Baciamo le mani.

21 Ago

“Vittorio hai conquistato Roma, ora conquista il Paradiso”: il povero Vittorio dentro la bara, passato a miglior vita con il compito di conquistare l’Altro Mondo, era un mafioso, e il funerale del filmato si è svolto a Roma, non in uno sperduto paesino siciliano in mano ai clan mafiosi, proprio nella nostra capitale. Il video parla da solo, e fa male, ma a mio modestissimo parere, deve essere visto. Un po’ come quando si ha a che fare con una brutta ferita o con una brutta verità, bisogna guardarla in faccia, per capire e, se possibile, per guarire e migliorare. Sopratutto, per capire che se una cosa del genere è potuta accadere a Roma, e quindi se la mafia è arrivata ad espandersi oltre il proprio orticello, la responsabilità non è soltanto della politica, dei “politici” che siedono su qualche comoda poltrona, ma è di tutti noi che, a volte, preferiamo farci rubare la dignità, voltandoci dall’altra parte. Viva l’Italia.

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4 Risposte to “Baciamo le mani.”

  1. No Blogger 21 agosto 2015 a 6:55 pm #

    questa gente dev’essere messa in condizioni di non nuocere. Chiesa, Comune, Stato fanno una pessima figura.

    • lagiraffa 21 agosto 2015 a 9:42 pm #

      Sono d’accordo con te, e penso che serviranno anni prima di metterli in condizione di non nuocere. Purtroppo, però, al momento non vedo troppa voglia di farlo.

  2. Anna 24 agosto 2015 a 3:49 pm #

    E’ uscito un bell’articolo (a mio avviso) di Michele Serra su La Repubblica che mi permetto di riproporre.

    “Il funerale del boss romano (e altri analoghi) pareva una impietosa parodia di se stesso: ovvero della pacchianeria malavitosa. Come sarebbe bello se i boss di tutto il mondo, e i figli dei boss, le mogli dei boss, gli amici dei boss, gli ammiratori dei boss, in seguito a lungo travaglio personale o per fortuita illuminazione, si rendessero conto che tutto quel sangue, tutto quel potere, tutti quei soldi non hanno smosso di un centimetro il tragico destino di bruttezza e di ignoranza che incombe, crudele, sulle loro esistenze.

    Quel tratto greve e quasi deturpante di volgarità non può essere cancellato dai quattrini. Esistono, difatti, ricchi molto cafoni (e ricchi molto signori, ovviamente); e chiunque di noi ha conosciuto operai o contadini o artigiani di profonda signorilità. Il nobile e l’ignobile sono categorie dell’anima e non del censo. Ci sono modi, toni e misure che non possono essere espugnati armi in pugno, né estorti con il ricatto e l’inganno. I boss mafiosi sono una delle prove lampanti dell’inutilità del denaro e del potere, e forse è proprio a questo che servono: sono un ineguagliabile modello di fallimento e paiono fatti apposta per far dire alle vecchie zie, quando ammoniscono il nipote scapestrato, «guarda che se continui su questa brutta via farai la fine del boss Casamonica, che ha fatto i funerali con l’elicottero e la pioggia di petali, poveretto».

    Michele Serra Da La Repubblica del 22/08/2015.

    • lagiraffa 24 agosto 2015 a 5:31 pm #

      Grazie Anna, non l’avevo letto, è un bell’articolo. Capovolge il punto di vista di questa desolante vicenda, quello di chi pensa che farsi trainare da una carrozza di splendidi cavalli e farsi ricoprire di petali caduti da cielo dopo morto, regali la gloria, e invece lascia tutto qui, come tutti.

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