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Giraffa e il Bosco incantato delle Sette Cascate (X Puntata – La Cascata dei Ciclamini)

15 Mar

foresta fiori viola belgio«Isadora?».
«Sì?».
«Credo di essere pronta».
«Credi o lo sei?».
«Sono pronta».
«Bene. Ricorda le regole delle Cascate: si inizia dalla Cascata più semplice da raggiungere, per poi arrivare a quella più lontana, con il tragitto più difficile e avventuroso, la Cascata della Luce. Per ogni Cascata, potrai esprimere un desiderio, proporzionato alla difficoltà del percorso. Perciò, man mano che proseguirai, potrai esprimere desideri sempre più grandi e più importanti per te. Ricorda, infine, la regola fondamentale: credi nella possibilità di realizzare il tuo desiderio, solo così la Cascata potrà aiutarti».

E così, anch’io, iniziai i miei viaggi verso le Cascate del Bosco incantato.  Ancora oggi, sebbene abbiano esaudito tutti i miei desideri, vado a trovarle, perché mi emoziono sempre ad ammirare la loro bellezza, la grazia e la forza con cui riescono a tuffarsi e anche perché, in fondo, qualche piccolo sogno da realizzare ce l’ho sempre.

Come sapete, la prima Cascata che visitai, insieme all’amica Isadora, fu quella della Grande Quercia, piccola ma incantevole, con il piccolo laghetto di acqua limpida e fresca.

Poi, fu la volta della Cascata dei Ciclamini.  Continua a leggere

Giraffa e il Bosco incantato delle Sette Cascate (IX Puntata – La giraffa Cercalù)

4 Feb

giraffa7«Cari amici, sono contenta di raccontarvi l’antica leggenda di Cercalù, la mia antenata, la prima giraffa arrivata sulla Terra,  la Grande Giraffa Madre. È una storia tramandata dai padri e dalle madri ai propri figli e ogni giraffa la impara a menadito, per poi raccontarla, a sua volta, ai propri discendenti. Cercalù era una piccola giraffa, con il pelo giallo e le macchie marroni, con le zampe lunghe, il corpo massiccio, la lunga coda, le corna pelose e il collo…corto, o meglio, più corto rispetto a quello che noi tutte abbiamo oggi, diciamo lungo come il collo delle zebre. La piccola Cercalù era nata in una notte di luna piena e, fin da piccola, aveva espresso un unico desiderio: arrivare fino alla luna, soltanto per sfiorarla con il muso.

Naturalmente, tutti la scoraggiavano, la sua famiglia, i suoi amici, addirittura i conoscenti. Le scimmie, chissà perché, erano le più agguerrite, dicevano «è impossibile che una giraffa dia un bacio alla luna, I-M-P-O-S-S-I-B-I-L-E, mettitelo in testa, piccola sciocchina».

Ma anche gli elefanti, considerati i più saggi della savana, le consigliavano di lasciar perdere «Giraffa, caro tesoro, tutti noi siamo troppo piccoli per poter arrivare alla luna, possiamo solo ammirarla da quaggiù. Vai per la tua strada e non pensarci più», così parlò il Vecchio Elefante.

Però, la mia antenata, forse anche per colpa del nome, che un po’ ricordava la luna, non voleva sentire ragioni, anzi, secondo gli abitanti della savana, non sapeva proprio cosa fosse la ragione,«prima o poi, arriverò fin lassù, vedrete!».

Immaginava i modi più difficili per arrivarci: un ponte fatto di rami d’acacia; una torre altissima, realizzata con tutti gli animali della savana, messi uno sopra l’altro; l’allungamento del suo collo, con tanti esercizi quotidiani.

Ogni giorno,  si allenava ad allungare il proprio collo, con disciplina, tenacia, costanza.

mordillo-giraffe luna

Narra la leggenda che un giorno, mentre Cercalù era intenta a consumare la cena in compagnia del suo amico facocero Metemagno, il quale non aveva mai desiderato né baciare né abbracciare nessuna palla bianca nel cielo, lui le disse, tra un boccone e l’altro, “guarda, secondo me, è più semplice di quanto pensi, devi solo rilassarti, stare tranquilla, non pensarci troppo, ecco”. Quelle parole la colpirono molto.

Da quel momento, Cercalù iniziò a ripetere la frase del suo amico, “è più semplice di quanto pensi”, tutti i giorni e tutte le notti. Quasi non dormiva più, faceva gli esercizi per allungare il collo e ripeteva la sua frase, e in quel modo, si tranquillizzava. Però, il modo per arrivare alla gigantesca guancia lunare, proprio non le veniva in mente. E così, trascorsero le ore, i giorni, gli anni.

