Italiani, brava gente – un peluche ce lo ricorda.

10 Feb

Un peluche, cosa vuoi che sia un peluche? I bambini ne hanno tanti, quello con le orecchie lunghe dell’asinello, quello con le orecchie tonde dell’orsacchiotto, quello con i baffi del topolino e poi c’è quello con l’anima da angelo custode, che protegge dai brutti incubi, scaccia un pochino le paure, rende il buio della notte meno spaventevole e aiuta a dormire, soprattutto da quando la mamma non c’è più, portata via da chissà cosa. Cosa vuoi che sia un peluche, nella cabina di una gigantesca nave adagiata su uno scoglio, rispetto a tutto quello che ancora contiene quella nave? Rispetto ai corpi di esseri umani che non si trovano, rispetto al carburante che ancora non può essere recuperato, rispetto a quel tempaccio che impedisce quasi ogni intervento sul relitto? Quel peluche può essere un abbraccio caldo nella notte di un bambino che non dorme più e, forse, è un modo per ricordarci, casomai ce lo fossimo dimenticati, che gli italiani sono ancora umani, nonostante tutto.Corriere Fiorentino 8 febbraio 2012
Missione «orsacchiotto»
I sub tornano nella nave
Durante il naufragio l’aveva perso un bimbo di Verona. Da quando la mamma non c’è più riesce si addormenta solo col peluche. I vigili del fuoco lo ritrovano
ISOLA DEL GIGLIO — Hanno messo l’anima nelle ricerche quando si lottava contro il tempo per cercare i sopravvissuti. Hanno messo l’anima anche quando sono andati a cercare i morti, con la speranza andata a fondo insieme a quella nave delle meraviglie diventata in poche ore un relitto. Ma per l’ultima «missione» al Giglio i vigili del fuoco hanno messo il cuore davanti a tutto. C’era un orsacchiotto da trovare e l’hanno trovato. Era rimasto intrappolato dentro una cabina della nave, in mezzo a poltrone, sedie, tavoli, materassi, valigie e lampadari galleggianti. Durante la notte maledetta della Concordia l’aveva perso un bambino di Verona. Era in viaggio con il papà. Da quando la mamma non c’è più quell’orsacchiotto è diventato il suo compagno fedele, soprattutto durante la notte, quando il buio mette in fila tutti i fantasmi e la vita spietata ti ha già portato via il tuo mondo. Quella sera il piccolo approda sull’isola del Giglio insieme al suo papà e a tutti gli altri naufraghi, quelli fortunati che hanno trovato la strada per arrivare alle scialuppe e che non sono rimasti prigionieri del grattacielo del mare che si sta inabissando. L’orsacchiotto no. È rimasto sul cuscino, come tutte le sere ad aspettare l’amico. Mentre lui va sott’acqua con la nave, il bambino, stringendo la mano del papà, arriva sull’isola. Lo sbarco al molo, i primi soccorsi, la chiesa aperta, poi l’ospitalità nella casa di una famiglia di Campese. Prima di andare via si scambiano abbracci e indirizzi, come si fa alla fine di una vacanza. «Torneremo a trovarvi», la promessa. Al ritorno a casa il bambino continua a chiedere del suo orsacchiotto, da quella sera lo fa tutte le sere. Anche quando ritorna a casa a Verona, il suo pensiero è sempre lì, all’amico abbandonato nelle acque del Giglio. È stato così che il papà, quando scrive alla famiglia di Campese che li ha ospitati per ringraziarla dell’ospitalità, non può fare a meno di raccontare di quella perdita irreparabile per il bambino che non ha più la mamma: quell’orsacchiotto era diventato il suo faro, adesso senza di lui non riesce più a dormire. Non vuole nessun altro, continua a cercare lui, l’unico che può capirlo, accarezzarlo la sera sotto le coperte, magari raccontargli una favola o cantargli una ninna nanna dalle note che conoscono solo loro. Il passaparola ha fatto il resto. La famiglia di Campese ha fatto vedere la lettera al sindaco, «hai visto, non ci hanno dimenticati. Leggi che bella storia…». Il sindaco ha letto, è arrivato giù al porto, alla base dei vigili del fuoco e ha raccontato: «C’è un bambino che piange per il suo orsacchiotto rimasto dentro la nave e che non dorme più».
Non sono servite altre parole. È bastato questo per scrivere la fine della storia. Tempo mezz’ora c’era già una squadra pronta a tornare sulla nave alla ricerca dell’orsacchiotto perduto. Le condizioni del mare lo permettevano, quelle cabine sono nella parte che non è stata ancora divorata dal mare. Lunedì l’operazione è andata in porto: i vigili del fuoco sono saliti nella parte della nave che era stata già battuta palmo a palmo alla ricerca di sopravvissuti all’indomani del naufragio. Dalle mappe — che da un mese ormai sono stese sui tavoli dei vigili del fuoco, con le cabine segnate da un evidenziatore verde — hanno cercato il punto preciso e sono andati a colpo sicuro. L’orsacchiotto era ancora lì, esattamente dove il piccolo l’aveva lasciato. Un po’ stropicciato dal mese trascorso in mare ma ancora intero, pronto a riprendere il posto che è suo e che nessuno ha mai neppure pensato di rimpiazzare. L’hanno portato alla base dei vigili del fuoco, per una notte è rimasto lì e già ieri è partito per Verona. C’è un motivo di orgoglio in più adesso tra i soccorritori del Giglio, «loro sì che sono i veri eroi di questa storia», dicono gli abitanti che hanno imparato a conoscerli per nome.
Le lettere di ringraziamento dei sopravvissuti continuano ad arrivare ogni giorno. Lettere e anche foto di quella notte, quasi ad esorcizzare quell’inferno vissuto e ormai alle spalle. L’ultima foto-ricordo arriva dalla Bretagna e rivolge un pensiero speciale alle suore della scuola materna che hanno offerto ospitalità: «Vogliamo ringraziarvi per la vostra ospitalità, il coraggio e la gentilezza. Un grande grazie», scrivono Karine e David. Prima di loro ne sono arrivate tante altre. «Il legame tra i sopravvissuti della nave e gli abitanti del Giglio continua più forte che mai e speriamo che non si interrompa», dice con orgoglio il sindaco Sergio Ortelli I naufraghi, su un cartellone alla scuola elementare hanno lasciato tutte le firme. Una babele di nomi, lingue e città di provenienza. «Lo conserviamo nella scuola — ha raccontato la bidella Valeria — deve restare qualcosa di quella notte che ha inghiottito la nave ma che ha tirato fuori il meglio di tutti noi. Perché alla fine forse da queste persone siamo state noi a prendere più di quanto abbiamo dato».
Antonella Mollica

