Giraffa e il Bosco incantato delle Sette Cascate (V puntata – Le origini del Bosco delle Sette Cascate)

1 Nov

(Qui la puntata precedente)

giraffa sul pratoLì, mi sentivo veramente al sicuro, e così, sedetti accanto alla Grande Quercia, ad ascoltare la sua voce calma e serena.

«Vedi, i padri fondatori del Bosco delle Sette Cascate arrivarono in questa landa erbosa e rigogliosa, tanto, tanto, tanto tempo fa, ancora li ricordo, io all’epoca ero una giovinetta con circa duecento anelli nel tronco! Loro erano degli esseri umani, affaticati, doloranti, pieni di ferite, lividi e cicatrici, nel corpo e, soprattutto, nell’anima. Li sentivo parlare tra loro, raccontavano di guerre, di inimicizie, di fratelli contro fratelli, di padri contro figli, parlavano del dolore per il tradimento di un amico, si lamentavano delle bugie, delle ipocrisie del mondo dal quale erano scappati, e dicevano che qui, nel bosco, avrebbero iniziato una nuova vita. Inizialmente, pensarono che questo fosse semplicemente un posto meraviglioso, abitato da creature belle ma inconsapevoli, perciò iniziarono ad organizzare la loro vita quotidiana a proprio piacimento, spostando i massi e tagliando gli alberi per fare spazio alle loro semplici dimore.

Iniziarono a comportarsi come i padroni del Bosco.

Poveretti, erano talmente entusiasti della loro nuova vita che nemmeno si accorsero delle migliaia di occhi che li osservavano! E loro, ingenui, pensavano di essere soli o, comunque, di avere a che fare con creature poco intelligenti, anche un po’ sceme.

Addirittura, un giorno decidemmo di fare uno scherzo: rimanemmo in totale silenzio, per un giorno e una notte. Naturalmente, quelli che fecero più fatica, furono le cicale, i grilli e tutti i pennuti, li vedevo mettere le ali sul becco per non parlare e per non ridere! Ah, ah, ah! Comunque, loro, i tre uomini, erano così concentrati su sé stessi, da accorgersi che qualcosa era cambiato solo la sera, quando non udirono i grilli e i barbagianni. E quando al mio “via!” tutti ripresero a parlare, i tre fecero un bel salto per lo spavento. Oh, ragazzi, che spavento si son presi! Ah, ah, solo al pensiero mi vien da ridere e non riesco a fermarmi! Eh, ci siamo proprio divertiti. Eh già. Allora, grazie per la visita, Giraffa, passa quando vuoi!».

querciaDunque, vi devo chiarire una cosa: la Grande Quercia era incredibilmente saggia ma aveva pure oltre mille cerchi sul tronco, era proprio vecchietta, perciò era anche un po’ smemorata, o meglio sfarfallava, soprattutto quando ricordava episodi del passato che la divertivano.

Le risate le facevano dimenticare anche il presente.

Quindi, infransi la regola del silenzio e le ricordai il motivo per il quale ero al suo cospetto, anche Isadora approvò, e lei continuò.

«Ah, già, è vero, sei venuta per conoscere la storia e le tre Regole del Bosco. Ebbene, dopo l’episodio dello scherzo, i tre uomini cominciarono ad ascoltare meglio i suoni intorno a loro, ad osservare la vita delle altre creature che popolavano la landa rigogliosa che avevano scelto come nuova casa. Decisero, così, di non lavorare né alle prime luci dell’alba né al crepuscolo e di impiegare quel tempo per ascoltare e guardare con attenzione tutto ciò che accadeva nel Bosco.

Fu così che iniziò la nostra amicizia. I tre uomini, nei primi giorni, non udirono nulla di particolare. Poi, con mente e cuore liberi, sentirono e compresero il dialogo tra due pettirossi. Quello che, ad un primo ascolto superficiale, era un semplice scambio di «ciiiiip», «cip, cip, ciiiiiip» diventò un dialogo a loro comprensibile «senti, tu, vedi di spostarti da quel ramo, c’ero prima io!»,«no, vedi di spostarti tu, adesso sono arrivato io, questo ramo mi piace e ci rimango».

Fino a quando riuscirono a comprendere il linguaggio di tutte le creature del Bosco e, un bel giorno, presero coraggio e parlarono con noi.

«Cari amici, perdonate la nostra intrusione nel vostro mondo, ci eravamo illusi di essere i migliori, gli unici abitanti del Bosco in grado di modificarlo a nostro piacimento, senza preoccuparci di chi, come voi, qui aveva già la sua dimora e viveva felicemente. Siamo scappati dal male del mondo ma ci siamo resi conto che il male, insieme al bene, è nel cuore di ogni uomo, anche nel nostro, e può andare via solo se ascoltiamo, umilmente e senza pregiudizi, la voce di tutti gli altri abitanti del Bosco. Noi eravamo sordi e ciechi, troppo impegnati a pensare al nostro benessere e non ci rendevamo conto che la nostra felicità è legata a quella di tutti voi. Grazie per averci aiutato a capire. Solo insieme possiamo rendere le nostre vite gioiose e serene». Tutti noi rimanemmo in silenzio, non avremmo mai immaginato che quelle creature un giorno avrebbero compreso il nostro linguaggio e, soprattutto, avrebbero voluto costruire una vita felice insieme a noi.

Vedi, Giraffa, forse, anche noi ci eravamo lasciati guidare dai pregiudizi.

Dopo qualche minuto di silenzio, Isabella, la grande Aquila, trisavola di Isadora, prese la parola.

«La landa rigogliosa nella quale ci troviamo, ci accoglie tutti quanti, ci garantisce un rifugio per la notte, ci sfama, ci disseta, ci protegge, e lo fa generosamente, senza chiedere nulla in cambio. Qui, c’è posto per tutte le creature che conoscono l’amore e il rispetto per sé stesse e per gli altri, e voi, cari amici, oggi ci avete dimostrato di conoscerli molto bene, perciò, a nome degli altri abitanti, vi do il benvenuto nel Bosco delle Sette Cascate».

Quello stesso giorno, insieme, stilammo le regole del Bosco, come proposero i tre uomini (continua).

Le puntate precedenti:

I puntata – Il viaggio

II puntata – In fuga

III puntata – Gli abitanti del Bosco 

IV puntata – L’incontro con la Grande Quercia 

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