Migranti.

17 Ott

Qualche tempo fa, ho incontrato il mio ex edicolante di fiducia, “ex” perché è ripartito per l’Australia già da qualche anno ma torna periodicamente per vedere il sole della Sardegna. Credo sia uno di quei casi, forse non troppo rari, di emigrato che, una volta tornato nel suo Paese d’origine, si è reso conto di non esserne più parte integrante e integrata, per non parlare dei suoi figli, australiani di nascita, e di sua moglie che, qui, si è sempre sentita un pesce fuor d’acqua, sono tutti felicemente rientrati in Australia, a casa. In effetti, casa è dove uno si sente a proprio agio, accolto, accettato, protetto, amato e non dove dovrebbe essere secondo regole imposte dagli altri, comprese le regole sulla cittadinanza. Mi sono chiesta tante volte perché gli uomini facciano migliaia di chilometri, affrontino mille sacrifici, milioni di difficoltà, per arrivare in un luogo del quale non sanno nulla, non conoscono la lingua, la cultura, le usanze, le tradizioni, il cibo, un luogo completamente sconosciuto nel quale, magari, finiscono per sentirsi a casa e vivere fino all’ultimo dei loro giorni, senza mai voltarsi indietro e senza sentire nostalgia. Sono arrivata alla conclusione che non si tratta semplicemente di ragioni economiche ma del bisogno di migliorarsi, e per “migliorarsi” intendo non tanto diventare più ricchi quanto diventare, sentirsi e vivere più felici, secondo le regole del proprio cuore, della propria anima, del proprio carattere, cosa senz’altro più difficile da attuare se si vive sempre nel medesimo contesto sociale e culturale, soprattutto se il contesto è violento e reprime ogni forma di libertà. Comprendo quelle sensazioni perché, pur non avendo acquistato un biglietto per un luogo sconosciuto a migliaia di chilometri da dove vivo, ho scoperto di essere una migrante dell’anima e so cosa significa lasciare la comoda strada segnata per noi da altri per andare verso l’isola che forse c’è sebbene non ci siano studi che lo dimostrino, so quante difficoltà, sudore, lacrime può costare ma conosco anche la sottile, folle, inebriante sensazione di libertà che accompagna i migranti e so che ripaga ogni difficoltà, compensa ogni possibile errore e dà la forza per trovarla e viverci in quella benedetta isola che, poi, non è così lontana.

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10 Risposte to “Migranti.”

  1. No Blogger 17 ottobre 2009 a 3:58 pm #

    c’è la possibilità di “migliorarsi”, la strada è dura e difficile, ma la soddisfazione e la felicità è grandissima 😛

  2. giraffa 17 ottobre 2009 a 7:05 pm #

    Si spera, anche perchè mi sa che la clausola “soddisfatti o rimborsati” non è prevista! 😛

  3. Fede 17 ottobre 2009 a 7:35 pm #

    Io credo che la maggior parte dei migranti si muovano per ragioni economiche, per darsi una opportunità nel mondo del lavoro che in certe zone del nostro Paese sembra piuttosto un’utopia altro che isola che non c’è!
    Poi una volta trovata l’isola ognuno di noi fa del proprio meglio per adattarsi all’ambiente che lo circonda e contemporaneamente cerca il meglio per sè stesso, perchè bisogna pr ripagarsi in qualche modo dell’enorme sacrificio che può costare andarsene dai propri luoghi di orgine.
    Ed è così che ci si costruisce una vita e una casa in un posto che ci ha visti arrivare sperduti e sognanti allo stesso tempo.

    Però sono daccordo con te: non bisogna stancarsi di andare (“Non stancarti di andare” è il libricino di pensieri delle edizioni paoline che mi è stato regalato dal parroco che mi ha vista crecere la prima volta della mia vita che sono partita da sola, per l’università – uno dei consigli che ho gradito di più): perchè se non ci si sente a casa in un posto e non ci si sta bene si ha il dovere verso noi stessi di migliorare la nostra vita. E se questo significa andare bisogna andare…

  4. Guido Mastrobuono 18 ottobre 2009 a 12:04 am #

    Ciao, mi chiamo Guido Mastrobuono e sono un cacciatore di articoli per un concorso che si chiama “Concorso Permanente di Parole ed Immagini” e mette a confronto articoli che stimolino una discussione in ambito folisofico, sociale o politico (vedi l’indirizzo http://lavoristi.ning.com/profiles/blogs/concorso-permanente-di-parole).

