L’infinita tristezza di quella Culla.

7 Lug

Alla clinica Mangiagalli, la “Culla per la vita”, una moderna Ruota degli esposti, dove possono essere lasciati i neonati, dalle mamme o da chi ha il coraggio di farlo al posto loro, è stata inaugurata nel 2007 ma è rimasta inutilizzata fino a ieri, quando ha ricevuto il primo ospite, Mario, capelli scuri, tutina azzurra e biberon pieno di latte. Pare che la Culla sia un esempio di civiltà, poichè aiuta le madri in difficoltà, evita l’abbandono dei bambini in luoghi poco sicuri, agevola l’adozione dei neonati. Sarà. Un Paese civile, secondo il mio personalissimo punto di vista, aiuta le madri, tutte le madri ma sopratutto quelle in difficoltà, ad allevare i propri figli, con o senza un compagno, le accoglie come cittadine che hanno diritto ad una esistenza dignitosa e felice, le aiuta ad avere un lavoro ed un reddito adeguato se non lo hanno, le sostiene psicologicamente e non incentiva la loro disperazione dicendo “l’unica soluzione è darlo via”, le sostiene e non le colpevolizza anche quando decidono di interrompere una gravidanza non desiderata o impossibile da gestire, dà loro una seconda possibilità. Ma tutto questo richiederebbe troppo tempo, troppa fatica, troppo impegno, e allora meglio la soluzione più pratica e immediata.  Sbaglierò, però, io, al pensiero di quella tutina azzurra e di quel biberon pieno di latte, che fa capire tante cose, provo solo un’infinita tristezza.

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11 Risposte to “L’infinita tristezza di quella Culla.”

  1. cavaliereerrante 7 luglio 2012 a 6:34 pm #

    Brava @Giraffa ! 🙂
    Senza ricorrere ad alcun ideologismo, ma rifacendoti semplicemente ( e profondamente…. ) a ciò che dovrebbe essere uno Stato veramente “laico, democratico e civile”, hai perfettamente riassunto quali possano, e debbano, essere le azioni degne di quel triplice attributo che lo Stato dovrebbe intraprendere . Vige in Italia la Legge 194 : peer migliorarla, e di molto, sarebbe sufficiente investire risorse economiche concrete per aiutare in ogni caso ( e soprattutto dopo … ) una donna che voglia portare avanti comunque una gravidanza o che, per i gravi motivi individuati dalla legge, la voglia interrompere in un ospedale pubblico secondo le norme, e cacciare, dalle strutture sanitarie “pubbliche”, tutti quei @medici cialtroni che vi operano, quelli cioè che, avendo optato per la non adesione alla legge sull’ aborto, la sabotano con ogni mezzo, lecito ed illecito …. e, in alcuni casi, eseguendo anche aborti ‘a pagamento’ nei loro studi privati !
    La desolazione di quella “ruota” che ci rimanda in tempi storici bui …. è inesprimibile !
    @Bruno …

    • lagiraffa 8 luglio 2012 a 6:16 pm #

      Purtroppo, nel nostro Paese, talvolta, l’amore per la vita diventa pura ideologia, tra le più intransigenti ma piena di contraddizioni, poichè da un lato si professa la vita a tutti i costi ma dall’altro non si considera minimamente la qualità di quella vita. Il caso della “Culla”, poi, secondo me, è un piccolo fallimento di quello Stato sociale che dovrebbe garantire uguaglianza e parità di mezzi a tutti i cittadini, compresi quelli che si trovano in situazioni di disagio o di difficoltà per mille ragioni. Invece, come spesso accade, ognuno deve arrangiarsi da sè come nella giungla. Ciao cavalier Bruno 🙂

  2. gruppodinterventogiuridicoweb 8 luglio 2012 a 12:07 am #

    nel 2008 – in contemporanea con la ricorrenza della festa della donna – la ruota degli esposti stava per ritornare anche a Cagliari, per iniziativa della Commissione comunale per le pari opportunità. Presso il convento delle suore sacramentine di clausura.
    Poi “qualcosa” ha illuminato quelle menti bacate e non se n’è fatto nulla.
    Forse anche il Cielo.
    Manca ancora molta strada per diventare un Paese semplicemente decente.