Cercalù continuava con i suoi esercizi per allungare il collo, «hop, hop, hop, vedrai, vedrai che ci arriverò» e, lentamente, il suo collo diventava sempre più lungo, fino ad arrivare alla cima dei grandi alberi di acacia, con enorme stupore di tutti gli abitanti della savana. Ma, nonostante il suo collo fosse diventato sempre più lungo, Cercalù non riusciva ad arrivare alla grande luna, era sempre troppo lontana.

giraffa madagascar

Fu così che una notte, la mia antenata, ormai diventata adulta, e quasi rassegnata, volle fare un ultimo tentativo e si rivolse direttamente alla luna, con queste parole: «grande Luna, in una lontana notte d’estate, tu mi hai vista venire al mondo, mi hai guardata con i tuoi grandi occhi dolci, hai vegliato su di me in tutti questi anni, come una madre, ma non hai mai voluto che venissi lassù, da te, ed io rimango sempre troppo piccola per salire da sola e darti solo un bacio, proprio come si fa con le mamme. Grande luna, indicami la strada e la seguirò» e si addormentò.

Secondo la leggenda, quella stessa notte, Cercalù si svegliò, dopo aver sentito uno strano fruscio accanto a sé, e appena aprì gli occhi si rese conto che il cielo era diventato completamente buio, senza nemmeno uno spicchio di luna, mezza luna, tre quarti di luna, niente di niente, era come se la luna se ne fosse andata in vacanza. In quel momento, pensò “ecco, ho sbagliato a parlare alla luna. Avevano ragione tutti gli altri, è meglio lasciar perdere, tanto è solo una palla bianca, anche un po’ strana, addirittura più strana di me” e, delusa, decise di tornare a dormire.

Ma, proprio mentre stava per ricominciare a sognare, vide un’insolita luce spuntare dal manto di foglie accanto a lei.

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Incuriosita, lo smosse un poco con la zampa e, all’improvviso, vide l’enorme palla bianca e luminosa che la guardava divertita e, placidamente adagiata sulla terra, le disse, con i suoi occhi dolci: “vedi, cara Giraffa, io ti ho sempre ascoltata e ho sempre vegliato su di te, che sei la mia figlioccia adorata, ma per realizzare il tuo grande desiderio,dovevi prima crescere, diventare forte, fare il tuo meglio per diventare la bellissima creatura con il collo lungo che ora sei. Dammi un bacio, Giraffa cara, e torna a sognare”. E così fece, Cercalù diede un bacio alla luna e si addormentò.

Da quella notte, tutti gli abitanti della savana compresero la sua forza e il suo coraggio, ne ebbero quasi timore, e la trattarono con grande rispetto.

La nostra antenata diventò, così, per via del suo lungo collo e del coraggio dimostrato, la sentinella e la custode della savana, con l’mpegno di tramandare i suoi doni alla propria discendenza.

Ecco, cari amici, questa è la storia della nostra grande famiglia».

I miei amici, disposti intorno alla grande Quercia, rimasero in silenzio per un po’. Mi

guardarono senza fiatare ed io non capivo se la mia storia li avesse annoiati al punto

da farli dormire con gli occhi aperti o chissà cos’altro. Il primo a rompere il silenzio

fu Nando, «ehi, sore’, ma questa è una storia super bella!!! Finalmente, ho capito perché sei strana! Hai ereditato tutto dalla tua antenata!».

E Inut, «cara Giraffa, direi che la mia curiosità è stata soddisfatta in pieno. La tua antenata è stata molto coraggiosa a credere fino all’ultimo di poter dare un bacio alla luna e, alla fine, è riuscita nel suo intento. Hai una grande eredità da portare avanti: credere sempre in quello che fai».

I lombrichi in coro, «oh, Giraffa, ma è una ftoria belliffima! Anche il Grande Lombrico, il noftro antenato, è ftato molto coraggiofo, un giorno riufì a non farfi mangiare da un merlo!».

Infine la Grande Quercia, «cara Giraffa, grazie per la tua storia. Ora conosciamo un po’ meglio le tue origini, la tua grande e antica famiglia. Come ha detto Inut, hai una grande eredità da tramandare, fanne tesoro, sarà la tua forza».

Come diceva mio padre a noi piccole giraffe «noi apparteniamo al glorioso popolo delle giraffe, forte e coraggioso, non dimenticatelo mai!». Non l’ho mai dimenticato.

