Lost in Europe.

12 Nov

europaNon so perché ma, ultimamente, le mie gite in negozi, supermercati, grandi magazzini e cose così, si trasformano tutte in episodi della stessa vecchia serie “Ai confini della realtà”. Stavolta, per fortuna, non ero la protagonista e non sono nemmeno intervenuta a sedare la rissa, anche perché ero nel reparto accessori de La Rinascente e avevo cose più interessanti da guardare che non le facce alterate delle due litiganti, una cliente ed una commessa. Ho precisato il nome del negozio, perché le commesse de La Rinascente, rispetto al livello medio di antipatia delle altre commesse della capitale del Mediterraneo, hanno una marcia in più, sono mooolto più avanti, insomma, per dirla con un’espressione che qui è molto usata, “si credono” nel senso che credono di essere mostri di eleganza/finezza/sapienza, “si credono molto”. La conversazione era attuale: la sentenza/diva della Corte europea dei Diritti dell’Uomo sul benedetto crocifisso, la cliente diceva che “l’Europa non ha diritto di imporci le cose, l’Unione Europea non ha titolo giuridico per intervenire in queste cose” e la commessa, con vari decibel in più rispetto alla cliente affermava, con il tono di chi le cose le sa, “SE L’EUROPA L’HA DETTO, VUOL DIRE CHE LO POTEVA DIRE!” ed io me la immaginavo, questa benedetta signora Europa che diceva un sacco di cosa alla signora Italia, sul crocifisso, sulle cose della vita in generale, senza averne “titolo giuridico”. Avrei dovuto dire qualcosa, mettermi in fila alla cassa con una scusa, avrei potuto, avrei voluto ma non l’ho fatto, semplicemente perché per un momento mi sono sentita una giraffa paranoica rompipalle, una di quelle che si piazza in mezzo alle due signore rissaiole solo per dire che già noi italiani abbiamo a mala pena imparato a capire la differenza tra Parlamento e Governo, figuriamoci se dobbiamo pure ricordarci tutte le istituzioni europee.. la Corte europea dei diritti dell’Uomo è una cosa importante ma non è la Corte di Giustizia, è legata al Consiglio d’Europa (che ne elegge i giudici) un’organizzazione, come giustamente ha scritto Paolo Lepri qualche giorno fa, “un po’ decotta”, perciò non è un’istituzione dell’Unione Europea, non rappresenta l’Unione Europea, e lo dimostra il fatto che il Commissario dell’Unione Europea alla Giustizia ha preso le distanze da quella sentenza, probabilmente per sottolineare il fatto che certe decisioni, relative alla cultura ed alla storia di una Nazione vanno valutate con maggiore attenzione. E avrei anche voluto dire alle due contendenti che, ora, finalmente, è arrivato il momento di discutere del concetto di Stato laico, che però va affrontato in modo approfondito, tenendo conto di tutte le fedi religiose e di chi la fede non ce l’ha, insomma, tanto per evitare di ritrovarci in classi dove manca il crocifisso e magari manca la faccia di qualche studentessa perché è coperta dal burqa. Non l’ho detto. L’ho scritto.

 (l’immagine è presa da qui )

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18 Risposte to “Lost in Europe.”

  1. Baol 12 novembre 2009 a 10:12 pm #

    Ti sento particolarmente incazzata ultimamente Giraffa, che accade?

  2. No Blogger 12 novembre 2009 a 10:24 pm #

    siamo in tanti ad essere incazzati ultimamente, Baol. Ma dove vivi? Vedi che cosa accade?

