Nei panni di una donna.

17 Gen

jessica rabbitIl Procuratore di Bergamo, intervistato sul recente caso di stupro nei confronti di una ragazza nella sua città, ha esortato le donne ad essere più prudenti, ad avere senso pratico e, di conseguenza, a non uscire da sole la sera. Originale. Sono sicura che l’intento del procuratore Dettori fosse sinceramente buono ma, ahinoi, fa capire lo stato di arretratezza nel quale ancora siamo costretti, uomini e donne, a vivere e a sopravvivere, una condizione di certo non degna di un Paese moderno e civile come riteniamo sia l’Italia. Un consiglio del genere si potrebbe accettare in altri contesti: per esempio, nella giungla, dall’imbrunire in poi, è consigliabile non farsi vedere dai predatori notturni; presumibilmente, anche nell’Età della Pietra, per le australopiteche sarebbe stato opportuno rintanarsi nelle caverne al calar del sole, per evitare le attenzioni di qualche australopiteco allupato, ma in un Paese così avanzato da permettersi di esportare democrazia e libertà in altri Paesi considerati sottosviluppati, da avere pompose “commissioni per le pari opportunità”, no, non si può accettare, non si deve accettare, per il semplice motivo che vivere, anche quando è sera, è una necessità, ed è una manifestazione di libertà, per gli uomini e per le donne. Ma gli uomini, alcuni, sembrano non saperlo o dimenticarlo, e forse, per ricordarlo o per comprenderlo, dovrebbero mettersi nei panni delle donne e chiedersi per quale motivo un uomo può camminare tranquillo la sera mentre una donna dovrebbe non farlo o avere un accompagnatore, come se fosse incapace? La libertà non ha sesso e non ha orari. Nei panni di una donna, sentirebbero il fastidio che talvolta si prova quando si deve, necessariamente, attraversare una strada poco illuminata, per arrivare al parcheggio, per arrivare a casa, per raggiungere la fermata dell’autobus, e non per cercare sesso. Il fastidio è doppio, per il potenziale rischio di trovare un deficiente e per la paura stessa del rischio, che ti fa sentire una mezza scema incapace di difendersi. Ma la soluzione non può essere non uscire o farsi accompagnare. Nei panni di una donna, capirebbero il sentimento sgradevole che provoca un “corteggiamento” insistente e non voluto, che non lusinga ma irrita e, se dura troppo, preoccupa. E la soluzione non può essere quella di nascondersi sotto un burqa per evitare attenzioni. Nei panni di una donna, saprebbero che noi facciamo esami di coscienza più di quanto si possa immaginare, ma non lo diciamo perché anche il minimo segno di autocritica viene strumentalizzato ed usato a scapito di chi subisce aggressioni e soprusi, è il “sì, però” utilizzato per giustificare lo stupratore e concedergli una riduzione della pena o gli arresti domiciliari. Nei panni di una donna, magari il Procuratore Dettori chiederebbe alle Istituzioni di agevolare il dialogo tra uomini e donne, per iniziare un rinnovamento culturale e, in attesa del cambiamento, chiederebbe l’organizzazione di corsi gratuiti di autodifesa, e capirebbe che la libertà non ha sesso e non ha orari.

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4 Risposte to “Nei panni di una donna.”

  1. Diemme 17 gennaio 2013 a 12:48 pm #

    Allora, il procuratore di Bergamo, a mio avviso, ha perfettamente ragione. Mi baso su quanto tu hai scritto, e quindi non che ha detto che la colpa è delle donne che provocano, non che se le scostumate se ne stessero a casa anziché andare in giro a provocare il problema non esisterebbe, ma ha semplicemente esortato alla prudenza.

    Ora, fermo restando che il colpevole di un furto è il ladro, tu lasci la porta di casa aperta? Se vai, che so io, in un grande ,magazzino, lasci il portafogli su uno scaffale, ti fai i tuoi giri, e poi torni a riprenderlo? Non credo.

    La cautela è d’obbligo, nella vita, sempre. Bravo è chi se le risparmia le rogne. Poi, come gestire il problema stupri è tutt’altro paio di maniche.

    • lagiraffa 17 gennaio 2013 a 1:33 pm #

      Sono sicura che il Procuratore fosse in buona fede ma non credo che gestire gli stupri sia tutt’altro paio di maniche, la gestione parte anche da questi particolari. La “sera” d’inverno (o il buio) inizia poco prima delle 18.00, che si fa? Quando si esce da lavoro e si va a prendere l’autobus o l’auto parcheggiata in una via poco illuminata, da chi ci facciamo accompagnare? Troppo facile dire “state in casa”. Uscire di casa quando non c’è luce e lasciare il portafoglio alla mercè dei ladri non mi pare la stessa cosa, si esce anche per necessità. E le donne sono aggredite anche in pieno giorno, anche quando vanno a correre di primo mattino: http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/297003.

  2. Fra Puccino 20 gennaio 2013 a 2:05 pm #

    A me piacciono le donne, e mi piacciono le donne libere e belle, per cui dietro uno stupro vedo solo uno stupro e una violenza, e molto spesso quando leggo commenti o consigli di quel tipo da parte di uomini c’è qualcosa che non mi torna, e lo dico da uomo, come se ci fosse un sotteso fastidio per la libertà di cui -fortunatamente!- godono oggi le donne; e dissento anche con la cara Diemme, perché non penso proprio che la violenza derivi dall’atteggiamento delle donne, purtroppo bestie (dire animali offenderebbe questi ultimi) vestiti da uomini ci saranno sempre, e violenteranno a prescindere dal comportamento delle donne, come dimostra il fatto che uno dei Paesi più afflitti da questo problema pare sia l’India, dove le donne vanno vestite di tutto punto e mai da sole

    • lagiraffa 21 gennaio 2013 a 4:20 pm #

      Credo che, a parte un latente maschilismo tipico di noi italiani, molte raccomandazioni e inviti alla prudenza nascano dalla paura, è rassicurante pensare usando un po’ d’attenzione nulla potrà accadere ma, purtroppo, non è così. E direi che c’è da preoccuparsi se, in questo ambito, ci avviciniamo sempre più a Paesi come l’India e non come la Svezia.

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