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Tu vuo’ fa’ l’americana.

28 Apr

Lo ammetto, sono una che si annoia facilmente. La noia è sempre stata una presenza fastidiosa nella mia vita, fin da quando ero piccola, perciò ho imparato ad usare la fantasia per sfuggirle, per mandarla via almeno temporaneamente, quindi per sopravvivere. Mi annoio quando ho a che fare con persone noiose ( e io stessa, spesso, mi trovo particolarmente noiosa 😀 ) mi annoio in certe situazioni, formali e non, in cui diventa un’impresa trattenere gli sbadigli, mi annoio quando sono costretta a ripetere sempre le stesse azioni, mi annoio quando mangio le stesse cose. Con gli anni, mi sono un po’ addomesticata e mi innervosisco molto meno, però la tendenza rimane. Per esempio, mi stanca fare la colazione sempre nello stesso modo, ingurgitando sempre le stesse cose. E così, ogni tanto, mi organizzo l’alternativa ai biscotti, alle fette di pane con miele o marmellata, ai corn flakes, anche perché la colazione è il pasto che mi dà il carburante per gran parte della giornata, perciò deve darmi soddisfazione. Non programmo, ma seguo l’ispirazione del momento. L’ispirazione delle ultime settimane, per la mia colazione anti-noia, ha preso forma con pancakes e sciroppo d’acero canadese, e devo ammetterlo, il risultato è stato una colazione briosa e molto soddisfacente. Al contrario di quel che si pensa, i pancakes sono leggeri e non troppo dolci, sono preparati con le uova, con pochissimo zucchero e poca farina, e hanno una consistenza soffice e “vaporosa” e l’unione con lo sciroppo d’acero, molto aromatico e denso, è perfetta. La noia è scacciata, almeno per un po’.

Questo è il risultato, magari non saranno esattamente come gli originali ma danno tanta, tanta soddisfazione, garantito.

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The Simple Interview- by Jack N John (“Non so chi è un down ma posso raccontare chi è Giovanni”).

5 Apr

Anche questa è poesia. E io non ho altre parole da aggiungere.

Quel tè che non gusterò mai più.

20 Mar

19_cocktail_p117--420x520Sono le sei di pomeriggio di un’estate caldissima, in una Hammamet affollata di turisti, giovani del posto che fanno le “vasche” sul lungomare, viaggiatori di tutte le nazionalità, negozi che espongono ninnoli, cianfrusaglie e qualche bel pezzo di artigianato locale, l’aria è dolce, sa di gelsomino, zenzero, cannella, e la luce del sole rende i colori della città ancora più vivi, quasi liquidi. Siamo negli anni novanta, tutto deve ancora succedere. La devastazione totale delle nostre menti “globalizzate”, la follia, e la paura, sono ancora in letargo, ma vengono nutrite silenziosamente da qualche oscuro demone, che riesce a provare piacere solo con l’infelicità del mondo. Ma oggi, in questo viale affollato, siamo ancora ingenui, fiduciosi e curiosi di scoprire nuove culture, di conoscere nuove persone, di assaggiare cibi diversi dagli adorati spaghetti. Siamo illusi, senza esserne consapevoli. In questo caldo pomeriggio, pieno di sole, abbiamo soltanto voglia di annusare l’aria e camminiamo senza una meta particolare, ascoltando il suono di mille lingue che si sovrappongono, italiano, francese, arabo, tedesco, russo, affascinati dall’armonia che nasce da tutta quella mescolanza di vocali e consonanti. Osserviamo le persone che ci stanno intorno, le persone del luogo, gli stranieri, niente fa pensare che quell’oscuro demone stia lavorando in silenzio. Guardiamo le vetrine dei negozi e la nostra attenzione si sofferma su una bella esposizione di tappeti, kilim, macramè, berberi, ne abbiamo visti tanti durante questi giorni, sopratutto nella affascinante Kairouan, ma non ci stanchiamo di ammirarli. Mentre siamo davanti alla vetrina, e indichiamo questo o quel tappeto, un uomo sui quarant’anni, probabilmente il proprietario, esce dalla porta d’ingresso e, con un italiano quasi perfetto, ci invita ad entrare, in modo da vedere l’intera esposizione. Entriamo, senza pensarci troppo, e ci rendiamo conto che il negozio è praticamente vuoto, a parte noi tre, due donne, o meglio una ragazzina e una donna, e un uomo sconosciuto, in terra straniera. L’uomo, un commerciante decisamente sveglio ed esperienza in tecniche di vendita acquisita sul campo, ci mostra altri, splendidi, tappeti e dopo qualche minuto ci invita a seguirlo in un’altra sala “vi offro un bicchiere di tè alla menta, vi piace?”, noi non lo abbiamo mai assaggiato, e lo seguiamo, anche in questo caso senza pensarci troppo. “Accomodatevi” e indica due poltroncine, posizionate, insieme a due sedie, intorno ad un piccolo tavolino in legno, tondo e basso, sono decisamente comode. L’uomo continua a chiacchierare mentre prepara il tè, lo versa in piccoli bicchieri decorati, simili a quelli che un tempo si usavano dalle nostre parti per offrire il rosolio durante le mitiche feste di fidanzamento “in casa”, e li poggia su un vassoio d’argento decorato. Lui prende posto su una delle sedie, accanto alle nostre poltroncine, e continua a conversare amabilmente e così, io e mia madre, per la prima volta nella nostra vita, assaggiamo il tè alla menta, caldo e dal profumo intenso. Ha un gusto delicato, è dolce (ma quando ha messo lo zucchero? Era zucchero? Rimarremo per sempre con il dubbio) ed è ottimo. Ancora qualche chiacchiera e poi decidiamo di andare, l’uomo ci saluta con un sorriso allegro, ci accompagna verso l’uscita e, gentilmente, ci augura buon viaggio “divertitevi al Bardo e non dimenticate di visitare Sidi Bou Said!”. Lui non ha venduto neanche un tappeto e noi abbiamo gustato il migliore tè alla menta della nostra vita. Non sarà più così, non avrà più quel gusto, mai più.  Nel frattempo, infatti, il demone ha iniziato a godere e gli uomini lo hanno assecondato.