  3. lagiraffa 12 novembre 2009 a 10:26 pm #

    mumble, mumble, Baol, dici che emetto vibrazioni incazzose? Mah, sarà il cambio di stagione.. spero che passi con l’inverno 😉

  4. Fra Puccino 12 novembre 2009 a 10:59 pm #

    A me piacerebbe un Paese dove nelle aule scolastiche non ci siano crocifissi affissi sui muri o veli in testa alle ragazze…
    Ma invece mi trovo in un Paese dove ai miei figli verrebbe imposto un simbolo che offende i miei sentimenti religiosi (perché non tutti i credenti sono cattolici), con tanto di multa di 500 euro per chi non lo appende, che già tanti comuni a orientamento leghista stanno stabilendo…

    E questo non in nome di una fede che nella realtà è assolutamente minoritaria, ma in nome di uno spirito identitario che mi fa ancora più paura del fondamentalismo religioso…

    Insomma, viva la commessa della Rinascente della tua città!

  5. lagiraffa 13 novembre 2009 a 10:36 am #

    Anche a me piacerebbe vivere in posto in cui le scelte delle persone non vengono imposte dai religiosi e credo che la questione vada affrontata seriamente, non solo eliminando il crocefisso dalle scuole e lasciando tutto il resto invariato (per esempio, togliamo il crocifisso, che in sè è anche un simbolo di pace se non fosse per tutte le nefandezze che gli uomini hanno fatto in suo nome, e lasciamo che la CEI limiti le scelte dello Stato in materia di fecondazione assistita, divorzio, eutanasia etc.). La multa dei 500 non l’avevo ancora sentita..

  6. Baol 13 novembre 2009 a 11:03 am #

    Sì, si spera…

    😉

  7. indio 13 novembre 2009 a 9:15 pm #

    Io non sono credente e per una volta mi son trovato d’accordo su quanto ho sentito (delicatamente!) dire da Sgarbi: in quanto non credente non me ne frega nulla se ci sia o no un crocifisso. Viceversa penso che al vero credente non dovrebbe fregare assolutamente nulla se ci sia o meno un crocifisso su un muro. Credo che la sua fede non ne dovrebbe risentire, non dovrebbero avere bisogno di un simbolo che ricordi loro di essere credenti. Il rapporto con dio dovrebbe andare al di là di questo ed essere molto più intimo e profondo.
    La questione non dovrebbe quindi coinvolgere i cittadini in quanto credenti o non credenti, visto che da questo punto di vista dovrebbero essere indifferenti alla presenza o meno di simboli religiosi. I cittadini in questo caso dovrebbero pensare in quanto cittadini di uno stato e basta. E come cittadini di uno stato dovrebbero solo decidere se vogliono vivere in uno stato religioso o laico… e… in questo caso la decisione sarebbe già stata presa… ma ormai quel pezzo di Carta non lo prende sul serio più nessuno!

  8. No Blogger 13 novembre 2009 a 11:35 pm #

    Il crocifisso appeso alla parete di una scuola, di per sè, non mi disturba, potrebbe anche non offendere i credenti di altre Divinità.
    Ma da oscuro masticatore del diritto, dopo aver letto con attenzione le motivazioni, trovo la sentenza ineceppibile e la linea di difesa dello Stato italiano balbettante, quasi a rinnegare il valore religioso del simbolo pur di poter continuare ad esporlo. Come San Pietro quando rinnegò tre volte Gesù prima che il gallo cantasse, molti cattolici rinnegano il valore di quel simbolo fondante del cristianesimo per ridurlo ad un fatto – inoffensivo – di cultura e tradizione. Provo pena, per loro.
    Ma c’è anche il punto di vista del credente. Una volta un prete che aiutavo per assistenza scolastica a ragazzini “difficili” mi disse di non avere il crocifisso appeso alla parete della stanza e di non sentire alcuna necessità di tale esibizione. Povero Cristo, costretto a vedere da quella parete pestaggi, stupri, volgarità, a seconda dei casi. Perchè anche tra insegnanti, secondini, poliziotti, ecc., ci sono le mele marce che non voltano il crocifisso verso il muro quando “peccano”.
    Semmai, mi aveva fatto osservare quel “curioso” prete, occorrerebbe estendere il divieto di esibire la croce di Cristo che compare, a sproposito, a decoro delle catene d’oro di papponi o di corrotti e corruttori, messo lì come il prezzemolo in tante situazioni ambigue o volgari, senza rendersi conto del suo significato. Non nominare il nome di Dio invano, stava scritto. E neppure esporre invano – mi permetterei di aggiungere – la croce del sacrificio di Cristo.

