Lo sciopero del topless.

23 Lug

Qualche settimana fa, mentre prendevo il sole in spiaggia, spaparanzata con il mio bikini, si è avvicinato un signore pakistano, avrà avuto cinquant’anni più o meno, che vendeva collane, bracciali, ninnoli, le solite cose, e abbiamo scambiato qualche battuta, una breve, normalissima chiacchierata tra venditore e potenziale cliente, come mi è sempre capitato di fare. Però, rispetto agli anni scorsi, ho notato una differenza, che riguarda il mio cervello: per un attimo, quando lo sguardo dell’uomo si è soffermato un po’ di più sul “pezzo di sopra”, mi sono infastidita, cosa mai successa prima, poiché mi sembra normale che un corpo svestito attiri l’attenzione di chiunque, maschio o femmina che sia, ma quel giorno, quello sguardo mi ha dato fastidio, perché, da un lato, ho pensato che sarebbe stato meglio coprirmi, perché quell’uomo poteva essere un musulmano integralista e non gradire, dall’altro lato, invece, ho pensato, molto brutalmente, “ecchecavolo, vorreste coprire tutte le donne e poi fate cadere le palle degli occhi su un po’ di pelle scoperta!”. Insomma, mi sono sentita una troglodita razzista. Io, che molti anni fa (prima delle nuove guerre sante) durante un viaggio in Tunisia, insieme ad un’altra donna, ho accettato l’invito di un negoziante a bere un tè alla menta nel retrobottega della sua rivendita di tappeti, senza alcun timore, ed è stato il tè alla menta più buono di tutta la mia vita. In pratica, il mio stesso fastidio mi ha infastidito, perché voglio continuare a avere un atteggiamento libero, aperto e curioso nei confronti degli esseri umani. Poi, ho letto una notizia che arriva dalla Svezia: a Malmö, regno della libertà sessuale, le donne fanno lo sciopero del topless, per protestare contro la proposta di vietare proprio il topless nelle piscine pubbliche, nel rispetto della comunità musulmana, sempre più numerosa. Mi ha rincuorato, pensare di essere ancora una donna occidentale più o meno normale ma, allo stesso tempo, credo sia sempre più urgente dialogare e raggiungere un “compromesso di civiltà” tra tutte le comunità, di qualunque religione, per mantenere la libertà ottenuta dalle donne con tanta fatica.

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9 Risposte to “Lo sciopero del topless.”

  1. No Blogger 23 luglio 2009 a 10:28 pm #

    …..porrrrrco il clero, dico io quello che altri cento..mila e passa telespettatori di ‘sta mitica TV della Giraffa non dicono: è da stupidi fare i “politicamente corretti” verso nonsisachè. In questo stramaledetto Occidente, pieno di difetti, alcune cose positive le abbiamo conquistate con sangue, persecuzioni, crudeltà. Ogni donna dev’essere libera di essere se stessa. Ed ogni uomo dev’essere libero di essere se stesso. Ho avuto un buon paio di antenati perseguitati per questo. Non ci sono compromessi da ricercare, ci sono libertà da rispettare. Dal canto mio, non si può e deve tornare indietro. Una bis-bis-bis-bis-zia me lo ricorda sempre, dal passato, con un bel sorriso 🙂 non l’ho mai conosciuta, direttamente, ma le dò retta 🙂

  2. Fra Puccino 23 luglio 2009 a 10:38 pm #

    La verità è che non bisogna cedere di un millimetro nel campo delle libertà personali.

    Io credo non sia nemmeno una questione di conflitto di civiltà; l’errore è quello di pensare che certe libertà di cui godiamo appartengono alla cultura occidentale.
    Non è così.
    Le libertà sono libertà naturali dell’essere umano, che anche in occidente si sono (ri)affermate contro le tradizioni della nostra civiltà.
    Anche le nostre tradizioni erano oppressive verso le donne, ricordo sempre che le mie bisnonne (qui all’estremo nord) andavano vestite di nero con il fazzoletto in testa, e una delle mie nonne non l’ho mai vista senza fazzoletto (colorato, se non altro). Figurarsi il topless.