Giraffa e il Bosco incantato delle Sette Cascate (VIII Puntata)

6 Dic

giraffaProsegue la favola a puntate … Prendete posto accanto al fuoco scoppiettante, scaldatevi pure con l’infuso di pioggia del monte e assaggiate i biscotti con essenza di fruscio notturno, e dimenticate la realtà per qualche minuto 🙂

***

«Isadora?».
«Sì?».
«Voglio vedere le Cascate».
«Le vedrai, Giraffa, le vedrai».
«Ma le voglio vedere subito, ho un desiderio molto grande da realizzare».
«Lo so, Giraffa, lo so ma dovrai portare pazienza e farai ogni cosa quando sarà il tempo giusto».
«E come si sa quando è il tempo giusto?».
«Si sente in fondo al cuore, lo sanno le tue zampe, il tuo cervello, i tuoi muscoli, e sono pronti per partire».
«Ma io sono pronta per partire! Il mio cuore sente di voler partire, i miei muscoli, le mie zampe e il mio cervello sono proprio pronti, veramente!».
«No, Giraffa, il tuo cuore adesso è in tumulto, i tuoi muscoli fremono, le tue zampe sono stanche e il tuo cervello è pieno di pensieri. Non è ancora il tempo giusto per visitare le altre Cascate. Ne hai appena vista una molto bella e molto importante, e hai incontrato una creatura assai saggia e speciale come la grande Quercia».
«…».
«La vita, nel Bosco, è fatta di corse, di voli, di silenzi, di incontri, di lavoro. Ognuno di quei momenti è importante e bisogna viverlo con il cuore grato e la mente sveglia, poiché sono i milioni di modi in cui la vita ci mostra la sua bellezza e bisogna riconoscerli, sempre. La vita nel Bosco non è fatta solo di grandi desideri, piccola Giraffa, ricordalo sempre, è fatta di piccole, meravigliose, realtà e se le vivrai con gioia, anche i grandi desideri si avvereranno, senza che tu te ne accorga e senza troppo affanno. Stai tranquilla, ogni cosa accadrà, nel tempo giusto. E ora, sbrighiamoci, devi conoscere la tua nuova famiglia» e Isadora volò in alto a giocare con il vento.
«Isadora?».
«Sì?».
«Posso dirti una cosa?».
«Certo».
«Sei più forte di mille leoni della savana».
L’amica aquila mi guardò divertita, «ah sì? E allora, corri, o potei sbranarti in un solo boccone!».

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Tornammo a casa il mattino seguente, dopo esserci fermate a dormire al Rifugio del Viandante e aver ascoltato i racconti dei pipistrelli e degli altri viaggiatori, di ritorno dalle loro visite alle Cascate.

Al nostro arrivo, trovammo ad attenderci Cirisbonzia e Cristobalbo, i miei genitori adottivi, emozionati per quella grande novità dotata di zampe e collo lunghissimi.

Erano due tipetti simpatici e giovali, stavano in giro tutto il giorno, tra le radure o tra i cespugli, lavoravano tanto ma si godevano la vita nel Bosco, ed erano molto protettivi con i loro figli, ossia Tarcisio detto Nando, che era poco più grande di me , e i due piccoli Sirbo e Neddu.

Mi accolsero con amore e badarono a me con grande generosità.

Cirisbonzia si premurava sempre che avessi da mangiare e da bere in abbondanza, «tu sei una che cresce ancora, te lo dico io, arriverai fino alla chioma della grande Quercia!», mentre Cristobalbo mi dava lezioni di vita nel Bosco, con le sue frasi che somigliavano a quelle di mio padre, ma ancora più brevi e, talvolta, misteriose, del genere «eh, qui, la vita…», oppure «eh, nel Bosco non si può mai sapere», o ancora «umpf!».

Anche Nando era un buon cinghiale, e si rivelò un fratello altruista e un amico sincero. Dopo il nostro primo incontro, non proprio pacifico, lui ed io diventammo inseparabili compagni di giochi e di avventure.

«Ehi, Giraffa, da oggi, noi due diventiamo una specie nuova di fratello e sorella, lo sai?».
«Be’, sì».
«Bene, sei strana ma sei anche una tipa sveglia! Senti, allora, d’ora in poi, ti chiamerò sore’, che mi piace molto».
«Va bene, frate’».
Quello fu il nostro primo dialogo da fratello e sorella di una nuova specie.

D’altra parte, pur avendo dimensioni molto, molto, molto diverse, eravamo quasi coetanei e ci piacevano le stesse cose: correre tra cespugli e grandi alberi; sguazzare nelle acque fresche e limpide dei laghetti, insieme ai pesci, ai rospi,  alle raganelle, ai gamberetti; fare scherzi a Cirisbonzia e a Cristobalbo; tirare la coda ai piccoli Sirbo e Neddu; fare visita alla grande Quercia, ascoltare i suoi racconti, farla ridere per farle perdere il filo del discorso; giocare a nascondino con i cervi (Nando vinceva sempre, io mai, eppure mi nascondevo benissimo); organizzare il torneo di salto del lombrico; partecipare alla sagra del vento al contrario; giocare a “prendi il corbezzolo più in alto” (l’avevo inventato io e, chissà perché, vincevo sempre).

Nel Bosco c’erano tante cose da fare, luoghi segreti da scoprire, nuovi amici da conoscere, nuovi frutti da assaggiare. Insomma, non c’era proprio da annoiarsi. I miei momenti preferiti, però, erano quelli trascorsi insieme a tutti gli abitanti, in occasione del pranzo del Bosco , o nelle lunghe sere d’estate e nei pomeriggi invernali.