  9. ippaso 14 novembre 2009 a 10:25 am #

    Frequenti posti troppo pericolosi per una giraffa: supermercati, negozi… meglio che resti nella savana, lì almeno hai solo a che fare con leoni famelici 😉

    Anch’io non avevo sentito della multa di alcuni comuni di cui parla Fra Puccino. Ma la Lega non passva le giornate insultando anche Vescovi e compagnia bella? Vabbè, dicevano pure che Berlusconi era un mafioso e un pericolo per la democrazia…

  10. kalojannis 14 novembre 2009 a 3:44 pm #

    L’editoriale di Paolo Lepri da te citato fotografa in modo inequivocabile da che parte sta il Corriere, da qualche mese a questa parte… ecco perché il sito è scomparso dai miei “preferiti” in internet…
    poi sul problema confusione, la dittatura mediatica di Raiset non ha aiutato: i primi commenti di alti prelati e bassi politici sono stati tutti improntati ad un atto di accusa contro l’Europa… ed io mi chiedevo: che c’entra? Sono ignoranti come capre o lo fanno apposta? Ai posteri l’ardua sentenza.

  11. giraffa 14 novembre 2009 a 4:11 pm #

    * Indio, al vero credente non importa che ci sia un crocifisso appeso al muro e, anzi, molti lo considerano un’inutile ostentazione, così come indossare altri simboli religiosi. Credo che, ancora una volta, in questo caso entri in gioco la paura di perdere la propria identità culturale a favore di culture e religioni molto diffuse, forti quanto quella cattolica e più o meno opprimenti, per questo credo sia necessario affrontare seriamente il problema, perchè è un problema, inutile negarlo, tenendo in considerazione le sensibilità di tutti. Togliamo il crocifisso dai luoghi pubblici e allora togliamo anche qualunque altro simbolo religioso che permetta di identificare quel luogo con una religione, oppure, permettiamoli tutti, non possiamo togliere la croce e lasciare il velo islamico, o no? E, sopratutto, per diventare uno Stato laico vero, è sufficiente togliere il crocifisso?

    * No Blogger, sono d’accordo con te, mio caro oscuro masticatore del diritto, ti chiedo solo una cosa, da chiara cuoca che vuole avere tutti gli ingredienti alla mano, sei sicuro che la religione, negli anni, non sia diventata anche parte della cultura italiana? Anche tra i padri della Costituzione c’erano uomini che portavano avanti principi cattolici..

    * Ippaso, non me ne parlare, il supermercato è peggio della della savana..d’altra parte, i leoni sono degli scansafatiche, gli basta mostrare la criniera e tutti stanno zitti!! La Lega segue la pancia dei suoi elettori, ora i vescovi sono diventati digeribili 😉

  12. giraffa 14 novembre 2009 a 4:15 pm #

    Kalojannis, l’editoriale di Lepri, a parte la presa di posizione in difesa del ricorso italiano, però è servito a far capire meglio di cosa si stesse parlando.. non credo che lo facciano apposta, è già tanto se molti deputati sanno dove lavorano!

  13. No Blogger 14 novembre 2009 a 5:15 pm #

    solo un cieco-sordo-muto potrebbe sostenere che la religione cristiana non sia parte della cultura europea e, nello specifico, la religione cattolica non sia parte di quella italiana (come di quella spagnola, di quella irlandese, di quella francese, di quella austriaca, ecc.). Con questo non vuol dire che le articolazioni nazionali della Chiesa (ma vale per il Vaticano come per i Sinodi protestanti, ecc.) debbano avere ruoli nella gestione della “cosa pubblica” nei vari Paesi.
    Quanto alle ordinanze comunali “leghiste” (http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Home/103328_non_c_il_crocifisso_ecco_500_euro_di_multa_e_a_cassola_il_sindaco_lo_regala_ai_consiglieri/) che prevedono sanzioni amministrative per la mancata esposizione del crocifisso stanno al diritto come i cavoli alle merende. Un bel ricorso contro gli atti di irrogazione delle sanzioni e gli imbecilli troveranno pane per i loro denti 😉

