Giraffa e il Bosco incantato delle Sette Cascate (XII Puntata – La Cascata dei Segnali Segreti)

12 Apr

10659144_818646828156208_937351179205534077_n-660x480Per arrivare alle Cascate dei desideri, non sempre bisogna seguire un sentiero già battuto. Talvolta, infatti, ciò che conta non sono solo le forze nelle nostre zampe o il fiato nei nostri polmoni. Per esempio, ciò che serve per giungere alla Cascata dei Segnali Segreti è, soprattutto, la forza della nostra mente, unita a tutta la nostra fantasia, poiché il tragitto si scopre solo strada facendo, dopo aver risolto i tre indovinelli, creati appositamente per ogni viandante dalla vecchia scimmia del Bosco, Calandra dall’Ago.

Calandra ha una storia piuttosto tribolata e triste, che lei non ama raccontare. Vi posso soltanto dire che anni e anni fa, venne salvata dagli umani del Fronte di salvezza delle cavie da laboratorio, mentre si trovava in un luogo dove alcuni uomini la usavano, insieme ad altri animali, come un oggetto da studiare, procurandole tanta sofferenza. Ora vive felice ed è parte della famiglia del Bosco, si diverte a fare scherzi e ad inventare indovinelli per tutti noi ma è anche molto saggia.

Quando decisi di visitare la Cascata dei Segnali segreti, la quarta per difficoltà, vivevo nel Bosco da quattro anni, l’autunno stava per partire e, durante la sua permanenza nel Bosco aveva riempito fiumi, laghi e torrenti, quindi anche le nostre Cascate erano più vivaci che mai e, come mi suggerì Isadora, l’amica aquila, quello sarebbe stato il periodo giusto per visitare la Cascata dei Segnali «vedrai, sarà un’avventura molto stimolante e divertente». Avrei mai potuto rinunciare ad un’avventura molto divertente? Giammai! Decisi, quindi, di far sapere a Calandra, tramite gli amici lombrichi, che sarei partita per la Cascata. «Ragazzi, potete dire a Calandra che vorrei visitare la Cascata dei Segnali?», «va beniffimo, Giraffa, andiamo fubito da Calandra!», «però, ragazzi, non ho ancora capito una cosa: perché non ci posso andare io?»,  «ah, già, non lo fai…dunque, la ftoria è quefta: Calandra è convinta che neffun abitante del Bofco fappia che fia lei a creare gli indizi per la Cafcata dei Fegnali, e la cofa la diverte moltiffimo, perciò, tutti noi, pur di non deluderla, ftiamo al gioco, è un gioco innocente».

E così, una mattina, mentre il cielo era ancora scuro e le stelle facevano festa tra di loro, sentii un fruscio accanto al mio giaciglio, mi alzai e trovai il primo indizio.

Se la cascata tu vuoi trovare, 
il cuore puro dovrai avere, 
cara Giraffa, 
con fantasia cercar dovrai, 
tutti gli indizi che preparai”.

Così esordiva il primo indovinello scritto con delle piccole foglie, cadute dal vecchio leccio, posate sul terriccio morbido, e proseguiva.

Il tuo sentiero proseguirà lungo la rotta del per di là, 
cerca il giaciglio più grande che c’è, 
con verde coperta e riflessi del tè, 
dove Rugiada riposa, stai certa, 
fresca e contenta di esser trovata”. 

24538938-oro-scintillante-polvere-di-stelleE quale mai poteva essere il grande giaciglio dalla verde coperta e con i riflessi del tè? Chiesi alle amiche tortore, che lì dimoravano, se nei dintorni ci fosse qualcuno che dormiva sotto una pianta del tè.

«Scusate se disturbo la vostra toeletta, care amiche». «Oh, non ti preoccupare, Giraffa, avevamo appena finito di lucidare il nostro collare, sai, è sempre meglio perdere un po’ di tempo la mattina per darsi una sistemata, mica possiamo andare in giro disordinate. Dicci pure di cosa hai bisogno!». «Vedete, mi sto recando alla Cascata dei Segnali segreti, e devo trovare l’indizio che Calandra ha preparato per me, cerco un giaciglio con una coperta verde e i riflessi del tè, dove si posa la rugiada… Sapete se qui, da qualche parte, esiste una piante del tè?». «Fammi pensare… Nel nostro Bosco non ci sono piante del tè, forse si tratta solo di qualcosa che ha i colori scuri del tè, pensaci bene, Giraffa, vedrai che riuscirai a capire l’indizio di Calandra. Buona avventura!». «Grazie! Buona giornata a voi. Proverò a pensare a qualcos’altro».

Lessi nuovamente l’indizio che avrebbe dovuto portarmi alla seconda tappa del mio viaggio verso la Cascata dei Segnali. Continuai a ripetermi “grande giaciglio, grande giaciglio con la coperta verde e i riflessi del tè” per qualche minuto, e poi ebbi l’illuminazione «ci sono! L’unica cosa molto grande che somiglia ad un giaciglio con una coperta verde e ha i riflessi scuri del tè, è la grande roccia che si trova nei pressi della Grotta del Temporale».

La grande roccia è piatta e liscia, ricoperta di soffice muschio brillante, e la “rugiada si posa ogni mattina”. Convinta del mio indizio, mi incamminai verso la Grotta del Temporale. La Grotta si trovava sulla vetta chiamata Porta del Maestrale, dove batteva forte quel vento, e quando arrivai a destinazione decisi di riposare un po’.

