C’era una volta un lupo.

28 Feb

C’era una volta un lupo. Non era nè buono nè cattivo era, semplicemente, un lupo, nato dove da sempre avevano vissuto i suoi genitori, i suoi nonni, i suoi bisnonni e, se andiamo bene indietro nel tempo, anche i suoi trisnonni e tutti i loro antenati. Il lupo in questione che, come tutti gli esseri viventi, non aveva chiesto esplicitamente di venire al mondo ma ci era stato catapultato per un bizzarro incrocio di volontà a lui sconosciute, dato il catapultamento,  aveva imparato a vivere, procacciandosi il cibo, cercando un rifugio per la notte e per i giorni freddi, difendendosi dai pericoli, gironzolando per i boschi. Un giorno, durante una giornata storta, il lupo incontra un uomo che, non avendo altro da fare, gli spalma circa trentacinque pallini di metallo nella carne, senza però toccare alcun organo vitale e il lupo che, pur ignorando il motivo del suo arrivo sulla terra e ancor di più il motivo di quel dolore da pallini conficcati nella carne, aveva solo voglia di vivere, vive. Dopo qualche tempo, in una fredda giornata d’inverno, lo stesso lupo, si ritrova ad attraversare un fiume dalle acque gelide ma il fisico non ce la fa più, è stremato e si blocca, lì, in mezzo al fiume, con le zampe posteriori paralizzate. Una vera sfortuna per un lupo che ha solo voglia di vivere. Però, mentre se sta lì bloccato a congelare, da quelle parti passa un altro uomo che, pur avendo altro da fare, si preoccupa per il lupo ma, non sapendo come gestire la situazione, chiede aiuto alla Polizia provinciale di Montorio,  arrivano in tanti, polizia provinciale,  veterinari, operatori e operatrici del Centro Tutela e Ricerca Fauna Esotica e Selvatica di Monte Adone, tre donne si buttano in acqua, prendono di peso il lupo e lo portano in riva dove, però, il medico riscontra un arresto cardiaco. Però, quegli esseri umani pensano che, forse, il lupo ha ancora voglia di vivere e così prendono a praticargli il massaggio cardiaco e la respirazione bocca a bocca, il cuore del lupo ricomincia a battere e il signore che lo aveva voluto salvare, ospita tutti in casa e prepara un bel fuoco in modo che il lupo si scaldi e le donne si cambino gli abiti fradici. Il lupo viene, poi, trasportato fino al Centro, dove viene sottoposto a diversi esami, curato e tenuto in osservazione.
Oggi, Navarre, il lupo, c’è, non è  ancora in forma ma si sta riprendendo e cerca di fare l’unica cosa che vuole veramente, cioè vivere in libertà, anche con l’aiuto degli esseri umani che hanno fatto di tutto per salvarlo con un solo obiettivo: “restituiamo agli animali il rispetto e la dignità dovuti“. Non è una favola, è realtà.

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