Il karma dell’ape Magà.

21 Ott

downloadL’ape Magà, per chi l’avesse rimossa o non l’avesse mai conosciuta, era l’altra faccia della medaglia delle api. Magà era la faccia triste, per intenderci, mentre l’ape Maia era la faccia allegra, quella che ti faceva riconciliare con quel mondo crudele in grado di separare le piccole api dalle proprie madri, come nel caso di Magà. In realtà, quasi tutti i cartoni animati andati in onda dalla metà degli anni ’70 fino alla fine degli anni ’80, erano delle piccole tragedie greche, anzi, più che altro tragedie giapponesi, nelle quali il protagonista era perseguitato da un karma rompipalle impegnato a mettergli davanti migliaia di difficoltà, ogni giorno della sua vita, per forgiarne il carattere e per mettere alla prova i piccoli spettatori. Negli anni ’60 avevano Carosello, con piccoli sketch e animazioni divertenti, negli anni ’70-’80, avevamo: Remy senza famiglia (e il titolo già dice tutto); l’ape Magà alla eterna ricerca della madre; Dagli Appennini alle Ande (il solito bimbo in cerca della madre, emigrata in Argentina e gravemente malata); Candy Candy (vogliamo parlare della piccola Candy cresciuta in un orfanotrofio??); Heidi (presumibilmente orfana, vive con il nonno tra i monti, le caprette, insieme a Nebbia, Peter, e a tutti gli uccellini del mondo, viene portata via da tutto ciò per vivere in una città grigia, dentro una casa tetra, in compagnia di gente con un karma pure peggiore del suo); Sampei (altro probabile orfano, vive col nonno, fa il pescatore ma ha il karma del pescatore di scarponi); La principessa Zaffiro (un’altra costretta a fingere di essere un uomo);  Hallo Spank (la bimba viene mollata dalla madre (ma va?) che va da qualche parte per lavoro, il padre è morto, muore pure il cagnolino, ma, per fortuna, ne adotta uno nuovo, Spank); infine, Lady Oscar, costretta nei panni maschili di un militare per volontà paterna, in eterno conflitto con sé stessa (questo cartone è un piccolo capolavoro di crudeltà, infatti  muoiono tutti, non si salva nessuno, protagonista compresa). Sicuramente, queste piccole tragedie cartonate avevano un senso, pure una funzione educativa, magari un po’ crudele ma efficace, con un messaggio semplice: la vita è dura, si ride e si piange, ma bisogna andare avanti con forza. Un po’ lo schema delle favole classiche, quelle dei fratelli Grimm, quelle che non si raccontano più perché turbano i bambini. Forse è giusto così, visto che un’intera generazione non si è ancora ripresa dal karma dell’ape Magà e vive sempre convinta che la resistenza e la fiducia nei periodi un po’ meno radiosi sia l’unico modo per sopravvivere. E vive ancora convinta che, alla fine, a salvarci dalla malinconia, arriverà sempre lui, l’unico, l’irraggiungibile:

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2 Risposte to “Il karma dell’ape Magà.”

  1. Franz 24 ottobre 2014 a 4:36 pm #

    Sono cresciuto diversi anni prima con “la tv dei ragazzi”: con Braccobaldo, Alvin, il leone Svicolone e altre amenità; quanto racconti, in maniera dettagliata e convincente (anche nelle conclusioni), mi giunge nuovo e contribuisce ad aumentare il velo di perplessità e tristezza che accompagna il mio ricordo di quel periodo, quello della tua infanzia.
    Ma per fortuna c’erano i cantautori e la musica prog…

    • lagiraffa 26 ottobre 2014 a 10:05 am #

      È vero, l’intero contesto di quegli anni era piuttosto “pesante”. Per fortuna, nonostante tutto, ne siamo usciti 😉

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