Il pranzo del Bosco si teneva ogni mese, nella Radura degli Agrifogli oppure, in caso di piogge molto forti, nella Grotta del Temporale, e dava modo ad ognuno di noi di realizzare fantasie culinarie di ogni tipo: alcuni portavano insalate di radici e rugiada; altri, zuppe di mistero con germogli di risate; altri ancora, biscottini ai raggi di sole, ricoperti di sorrisi al velo. Un sacco di cose buone! Come dite? Volete sapere quale prelibatezza preparavo io? Ah, be’, è semplice, il mio piatto forte era, ed è tutt’ora, l’insalata di fantasia con gocce di sole e brezza soffiata, appena verrete a trovarmi ve la farò assaggiare e mi direte! I nostri pranzi non erano come tutti gli altri: non c’erano posti assegnati a tavola, non c’era proprio la tavola, e ognuno era libero di spostarsi da un luogo all’altro, per scambiare quattro chiacchiere con tutti, per scherzare, per cantare, per stare bene, insomma!

I pomeriggi invernali alla Caverna della Neve, e le sere d’estate vicino al Lago della Luna, invece, erano dedicai ai racconti di storie reali o di fantasia. I più bravi a raccontarle erano sempre la Grande Quercia e il Vecchio Cervo dorato, rimanevo affascinata dalle loro parole.

A me piace, soprattutto, ascoltare ma, qualche volta, mi diletto nel racconto, come quella volta in cui, in una sera d’estate, Inut, l’amico cervo, disse «su, Giraffa, perché non ci racconti qualcosa della grande famiglia delle giraffe? Mi incuriosisce sapere come mai avete quel collo così lungo! Ma credo che anche gli altri amici siano curiosi», «fì, fì, noi fiamo curiofi, perché hai quel collo, Giraffa?» dissero in coro i lombrichi, e la grande Quercia «coraggio, Giraffa, raccontaci una storia». E così, decisi di svelare ai miei amici del Bosco, il segreto del lungo collo delle giraffe, la leggenda di Cercalù, la mia antenata. (continua)

Giraffa e il Bosco incantato delle Sette Cascate (VII puntata – Le Sette Cascate del Bosco incantato)

16 Nov

cascateLa grande Quercia iniziò.

«Attraversando il Bosco, avrai notato la presenza dei grandi alberi come me, dei fiori, di tantissimi animali, avrai notato, quanta vita ci sia da queste parti. Giusto?».
«Be’, sì, ho visto tanti animali per me sconosciuti!»
«Lo immagino. E avrai anche visto i laghi, i torrenti, le sorgenti, l’acqua».
«Sì! Mi sono rinfrescata in un piccolo lago e dopo farò il bagno nel lago qui accanto, insieme all’amica Isadora», e
Isadora «Giraffa!», «be’, insomma, io lo farò, se poi anche Isadora ne avrà voglia, mi farà compagnia».
«E l’acqua ti ha anche dissetata» disse la grande Quercia.
«Vedi, l’acqua, in questo Bosco, come nella tua savana e in qualsiasi altro posto del mondo, è la prima fonte di vita per tutti gli esseri viventi. Noi, qui, abbiamo ricevuto in dono ben tre sorgenti di acqua purissima, trecentosessantacinque laghi, più o meno grandi, e sette fiumi, anch’essi di varie dimensioni i quali, nel loro percorso, si tuffano da piccoli e grandi promontori. Da lì nascono le cascate, dai fiumi che si tuffano, creando dei laghi come quello qua accanto, e regalando a tutti noi uno spettacolo bellissimo e assai rumoroso».
«E non esiste un modo per abbassare il volume?».
«No, non esiste, a meno che il fiume si prosciughi, e sarebbe molto triste. Comunque, le Sette Cascate sono delle grandi giocherellone e adorano far divertire gli abitanti del Bosco e rintronarli un pochino ma sono anche molto potenti e generose, perciò per farsi perdonare per l’incessante frastuono che producono, tanto tempo fa, proposero un patto a tutti noi: ogni abitante sarebbe andato a trovarle tutte quante, almeno una volta nella vita e loro, in cambio, avrebbero esaudito sette grandi desideri per ciascun visitatore, uno per ogni cascata visitata».

«Ooooohhh» feci io, non riuscendo a trattenere lo stupore «ma è bellissimo!».
«In realtà, noi saremmo andati a visitarle in ogni caso, poiché sono nostre compagne, fonte di vita, e di divertimento ma loro tenevano tanto a farci un regalo e i regali fatti col cuore si accettano sempre, con gratitudine e senza fare troppe storie, così accettammo l’offerta, e da allora tutti gli abitanti del Bosco organizzano una gita alle Cascate almeno una volta nella vita, sebbene non tutte siano facilmente raggiungibili. E tutti hanno visto i propri desideri realizzarsi, le Cascate sono sempre di parola. Però bisogna credere fortemente in ciò che si intende realizzare e nella possibilità di realizzarlo».