  14. kalojannis 14 novembre 2009 a 10:18 pm #

    @giraffa: 🙂

    @Noblogger: si, però bisogna trovare la gente che abbia soldi e tempo da spendere per i ricorsi… gente che penso sia ancor più difficile da trovare nella canonica d’Italia (sapevo questa definizione di Vicenza, o sbaglio?)

  15. lagiraffa 15 novembre 2009 a 11:45 am #

    * No Blogger, e anfatti.. sai com’è, si leggono tante cose in giro e sembra che anni di cristianesimo non abbiano lasciato tracce nella nostra cultura, mentre in realtà molti nostri principi hanno origine proprio da quello, non lo si può ignorare, se si vuole affrontare concretamente la faccenda.

    * Kalojannis, naturalmente non mi voglio sostituire a No Blogger (e ci mancherebbe!) ma una cosa del genere merita un po’ di tempo e qualche soldo, unendo le forze e le conoscenze di tipo giuridico se po’ fa’ 🙂

  16. No Blogger 15 novembre 2009 a 3:45 pm #

    il ricorso al Giudice di Pace può essere presentato direttamente dal ricorrente, senza l’ausilio di avvocati: se qualcuno ne ha bisogno, lo preparo gratis. ‘nculo alla canonica d’Italia 😛
    Mi meraviglia che non vi sia qualche giovane avvocato di belle ambizioni, d’un briciolo di senso civico e privo di legami con la “canonica” che non voglia fare altrettanto e farsi un po’ di pubblicità 😛
    Questo non vuol dire avercela con il cristianesimo o con il cattolicesimo. Tutt’altro. Ma ricordare che questo è uno Stato non confessionale. La presenza di crocifisso o meno dovrebbe dipendere da una legge (che non esiste) e da un’approfondita discussione sulle nostre radici. Non sono cose che si fanno a colpi di ordinanza.

  17. kalojannis 15 novembre 2009 a 4:24 pm #

    @NoBlogger: da quello che ho capito fai l’avvocato dalle parti della canonica d’Italia (peraltro,permettimi, dal punto di vista architettonico, semplicemente bellissima!)… ovvio che nel merito sono d’accordo con te e con la padrona di casa, dico solo che mi riesce difficile, per esempio, immaginare un genitore che impianta su un bel casino contro preside, altri insegnanti ecc. per far togliere un crocifisso da un’aula… possibile per carità (e il caso di Abano ce lo simostra) ma non probabile…

  18. No Blogger 15 novembre 2009 a 7:04 pm #

    caro Kalojannis, mi hai fatto fare una bella risata 😛 non sono “avvocato” e non vivo “dalle parti della canonica d’Italia”. Concordo al 1000%: dal punto di vista architettonico ed urbanistico ha un centro storico splendido. Come splendida era la campagna veneta prima che diventasse una teorìa infinita di capannoni, fabbriche, fabbrichette, tangenziali, svincoli, pedemontane, centri commerciali e chi più cemento ha più ne metta. Spesso gli “avvocati” sono la mia controparte e vivo nel bel mezzo del Mediterraneo (sulla terraferma, però). Il ricorso – confermo – lo posso fare ed inviare on line, se qualcuno ne ha bisogno e nessun avvocato locale non è disponibile. Ripeto, però, che non è certo un crocifisso in aula un “problema” fondamentale in Italia. Il ricorso sarebbe solo per assestare un paio di “sberle giuridiche” a qualche sindaco che vuol farsi pubblicità alle spalle di Cristo. E’ ora di finirla con certa cialtronaggine.

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