Rimasi ferma ad annusare l’aria fresca del mattino autunnale e ad ascoltare in lontananza i rumori del Bosco che si svegliava, tutto intorno a me, regnava la pace, quando all’improvviso…
«Ehi, sore’! Non avrai mica pensato di lasciarmi a casa ad aiutare i lombrichi, vero?». «Nando! Ma che ci fai qui?». «Te l’ho detto, non mi andava di stare laggiù, e poi, sono curioso di conoscere gli indizi che Calandra ha preparato per te!». «E va bene, allora, scopriamo subito se ho indovinato il primo».

Arrivati alla radura della valle di pietra, ci avvicinammo alla Grande Roccia, con trepidazione e curiosità, e lì… trovammo il secondo indizio. All’inizio, pensai si trattasse soltanto di un mucchio di legnetti secchi, portati dal vento sul morbido muschio ma, osservandoli meglio, mi resi conto che erano disposti in modo da comporre una figura misteriosa. Nando ed io la guardammo a lungo, lui non riusciva a vedere l’insieme dei legnetti, era troppo basso, perciò, si arrampicò sulla mia coda e si posizionò sul mio dorso, vicino al collo, in modo da osservare quello strano disegno creato da Calandra. «ehi, sore’, ma quelle non ti sembrano corna?». «Dici?». «Be’, somiglia tanto al grande palco del Vecchio Cervo dorato». «In effetti, ora che me lo fai notare, quei legnetti messi ai lati potrebbero simboleggiare lo scintillio delle sue corna … Hai ragione, frate’! L’indizio porta proprio al Vecchio Cervo dorato, andiamo a trovarlo».

Dovete sapere che il Vecchio Cervo dorato è una vera istituzione nel Bosco, un po’ come la Grande Quercia.

Il suo nome è legato alle belle sfumature del suo grosso palco, infatti, se visto alla luce del sole, splendeva come se fosse stato d’oro. Ancora oggi, che il Vecchio Cervo dorato è presente solo con il suo spirito, quando, nella notte o al mattino presto, vediamo una scia dorata attraversare le radure, sappiamo che lui è con noi, annusa l’aria e rivolge il suo sguardo profondo alla luna o al sole, con il suo portamento fiero ed elegante.

Ebbene, Nando ed io, ci dirigemmo verso la Radura delle Ghiande, dove solitamente dimorava il Vecchio Cervo dorato e, infatti, lo trovammo lì, grande, regale, maestoso.

Non apparve per nulla sorpreso di vederci, come se ci stesse aspettando. E infatti…

«Benvenuti, miei giovani amici» disse con la sua voce profonda «vi aspettavo» e fissò i suoi enormi occhi neri e profondi nei nostri, senza dire nient’altro. Il Vecchio Cervo era una di quelle creature che incutono rispetto con la loro sola presenza, non era necessario che parlasse o dimostrasse di essere forte. Un po’ come un sovrano autorevole, lui era, e basta. Frate’ ed io ci sentimmo veramente piccoli, al suo cospetto. I miei due metri di altezza mi parevano due centimetri, per quanto mi sentivo piccola e, forse, il Vecchio Cervo percepì il nostro stato d’animo, poiché riprese a parlare, forse per metterci a nostro agio.

«Siete alla ricerca della Cascata dei Segnali, dunque». «Sì, grande Cervo» risposi io.

Lui sorrise e disse, «potete chiamarmi Inuk, e datemi del tu, consideratemi pure come il vostro vecchio nonno».  «Oooooh» fu l’unica cosa che uscì dalle nostre bocche. «Ho qualcosa per voi, qualcosa che vi permetterà di arrivare alla Cascata dei Segnali prima che il sole inizi a calare»,  e così dicendo, si avvicinò ad un pertugio tra le rocce e prese qualcosa. Tornò da noi e ci offrì delle piccole bacche nere molto profumate, e Nando esclamò subito «ma questi sono i frutti del ginepro!». «Bravo, mio piccolo amico». Nando proseguì, «ma qui nel Bosco, è pieno di queste bacche, impiegheremo giorni prima di trovare la Cascata!». «Ci sfugge qualcosa, Nando, dobbiamo riflettere meglio» dissi io. «Miei piccoli amici, non siate frettolosi, dovete solo guardare meglio le bacche. Osservatele con attenzione». Allora, frate’ ed io guardammo con attenzione le bacche e scoprimmo che avevano delle piccole venature dorate, molto brillanti. Era un indizio del Vecchio Cervo! «Allora, non è soltanto Calandra a creare gli indovinelli e a disseminarli nel Bosco?» chiesi a Inuk. Il Vecchio cervo rispose semplicemente, «è un segreto. D’ora in avanti, dovrete seguire solo i ginepri che hanno le bacche dorate e troverete la vostra Cascata», «grazie Inuk», «arrivederci, miei piccoli amici» e, ancora meravigliati per la scoperta appena fatta, riprendemmo il cammino.

Le bacche nere con le venature dorate splendevano alla luce del sole , così, grazie agli indizi del Vecchio cervo dorato, trovammo subito la nostra Cascata, formata da tre piccoli avvallamenti e nascosta in una piccola radura. In quel punto, infatti, il Torrente Azzurro nella sua discesa incontrava tre piccoli gradini ricoperti di muschio, che facevano saltare le sue acque fresche e limpide in modo velocissimo e chiassoso, un vero portento. Rimanemmo lì per qualche tempo, a bere quell’acqua fresca e ad esprimere i nostri desideri segreti (sono segreti! Non ve li posso dire!) poi riprendemmo il sentiero verso casa.

Arrivammo quando il cielo era quasi tutto scuro, stanchi ma felici della bella avventura. Prima di dormire, però, volli togliermi un dubbio: «senti, frate’, ma tu avevi già visitato la Cascata dei Segnali, vero?», «», «quindi, la storia degli indizi, di Calandra, del Vecchio cervo dorato, tu…lo sapevi?», «è un segreto, sore’. ‘Notte».

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