«Bello…».

«Hai già visitato la tua prima cascata, la piccola Cascata della Grande Quercia. Puoi esprimere il tuo primo desiderio, piccola Giraffa, ma non dirlo a nessuno, è solo tuo. Ricorda, però, che ogni desiderio deve essere proporzionato alla grandezza della Cascata, più sarà grande e difficile da raggiungere la Cascata, più potrà essere grande il desiderio. Queste sono le Cascate, in ordine di difficoltà: la Cascata della Luce, la Cascata della Pace, la Cascata delle Ombre, la Cascata dei Segnali segreti, la Cascata dell’Arcobaleno, la Cascata dei Ciclamini, la Cascata della Grande Quercia.
La prossima cascata che visiterai, sarà la Cascata dei Ciclamini e così via, fino ad arrivare alla Cascata della Luce, la più difficile da raggiungere.

Bene, ti ho spiegato ogni cosa, Giraffa, ora puoi andare. Un’ultima cosa: tu sei ancora piccola, hai bisogno anche di una famiglia che si prenda cura di te. I tuoi genitori adottivi saranno Cirisbonzia e Cristobalbo, i genitori di Tarcisio detto Nando» .

I puntata – Il viaggio

II puntata – In fuga

III puntata – Gli abitanti del Bosco 

IV puntata – L’incontro con la Grande Quercia 

V puntata – Le origini del Bosco delle Sette Cascate

VI puntata – Le Regole del Bosco Incantato

Giraffa e il Bosco incantato delle Sette Cascate (VI puntata – Le regole del Bosco incantato)

8 Nov

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(Qui la puntata precedente)

«Quello stesso giorno, insieme, stilammo le regole del Bosco, come proposero i tre uomini. Dicevano che le regole sarebbero servite anche ai futuri abitanti, per vivere in modo armonioso. 

Ecco le Regole del Bosco incantato delle Sette Cascate:

1) Ricorda sempre chi sei.

2) Ringrazia.

3) Sii un amico sincero per tutti gli abitanti del monte.

Eh, sì, fu proprio un bel giorno! Impegnativo, certo, ma ci siamo anche divertiti tanto. Quei tre erano simpatici. Bene, allora, cara Giraffa, mi ha fatto molto piacere parlare con te, sei una buona ascoltatrice, torna a trovarmi quando vuoi!».

«Grande Quercia, forse Giraffa ha bisogno di qualche spiegazione in più sulle Regole del Bosco» disse Isadora.

«Ah, già, certo, sì, sì».

«Ebbene, piccola Giraffa, tu hai le zampe lunghe, il collo pure, un paio di corna pelose, e una lingua blu, hai lo sguardo dolce e sei una creatura mite e forte. Col tempo, capirai sempre meglio come sei fatta, cosa ti piace, cosa ti distingue dalle altre creature del Bosco ma avrai già notato che tra tutti noi esistono delle differenze, ognuno di noi è fatto in un modo unico, speciale».

«Sì, è vero. Per esempio, io non ho le ali. Purtroppo, non posso volare…».

«Ecco, questo è il primo modo in cui tutti noi, qui nel Bosco, abbiamo infranto la regola numero 1. Almeno una volta, nella nostra vita, infatti, abbiamo desiderato essere chi non siamo, pensando che in quel modo ci saremmo sentiti meglio e dimenticando tutta la meravigliosa bellezza che ci portiamo dentro, esattamente nel modo in cui siamo fatti! Per esempio, tu non hai le ali ma hai un corpo possente e uno sguardo che può vedere molto lontano, e non sai quanto tutto ciò possa essere importante nel Bosco e in tanti altri luoghi del mondo».

«Be’, in effetti al mio paese la mia famiglia ed io eravamo le sentinelle della savana».

«Vedi? Allora, regola numero 1: ricorda sempre chi sei».

«Ricorda sempre chi sei..la terrò sempre a mente».

La Grande Quercia proseguì.

« Ogni giorno, al tuo risveglio, quando sentirai la brezza del mattino accarezzare le tue zampe, il tuo collo, la tua coda, la prima cosa che farai è ringraziare, per tutto ciò che sei, per tutto ciò che hai, per quello che verrà. Hai quattro zampe, due paia di occhi, un cuore grande, un cervello funzionante, i raggi del sole, amici a cui vuoi bene e che ricambiano il tuo amore, hai la libertà di correre o dormire, hai la vita. Regola numero 2: ringrazia».

Per tutti i leoni della savana, quelle regole non erano niente male, mi facevano già stare meglio!

La grande Quercia scosse le sue foglie e continuò.

