Colloquio di lavoro, che stress!

27 Nov

Notiziona: le tecniche, e le tattiche, del colloquio di lavoro sono state rivoluzionate. In origine, fu il curriculum in formato word, semplice semplice, con tutte le vostre cosette al posto giusto: ho studiato qui, ho lavorato lì, non ho ancora lavorato perchè stavo studiando, sono brava/o a fare questo, il mio hobby preferito è allevare moscerini, ho la patente, non ce l’ho ancora perchè stavo studiando. Si spediva o consegnava a mano, sperando in un colloquio (ma una presentazione del babbo/zio/nonno sarebbe stata molto più efficace). Poi, fu l’evoluzione del curriculum “formato europeo”, quello che, già solo per il fatto di non esservi incasinati a mettere in ordine le varie celle della bozza o per aver risolto il casino di averle inserite mezzo sbilenche, avrebbe dovuto garantirvi il colloquio. Il formato europeo è formidabile: mi chiamo Giraffa, ho studiato qui, qui e qui; ho lavorato lì, là e più in là; ho questa abilitazione qua; mi sono aggiornata di là e in quella cosa lì; continuo ad aggiornarmi; conosco queste lingue ma non so se infilare l’informazione tra le  capacità e competenze personali o da qualche altra parte, perchè se le inserisco nella celletta sbagliata, mi salta il colloquio, perchè gli esaminatori capiscono, da quell’errore, che ho incolmabili lacune cerebro-psico-professionali e salta tutto; ho delle ottime competenze relazionali, come giocare a calcio con i pinguini; per non parlare delle inarrivabili competenze organizzative, provate a chiedere in giro di quella volta che ho organizzato un viaggio di lavoro per uno sciame di api. E via così, azzeccando la posizione delle celle, inserendo le informazioni giuste e facendosi precedere dalla telefonata di babbo/nonno/zio, si riusciva ad ottenere ilfamoso colloquio. L’incontro con il “colloquiante” era semplice ma moderno: alle domande tradizionali, dove ha studiato/lavorato? Cosa si aspetta da questo lavoro? Quali sono i suoi obiettivi?, si aggiungevano quelle sull’animale e sull’albero preferiti (con relativa spiegazione, ovviamente) e sui propri punti di forza e di debolezza. Insomma, un colloquio almeno divertente e non noioso. Poi, finalmente, arriva lei, la stress interview, l’intervista stressante, il colloquio di lavoro senza infingimenti, quello sincero, onesto, che si presente per quello che è: uno stress. Quello durante il quale il recruiter (la persona che conduce il colloquio e vi valuta) apertamente, onestamente, brutalmente, vi stressa. Cioè cerca di farvi perdere le staffe, di farvi imbestialire, per valutare la vostra resistenza psicologica quando siete sotto pressione. Funzionerà? Chissà.
Ma la vera domanda, che sorge spontanea dal profondo delle mie corna, è un’altra: esistono ancora aziende che fanno colloqui di lavoro??

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