8 Risposte to “Italiani, brava gente – un peluche ce lo ricorda.”

  1. Patti 10 febbraio 2012 a 9:41 am #

    🙂 …non siamo tutti mostri in quest’italia un po’ sfigata …(a volte!)

    • giraffa 10 febbraio 2012 a 3:03 pm #

      a volte, siamo anche umani, a volte 😉

  2. Franz 11 febbraio 2012 a 4:12 pm #

    Ha tutto il sapore di una tenera favola, reso ancor più buono dal sapere che è una vicenda vera e molto recente.
    Hai fatto bene a pubblicarla, cara Lady G, sfidando anche le possibili critiche di Minzolinismo, Vespismo o altri orrendi generi di tendenziosa deformazione della realtà, o meglio di uno sguardo indicatore della realtà.
    In fondo abbiamo sempre bisogno di storie di umanità vera, sia pur nascoste fra le pieghe del cinismo e della spietatezza dell’attualità.

    • giraffa 12 febbraio 2012 a 1:02 pm #

      Opperdincibacco, caro Franz, qui sul monte non si fa giornalismo, il MinzoVespismo credo sia lontano così come il giornalismo di alto livello! Però, questa storia, pur essendo triste e spietata, mi è piaciuta perchè fa capire che siamo ancora umani, nonostante tutto quello che capita 😉

  3. No Blogger 11 febbraio 2012 a 11:37 pm #

    una bella storiella dentro una pessima storia

  4. cavaliereerrante 11 febbraio 2012 a 11:55 pm #

    Che bella “storia” … @Giry, semplice, incredibile, dolcissima, rassicurante ! 😀
    Spesso vorremmo maledire il mondo intero e scagliarlo nel più profondo degli abissi, parliamo ogni giorno – soffrendone – di cialtroni che ci ammorbano l’ aria, ci lamentiamo di tutto e di tutti, quasi mai ci ricordiamo della presenza dei @Vigili del Fuoco, silenziosi eroi che non scioperano mai, che sono mal pagati ( o sottopagati rispetto ai rischi che corrono in ogni loro intervento ), che sono quasi sempre dimenticati … eppure sempre e comunque presenti, sempre appassionatamente impegnati, che si debbano salvare vite umane o che si voglia recuperare un piccolo-grande peluche in fondo al mare, che si debbano spegnere incendi che avviluppino interi edifici o che si debba ‘cantare la ninna nanna’ ad un bambino in fondo al pozzo, per non farlo sentire solo, giù nelle viscere della terra !
    In questo mondo fatuo … e vanitoso, in questo correre senza senso che chiamiamo vita, è di respiro per l’ anima l’ episodio che ci hai appena narrato !
    Grazie !!!
    @Bruno

    • giraffa 12 febbraio 2012 a 1:10 pm #

      Ciao Cavaliere! I Vigili del fuoco sono i nostri eroi quotidiani, il loro lavoro non sarà mai abbastanza pagato e il loro valore mai abbastanza riconosciuto ma credo che loro lo facciano con grande passione senza lamentarsi troppo ed è anche questo che li rende così speciali e amati da tutti 😉 li ricordo nella brutta storia del piccolo Alfredino, anche se lì ci furono tanti eroi..

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: