pezzi di tela con la vaga forma di giacche e pantaloni), “dal 50% al 70%” (scarpe che, solo a vederle, uccidono l’alluce e il tallone) ma non acquistiamo nulla, non ne avevamo nemmeno l’intenzione, e scendiamo nuovamente sulla via dello shopping. Loro, la giovane mamma e il bambino, sono sempre lì, ma lui ora dorme, mi avvicino, non tanto e non solo per contribuire alle loro finanze domestiche, ma per fare quello che le mie zampe, il mio collo, e il rispetto per gli altri mi impediscono di fare fisicamente, cioè abbracciarli virtualmente e umanamente. Parlo con la ragazza, che all’inizio è un po’ titubante, le chiedo del bambino, quanti mesi ha, come si chiama, e anche lei dialoga, l’italiano è un po’ incerto ma ha voglia di raccontare di suo figlio, di quanto sia buono “mangia e dorme, dorme e mangia”, come tutte le madri del mondo. Parlo con Nicolas, minuscolo e bellissimo con tutti quei capelli neri, «ma sai che sei proprio bello?», lui non mi ascolta ma io glielo dico lo stesso e la ragazza si illumina come se qualcuno avesse acceso un interruttore, auguro buona fortuna a Nicolas e alla sua mamma, e un po’ a me e a tutto noi, per ricordarmi e ricordarci sempre di rimanere umani.

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Sardegna Pride 2013 (Ta bregungia!)

20 Giu

Bellissimo!

Si quelqu’un aime une fleur.

2 Feb

giraffa7Qualche giorno fa, qui sul monte, è arrivata inaspettatamente un’aria dolce, calma, quasi primaverile e ci ha accompagnato fino alla sera, fino alla notte, quando è apparso un cielo limpido e pieno di stelle, così ho approfittato dell’occasione per cercare tra l’Orsa Maggiore e l’Orsa Minore, una silhouette felina, sinuosa ed elegante. Non l’ho trovata. Poi, ho sentito tra le zampe un leggero solletico, ho abbassato gli occhi e una lunga coda di polvere di stelle giocava con me, sinuosa ed elegante.
La mia dolcissima gatta non c’è più ma forse non è andata via.

Si quelqu’un aime une fleur qui n’existe qu’à un exemplaire dans le millions et le millions d’étoiles, ça suffit pour qu’il soit hereux quand il les regarde. Ma fleur est là quelque part.

Se qualcuno ama un fiore di cui esiste un solo esemplare tra milioni e milioni di stelle, questo è sufficiente perché egli sia felice quando le guarda. Il mio fiore è là, da qualche parte.

Il guaio dei sogni.

20 Ott

I sogni. Fiumi di inchiostro sono stati consumati, per raccontare quanto sia bello e giusto sognare, non tanto ad occhi chiusi con la mente mezzo incosciente che vaga e mescola immagini reali ad antichissime memorie o a paure ancestrali e desideri mai confessati, quanto ad occhi apertissimi, rivolti verso qualcosa che, pensiamo, ci renderebbe più felici, qualcosa che è altrove, nella nostra testa ma altrove, in un altro mondo o in un altro tempo e, naturalmente, è perfetto. Sognare è bello e giusto, l’immaginazione di quel “qualcosa” distante nel tempo e nello spazio, è il primo passo verso la creazione e sprona all’azione, fa sentire vivi, pieni di energia, tutte quelle che servono a raggiungerli, quei benedetti sogni. E se non vengono raggiunti, si continua, all’infinito. Però, il guaio dei sogni, il vero  guaio dei sogni, quello di cui raramente si parla, è che, a volte, si realizzano. E in quel caso, può capitare che, passati i primi momenti di ebbrezza, di euforia, di esaltazione, di pace e beatitudine, insomma di tutto quello che volete purchè somigli alla sensazione di un sogno realizzato (!) ebbene, volati via quei momenti, il sogno è lì, nella nostra vita di tutti i giorni e non è sempre come l’avevamo dipinto nella nostra testa, con quei colori, quelle sfumature, quelle tonalità perfette, dalla prima all’ultima pennellata. Capita con i grandi sogni e con quelli più piccoli, con quelli d’amore e con quelli professionali. Capita, magari, di sognare il principe azzurro e quello, effettivamente, un bel giorno si presenta ma non è vestito d’azzurro, preferisce la divisa a pois ed il cappello con il pon pon. Capita con un lavoro: magari per anni si sogna di diventare proprio quella “cosa lì”, quella che permetterebbe di essere d’aiuto a qualcuno, di dirgli “non ti preoccupare, ci sono qua io” e poi, anche quella “cosa lì”, dopo tanto impegno, si presenta, magari con qualche sfumatura diversa e con alcuni colori che proprio non ti piacciono, ma è lì davanti a te e, dopo l’ebbrezza, ti lascia senza parole e con una vaga sensazione di angoscia perchè, forse, l’impegno, i sacrifici, la resistenza, si sono presi tutta l’energia che invece servirebbe per viverlo, quel sogno. E, allora, non resta che incominciare, con pazienza, a pennellare la realtà.