Idioti, avete, abbiamo, rovinato tutto.

L’ultima frontiera dell’emancipazione femminile: dàlla via e non ti lagnare.

13 Mar

Canguro_sdraiatoCome dare torto alla ormai mitica dott.ssa australiana Gabrielle Mc Mullin? La saggia donna, dall’alto della sua grandiosa carriera come chirurgo vascolare, naturalmente può permettersi di dispensare consigli su come realizzarsi ed esprimere il proprio potenziale nel migliore dei modi (si usa molto, questa cosa del potenziale da esprimere) e può farlo senza finte ipocrisie e senza tentennamenti. E allora, che cosa suggerisce la dottoressa che “ce l’ha fatta” alle donne che vogliono farcela come lei, che intendono realizzarsi anche nel proprio lavoro? Semplice: se il tuo capo ti chiede di usare il tuo corpo per qualche ora, così, tanto perché ne ha voglia, lasciaglielo fare e stai zitta, non fare come quella mezza scema che aveva denunciato il tipetto e  “nonostante la vittoria in tribunale, non è riuscita ad ottenere il posto. La sua carriera è stata rovinata per colpa di questo uomo che ha chiesto di fare sesso una sola notte. Realisticamente avrebbe fatto meglio ad accettare“.  Accidenti, nemmeno Einstein avrebbe mai potuto avere un’idea così originale. Questa donna è un vero genio.
D’altra parte, la vita è fatta di compromessi, uno in più uno in meno, che differenza fa? Agli uomini viene richiesto di essere preparati e magari di avere qualche conoscenza nei posti giusti, alle donne, considerata la conformazione fisica, che induce naturalmente allo scambio sesso-carriera, viene richiesto di essere preparate, adeguatamente depilate, e pronte all’uso. Non sarà originale ma è efficace. Fatevene una ragione, ragazze, in Australia come in Italia, qualcuno deve pur dirvelo senza ipocrisia e senza tentennamenti, se il vostro capo  vuole darvi dei suggerimenti extra su come avere successo nella vita, e vuole farlo mentre ha i pantaloni abbassati e voi gli praticate una fellatio o simili,  fatelo e basta, senza troppi problemi, altrimenti peggio per voi, non vi lamentate se altri/e vi sorpassano.  Anzi, vi saltano. Gif animate Canguri (18)