Vecchie storie.

12 Giu

Quando mi capita di pensare a quello che accadeva nel mondo durante la mia infanzia, trascorsa in parte negli anni ’80, mi vengono in mente soltanto due nomi: Enrico Berlinguer e Alfredino. Il primo, a dire la verità, ha accompagnato tutta la mia infanzia, dal momento che è diventato segretario del Partito Comunista Italiano solo qualche anno prima che io nascessi, ed avendo un padre letteralmente innamorato di lui, il nome Enrico era di casa, il compagno Enrico, sardo di Sassari, era quasi un parente, anzi, più di un parente. Ovviamente, a me Enrico stava molto simpatico, perché aveva l’aria bonaria e mite e perché ne sentivo parlare un gran bene, diciamo che era, fondamentalmente, una persona onesta, solo quando sono cresciuta ho capito cosa avesse fatto per il partito e per l’Italia, e ho capito che all’epoca si potevano ancora trovare degli uomini seri che facevano politica: fu apertamente critico nei confronti della linea seguita dal partito comunista sovietico, convinto che si dovesse creare un “nuovo” comunismo indipendente dall’Unione Sovietica e ruppe definitivamente i rapporti con il famoso-famigerato PCUS (“l’Unione Sovietica ha un regime politico che non garantisce il pieno esercizio delle libertà”). Provò a rendere “presentabile” il PCI e a realizzare riforme sociali ed economiche che avrebbero giovato agli italiani. Con lui il partito comunista raggiunse una popolarità che, probabilmente, nessun compagno aveva mai nemmeno sognato. Il 7 giugno 1984, a Padova, mentre teneva un comizio elettorale, venne colpito da un ictus, tutti si resero conto delle sue condizioni ma lui concluse comunque il suo discorso, nonostante anche la folla gli urlasse di smettere, morì dopo qualche giorno in ospedale. Il suo funerale fu l’unica volta in cui vidi il comunista di casa con le lacrime agli occhi, ricordo una grande emozione e, ovviamente, piansi ma era irrilevante, perché piangevo anche per l’ape Magà.

Alfredino, invece, è la tristezza, l’angoscia, il dolore per una tragedia vissuta in diretta, attraverso la televisione, con un groppo in gola e la paura per quel bambino finito dentro un pozzo, con un fastidioso senso di impotenza che ricordo ancora. Era il mese di giungo del 1981, avevo sette anni. Alfredino aveva più o meno la mia età e, come tutti gli italiani, speravo che i soccorritori lo tirassero fuori da quel tunnel buio dentro la terra. Povero bambino, povera mamma, povero padre. Anche in questo caso, solo da adulta ho capito quanto quelle telecamere puntate sul dolore e sulla tragedia siano state spietate ma, allo stesso tempo, riesco a vedere la differenza tra i telespettatori che siamo stati in quell’occasione, cioè persone sinceramente preoccupate per la sorte di quel bambino, e i telespettatori cinici che siamo diventati oggi, persone morbosamente curiose.

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14 Risposte to “Vecchie storie.”

  1. manfredi 12 giugno 2009 a 8:43 pm #

    Alfredino non lo ricordo. So solo che sono nato il giorno in cui è morto. La sua storia è a dir poco straziante

  2. ippaso 12 giugno 2009 a 9:31 pm #

    mamma mia non sono mai riuscito a vederlo tutto quel comizio, anche se l’ho cominciato decine di volte. ad un certo punto devo sempre smettere. non ho mai saputo come va a finire.

    per quanto riguarda Alfredino, fu davvero una storia straziante, ma ho spesso pensato che sia stata la fine della TV di qualità. certo, lì la preoccupazione dei giornalisti e della gente era sincera, ma ha generato dei mostri (StudioAperto et similia.)

  3. No Blogger 12 giugno 2009 a 11:20 pm #

    due vicende diversissime. Un uomo che ha fatto qualcosa di buono per ‘sto Paese ed ha segnato molta gente ed un bambino diventato suo malgrado un avvenimento. Io non avevo 7 anni, in quel 1981, ero vivo per miracolo e cercavo di cavarmela da cose piuttosto grandi. Pezzi di una storia così vicina, ma lontana.

  4. lagiraffa 12 giugno 2009 a 11:39 pm #

    * Manfredi, è una storia che spezza il cuore e credo che abbia segnato diverse generazioni di bambini che, all’epoca, per la prima volta assistevano ad una cosa del genere in diretta. Non è che fossimo bambini troppo scaltri..
    P.S. quindi, fra poco meno di un’ora compi gli anni 🙂

    * Ippaso, ho un vago ricordo del video trasmesso in tv ma, oggi (ovviamente è su youtube) non riesco nemmeno io a vederlo fino alla fine, fa uno strano effetto.
    Probabilmente, con la tragedia di Vermicino, i giornalisti hanno capito che il limite del pudore, del rispetto del dolore altrui, poteva essere oltrepassato e la gente, dopo l’angoscia sincera, ha iniziato ad assuefarsi alle disgrazie raccontate come un pettegolezzo in televisione.

  5. lagiraffa 12 giugno 2009 a 11:47 pm #

    No Blogger, per una bimbetta “poco scaltra” si trattava di due avvenimenti di grande impatto, immagino che per te sia stato un po’ diverso, per l’età e per la situazione. Storia che fa parte di noi, in ogni caso.

  6. manfredi 13 giugno 2009 a 3:56 am #

    eh sì… 🙂

    qua c’è un bel video con una bella canzone su Alfredino

  7. lagiraffa 13 giugno 2009 a 2:26 pm #

    Grazie per il video, non sapevo che i Baustelle avessero dedicato una canzone ad Alfredino è molto bella, e condivido anche tutte le parole del video, anche se all’epoca non ero certo in grado di capire.
    E, naturalmente, buon compleanno a te! 🙂

  8. Fra Puccino 13 giugno 2009 a 8:38 pm #

    A proposito di Enrico Berlinguer: ricordo una volta che venne nella mia cittadina, sempre stata molto comunista; la folla attorno a lui era immensa, solo pochi fortunati poterono dire di averlo visto (non dico parlato con lui), sembrava fosse arrivato S. Francesco. Se oggi venissero Veltroni o Franceschini, a stento riempirebbero la saletta del centro culturale.
    Questo la dice lunga tra i politici di una volta e quelli di allora.

    La tragedia di Vermicino me la ricordo bene, ricordo tutti i diversi tentativi; però come ha detto Ippaso lì c’era stata un vera sincera preoccupazione di un intero paese per quel bambino… Quello forse è stato l’inizio della speculazione sul dolore, ma in maniera molto diversa da oggi, com’era molto diversa quell’Italia da quella attuale.

    Mi è venuto in mente che un anno dopo, nel 1982, l’Italia vinceva i mondiali di calcio, e mi ricordo le facce vere, autentiche, di quei calciatori, una nazionale amata, una vittoria di tutti; a confronto, la squadra di plastica che ha vinto i mondiali del 2006 non vale niente, nessuno si ricorda la formazione, nessuna emozione è rimasta dentro di noi.
    Quanto è cambiato questo povero paese.

  9. lagiraffa 13 giugno 2009 a 11:55 pm #

    Avevo dimenticato i mondiali, dovrei modificare il post.. perchè anche quello fu per me un evento indimenticabile! Anch’io ho la sensazione che ci sia un abisso tra quei ragazzi e i calciatori dell’ultimo mondiale ma, magari, dipende in parte dal fatto che ero una bimbetta e anche Bruno Conti sembrava un eroe 🙂

  10. manfredi 14 giugno 2009 a 3:12 pm #

    Dai, però, mi sembra un po’ esagerato definire di plastica la nazionale del 2006. a me le lacrime di Grosso contro la Germania hanno emozionato tanto

  11. lagiraffa 14 giugno 2009 a 6:54 pm #

    Ma perchè la Nazionale è la Nazionale! Anch’io mi sono emozionata 🙂 però, i vecchi giocatori sembravano più umili.

  12. Fra Puccino 15 giugno 2009 a 1:03 am #

    Qualcuno si salvava, della nazionale 2006, ma la gran parte sono tutti dei tronisti del pallone palestrati e tatuati, vogliamo mettere con i Zoff, i Tardelli, i Rossi, gli Oriali. A parte Checco Zalone, qualcuno scriverebbe mai una canzone su… Materazzi??

  13. No Blogger 15 giugno 2009 a 8:17 am #

    e Comunardo Niccolai, il più grande stopper italiano di tutti i tempi? Il più elegante autore di autogol mai visto? Quando l’indimenticabile Manlio Scopigno, allenatore del Cagliari appena scudettato, lo vide ai Mondiali del Messico (1970) disse lapidario: “nella vita mai avrei pensato di vedere Niccolai in mondovisione su un campo da calcio, non c’è più speranza”. Eppure quella Nazionale, Niccolai compreso, fece un Mondiale straordinario e venne battuta soltanto dalla più grande squadra di tutti i tempi, il Brasile del 1970. Gente tipo Pelè, Rivelino, Gerson Jairzinho, Carlos Alberto, Paulo Cesar, Piazza…

    P.S. però dire che la Nazionale che ha vinto i Mondiali 2006 “non vale niente” è una soave bestemmia…

  14. giraffa 15 giugno 2009 a 11:53 am #

    No Blogger, quell’autogol è stato un gesto di generosità..! 😉

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