(il dipinto è questo, una bella pennellata della realtà)

STOP VIVISECTION.

6 Ago

Come ho scritto altre volte, sono contraria alla vivisezione, infatti, qui sul monte l’abbiamo bandita da tempo, poichè la riteniamo una pratica inutile e crudele. D’altra parte, gli esseri umani continuano ad usare farmaci strettamente studiati per loro e gli animali fanno altrettanto, solo in alcuni casi eccezionali è possibile un utilizzo dei farmaci destinati agli umani anche per la cura degli animali, l’ho potuto verificare personalmente, ma si tratta, appunto, di casi eccezionali.  Purtroppo, ancora nessun rappresentante del Monte è entrato a far parte delle Istituzioni europee, perciò non abbiamo potuto direttamente impedire che l’Unione Europea, nel 2010, emanasse la direttiva 2010/63/UE  “Sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici“. Si tratta di una direttiva che non elimina la vivisezione ma si limita a prevedere dei metodi tendenti a “migliorare il benessere degli animali utilizzati nelle procedure scientifiche rafforzando le norme minime per la loro tutela in linea con i più recenti studi scientifici“. Nelle considerazioni preliminari contenute nella direttiva, si legge, tra le altre cose: “oltre agli animali vertebrati, che comprendono i ciclostomi, è opportuno includere anche i cefalopodi nell’ambito di applicazione della presente direttiva, poiché è scientificamente dimostrato che possono provare dolore, sofferenza, angoscia e danno prolungato“, “la scelta dei metodi e delle specie da utilizzare ha conseguenze dirette sul numero di animali utilizzati e sul loro benessere. È opportuno pertanto che la scelta dei metodi assicuri la selezione del metodo in grado di fornire i risultati più soddisfacenti causando il minor dolore, sofferenza o angoscia possibile. I metodi selezionati dovrebbero usare il minor numero possibile di animali per fornire risultati affidabili e ricorrere all’uso di specie con la minore capacità di provare dolore, angoscia, sofferenza o danno prolungato, che siano ottimali per l’estrapolazione nelle specie bersaglio. I metodi scelti dovrebbero, per quanto possibile, evitare come punto finale la morte dovuta alle gravi sofferenze provate durante la fase precedente alla morte. Laddove possibile, dovrebbero essere sostituiti da punti finali più umanitari che usano i sintomi clinici per determinare la morte imminente e consentono di uccidere l’animale senza ulteriori sofferenze”.