«Regola numero 3: sii un amico sincero per tutti gli abitanti del monte . Vedi, tutti quanti abbiamo la tendenza a pretendere dagli altri la sincerità. Però dimentichiamo di pretendere la stessa cosa da noi stessi, forse perché essere sinceri è faticoso».

«Sì, ma che vuol dire essere sinceri?»

«Vuol dire essere sé stessi, cioè essere come si è, non fingere di essere fatti in un altro modo, significa fidarsi dell’amico, parlare con lui e chiarire ogni cosa, anche quelle che non ci piacciono, insieme a lui, significa non avere pregiudizi».

«Pregiudizi?» chiesi.

«Sì, pregiudizi. Significa, cioè, non farsi delle idee sulle persone senza averle conosciute, senza aver parlato con loro, senza aver ascoltato le loro ragioni e i loro sentimenti. Ricordalo sempre, piccola Giraffa, sii un’amica sincera. E ora vai pure a fare un tuffo nella cascata!».

Intervenne, ancora una volta, l’amica aquila.

«Grande Quercia, le Sette Cascate…».

«Ah, be’, certo, le Sette Cascate del Bosco incantato!» (continua).

I puntata – Il viaggio

II puntata – In fuga

III puntata – Gli abitanti del Bosco 

IV puntata – L’incontro con la Grande Quercia 

V puntata – Le origini del Bosco delle Sette Cascate

Giraffa e il Bosco incantato delle Sette Cascate (V puntata – Le origini del Bosco delle Sette Cascate)

1 Nov

(Qui la puntata precedente)

giraffa sul pratoLì, mi sentivo veramente al sicuro, e così, sedetti accanto alla Grande Quercia, ad ascoltare la sua voce calma e serena.

«Vedi, i padri fondatori del Bosco delle Sette Cascate arrivarono in questa landa erbosa e rigogliosa, tanto, tanto, tanto tempo fa, ancora li ricordo, io all’epoca ero una giovinetta con circa duecento anelli nel tronco! Loro erano degli esseri umani, affaticati, doloranti, pieni di ferite, lividi e cicatrici, nel corpo e, soprattutto, nell’anima. Li sentivo parlare tra loro, raccontavano di guerre, di inimicizie, di fratelli contro fratelli, di padri contro figli, parlavano del dolore per il tradimento di un amico, si lamentavano delle bugie, delle ipocrisie del mondo dal quale erano scappati, e dicevano che qui, nel bosco, avrebbero iniziato una nuova vita. Inizialmente, pensarono che questo fosse semplicemente un posto meraviglioso, abitato da creature belle ma inconsapevoli, perciò iniziarono ad organizzare la loro vita quotidiana a proprio piacimento, spostando i massi e tagliando gli alberi per fare spazio alle loro semplici dimore.

Iniziarono a comportarsi come i padroni del Bosco.

Poveretti, erano talmente entusiasti della loro nuova vita che nemmeno si accorsero delle migliaia di occhi che li osservavano! E loro, ingenui, pensavano di essere soli o, comunque, di avere a che fare con creature poco intelligenti, anche un po’ sceme.

Addirittura, un giorno decidemmo di fare uno scherzo: rimanemmo in totale silenzio, per un giorno e una notte. Naturalmente, quelli che fecero più fatica, furono le cicale, i grilli e tutti i pennuti, li vedevo mettere le ali sul becco per non parlare e per non ridere! Ah, ah, ah! Comunque, loro, i tre uomini, erano così concentrati su sé stessi, da accorgersi che qualcosa era cambiato solo la sera, quando non udirono i grilli e i barbagianni. E quando al mio “via!” tutti ripresero a parlare, i tre fecero un bel salto per lo spavento. Oh, ragazzi, che spavento si son presi! Ah, ah, solo al pensiero mi vien da ridere e non riesco a fermarmi! Eh, ci siamo proprio divertiti. Eh già. Allora, grazie per la visita, Giraffa, passa quando vuoi!».

querciaDunque, vi devo chiarire una cosa: la Grande Quercia era incredibilmente saggia ma aveva pure oltre mille cerchi sul tronco, era proprio vecchietta, perciò era anche un po’ smemorata, o meglio sfarfallava, soprattutto quando ricordava episodi del passato che la divertivano.

Le risate le facevano dimenticare anche il presente.

Quindi, infransi la regola del silenzio e le ricordai il motivo per il quale ero al suo cospetto, anche Isadora approvò, e lei continuò.

«Ah, già, è vero, sei venuta per conoscere la storia e le tre Regole del Bosco. Ebbene, dopo l’episodio dello scherzo, i tre uomini cominciarono ad ascoltare meglio i suoni intorno a loro, ad osservare la vita delle altre creature che popolavano la landa rigogliosa che avevano scelto come nuova casa. Decisero, così, di non lavorare né alle prime luci dell’alba né al crepuscolo e di impiegare quel tempo per ascoltare e guardare con attenzione tutto ciò che accadeva nel Bosco.