    Ecco perché non è questione di rispettare questa o quella cultura, perché l’unica cosa da rispettare è la libertà degli esseri umani. Quella tua, come quella di ogni ragazza musulmana che magari vorrebbe(e non può) avere la libertà che hai tu.

  3. antonio76 23 luglio 2009 a 10:42 pm #

    Io credo nel valore del topless a prescindere da qualunque sia il credo della toplessara o di chi la guarda..
    però non ho capito: se si protestava contro una legge che impedisce il topless allora non si doveva andare tutte in giro con le tette al vento? Se si sono messe in costume hanno solo adempiuto ai nuovi obblighi di legge.. o no?

  4. lagiraffa 23 luglio 2009 a 11:17 pm #

    * No Blogger, e diciamolo pure che abbiamo faticato tanto a raggiungere un certo grado di libertà ed indipendenza, anche a costo della vita (la tua bis-bis-bis-bis zia ti dirà che, in passato, essere se stesse spesso significava finire al rogo..) e non possiamo rinunciare ora! :-*

    * Frapps (mi perdoni per questa orrenda abbreviazione??) sono d’accordo sul fatto che la libertà sia un valore universale ma, purtroppo, non è riconosciuto da tutte le culture, non come la intendiamo noi. Dipendesse da me, metterei nelle soffitte tutti i burqa del mondo, lascerei tutte le chiome al vento, ma alcune donne scelgono liberamente di indossare il velo, anche al mare, per rispetto della loro cultura, per loro quella può essere una forma di libertà. Se poi, una volta arrivate in un Paese come la Svezia, decidessero di indossare il costume da bagno, ne sarei felicissima, perchè significherebbe che la libertà che noi abbiamo ottenuto con lacrime e sangue è servita per tutte le donne del mondo.

    * Antonio, in realtà le donne hanno protestato così tanto che il divieto non è stato ammesso, ma non hanno fatto un vero e proprio sciopero 🙂

  5. No Blogger 23 luglio 2009 a 11:54 pm #

    ..essere se stesse, specie se testarde, spesso portava alla rovina e al rogo. Come gli uomini. Almeno in questo c’era assoluta parità 😉 Ora non si deve PIU’ tornare indietro. Altro che società multiculturale, si tratta di diritti basilari 🙂

    P.S. la madre di Gabriella, la mia compagna di banco sanguemisto (italo-tedesca), in quel del nordestistàn negli anni ’70 aveva un bel fazzoletto colorato, quando usciva di casa..e non arrivava a quarant’anni di età, però mi sembrava che lo volesse fare (aveva anche una sorta di minigonna) 🙂

  6. ippaso 24 luglio 2009 a 10:25 am #

    mi hai fatto venire in mente questo brevissimo racconto di Italo Calvino:

    il seno nudo.

    A proposito dell’infastidirsi del fastidio, penso di potermi immedesimare pienamente in quel che hai scritto… anche se io un seno non ce l’ho.

  7. giraffa 24 luglio 2009 a 2:02 pm #

    Non conoscevo il racconto, grazie per avermelo segnalato, è strano come le ottime intenzioni possano essere fraintese ma, d’altra parte, capisco che un seno nudo possa creare imbarazzo. E noi donne dovremmo liberarci completamente di quel nuovo fastidio, anche vago, gioverebbe anche agli uomini 🙂

  8. Daniele Verzetti, Rockpoeta 24 luglio 2009 a 2:51 pm #

    Indipendenza e libertà di azione sono sacrosanti. E poi scusate, egoisticamente parlando, sono anch’io per il topless 🙂

    Ciao!
    Daniele

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  1. Iran libero! « E' Scientificamente Dimostrato - 25 luglio 2009

    […] mi è piaciuto molto perché (e qui mi vengono in mente due discussioni che ci sono state da Giraffa) smentisce una volta per tutte certi miti sul velo islamico e altri strumenti di oppressione delle […]

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