La mamma è l’assassina? Evviva.

12 Dic

Quando un bambino, qualsiasi bambino ovunque nel mondo, muore, le uniche parole adatte sono quelle che non si dicono. Perché davanti alle cose inspiegabili e giganti della vita, si può solo tacere. Quando un bambino viene ucciso, invece, ci sentiamo tutti autorizzati a parlare, ad accusare con ferocia, a condannare velocemente e senza un processo, la prima persona con quella faccia un po’ così, con quell’espressione da assassino che finge di non esserlo, con quell’atteggiamento finto disperato, come quello di una madre che “non può non essere l’assassina del piccolo Loris”.  E tutti a festeggiare per una madre indagata per omicidio, festeggiare per aver avuto ragione, perché “l’avevamo detto noi giornalisti che quella fingeva di essere una santarellina”, con un assurdo e spietato compiacimento che stona terribilmente con la gravità di un’accusa devastante, sia che alla fine risulti fondata o meno. E per l’ennesima volta, i processi vengono fatti dalla stampa, giudice supremo del bene e del male, incapace di autolimitarsi. Viva l’Italia.

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