Voi come le fate le torte?

12 Set

Ci sono cose che, prima o poi, nella vita di una terrona (abitante di un qualunque paese situato geograficamente a sud della pianura padana, isole comprese) capitano e, quando capitano ad un’isolana, aiutano a capire che l’isolamento fisico legato alla presenza del mare è nulla se confrontato all’isolamento mentale legato all’essere circondati dalle dolci valli padane. Ebbene, con mio sommo disappunto ho dovuto constatare che nello stesso Stato che mi ha dato i natali, quello stesso Stato nato come evoluzione del regno di Sardegna, alcuni nostri connazionali non hanno ancora imparato né a leggere né a scrivere né a pensare in italiano ma continuano a ragionare solo in padano, ignorando l’esistenza di un mondo là fuori, fuori dalla valle. Purtroppo, questi piccoli italiani non riescono a liberarsi della pianura nemmeno dopo anni di vacanze estive ai confini del regno, e l’idea di ascoltare, guardare, curiosare, conoscere la gente, la cultura, la storia del posto che li ospita per le ferie d’agosto, non trova spazio tra tutti i pregiudizi che hanno ammucchiato per anni nei loro cervelli. I fatti, giraffa, i fatti, altrimenti non si capisce cosa stai dicendo! Sì, è vero, i fatti. Dunque, un po’ di tempo fa, alla fine di una cena, nella quale le uniche sarde eravamo io e la padrona di casa, sono stata protagonista di un dialogo ai confini della realtà: la signora del nord Italia, istruita ed esercente una nobile professione, chiede al marito: “Franco che torta hai preso?” e Franco “Una torta con la crema”, “sì, ma che torta?”, “che torta..non so come si chiama ma è una torta, di quelle che preparano in pasticceria, era nel nostro frigo, eh” “sì, ma non ho capito com’è fatta, scusa giraffa, ma voi come le fate le torte?” ed io, che non avevo capito cosa volesse sapere “in che senso, scusa?”,  “no, dico, come le fate le torte qui?” ed io che ancora non avevo capito nulla “come le facciamo..”, “sì, come le fate, per esempio, da voi ci sono i bigné, i pasticcini, quelle cose così? Perché in Toscana per esempio non ci sono”, “aaaahh, ho capito, sì, be’, quando abbiamo voglia di un dolce tipico prepariamo il dolce tipico, se abbiamo voglia di un bigné o di una torta con il pan di Spagna, la crema pasticcera o la chantilly, prepariamo quelli”, “ah, quindi le fate..”, “eh, sì, scusa ma ora vado a vedere se hanno bisogno di me in cucina!”. Ecco, avrei voluto spiegare alla mia spaesata ed ingenua interlocutrice che da qualche anno anche da noi sono arrivati addirittura gli spaghetti, la mortadella e la diplomatica; avrei voluto spiegarle che, però, ancora oggi ci piace mangiare i mustazzolus con un bicchierino di vernaccia come ai tempi della grande Eleonora; avrei voluto dirle che in Toscana ho assaggiato delle paste squisite; avrei voluto dirle che sarebbe bastato aprire il frigo e la scatola che conteneva la torta per vedere com’era fatta, insomma, sarebbe bastato aprire gli occhi. Aprire gli occhi, perbacco, aprire gli occhi.

Annunci

13 Risposte to “Voi come le fate le torte?”

  1. No Blogger 12 settembre 2010 a 8:52 pm #

    in Sardegna come in Toscana ci sono degli ottimi dolci, torte, pasticcini. Come in tutta Italia. Come dimenticare la sfrenata libidine che provocano dolci e gelati siciliani? Dolci “locali” e “internazionali”, basta visitare qualsiasi pasticceria degna di questo nome. Così come ci sono infiniti idioti, a tutte le latitudini. Puoi consigliare alla tua amica un tour guidato a “La Speciale” a Cagliari o da “Nannini” a Siena. Forse imparerebbe qualcosa. Forse.

    P.S. la “pasticceria” sarda e quella toscana hanno vari punti in comune, innaffiati sapientemente dalla vernaccia (del Tirso e di S. Gimignano) 😛

  2. lagiraffa 12 settembre 2010 a 9:45 pm #

    No Blogger, ti dirò, è molto meglio se ci vado io a fare il rifornimento di paste 🙂

  3. kalojannis 12 settembre 2010 a 10:03 pm #

    Anni fa, in una osteria sarda in quel di Bologna, chiesi dei dolcetti dal nome impronunciabile… “come sono fatti?” chiesi alla titolare dell’osteria. “Non te lo dico, sennò non li prenderesti… fìdati”. Li ho presi… buonissimi… solo dopo mi ha detto che nell’impasto c’era il pecorino sardo!!!
    Ora, cara giraffa, la domanda: come si chiamavano quei dolci?