    A mio avviso, questo articolo arricchirebbe il nostro concorso e volevo suggerirti di inserirlo.

    Un saluto

    Guido Mastrobuono

  5. giraffa 18 ottobre 2009 a 12:16 pm #

    * Fede, sicuramente, nella magior parte dei casi si parte per esigenze economiche ma ci sono anche persone che nel luogo in cui vivono hanno un lavoro e delle relazioni (più o meno importanti) eppure partono per ricominciare, per essere liberi, per coltivare interessi che magari non avrebbero la possibilità nemmeno di sognare, per essere sè stessi.. E sono d’accordo con te, abbiamo il dovere di migliorare e, aggiungo, il diritto di esere felici 🙂

    * Ciao Guido, benvenuto cacciatore di articoli! Grazie per l’invito, vengo subito a vedere di cosa si tratta e, se la cosa non è “tecnologicamente” complicata (non sono proprio un genio di internet), inserirò senz’altro l’articolo 🙂

  6. Presidente di Bananas Republik 18 ottobre 2009 a 10:55 pm #

    Per l’esperienza che ho fatto con mio marito (norvegese trasferito in sardegna), posso dire che lui è sempre stato un pesce fuor d’acqua in Norvegia.

    E invece si è sentito subito a casa in sardegna:

    perchè ha potuto coltivare piaceri semplici e genuini, buon cibo, tranquillità, un caffè bevuto all’aperto godendosi un raggio di sole. Piccole cose che invece posso diventare un lusso autentico.

    Per il resto, una delle cose che poi maggiormente gli ha dato senso di sicurezza (= casa) è stato il fatto di poter camminare per le vie di Cagliari alle 10 di sera senza la paura di essere accoltellato o assalito da qualche ubriaco (ad Oslo non è la stessa cosa, specie nel weekend).

    Tutto dipende da ciò che uno vuole e cerca.

    in questi giorni è in norvegia, e mi dice che ha una nostalgia pazzesca di via Dante, piena di sole, il sabato pomeriggio…….

  7. Fra Puccino 19 ottobre 2009 a 12:25 am #

    Per rispondere alla tua domanda, io penso che il nostro istinto di cacciatori – raccoglitori divenuti sedentari sia comunque quello nomade, e penso che 2-3 mila anni di sedentarietà non abbia cancellato le decine di migliaia di anni in cui l’umanità ha migrato.

    Emigrare è un istinto, ecco perché lo faremo sempre, ecco perché ogni legge che cerchi di impedire e di non regolare questo fenomeno sarà inutile come il proibizionismo o il comunismo.

    La natura umana è questa, non si cambia certo con un decreto…

  8. giraffa 19 ottobre 2009 a 12:01 pm #

    * Presidente, forse in una vita precedente è stato un navigatore sardo e sentiva nostalgia di casa! Per fortuna, l’amore sistema tutte le cose e aiuta a tornare a casa 🙂

    * Fra Puccino, penso anch’io che, in fondo, l’uomo rimanga un nomade e l’istinto è qualcosa che non si può nè spiegare nè, tantomeno, controllare completamente. Credo che se potessimo guardare il mondo dall’alto vedremmo tantissime formichine spostarsi da una parte all’altra del globo senza che sappiano esattamente cosa le spinge a farlo..

  9. Mr.Loto 19 ottobre 2009 a 2:39 pm #

    Bella riflessione, sono d’accordo con te, il senso di libertà che si assapore nel fare “certi viaggi” non ha prezzo.

  10. lagiraffa 19 ottobre 2009 a 11:09 pm #

    Ciao Mr Loto, eh sì, si capisce e si assapora dopo un iniziale momento di stordimento però vale la pena intraprendere il viaggio 🙂

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