In considerazione dello stato attuale delle conoscenze scientifiche, l’uso di primati non umani nelle procedure scientifiche è ancora necessario nella ricerca biomedica. Vista la loro prossimità genetica con l’essere umano e le loro competenze sociali altamente sviluppate, l’uso di primati non umani nelle procedure scientifiche solleva specifici problemi etici e pratici in termini di soddisfacimento delle loro esigenze comportamentali, ambientali e sociali in ambiente di laboratorio. Inoltre, l’uso di primati non umani è un tema molto sentito dall’opinione pubblica. Pertanto, l’uso di primati non umani dovrebbe essere autorizzato unicamente in settori biomedici fondamentali per gli esseri umani per i quali non sono ancoradisponibili altri metodi alternativi di sostituzione. Il loro uso dovrebbe essere autorizzato solo ai fini della ricerca di base, della conservazione delle rispettive specie di primati non umani o quando i lavori, compreso lo xenotrapianto, sono svolti in relazione ad affezioni umane potenzialmente letali o in relazione a casi che abbiano un sensibile impatto sulla vita quotidiana della persona, ossia affezioni debilitanti.

“Poiché gli antecedenti di animali randagi e selvatici delle specie domestiche non sono noti e la loro cattura e detenzione negli stabilimenti ne accresce l’angoscia, essi non dovrebbero di norma essere usati nelle procedure”.

Diciamo che la sola lettura della direttiva mette i brividi, dal momento che fa intuire a quali sofferenze siano sottoposti gli animali durante gli esperimenti ma anche nelle fasi precedenti e successive, fino alla morte. Sinceramente, mi pare ci siano ben pochi margini di miglioramento della qualità della vita di animali sezionati da vivi per i quali, addirittura, la stessa anestesia potrebbe essere dolorosa o avere conseguenze dannose, come afferma la stessa direttiva.

Pare, comunque, che la filosofia del Monte sia condivisa anche da altri abitanti europei, infatti è nata l’iniziativa STOP VIVISECTION con l’obiettivo di abrogare la direttiva 2010/63/UE: è necessario raggiungere 1 milione di firme entro il 21 giugno 2010. Se siete interessati, qua sotto vi lascio tutti i riferimenti per sapere come attivarvi, sia come cittadini sia come comitato.

Il sito STOP VIVISECTION: http://www.stopvivisection.eu/it;

Direttiva 2010 vivisezione .

Keep and throw away – collezione 2011/2012.

31 Dic

N. 1 paio di scarpe da ginnastica: tengo.

N. 1 coperta per stare in poltrona: butto via.

1 quintale di tenacia: tengo.

1 quintale di impazienza: butto via.

1 tonnellata di gratitudine per l’amore delle persone care: tengo.

½ litro di insoddisfazione che mi fa diventare miope: butto via.

N. 1 blog: tengo.

10 litri di paura condensata in certe giornate scure: butto via.

10 megawatt di voglia di cantare: tengo.

10 megawatt di voglia di lasciare: butto via.

 

Qualunque cosa decidiate di tenere e buttare via, vi auguro di avere la salute, la lucidità e la forza di fare la scelta migliore, un felice 2012 a tutti!

E che sia quello buono.

23 Dic

Buon Natale, buon Natale, ma che sia quello buono..buono per cosa? Per scartare il pacchetto che contiene la leggerezza e indossarla subito, ogni giorno, come se fosse l’abito più comodo che abbiamo nell’armadio, il must have della vita quotidiana; per guardare il cielo stellato e mantere viva la capacità di stupirci ed emozionarci davanti alle cose belle; per trovare il coraggio di accettare quello che non possiamo cambiare e di cambiare quello che invece possiamo modificare e, come diceva qualcuno più saggio di me, la saggezza per capire la differenza tra una cosa e l’altra; per dire grazie; per manifestare l’amore, anche con piccoli gesti; per accettare l’amore ed apprezzare i piccoli gesti altrui; per non indulgere troppo all’autocommiserazione; per accettarsi così come si è, anche un po’ brutti, un po’ sporchi, un po’ cattivi e un po’ scemi. E buon per avere la lucidità sufficiente per postare di più 😉 Buon Natale a tutti!