    • gruppodinterventogiuridicoweb 8 luglio 2012 a 12:08 am #

      P.S. una denuncia comunque aiutò quelle menti a esser illuminate.

      • lagiraffa 8 luglio 2012 a 6:21 pm #

        Lo ricordo molto bene.. un bel modo per festeggiare 😦

  3. Franz 8 luglio 2012 a 1:43 pm #

    Come darti torto, cara Giraffa?
    Ci hanno abituati a ritenere il nostro un Paese civile e moderno, ma per continuare a farlo dobbiamo censurare dalla nostra mente i drammi e le tragedie che si consumano in posti come in questa tristissima “Culla per la vita”, così come nei “Centri di identificazione e di espulsione” degli immigrati, in gran parte delle carceri, e spesso anche dentro le mura di appartamenti dove vigono leggi di schiavitù e violenza sistematica.

    • lagiraffa 8 luglio 2012 a 6:25 pm #

      Caro Franz, abbiamo ancora tanta strada da fare per diventare un Paese veramente civile e moderno e, purtroppo, credo che molta di questa dovremo percorrerla da soli, senza il sostegno delle Istituzioni..

  4. Gibran 8 luglio 2012 a 10:06 pm #

    Non diventeremo mai un paese civile e moderno,finchè lo stato sarà latitante sui problemi sociali,odio la ruota della clinica Barbagalli,ma odio di più chi non si occupa di queste madri che non possono mantanere un figlio per svariati motivi.Se esse si trovano in una difficoltà tale da indurle a mettere la propria carne in una ruota anzichè in un cassonetto dell’immondizia o addirittura nel water,ben venga qualsiasi cosa che possa salvare la vita di un piccolo esserino. Ci sarà sempre una persona che se nè prenderà carico con amore.
    Ciao Giraffa.

    • lagiraffa 9 luglio 2012 a 4:05 pm #

      Ciao Gibran, purtroppo, non sempre quei piccoli trovano persone che si prendano cura di loro, sopratutto per le difficoltà legate alle adozioni in Italia, ai tempi biblici e alla burocrazia, ma l’adozione è sempre la vittoria dell’amore, che va oltre i legami di sangue. L’abbandono di una madre, invece, è sempre un fallimento per uno Stato civile.

      • Diemme 11 luglio 2012 a 10:00 am #

        Cara Giraffa, d’accordo sul fatto che la ruota è comunque un fallimento dello Stato quando la madre è una madre, come pare debba essere quella di Mario, che il figlio lo ama e lo vorrebbe tenere.

        Posso però smentire le difficoltà di adozioni in quel caso, che direi è il più facile di quelli possibili: il problema semmai è con i bambini più grandicelli, che nessuno vuole, su quelli che per pastoie burocratiche non vengono dichiarati adottabili in tempi utile, con quelli che si trovano incastrati in farraginosi ingranaggi di leggi internazionali, etc. etc. etc…. Tanti genitori che vorrebbero adottare, tanti bambini che hanno bisogno di essere adottati, eppure questi due mondi continuano a non riuscirsi a incontrare 😦

  5. Regina Madry 10 luglio 2012 a 11:15 pm #

    quanta tristezza, certo, soprattutto pensando a quella mamma che abbandona il suo bambino, preoccupandosi della tutina, del biberon, delle sue piccole, prime necessità. non so che pensare della “Ruota” (se proprio proprio, meglio là che sul ciglio di una strada o la toilette di chissàdove), però è certo che se ancora accadono cose come queste, è anche perchè lo Stato fallisce, e ancora le donne patiscono la solitudine nelle decisioni più importanti. un bacino a Mario, però: e speriamo che lo amino tanto 🙂

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