Preservaci dal fuoco dell’inferno.

9 Mag

20140504_081059(1)Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia “. Perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno. Un passo dietro l’altro, una decina dietro l’altra, sempre gli stessi piedi, sempre le stesse parole che entrano nella testa ed escono in automatico dalla bocca, diventando un mantra, una fila di suoni che permettono di estraniarsi quasi completamente dal mondo esterno e non fanno sentire la stanchezza. Quasi completamente. Si tratta, comunque, di percorrere un tragitto di sedici chilometri, a passo di bue, poveri buoi afflitti dal peso del giogo, con numerose soste, per permettere alle persone, in attesa sulla strada ricoperta di fiori, rami, foglie profumatissimi, di chiedere una grazia o ringraziare il santo guerriero. Qualcuno deposita dei fiori all’interno del cocchio, altri lasciano delle lettere, altri ancora si limitano a toccare l’abito che copre la statua del santo. Gli stessi  fiori verranno, poi, nuovamente depositati, lungo tutto il tragitto, nei punti in cui si sono verificati incidenti stradali mortali, dai parenti delle vittime o dai “custodi” del cocchio. Una sorta di riciclo spirituale, segno di pietà e di rispetto per i morti. È un momento particolarmente toccante, sopratutto quando a depositare i fiori è un bambino timido e sorridente. Tutto si svolge in un clima di grande, straordinaria, compostezza. D’altra parte, non è nè una scampagnata nè una sceneggiata e ognuno ha un proprio motivo per essere lì ma, forse, il motivo che accomuna tutti è la ricerca di qualcosa che somigli alla serenità e ci allontani dal fuoco dell’inferno sulla terra.  “Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia “. La nostra colpa, a volte, è soltanto quella di non credere abbastanza, in quello che siamo e in quello che sogniamo.

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2 Risposte to “Preservaci dal fuoco dell’inferno.”

  1. Franz 9 maggio 2014 a 2:17 pm #

    Dopo un lunghissimo silenzio, cara Giraffa, torni finalmente ad allungare il collo da queste parti, e lo fai indubbiamente con un argomento alla tua …altezza!
    Nella tua breve descrizione, il bel senso di compostezza (tutto sardo) di quella processione, la nobilita e ne offusca gli aspetti più deteriori, in quanto lontani da uno sguardo anche minimamente razionale, come l’immagine del fuoco che brucia eternamente i corpi (o le anime???) dei morti.

    Certo, per chi non si lascia corrompere da superstizioni o fedi accecanti, la fede in quello che siamo e in quello che sogniamo è un valore da coltivare come ciascuno di tutti quei fiori.

    Un caro saluto.

    • lagiraffa 9 maggio 2014 a 3:12 pm #

      Che bello leggerti, caro Franz! Purtroppo, ho trascurato un po’ il monte, oltre che i sogni, ma quando la giraffa brutta e nera prende il sopravvento nella mia testa, non posso farci nulla, devo solo aspettare che se ne vada così come è arrivata.. Quella processione, almeno per quanto mi riguarda, pur essendo legata alla religione, è qualcosa di diverso, è una sorta di meditazione “in cammino”, che ti fa sentire incredibilmente più leggero, ma non lo so nemmeno spiegare molto bene. So che, tolto il folklore e la dannazione eterna, rimangono dei piccoli esseri umani alla continua ricerca del senso delle loro piccole esistenze. Un abbraccio 🙂

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