  4. Regina Madry 13 settembre 2010 a 11:26 am #

    mah, cara…che dirti? a me è capitato di sentirmi dire “ah, vieni dalla Sardegna….chissà che viaggio lungo, eh?”….”mah, un’oretta e rotti di aereo, signora…”, ho risposto, anche io piuttosto spaesata…
    diciamo che questa sono occasioni formidabili per farsi due risate e qualche sana crastulata!! :)))

  5. lagiraffa 13 settembre 2010 a 2:32 pm #

    * Kalojannis, se i dolcetti erano tondi, croccanti fuori e soffici dentro per il formaggio fuso (pecorino non stagionato, ma si può usare anche la provola) e te li hanno serviti con una cascata di miele, allora erano le sebadas (o seadas, dipende dalla zona) buone assai!

    * Madry, pure tu, fai la traversata del Mediterraneo! Ma, davanti a cose del genere, possiamo forse privarci di una sana crastulata? 😆

  6. Ringrazio Deledda 13 settembre 2010 a 4:35 pm #

    cessu, cessu, già siete alleccanati poco pure! Ma siete voi che non la avete capita, alla istranza 😛 che lei vi chiedeva se la facevano anche a Kasteddu la mitica pardula padana, che piace in maniera assatanata dalle parti di Alzate con Discesa e di Brembate di Mezzo 😀 Ci si mette dentro farina, uova a volontà, olio di freni un po’ rancido (che da quel saporedinonsochè), mezzo cavolo cappuccio e una glassa di cioccolata del Camerun (quella simile al truciolato di argilla). Poi si mette in forno a 3.500 gradi e si scodella calda calda in scivedde da 8 metri di diametro. Quella più buona la fa la Pasticceria Falck, ma anche quella Krupp è troppo buona ma non piace ai leghisti perchè la fa un pasticcere tedesco 😛 E’ davvero troppo buona e ne parlano tutti i giornali, compreso l’Eco di Solbiate Olona. E già che ci siete, fatevene portare 2-3 tonnellate la prossima volta che viene a Kasteddu, che poi così ce la fanno vedere bene bene 😉 o madraffe, è o no? 😀

  7. lagiraffa 14 settembre 2010 a 4:07 pm #

    Ringra, ma..proprio l’olio di freni?!!!

  8. Ringrazio Deledda 14 settembre 2010 a 4:40 pm #

    ehia, l’olio di freni, ma rancido però 😉 che d’è questa la ricetta propinata anche dalla Suprema Accademia Padana di Alta Cucina all’Alto Forno di Scanzorosciate. E’ che anche lì la tradizione ci vuole la sua parte, è o no? 😛

  9. Il rubinetto dell'amore 2 ottobre 2010 a 8:48 am #

    Sono approdata qui “via zapping” e ho adorato questo post: per prima cosa perchè vivo appena sopra la pianura padana (ma il mio sangue è del centro italia) e quindi comprendo in pieno quello che scrivi; per seconda cosa perchè mi hai fatto tornare alla mente dei ricordi bellissimi di quando mia nonna, da piccola, mi preparava i mustaccioli, noi li chiamavamo così ahaha! E infine perchè mi ha fatto troppo ridere l’assurdità sulla Toscana che non ha dolci….uuuh forse quella signora non ha mai assaggiato la torta con i bischeri, il castagnaccio, la torta alle vedure….e come per certe persone avviene, non aver mai visto o mai provato, vuol dire che non esiste…signur! Ti metto, con molto piacere, nel mio cercablog, ti terrò d’occhio 😉

  10. lagiraffa 4 ottobre 2010 a 10:08 pm #

    Ciao Rubinetto dell’amore, grazie 🙂 anche noi abbiamo italianizzato i mustazzolus e li chiamiamo mustaccioli, immagino siano gli stessi dolci. Comunque, quelle persone che non vedono e non provano, non sanno cosa si perdono! Passerò a trovarti presto.

  11. Il rubinetto dell'amore 5 ottobre 2010 a 4:46 pm #

    Ma tanto che siamo in ballo…balliamo! Non è che avresti la ricetta “originale” dei mustaccioli? Vorrei tanto provare a farli da sola….altrimenti potresti prepararmeli tu e inviarmene all’incirca una decina di chili ahahah…ma penso preferirai la prima opzione 🙂

  12. Giraffa 5 ottobre 2010 a 5:36 pm #

    Confesso: non li so fare!! Mi informerò sulla ricetta.. Però, dieci chili virtuali te li mando anche subito 😀

  13. Il rubinetto dell'amore 5 ottobre 2010 a 6:09 pm #

    Vada per quelli virtuali, allora 😉

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: