O Babbo Natale, o Beffana, e pensateci anche voi a Kasteddu, ma già ci pensa Sant’Efisi!

24 Dic

“Minch’e cuaddu!    Minch’e cuaddu a issusu!!!”, le urla e gli strepiti dell’immarcescibile folla dei Kasteddai infuocati percorreva come una biscia tutta incazzata le strade e le piazze della vera, autentica e pure unica capitale del Mediterraneo.

Milioni e milioni, anche più di centomila, Kasteddai di tutti i generi, tipi, bisure e altezze, travolgevano d’ogna cosa al loro passaggio senza guardare in faccia a nessuno, nemmeno a quella tutta con i capelli gialli sciarpati che non mi ricordo mai come si chiama e grida a tutti che d’è lei a comandare al Comune.   Era cercandone di fermare alla folla imbestialita, di non farla arrivare al Comune, ma l’avevano presa di mala manèra e buttata alla fogna della Marina, dal tombino di Via Porcile, anche se ne aveva promesso un buono spesa di 500 euro a testa, chè tanto non li pagava lei.    Ma su giogu che le riusciva sempre a comprarne i voti a dieci a dieci quando ci facevano le elezioni d’ogna cosa, questa volta era andato tutto a male, che d’era troppa sa bregungia fatta alla grandevole Kasteddu e a tutti i Kasteddai.

Cosa da lavarla a sangue comenti sa varecchina.

Ma che cosa ne era successo?

La Madonna, troppo buona, aveva ascoltato a quei poveri disgraziati che con un caldo da morirne anche le lucertole si scendono ai ceri lungo la strada a farne il miracolo di renderli uguali a Kasteddu?!    Noooooo!

Quartu, bidda mala pèrdia, se n’era rubata tutti gli abitanti di Kasteddu attirandoli con la Festa alla Patata fatta tutti i giorni, aggratis?!    Ma nooooo, che i Kasteddai sono troppo intellettuali, che se la gustano, la patata aggratis, e poi se ne tornano alla stucchevole capitale del Mediterraneo!

Lo squalo mommotti se n’era mangiato alla esplosiva star Kasteddaia che non ci stava più dentro al vestito, lasciando un vuoto incolmabile che ci volevano 500 apixedde piene di terra a chiuderlo?!  E noooooo, che allo squalo mommotti su dottori gli aveva detto a non mangiarla che gli veniva mal di pancia di una settimana!

De inzà, che d’era successo?!

Una callonata di bidda sperdia di Sicilia si era nominata a lei capitale del Mediterraneo!

Cosa da ucciderli tutti, a loro, facendogli mangiare dieci chili a conca di sparlotte andate a male!

E su sindigu de Kasteddu non aveva fatto nulla, marrano di un oreri scalandrone!

Conseguentemente, alle grida accalorate del popolo Kasteddaio inferocito che voleva buttare giù a cussu facc’e pruppu di sindaco dal balcone del Comune, la TV della Giraffa – che d’è sempre buttata dentro alla notizia vera, non burrumballane eravamo venuti a vedere la scena e a raccontare a voi, insostituibile e inverecondo pubblico della TV, cussu macchiorisi.

Fisietto Camboni, su pistoni di Via Quirra, che tutte gli sbrodavano addietro, e Tore Cogotti, detto il martello di Via Nebida, che dava colpi pagandolo a chi non restituiva su dinài, se ne erano messi a capo della folla zerriante comenti una madraffa a cui avevano rubato i soldi e volevano prenderlo a colletto, al sindaco amminchionato, quando ne era arrivato il traghetto dalla Sicilia al porto, scendendone a questi ambasciatori de cussa bidda che si credeva alla capitale del Mediterraneo e lo veniva a dire in faccia, marrani!

Il capo di questi, unu nieddu nieddu, si era messo pure a fare il gaggio con Katiuscia Nonnoi, detta Ketty sa vamp, egua che tutti al mercato di S. Benedetto si girano quando che passa, ma solo quando non c’è Tore, che d’era la sua pivvella.   Cussu nieddu nieddu non lo sapeva e a Tore gli era saltata approppriatamente la cavalletta al naso e non ce n’era più per nessuno, tanto che lo aveva preso e buttato al pozzo di S. Pancrazio gridandone “custa è Kasteddu!” come a tutti gli altri ambasciatori di loro.

Ma già gli sembrava poco pure, a loro, di cavarsela con così poco!

I Kasteddai ci avevano chiamato anche a Sant’Efisi, a prepararsi di andare tutti ad affogare a quelli de cussa bidda mala siciliana e ne preparavano una flotta con tutte le armi e le provviste (burrida, malloreddus, binu nieddu, sirboni in umido).

E Sant’Efisiche gli dà 10 e 1 figurina a Babbo Natale e alla Beffana messi insieme – si era già tutto preparato a sderrigarli bene bene, a questi siciliani di burrumballa, ma si era vicino a Natale, che bisognava essere buoni, almeno come si poteva, e gli aveva fatto promettere ai Kasteddai di perdonarli se a loro si buttavano dentro a muntoni di cenere nera e chiedevano pietà a Kasteddu.        I Kasteddai, che in fondo in fondo (ma approppriatamente in fondo puru) si erano come pezzi di pane andato solo poco poco, lo avevano promesso, a Sant’Efisi e ne avevano preparato al missile di S. Elia che si spara a capodanno esplodendo con mille colori e arriva pure a Gibuti per mandare il messaggio a questi siciliani burdi scritto a stampatello, così lo leggevano di sicuro, che d’erano loro ignoranti come bestie.

Tutti si erano messi al Largo per tirargli il missile, quando a Boiccu su scimpr’e Pirri gli era venuto di dire: “ma non è che gli esplode il missile e li uccide morti, a loro, e così non ci rispondono?”

Che d’era un dubbio non approppriatamente scimprotto, è o no?

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3 Risposte to “O Babbo Natale, o Beffana, e pensateci anche voi a Kasteddu, ma già ci pensa Sant’Efisi!”

  1. la coniglia 25 dicembre 2010 a 7:27 pm #

    ahahahhahaahha Ringrazio sei mi-ti-co…
    🙂
    comunque mi pare di aver intuito il riferimento alla bionda dai capelli sciarpati… 😉

  2. Baol 26 dicembre 2010 a 3:26 pm #

    Buone festeeeeeeeeeeee

  3. Ringrazio Deledda 26 dicembre 2010 a 11:15 pm #

    nara, o conilla, ma già sei infinitamente scaltra, a capirlo 😉 tutto quello che d’è scritto è pura verità vera, niente burrumballa!

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