Fu così che iniziò la nostra amicizia. I tre uomini, nei primi giorni, non udirono nulla di particolare. Poi, con mente e cuore liberi, sentirono e compresero il dialogo tra due pettirossi. Quello che, ad un primo ascolto superficiale, era un semplice scambio di «ciiiiip», «cip, cip, ciiiiiip» diventò un dialogo a loro comprensibile «senti, tu, vedi di spostarti da quel ramo, c’ero prima io!»,«no, vedi di spostarti tu, adesso sono arrivato io, questo ramo mi piace e ci rimango».

Fino a quando riuscirono a comprendere il linguaggio di tutte le creature del Bosco e, un bel giorno, presero coraggio e parlarono con noi.

«Cari amici, perdonate la nostra intrusione nel vostro mondo, ci eravamo illusi di essere i migliori, gli unici abitanti del Bosco in grado di modificarlo a nostro piacimento, senza preoccuparci di chi, come voi, qui aveva già la sua dimora e viveva felicemente. Siamo scappati dal male del mondo ma ci siamo resi conto che il male, insieme al bene, è nel cuore di ogni uomo, anche nel nostro, e può andare via solo se ascoltiamo, umilmente e senza pregiudizi, la voce di tutti gli altri abitanti del Bosco. Noi eravamo sordi e ciechi, troppo impegnati a pensare al nostro benessere e non ci rendevamo conto che la nostra felicità è legata a quella di tutti voi. Grazie per averci aiutato a capire. Solo insieme possiamo rendere le nostre vite gioiose e serene». Tutti noi rimanemmo in silenzio, non avremmo mai immaginato che quelle creature un giorno avrebbero compreso il nostro linguaggio e, soprattutto, avrebbero voluto costruire una vita felice insieme a noi.

Vedi, Giraffa, forse, anche noi ci eravamo lasciati guidare dai pregiudizi.

Dopo qualche minuto di silenzio, Isabella, la grande Aquila, trisavola di Isadora, prese la parola.

«La landa rigogliosa nella quale ci troviamo, ci accoglie tutti quanti, ci garantisce un rifugio per la notte, ci sfama, ci disseta, ci protegge, e lo fa generosamente, senza chiedere nulla in cambio. Qui, c’è posto per tutte le creature che conoscono l’amore e il rispetto per sé stesse e per gli altri, e voi, cari amici, oggi ci avete dimostrato di conoscerli molto bene, perciò, a nome degli altri abitanti, vi do il benvenuto nel Bosco delle Sette Cascate».

Quello stesso giorno, insieme, stilammo le regole del Bosco, come proposero i tre uomini (continua).

Le puntate precedenti:

I puntata – Il viaggio

II puntata – In fuga

III puntata – Gli abitanti del Bosco 

IV puntata – L’incontro con la Grande Quercia 

Giraffa e il Bosco incantato delle Sette Cascate (IV puntata – L’incontro con la Grande Quercia)

26 Ott

giraffaIl sentiero che portava alla dimora della Grande Quercia si inoltrava nel bosco più fitto ma, stavolta, con la guida di Isadora e con il cuore più tranquillo, non corsi e riuscii a scoprire le bellezze del bosco, le sue creature, i suoi profumi. In quel momento, iniziai a capire di essere giunta in un luogo speciale e magico, con un grande potere: mi faceva sentire serena, e quella era una magia!  Il sole iniziava a salire nel cielo, i suoi raggi si infilavano tra le fronde degli alberi, e illuminavano il meraviglioso volo della mia amica aquila, grazie alla quale scoprii i nomi delle cose nuove che mi attorniavano, e iniziai a sentirmi parte di quei luoghi incantati.  Attraversammo ruscelli, piccole radure dove riposammo per qualche tempo, e trascorremmo la notte al Rifugio del Viandante, una caverna creata da grandi massi, ricoperti di muschio, dove incontrammo anche altri abitanti del Bosco, in viaggio, come ci raccontarono, verso le Cascate del Bosco. Chiesi a Isadora cosa fossero le Cascate del Bosco ma lei rispose soltanto «ti spiegherà ogni cosa la Grande Quercia».  I viandanti erano tanti, c’erano cinghiali, ghiri, pipistrelli, barbagianni, cervi, tutti entusiasti del viaggio che avevano intrapreso. Parlavano di desideri da realizzare, di segnali segreti, di ombre, di silenzio, di cose luminose, di ciclamini, ed io li ascoltavo affascinata, pur non avendo la minima idea di cosa stessero parlando. Trascorremmo una notte tranquilla e la mattina seguente ci mettemmo in viaggio prima del sorgere del sole.

La mia amica Isadora mi guidava con il suo volo alto, ogni tanto volteggiava nel cielo, giocava con il vento e, quando vedeva che le mie zampe tentennavano, scendeva accanto alle mie orecchie, mi spronava ad avanzare, e mi indicava un punto all’orizzonte, dicendo «siamo quasi arrivate».  Dopo tanto camminare, alla fine, giungemmo nei pressi di una piccola cascata, che con la sua acqua formava un altrettanto piccolo lago limpido, dove le raganelle sguazzavano felici.  Lì, Isadora mi disse «siamo arrivate. Se vuoi, puoi rinfrescarti facendo il bagno nel lago, la Grande Quercia ti aspetta poco più in là».  Ma io non vedevo l’ora di conoscere la Grande Quercia.  Dissi all’amica Isadora che mi sarei rinfrescata più tardi e che, quindi, ero pronta all’incontro. «Va bene, seguimi» disse la mia amica e con un battito d’ali si portò davanti ad un albero enorme, altissimo, molto più alto di me, con un grosso tronco, forte, scuro, solcato da profonde rughe, con milioni di foglie che nascevano dai suoi rami. Era bellissimo.

querciaFermandosi davanti al maestoso albero, Isadora fece le presentazioni. «Grande Quercia, ti porto gli omaggi degli abitanti del Bosco, e ti presento la nuova componente della nostra famiglia, si chiama Giraffa da Moltolontano».

«Per tutti i leoni della savana! Faccio parte della famiglia anch’io! » pensai, emozionata, mentre Isadora continuava con la presentazione.

«È stata rapita nel suo Paese, l’Africa, insieme alla sua famiglia, da un gruppo di uomini che avrebbero voluto portarli in uno zoo, insieme ai leoni e agli elefanti ma, durante il tragitto, altri umani hanno assaltato il convoglio, liberando la nostra amica e la sua famiglia. Lei ha vagato da sola per giorni, prima di giungere al Bosco, fino a quando Gianni Barba l’ha trovata, l’ha dissetata e ha vegliato sul suo riposo notturno, per poi affidarla a noi. È una giovane giraffa, un po’ impaurita ma molto curiosa e sveglia, ascolterà in silenzio tutto quello che avrai da dire» e mentre diceva “in silenzio” mi guardò e mi strizzò l’occhio, ed io compresi che avrei dovuto tacere fino alla fine del discorso della Grande Quercia.

Dopo qualche minuto di silenzio, la maestosa quercia esordì, «grazie Isadora, porta i miei saluti a tutti gli abitanti del Bosco e dì loro che, quando avranno un po’ di tempo libero, tra la sagra del sottobosco, il palio dei lombrichi e la caccia alla stella cadente, io sarò sempre qua, eh, pronta a fare una chiacchierata».

La Grande Quercia era un albero che parlava con voce profonda, dolce, un po’ tremolante, da vegliarda, un po’ come la mia nonna giraffa! E, proprio come lei, sgridava tutti perché ci avrebbe voluti sempre vicini, tutti i giorni. Decisi che sarebbe stata la mia nuova nonna.

La Grande Quercia, allora, si rivolse a me. «Benvenuta nel Bosco incantato delle Sette Cascate, Giraffa. Questo è il luogo dove ognuno si sente a casa, dove regna l’armonia e dove tutto può accadere, l’importante è ricordare chi sei».

Stavo per rispondere, dicendo che Isadora mi aveva già dato il benvenuto con quella stessa formula ma ricordai la regola del silenzio e mi fermai in tempo.

«Come stai, adesso, piccola Giraffa?».

«Sto bene, grazie Grande Quercia».

«Bene, bene, mi fa molto piacere. Qui sei a casa, la tua felicità è la felicità di tutti noi. Nel Bosco, infatti, condividiamo gioie e malinconia, in questo modo, come per incanto, le prime si moltiplicano e si diffondono nell’aria mentre la seconda svanisce e diventa una nuvola leggera che vola via col vento» e la grande Quercia imitò il suono del vento che si porta via le nuvole «fiiiiiuuuu, fiiiiiiiuuuu, fiiiiiuuuu».

Dopo qualche minuto però intervenne Isadora «ehm, grande Quercia, la storia, le Regole…».

«Ah, già, certo, la storia, le Regole, sono importanti, sai?».

E Isadora «eh sì…».

«Bene, cara Giraffa, prendi posto accanto me, siediti pure» .

« Ma…veramente…».

Forse, la Grande Quercia non sapeva che noi giraffe stiamo sempre in piedi e solo quando ci sentiamo al sicuro ci sediamo. Ma lei aggiunse «qui sei al sicuro, nel Bosco incantato siamo tutti al riparo da ogni male».

Lì, mi sentivo veramente al sicuro, e così, sedetti accanto alla Grande Quercia, ad ascoltare la sua voce calma e serena (continua).

Le puntate precedenti:

I puntata – Il viaggio

II puntata – In fuga

III puntata – Gli abitanti del Bosco